Tag - libertà di stampa

Un segnale forte a favore del giornalismo nonviolento: 223 persone sostengono Pressenza
> Con la fine del mese di marzo – un mese che per Pressenza simboleggia > l’indipendenza finanziaria – la nostra campagna di raccolta fondi di > quest’anno si è conclusa con successo. Grazie a 223 sostenitori provenienti da 21 paesi di quattro continenti, è stato possibile raccogliere un totale di 14.676 euro. I singoli contributi variano da 5 a 500 euro, con una donazione media di circa 70 euro. Questi numeri sono più di semplici statistiche. Rappresentano fiducia, solidarietà e un impegno comune per una forma diversa di giornalismo, incentrato sulla nonviolenza e sulla pace. Proprio in un momento in cui la violenza, la polarizzazione e la disinformazione caratterizzano il dibattito pubblico, diventa chiaro quanto sia importante il nostro lavoro. Ne abbiamo parlato anche nel nostro articolo “Il giornalismo nonviolento è oggi più necessario che mai”. Il sostegno che abbiamo ricevuto nell’ambito della campagna dimostra che molte persone condividono questa visione e sono disposte a contribuire concretamente. Con le donazioni di quest’anno possiamo continuare e sviluppare ulteriormente il nostro lavoro: pubblicazioni multilingue, produzioni giornalistiche e nuove iniziative e progetti in fase di preparazione in tutto il mondo. Pressenza rimane così uno spazio per le voci che si impegnano per la pace, la nonviolenza e la dignità umana. Il nostro più sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno sostenuto questa campagna, sia con una donazione, sia condividendo i nostri contenuti, sia con il loro costante impegno a favore di un giornalismo che non punta sul sensazionalismo, ma sulla comprensione. Anche se la campagna è ormai conclusa, il percorso continua. Chi desidera sostenere Pressenza può farlo in qualsiasi momento: www.pressenza.com/it/donazione/ Pressenza vive grazie alle persone che credono in un futuro di pace e nonviolenza e trovano il modo di resistere alla violenza sia all’interno che all’esterno. Pressenza IPA
April 23, 2026
Pressenza
Rapporto Liberties: gli Stati europei demolitori di diritti
L’Italia tra gli “smantellatori” dello stato di diritto: il rapporto che accusa il governo Meloni Il 30 marzo scorso è stata pubblicata l’edizione 2026 del report “Liberties and rule of law“, curata dal Liberties1, che anche quest’anno, come nel report del 2025, ha inserito l’Italia, con Ungheria, Slovacchia, Croazia e Bulgaria, tra i cinque Paesi UE che “smantellano” lo Stato
Democrazia in tempo di guerra: l’Italia ai tempi della censura, della responsabilità e del riarmo
“Occorre silenziare i dissenzienti, far tacere il pensiero critico, annullare il dissenso ancor prima che venga espresso, impedire che il dibattito politico venga connotato dalla conoscenza storica, che rende più difficile la costruzione della menzogna” Con queste parole il Professor Angelo d’Orsi fa una fotografia della democrazia nel nostro Paese, con la propaganda di guerra e la militarizzazione in ogni ambito della società, con la scuola e l’università che diventano sempre più terreno dove fare propaganda militare per inculcare nei giovani e futuri cittadini la figura del “soldato”, in divisa o in borghese, che esegue senza obiettare gli ordini dell’Autorità. Il tutto in contrasto con gli articoli 11 (“L’Italia ripudia la guerra”) e 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”) della nostra Costituzione. Le decisioni politiche orientate al riarmo e alla guerra hanno ricadute negative non solo sulle condizioni economiche dei cittadini, con il carovita, i salari fermi, i tagli ai servizi sociali, ma anche sulla nostra democrazia con la concentrazione del potere nelle mani di un’esigua minoranza senza contrappesi e organi di controllo, con la riduzione dei diritti e degli spazi politici e sociali. Per invertire la tendenza prima che si arrivi al punto di non ritorno è necessario mobilitarsi partendo dalla presa di coscienza della condizione in cui viviamo. Per questo ci troviamo al Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano (C.so di Porta Vittoria 43) venerdì 13 marzo alle ore 20:30 dove interverranno di presenza Angelo d’Orsi ed Elena Basile e da remoto Alessandro Di Battista e Moni Ovadia. Per info e contatti: coordinamentoperlapacemilano@gmail.com https://linktr.ee/coordinamentopacemilano Evento Facebook: https://www.facebook.com/share/1D27k4rCBt/ Cristina Mirra
