Tag - libertà di stampa

TURCHIA: ENNESIMO ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI STAMPA. BLITZ DELLA POLIZIA E ARRESTI NELLA SEDE DI HALK TV
Nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre, a Istanbul, la polizia di Erdogan ha fatto irruzione nella sede di Halk tv, canale televisivo a diffusione nazionale vicino all’opposizione. Centinaia di agenti hanno fatto irruzione negli studi dell’emittente con un mandato di cattura per 17 persone, tra giornalisti, dirigenti e personale tecnico. Caporedattore e dirigenza del canale televisivo sono stati sostituiti con fiduciari governativi, la stessa pratica riservata spesso dal regime di Ankara anche ai sindaci delle città eletti con forze politiche di opposizione. Dietro l’ennesima operazione politica contro l’opposizione c’è un’inchiesta della Procura sulla figura di Cafer Mahiroglu, imprenditore turco del settore tessile residente in Inghilterra, che ha acquistato il canale nel 2019. Le accuse contestate dalla magistratura sono quelle di “corruzione”, “tangenti” e “vantaggi illeciti nelle gare d’appalto”. Mentre attacca la libertà di stampa e i partiti di opposizione, il governo turco sarebbe impegnato in un processo di pace e dialogo con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che – in teoria – dovrebbe aprire la strada a una progressiva democratizzazione del paese. Questo secondo il movimento di liberazione curdo e Abdullah  Öcalan. Il regime di Ankara finora l’ha sempre definito come un processo per una “Turchia senza terrorismo”. Gli aggiornamenti su Radio Onda d’Urto con Murat Cinar, giornalista, nostro collaboratore e animatore del canale Telegram “Turchia e dintorni”.  Ascolta o scarica.
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Perù: Comunicatori alternativi: “Siamo tremendamente scomodi per il potere”
Uomini e donne della stampa, provenienti da Lima e dalle province del Perù, hanno denunciato atti di criminalizzazione subiti nell’esercizio del giornalismo. L’incontro si è svolto nell’ambito del Forum “Stampa concentrata e criminalizzazione della stampa alternativa”, tenutosi ieri lunedì 12, nell’ufficio del senatore Humberto Morales, del gruppo parlamentare Juntos por el Perú (JP). L’evento si è svolto nell’ufficio del senatore Humberto Morales, e ha visto la partecipazione delle senatrici Ruth Luque e Iber Maravi, oltre a Tania Pariona, ex parlamentare e segretaria esecutiva del Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH). I comunicatori alternativi erano invece rappresentati da Pavel Yabar (Yachay Wasy), Timoteo Cutipa, José Luis Manrique (Federazione della stampa delle province), Jorge Mendivil (Unancha Tv), Carlos Anaya (Combi Tv), Miguel Angel (Conexión Directa), Jesica Rosario (Cusco en portada.com), tra gli altri. “SIAMO TREMENDAMENTE SCOMODI PER IL POTERE” Jesica Rosario (della testata Cuscoenportada.com) ha dichiarato che “in pratica siamo sotto processo, dobbiamo difenderci assumendo avvocati, utilizzando le nostre risorse economiche, ed è quello che sta succedendo a tutti i media, Hildebrandt en sus trece, Yachay Wasy, e a molti dei presenti. Per questo, le chiedo, signor Senatore, che questo non sia solo un protocollo, ma che ci siano azioni concrete per creare una rete di accompagnamento. Siamo anche bersaglio degli hacker perché siamo tremendamente scomodi per il potere. Abbiamo bisogno anche di questo sostegno tecnologico per proteggerci e proteggere i nostri media indipendenti. Per proteggere questo baluardo del giornalismo”. “C’È UNA MANCANZA DI PROTEZIONE PER LA FUNZIONE DI INFORMARE” Da parte sua, il comunicatore Miguel Angel (di Conexión Directa) ha ringraziato per l’invito e ha sottolineato che “il popolo ha sempre voluto esprimere la propria opinione, ma ora dispone di canali che prima non esistevano. Un’altra cosa è essere consapevoli che viviamo in un’epoca dalle caratteristiche molto particolari. La stampa alternativa si trova in una situazione difficile, perché manca la protezione per la funzione di informare. La comunicazione è importante perché