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Paesi sicuri e blocco navale, il governo attacca ancora ONG e migranti
Dopo la Legge Piantedosi e il Decreto Flussi arriva un’altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare. Il disegno di legge che approderà in Parlamento rischia di fare dell’Italia la prima nel recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali. Le nuove norme accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri” — in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia — e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi anche senza legami reali. Il risultato è una compressione del diritto d’asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani. La strategia del governo per estromettere le Ong del soccorso in mare dal Mediterraneo si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le limitazioni operative, i rientri obbligatori dopo un solo salvataggio, l’assegnazione sistematica di porti lontani e le sanzioni contro chi presta assistenza, arriva l’interdizione fino a sei mesi dall’ingresso nelle acque territoriali. Una misura che viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane. Il blocco navale è previsto per casi definiti in modo vago e quindi soggetti ad ampia discrezionalità: se applicato, produrrà meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire in mare. Troviamo inaccettabile che il governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle. Queste norme non rendono lo Stato più sicuro. A mettere in pericolo lo Stato di diritto è invece il governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d’asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite. La stessa Europa, con la lista dei Paesi cosiddetti sicuri e con le novità introdotte dal Patto migrazione e asilo che entrerà in vigore a giugno, cambia natura: non più luogo di pace e di diritti, ma “continente fortezza”, che punta su esternalizzazione delle frontiere e forti restrizioni a tutele e diritti dei migranti, compreso quello all’asilo per le persone in movimento. Le ONG continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall’altra parte. La stessa ambizione che dovrebbero avere anche l’Europa e gli Stati membri, senza eccezioni. Alarm Phone – EMERGENCY – Medici Senza Frontiere – Mediterranea Saving Humans – Open Arms – ResQ People Saving People – Sea-Watch – SOS Humanity – SOS MEDITERRANEE Redazione Italia
February 12, 2026
Pressenza
Processo a Maurizio Belpietro, imputato per diffamazione delle Ong del soccorso in mare
Aveva definito “pirati” gli operatori delle ONG in prima pagina su Panorama. Open Arms, AOI Rete Nazionale, EMERGENCY e Sea-Watch che hanno presentato l’esposto: “Vogliamo dire basta alla criminalizzazione della solidarietà.” È finita poco fa l’udienza per l’istruttoria dibattimentale del procedimento per diffamazione a carico di Maurizio Belpietro, accusato di aver definito sulla copertina del settimanale Panorama (da lui diretto), nel novembre 2022, “I NUOVI PIRATI” gli operatori umanitari delle ONG. L’esposto era stato presentato dalle ONG Open Arms, AOI – Rete Nazionale, EMERGENCY e Sea-Watch, che avevano definito titolo e immagine pubblicati “non veritieri e offensivi del lavoro umanitario svolto da chi nel Mediterraneo Centrale opera per soccorrere vite umane”. In aula hanno portato la loro testimonianza i rappresentanti delle ONG coinvolte, che hanno spiegato il modus operanti del soccorso civile nel Mediterraneo e le basi giuridiche su cui si appoggia, chiarendo di essere sempre stati assolti  da accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina nelle sedi giudiziarie competenti. Il giudice ha ascoltato la versione di Maurizio Belpietro, Fausto Biloslavo, redattore della rivista e dell’Ammiraglio De Felice, tutti presenti in tribunale. La decisione delle ONG di procedere con l’esposto è stata presa perché stanche di una propaganda denigratoria contro chi sceglie di agire al fine di salvare vite, un’azione che non ha niente a che vedere con la pirateria, ma è altresì un dovere morale e di legge. Un dovere che va tutelato e non denigrato e criminalizzato. Il giudice ha aggiornato l’udienza al prossimo 18 dicembre. Anna Polo
November 27, 2025
Pressenza
Le Ong del soccorso in mare formalmente costituite parte civile al processo sul naufragio di Cutro
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile ed entrano formalmente nel processo penale sul naufragio di Cutro. Le Ong chiedono il rispetto del diritto internazionale, anche nel Mediterraneo, e che le autorità responsabili siano chiamate a rispondere della deliberata negligenza nelle operazioni di soccorso in mare. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) si è costituta parte civile, entrando così formalmente nel processo penale sul naufragio di Cutro. Sull’atto, infatti, non sono state accolte le richieste di estromissione presentate dagli avvocati della difesa. Il procedimento mira a ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo in 80 sono sopravvissute. Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. La coalizione delle Ong commenta: “Per la buona riuscita delle operazioni di soccorso sappiamo che i tempi sono fondamentali. Analogamente i ritardi nel lanciare questi interventi non sono un incidente, ma una negligenza più o meno calcolata. In questo caso le autorità italiane hanno ignorato il loro dovere di soccorso, ma questa gravissima omissione che ha avuto conseguenze drammatiche non può restare impunita. Non si deve più permettere che i responsabili, compresi i livelli decisionali più alti, restino indenni mentre le persone continuano ad annegare in mare”. Le organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo hanno ampiamente documentato come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Pertanto, il giudizio non può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la catena di comando. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE intendono supportare nel processo le famiglie delle vittime appoggiando la loro richiesta di giustizia. Le Ong chiedono di porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle persone in movimento e di ripristinare efficaci operazioni di ricerca e soccorso in mare, auspicabilmente anche con una missione europea dedicata. L’impegno a sostenere il diritto internazionale marittimo e la protezione del diritto alla vita devono essere alla base di tutte le decisioni politiche.   Redazione Italia
May 30, 2025
Pressenza
Rifondazione: “Esclusi dal processo per la strage di Cutro in quanto voce scomoda?”
Con l’avvicinarsi del dibattimento per l’omissione di soccorso che causò la strage di Cutro del 26 febbraio 2023 – 94 morti accertati, tra cui 35 minori, ed almeno altri venti dispersi – di uomini e donne che tentavano di arrivare in Italia, il Gup ha deciso di escludere 25 delle 113 persone, enti ed associazioni che volevano costituirsi parte civile nel processo. Fra queste esclusioni lascia interdetti quella dell’Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione (ASGI), dell’Arci, di Cittadinanza Attiva, di Melting Pot, dell’Associazione Sabir  e dell’unica forza politica che ha chiesto di entrare nel processo: Rifondazione Comunista. Sono state invece ammesse le principali Ong che si occupano di salvataggio in mare e, nonostante il parere contrario della difesa degli imputati, i sopravvissuti al naufragio e i loro parenti. Non cesseremo certamente di seguire il processo, ma il non considerare parte in causa noi, insieme alle principali realtà che seguono, oramai da decenni, il risultato di politiche scellerate e capaci di creare solo lutti e sciagure, ci lascia a dir poco interdetti. Il processo in atto si fonda sulle presunte responsabilità non solo dei militari della marina, che non sono intervenuti in tempo per salvare le persone, ma su quelle del Ministero dell’Interno e del governo che dovevano disporre tale intervento. Se la politica è responsabile di un reato è giusto che chi opera politicamente per un radicale cambiamento possa costituirsi contro le scelte di chi ci comanda. Ci domandiamo quindi quali siano le ragioni reali di tali esclusioni: forse non si vogliono al processo, a porre domande, voci scomode che molto hanno da dire sulle ragioni reali per cui quelle persone sono state lasciate morire a poche centinaia di metri dalla salvezza? Il dubbio è lecito. Maurizio Acerbo, segretario nazionale Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione PRC-S.E. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
May 30, 2025
Pressenza