La RAI fa fuori Ranucci da Report: la redazione minaccia il licenziamento in bloccoIl dado è tratto. Dopo una lunga e martellante campagna di delegittimazione
condotta da ampi settori dell’establishment politico e mediatico, nella giornata
di ieri la RAI ha ufficialmente rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di
Report, programma d’inchiesta di punta del servizio pubblico da lui guidato dal
marzo 2017. La decisione, per ora non sostenuta da alcuna motivazione formale,
sfocia con tutta evidenza dagli sviluppi delle indagini sull’attentato contro il
giornalista, compiuto a ottobre del 2025 e organizzato da Valter Lavitola, ex
faccendiere divenuto nel tempo amico dello stesso Ranucci. La trasmissione sarà
affidata ai giornalisti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. A sollevarsi è
stato subito il gruppo degli inviati di Report, che in una nota hanno bollato la
scelta della RAI come «completamente irricevibile» e minacciato di lasciare in
blocco la redazione.
«La Rai comunica che, a partire dalla prossima stagione, la conduzione
di Report sarà affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi
risultati vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. La
scelta apre una nuova fase per uno dei programmi più importanti dell’offerta di
approfondimento del Servizio Pubblico, attraverso una conduzione a due affidata
a due giornalisti selezionati e vincitori del concorso Rai, nel segno della
professionalità e dell’esperienza maturata sul campo» ha scritto in un
comunicato la RAI, che ha sottoposto a Sigfrido Ranucci «tre possibili opzioni
di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza
maturata in RAI, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata
al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Si
tratterebbe, a quanto risulta, di un incarico a Rainews, al Tg3 o in un ufficio
di corrispondenza.
Immediata la reazione di Ranucci, che in un post su Facebook ha scritto: «Non
condurrò Report, ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la
libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di
lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone
mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati
indipendenti». «Al mio posto – ha aggiunto – sono state scelte due persone che
mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e
del servizio pubblico». A fargli da scudo gli inviati del programma, che nel
loro comunicato hanno messo nero su bianco che «le figure scelte non sono in
alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report», rendendo noto
che la RAI non li ha in alcun modo coinvolti nella decisione. «Dal momento che
l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e
l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che,
nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in
blocco il programma», hanno concluso.
Il pretesto di questo “colpo di mano” è rappresentato ovviamente nella storia
che ruota attorno all’attentato subito da Sigfrido Ranucci, rispetto a cui è
stato arrestato come mandante Valter Lavitola, definito “un amico” dallo stesso
ormai ex conduttore di Report. I fatti hanno avuto luogo nella serata del 16
ottobre 2025, quando un ordigno ha fatto esplodere l’auto del giornalista e di
sua figlia presso la sua abitazione di Pomezia. Secondo l’ordinanza del gip,
Lavitola avrebbe organizzato l’attentato per «accrescere la popolarità» di
Ranucci e favorirne «l’ascesa politica», mirando con tutta probabilità a
diventarne una sorta di suo “consulente ombra”. La verità più profonda, però,
sembra ancora tutta da scrivere. A ogni modo, secondo tutti gli elementi
raccolti, Ranucci sarebbe stato completamente ignaro dell’azione criminale
orchestrata da Lavitola e consumata da quattro esecutori, tutti arrestati. Le
carte, infatti, dimostrano come il giornalista «sia stato vittima della
manipolazione dell’indagato», da un lato in ragione «della raffinata astuzia di
quest’ultimo», dall’altro «del profondo legame» instauratosi nel tempo tra i
due. Eppure, la macchina del fango sui giornali più vicini al governo non si è
mai fermata, contribuendo a una operazione di screditamento nei confronti di
Ranucci che sembra non avere eguali nella storia recente del Paese. Ieri, dopo
giornate di fuoco, è arrivata la nota RAI che ne ha formalizzato la rimozione da
Report.
«Con la decisione annunciata dalla Rai, oggi la domanda resta la stessa di
queste settimane: con quali motivazioni Sigfrido Ranucci viene rimosso dalla
conduzione di Report? E quali sono le non meglio precisate “esigenze editoriali
e organizzative dell’Azienda” che hanno motivato questa decisione?». Se lo
chiede Vittorio di Trapani, Presidente della Federazione Nazionale della Stampa.
«Visto che in queste settimane in tanti hanno imbracciato la bandiera della
trasparenza, immagino che i vertici della Rai non avranno nessun problema a
fornire la motivazione ufficiale per cui la vittima di un attentato viene
sostituito alla conduzione del programma che conduceva. E quindi spiegare anche
perché il “grado”, “l’esperienza maturata”, il “profilo” di Sigfrido Ranucci
sono adeguati al Tg3, a Rainews24, a una sede di corrispondenza e non alla
conduzione di Report».
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