ora non solo si ha l’opportunità di esprimere la propria opinione, ma noi comunicatori alternativi raccogliamo il sentimento popolare. Questo è un patrimonio informativo che non deve essere sprecato”. Al termine dell’evento, il senatore Humberto Morales ha sottolineato la possibilità di un’iniziativa legislativa con la partecipazione dei comunicatori alternativi e ha dichiarato che “il nostro popolo ha bisogno di conoscere la verità, una verità che a volte viene mostrata solo in parte, o che viene costruita attraverso una narrazione che non corrisponde alla realtà, falsificando la verità. Uno degli obiettivi di avere giornalisti come voi è mettere in discussione tutto questo, informare sui fatti che attentano alla democrazia, non solo rivolgendosi a chi crea questa realtà, ma anche a chi ascolta e a chi agisce, perché questo ci conduce alla violenza”. Il Forum “Stampa concentrata e criminalizzazione della stampa alternativa” può essere visualizzato al seguente link: https://www.youtube.com/live/9X4QDpfEiao Redacción Perú
October 13, 2026
Pressenza
La Bulgaria approva nuove tutele contro le cause-bavaglio
La Bulgaria ha approvato una nuova legge per proteggere giornalisti, attivisti e altre persone impegnate nel dibattito pubblico dalle cause giudiziarie usate per intimidire o metterli sotto pressione economica. Le nuove regole permetteranno ai giudici di respingere più rapidamente le richieste manifestamente infondate e limiteranno il ricorso a misure cautelari, come il sequestro dei beni, quando una causa presenta caratteristiche abusive. Si tratta delle cosiddette SLAPP, acronimo inglese di Strategic Lawsuits Against Public Participation - in Italia spesso chiamate “cause-bavaglio”. In quest... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post La Bulgaria approva nuove tutele contro le cause-bavaglio appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 6, 2026
L'INDIPENDENTE
DDL Antisemitismo: grave attacco alla Fnsi
Il 9/09 in piazza con oltre 200 realtà che si oppongono all’antisemitismo, ai crimini del governo Netanyahu e alla norma-bavaglio La Rete #NOBAVAGLIO esprime solidarietà piena e determinata alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, destinataria di un attacco ingiusto e allarmante da parte del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi. Le accuse rivolte alla FNSI – secondo cui la mobilitazione contro il ddl Antisemitismo “legittimerebbe la violenza contro gli ebrei” – sono affermazioni gravissime, prive di fondamento e pericolose per il dibattito democratico. Attribuire a chi difende la libertà di informazione una responsabilità indiretta rispetto ad atti di odio è una distorsione che non aiuta la lotta all’antisemitismo: la indebolisce, la confonde, la espone a strumentalizzazioni. Il 9 settembre, in piazza a Montecitorio, ci sarà una comunità larga, plurale e democratica: giornalisti, artisti, attivisti, ONG, studenti, giuristi, docenti, accademici, organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti e della libertà di stampa, sindacati, formazioni politiche, associazioni, movimenti per la Palestina e gruppi ebraici impegnati nella tutela della memoria ma anche nel contrasto di nuove violazioni dei diritti umani. Una piazza composta da realtà che da sempre praticano concretamente la lotta all’antisemitismo, al nazismo, al fascismo, al razzismo, all’intolleranza e a ogni forma di discriminazione. Una piazza che interpreta e mette in pratica i principi della Costituzione, difendendo la libertà di informazione come presidio essenziale contro ogni odio identitario. La Rete #NOBAVAGLIO, insieme alla FNSI e a oltre 200 organizzazioni, ha chiesto che l’Italia adotti la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, elaborata da esperti internazionali, che distingue con chiarezza l’odio antiebraico dalla critica politica verso il governo di Israele. Una distinzione fondamentale: denunciare i crimini commessi dal governo Netanyahu, documentare violazioni dei diritti umani, raccontare il genocidio e il massacro di oltre