February 28, 2026
Pressenza
Italia-informazione: democrazia loquace ma in gabbia
Mario Sommella (*) ragiona sul 49° posto nella classifica di RSF sulla libertà di stampa. Questo titolo – il 49° posto – fa notizia, ma soprattutto mi fa male. Mi fa male perché somiglia a un paradosso: accendo la tv, scorro i giornali, sento qua e là domande anche dure, e per un attimo mi verrebbe da pensare “ma allora
January 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Perù, il 2025 l’anno più letale per il giornalismo
> Nel 2025 si sono verificati 458 attacchi contro giornalisti e mezzi di > comunicazione, tra cui quattro omicidi di giornalisti, rendendo l’anno appena > terminato il più letale per l’esercizio del giornalismo in questo secolo. Il > rapporto annuale dell’Ufficio per i diritti umani (OFIP) dell’Associazione > Nazionale dei Giornalisti del Perù (ANP) rivela un quadro persistente di > violenza, intimidazioni e restrizioni al diritto di informare e di essere > informati. I dati mostrano che le minacce e gli atti di intimidazione (127) e le aggressioni fisiche e verbali (114 casi) hanno costituito la maggior parte degli attacchi. A ciò si aggiunge il ricorso ricorrente a meccanismi legali e amministrativi come forma di pressione: sono stati registrati 46 casi di intimidazione giudiziaria e 4 sanzioni o pressioni amministrative, una tendenza che evidenzia l’uso dell’apparato statale per scoraggiare le indagini giornalistiche. La media è di 38 attacchi al mese, più di un attacco al giorno. Il bilancio annuale è particolarmente grave per l’impatto letale della violenza. Quattro giornalisti sono stati uccisi nel 2025 (Gastón Medina, a Ica; Raúl Célis, a Iquitos; Fernando Nuñez a Pacasmayo e Mitzar Castillejos, ad Aguaytía), a conferma del fatto che l’esercizio della professione continua ad essere un’attività ad alto rischio nel Paese. Questi crimini sono avvenuti in un contesto di impunità strutturale, in cui le indagini non procedono con la rapidità e la diligenza necessarie. Il mese più critico è stato settembre, con 75 attacchi registrati, seguito da ottobre (48) e luglio (47), il che rivela picchi di conflittualità associati a situazioni politiche e sociali di forte tensione. FUNZIONARI E FORZE DI SICUREZZA I PRINCIPALI AGGRESSORI L’analisi per tipo di aggressore mostra che i funzionari pubblici sono in cima alla lista, con 217 attacchi, seguiti dagli agenti di sicurezza (121). Nel complesso, questi attori statali concentrano oltre il 70% delle aggressioni registrate, un dato che accende i campanelli d’allarme sul ruolo dello Stato non solo come garante, ma anche come protagonista delle violazioni della libertà di stampa. Sono stati registrati anche attacchi perpetrati da civili (71) e soggetti non identificati (45), nonché casi attribuibili ai datori di lavoro, che riflettono la precarietà lavorativa e la mancanza di protezione interna in alcuni ambienti di lavoro. IL GIORNALISMO DIGITALE È IL PIÙ ATTACCATO Per tipo di mezzo di comunicazione, il giornalismo digitale è stato il più colpito, con 219 attacchi, molto al di sopra della stampa televisiva (108), scritta (66) e radiofonica (65). Il dato conferma che lo spazio digitale, fondamentale per l’indagine e il monitoraggio, è diventato uno dei principali bersagli di aggressioni, discorsi stigmatizzanti e minacce. Per quanto riguarda l’impatto per genere, gli uomini hanno subito 231 attacchi, mentre le donne hanno subito 93 aggressioni, molte delle quali caratterizzate da violenza simbolica, molestie e diffamazione. UN DETERIORAMENTO CHE COLPISCE LA DEMOCRAZIA Il bilancio del 2025 porta a una conclusione chiara: gli attacchi alla stampa non sono fatti isolati, ma fanno parte di un modello sistematico che cerca di mettere a tacere le voci critiche, inibire l’inchiesta giornalistica e limitare il dibattito pubblico. In un contesto di crescente polarizzazione e debolezza istituzionale, il deterioramento delle condizioni per l’esercizio del giornalismo ha un impatto diretto sulla qualità democratica del Paese. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Redacción Perú
January 7, 2026
Pressenza