Antonio Gramsci, 22 gennaio 1891 – 27 aprile 1937
Il 27 aprile 1937 si spegneva Antonio Gramsci, un esempio per tutt* noi, esempio
di coraggio, coerenza, lucidità, solidarietà.
Lo ricordiamo con un suo monito che in qualche modo ci riguarda, nel nostro
quotidiano lavoro per questa testata.
“Creare una nuova cultura non significa solo fare individualmente delle scoperte
‘originali’, significa anche e specialmente diffondere criticamente delle verità
già scoperte, ‘socializzarle’ per così dire e pertanto farle diventare base di
azioni vitali, elemento di coordinamento e di ordine intellettuale e morale.
[…] Si tratta di saper guardare alle funzioni ‘organizzative’ e ‘connettive’
degli intellettuali, vale a dire alle funzioni che essi svolgono, in forme di
volta in volta peculiari e storicamente determinate, nei processi di produzione
dell’egemonia” (dai Quaderni dal Carcere)
“Io ho della cultura un concetto socratico: credo sia un pensar bene, qualsiasi
cosa si pensi, e quindi un operar bene, qualsiasi cosa si faccia. E siccome so
che la cultura è anch’essa un concetto basilare del socialismo, perché integra e
concreta il concetto vago di libertà di pensiero, vorrei che esso sia vivificato
dall’altro, dal concetto di organizzazione. Organizziamo la cultura, così come
cerchiamo di organizzare ogni attività pratica. […]
Non è la conferenza che ci deve importare, ma il lavoro minuto di discussione e
di investigazione dei problemi, al quale tutti partecipano, tutti danno un
contributo, nel quale tutti sono contemporaneamente maestri e discepoli. […]
Essa [la cultura] deve interpretare un bisogno. […]Niente è più efficace
pedagogicamente dell’esempio attivo a rivelare agi altri i bisogni, farli
sentire pungentemente. (in Avanti!, 24 dicembre 1917)
Fonte: Angelo D’Orsi, Gramsci Una nuova biografia, Feltrinelli 2021
Daniela Musumeci