trecento operatori dell’informazione non può e non deve essere considerato antisemitismo. Questa è informazione. Questa è libertà di stampa. Questa è democrazia. L’informazione deve restare libera e al servizio dei cittadini, affinché possano essere correttamente informati su ciò che accade nel mondo, senza censure né intimidazioni. Per questo la Rete #NOBAVAGLIO respinge con fermezza la narrazione che vorrebbe dipingere la mobilitazione del 9 settembre come un atto ostile verso gli ebrei. È l’esatto contrario: la libertà di critica e di informazione è una garanzia per tutte e tutti, minoranze comprese. La lotta all’antisemitismo ci riguarda. La difesa della libertà di stampa ci riguarda. Nessuna delle due può essere usata per indebolire l’altra. La Rete #NOBAVAGLIO sarà a fianco della FNSI, dei giornalisti, delle associazioni e delle realtà civiche e invita tutte le cittadine e i cittadini a partecipare per opporsi a questo ddl-bavaglio e a ogni tentativo di delegittimare chi difende i diritti fondamentali sancito dalla nostra Costituzione. Rete #NOBAVAGLIO
September 7, 2026
Pressenza
La RAI fa fuori Ranucci da Report: la redazione minaccia il licenziamento in blocco
Il dado è tratto. Dopo una lunga e martellante campagna di delegittimazione condotta da ampi settori dell’establishment politico e mediatico, nella giornata di ieri la RAI ha ufficialmente rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, programma d’inchiesta di punta del servizio pubblico da lui guidato dal marzo 2017. La decisione, per ora non sostenuta da alcuna motivazione formale, sfocia con tutta evidenza dagli sviluppi delle indagini sull’attentato contro il giornalista, compiuto a ottobre del 2025 e organizzato da Valter Lavitola, ex faccendiere divenuto nel tempo amico dello stesso Ranucci. La trasmissione sarà affidata ai giornalisti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. A sollevarsi è stato subito il gruppo degli inviati di Report, che in una nota hanno bollato la scelta della RAI come «completamente irricevibile» e minacciato di lasciare in blocco la redazione. «La Rai comunica che, a partire dalla prossima stagione, la conduzione di Report sarà affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi risultati vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. La scelta apre una nuova fase per uno dei programmi più importanti dell’offerta di approfondimento del Servizio Pubblico, attraverso una conduzione a due affidata a due giornalisti selezionati e vincitori del concorso Rai, nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo» ha scritto in un comunicato la RAI, che ha sottoposto a Sigfrido Ranucci «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in RAI, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Si tratterebbe, a quanto risulta, di un incarico a Rainews, al Tg3 o in un ufficio di corrispondenza. Immediata la reazione di Ranucci, che in un post su Facebook ha scritto: «Non condurrò Report, ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti». «Al mio posto – ha aggiunto – sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico». A fargli da scudo gli inviati del programma, che nel loro comunicato hanno messo nero su bianco che «le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report», rendendo noto che la RAI non li ha in alcun modo coinvolti nella decisione. «Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che, nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma», hanno concluso. Il pretesto di questo “colpo di mano” è rappresentato ovviamente nella storia che ruota attorno all’attentato subito da Sigfrido Ranucci, rispetto a cui è stato arrestato come mandante Valter Lavitola, definito “un amico” dallo stesso ormai ex conduttore di Report. I fatti hanno avuto luogo nella serata del 16 ottobre 2025, quando un ordigno ha fatto esplodere l’auto del giornalista e di sua figlia presso la sua abitazione di Pomezia. Secondo l’ordinanza del gip, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato per «accrescere la popolarità» di Ranucci