Scende in piazza l’opposizione alla NATO, al Riarmo Europeo, alla guerra, all’autoritarismo
In Olanda dal 21 al 29 giugno si riunirà il vertice della NATO in occasione del
Forum Mondiale dell’Aia. Esso deciderà i dettagli del gigantesco piano di
ulteriore riarmo stabilito dall’Unione Europea.
Mentre crescono i pericoli reali della deflagrazione di un conflitto globale,
l’Europa in modo impudico dichiara di volersi preparare alla guerra. I governi
del vecchio continente vogliono indurre la cittadinanza e le nuove generazioni
alla guerra. In tutto questo l’Unione Europea (con in prima fila il governo
italiano) continua da un lato a partecipare e ad armare la guerra in Ucraina
contro la Russia e dall’altro si rende complice del governo genocida
ultrasionista d’Israele che si appresta alla soluzione finale a Gaza e a portare
a compimento la pulizia etnica del popolo palestinese.
La macchina da guerra a guida nordamericana si riunisce nei Pesi Bassi per
mettere a punto i dettagli, preordinare l’espansione militare, pianificare nuove
guerre.
Dal 1949 la NATO ha agito come organizzazione a servizio diretto
dell’imperialismo occidentale per perseguire violenza, repressione, oppressione
e guerra.
La NATO nasce come barriera degli Stati capitalisti contro l’espandersi
dell’influenza dell’Unione Sovietica in Europa dell’Est. La nascita della NATO
segna la rottura definitiva del fronte che nel 1945 aveva firmato gli accordi di
Yalta e che era uscito vittorioso dalla seconda guerra mondiale sconfiggendo i
Paesi nazifascisti. Già il 5 marzo 1946 a Fulton, nel Missouri, Winston
Churchill aveva in modo inequivocabile rotto il “patto fra i vincitori”
affermando che “da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di
ferro era scesa attraverso il continente”. Da quel momento le relazioni fra i
paesi occidentali a regime capitalista e quelli orientali a regime “socialista”
diventarono sempre più difficili e iniziò il buio periodo della cosiddetta
“guerra fredda”.
La nascita della NATO nel 1949, sotto l’ombrello atomico nordamericano, dette
inizio a un confronto muscolare che spinse i Paesi dell’est europeo a
consociarsi militarmente. Ma solo nel 1955 i cosiddetti Paesi Socialisti
stipulano la loro alleanza militare istituendo il Patto di Varsavia.
La minaccia atomica, la deterrenza del terrore, ha segnato i rapporti
internazionali dalla fine degli anni ‘40 al dissolvimento dell’URSS.
L’alleanza Atlantica, apertamente anticomunista, a livello teorico doveva
cessare la sua esistenza nel 1991 con lo scioglimento del Patto di Varsavia,
avvenuto in conseguenza al crollo dei regimi del “socialismo reale” in tutto
l’est europeo, culminato con l’abbattimento del muro di Berlino nel 1989.
Invece di sciogliersi, però, la NATO ha quasi triplicato i propri aderenti,
passando da 12 Paesi (USA, Canada, Regno Unito, Belgio, Danimarca, Francia,
Italia, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo) a 32 Stati
membri (i nuovi membri: Albania, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia,
Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Montenegro, Polonia, Repubblica
Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Ungheria),
estendendo la propria area militare ai confini della stessa Federazione Russa.
La Nato non ha mai protetto la pace, ma è stata un pericolo costante, una
minaccia concreta al benessere, uno strumento di repressione di classe.
Basti pensare che le risorse impegnate per sostenere la macchina bellica
atlantica vengono sottratte allo stato sociale, alla sanità, alla scuola, alla
lotta contro la povertà. Le spese sempre più alte (l’Italia per il settore
bellico nel 2025 impiegherà il 2% del PIL per ben 45 miliardi di euro) generano
austerità e povertà per la popolazione.
A questo si aggiunge che in una fase di crisi del sistema capitalista le forze
armate diventano attrattive per tanti giovani che cercano lavoro. La scelta
d’arruolarsi diventando carne da cannone viene mascherata di fronte a tanti
giovani come amor patrio e onore nazionale. In questa logica si inserisce
“l’alternanza scuola lavoro” che vede ragazze e ragazzi immessi in corsi
d’addestramento nelle caserme dell’esercito.
L’alleanza Atlantica e il Rearm Europe della von der Leyen servono per mantenere
il dominio dei Paesi capitalisti occidentali attraverso l’uso o la minaccia
della forza e perpetuando lo sfruttamento e la sofferenza in gran parte del
Pianeta.
Altro che “sicurezza collettiva”, si tratta invece di spingere il Mondo intero
verso la guerra globale per contrapporsi alle nuove potenze imperialiste e
capitaliste emergenti, con la Cina come paese guida e la Russia in prima fila
nello scontro militare, che occupano sempre più fette di “mercato” e detengono
enormi quantità di risorse minerarie essenziali nell’era tecnologica.
In questi giorni stanno girando diversi appelli per la mobilitazione in tutta
Europa contro la Nato, il Rearm Europe, contro la guerra, contro il clima
sicuritario, contro l’industria bellica e il perpetuarsi del genocidio del
popolo palestinese a Gaza.
Fra gli appelli segnalo quello di StopRearmEurope che ha raccolto oltre trecento
adesioni in Italia e più di ottocento negli altri Paesi europei e quello della
Commissione di Relazioni Internazionali delle Federazioni Anarchiche (IFA), che
fanno appello alla mobilitazione di tutti coloro che si oppongono alla guerra ad
unirsi, organizzarsi e resistere al militarismo.
In Italia la tappa importante è la manifestazione nazionale convocata a Roma per
sabato 21 giugno alle ore 14 con concentramento a Porta San Paolo (Piazzale
Ostiense), preceduta da altre mobilitazioni nazionali e locali come il corteo
nazionale a Roma contro il DL Sicurezza del 31 maggio, la mobilitazione del 2
giugno a Niscemi (Cl) contro le basi Americane e il MUOS, la mobilitazione del
15 giugno a Marzabotto e a Montesole.
Le politiche belliche e di riarmo si combattono unendo tutte le forze per
boicottarle, sostenendo tutte/i le/i disertori e gli obiettori di ogni esercito,
sostenendo l’unità dei popoli contro tutti i signori della guerra interni ed
esterni ad ogni Paese, convertendo l’industria bellica in fabbrica di pace e
benessere. Serve l’unità e la mobilitazione dei popoli per combattere ogni
imperialismo, militarismo, autoritarismo sia Nord Americano che Europeo,
Israeliano, Russo o Cinese e per imporre la fine della guerra fra Ucraina e
Russia e del tremendo genocidio operato da Israele a Gaza.
Renato Franzitta