e favorirne «l’ascesa politica», mirando con tutta probabilità a diventarne una sorta di suo “consulente ombra”. La verità più profonda, però, sembra ancora tutta da scrivere. A ogni modo, secondo tutti gli elementi raccolti, Ranucci sarebbe stato completamente ignaro dell’azione criminale orchestrata da Lavitola e consumata da quattro esecutori, tutti arrestati. Le carte, infatti, dimostrano come il giornalista «sia stato vittima della manipolazione dell’indagato», da un lato in ragione «della raffinata astuzia di quest’ultimo», dall’altro «del profondo legame» instauratosi nel tempo tra i due. Eppure, la macchina del fango sui giornali più vicini al governo non si è mai fermata, contribuendo a una operazione di screditamento nei confronti di Ranucci che sembra non avere eguali nella storia recente del Paese. Ieri, dopo giornate di fuoco, è arrivata la nota RAI che ne ha formalizzato la rimozione da Report. «Con la decisione annunciata dalla Rai, oggi la domanda resta la stessa di queste settimane: con quali motivazioni Sigfrido Ranucci viene rimosso dalla conduzione di Report? E quali sono le non meglio precisate “esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda” che hanno motivato questa decisione?». Se lo chiede Vittorio di Trapani, Presidente della Federazione Nazionale della Stampa. «Visto che in queste settimane in tanti hanno imbracciato la bandiera della trasparenza, immagino che i vertici della Rai non avranno nessun problema a fornire la motivazione ufficiale per cui la vittima di un attentato viene sostituito alla conduzione del programma che conduceva. E quindi spiegare anche perché il “grado”, “l’esperienza maturata”, il “profilo” di Sigfrido Ranucci sono adeguati al Tg3, a Rainews24, a una sede di corrispondenza e non alla conduzione di Report». The post La RAI fa fuori Ranucci da Report: la redazione minaccia il licenziamento in blocco appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 29, 2026
L'INDIPENDENTE
La Commissione approva la norma truffa per (non) proteggere i giornalisti dalle querele temerarie
In piena estate, la Commissione giustizia di Camera e Senato ha espresso parere favorevole al decreto di recepimento della direttiva europea contro le querele temerarie approntato dal governo Meloni, che però è pieno di evidenti buchi e criticità. Presentato lo scorso 9 luglio e da allora al vaglio del Parlamento, il testo limita infatti l’efficacia delle nuove garanzie alle sole cause civili a carattere transfrontaliero, lasciando fuori i procedimenti penali e le controversie interamente nazionali. Una scelta che, nell’Italia maglia nera europea per azioni bavaglio, lascia privi di protezione oltre nove casi su dieci e rischia di spalancare le porte a nuove sanzioni da parte di Bruxelles. La direttiva europea, approvata nel 2024 e spesso indicata come «legge Daphne» in memoria della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa nel 2017, avrebbe dovuto essere recepita dall’Italia entro il 7 maggio 2026. Il ritardo ha già prodotto una procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea il 15 luglio. Ma è soprattutto il contenuto del decreto a sollevare le maggiori perplessità. L’Italia ha infatti scelto di recepire la direttiva europea contro le SLAPP, le cosiddette querele bavaglio, applicando il perimetro più stretto consentito: le nuove garanzie delineate nello schema di decreto legislativo lo scorso 9 luglio valgono infatti esclusivamente per le cause civili che presentano un elemento transfrontaliero, ovvero quando le parti coinvolte risiedono in Stati membri diversi. Vengono dunque escluse tutte le cause interne: non ci saranno freni per i procedimenti penali per diffamazione, che in Italia rappresentano lo strumento più utilizzato per intimidire giornalisti, attivisti e cittadini impegnati nel dibattito pubblico (in gran parte d’Europa la diffamazione è invece stata depenalizzata). Il problema non riguarda soltanto l’esclusione delle cause interne. Il decreto italiano sembra avere ristretto persino il perimetro delineato dalla stessa direttiva europea. La normativa UE, infatti, considera una controversia transfrontaliera salvo che entrambe le parti siano domiciliate nello stesso Stato del tribunale e che tutti gli altri elementi rilevanti della vicenda siano localizzati esclusivamente in quel Paese. Il testo italiano, invece, prende in considerazione solo e soltanto il criterio del domicilio: in tal modo, anche una controversia con elementi sostanzialmente internazionali rischia di essere considerata non transfrontaliera se entrambe le parti risiedono in Italia. Il Parlamento avrebbe potuto chiedere al governo di ampliare le garanzie. Le Commissioni Giustizia di Camera e Senato, lo scorso 5 agosto, hanno invece partorito pareri favorevoli, con due osservazioni sostanzialmente identiche. Nessuna riguarda il principale limite del decreto. Una proposta di modifica relativa al criterio della dimensione transfrontaliera era comparsa al Senato per poi sparire dal testo finale; l’unica osservazione entrata nel merito delle tutele riesce addirittura a peggiorare il testo: entrambe le Commissioni chiedono all’esecutivo di eliminare la norma che consente al giudice di far pagare a chi ha promosso una causa abusiva l’intera parcella dell’avvocato della vittima, anche oltre le tariffe forensi, laddove la direttiva europea prevede esattamente l’opposto. «Una legge nata per proteggere chi subisce le cause bavaglio esce dal Parlamento con una sola richiesta sul merito delle tutele: che alla vittima venga rimborsato di meno – ha spiegato Andi Shehu, policy officer dalla ong The Good Lobby e componente della coalizione contro le liti temerarie Case Italia -. Per un cronista freelance quella differenza è la ragione per cui la prossima volta non scriverà». Secondo i dati raccolti da Case (Coalition Against Slapp in Europe), le SLAPP transfrontaliere censite rappresentano meno del 10% del totale europeo. I processi penali, invece, costituiscono circa un quinto delle azioni temerarie registrate fino alla fine del 2024. Il risultato è che il recepimento italiano rischia di proteggere meno di un caso su dieci. L’Italia, peraltro, è da due anni il Paese europeo con il maggior numero di querele temerarie censite. L’iter vedrà ora Il testo fare ritorno al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva, che dovrebbe arrivare entro la fine del mese. Il Governo può ancora correggerlo, oppure firmarlo così come è. Alla Camera il sottosegretario alla Giustizia ha già dichiarato di condividere il parere del relatore. Il governo ha ventiquattro mesi per adottare un decreto correttivo, ma intanto la procedura d’infrazione aperta il 15 luglio per il ritardo, qualora il recepimento venisse giudicato difforme, potrebbe evolvere in una contestazione di non conformità. In quel caso, potrebbero verificarsi conseguenze legali e finanziarie più pesanti per lo Stato italiano. The post La Commissione approva la norma truffa per (non) proteggere i giornalisti dalle querele temerarie appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 10, 2026
L'INDIPENDENTE
Perù: diritto all’oblio e libertà di stampa: analisi della sentenza della Corte Costituzionale alla luce del principio di proporzionalità
> La recente sentenza della Corte Costituzionale (TC) che ha ordinato la > rimozione di tre articoli giornalistici relativi al cosiddetto caso Orellana > ha riaperto il dibattito sui limiti del diritto all’oblio in Perù. Sebbene > l’obiettivo di tutelare l’onore e la reputazione di una persona > successivamente scagionata sia costituzionalmente legittimo, la decisione > solleva una questione di maggiore rilevanza: se la rimozione definitiva di > archivi giornalistici costituisca una misura compatibile con la libertà di > informazione, la memoria storica e gli standard nazionali e internazionali di > tutela dei diritti fondamentali. Di: Yngrid Armas* Il conflitto tra due diritti fondamentali Il caso mette a confronto due diritti costituzionali di pari gerarchia. Da un lato, l’articolo 2, comma 7, della Costituzione tutela l’onore, la buona reputazione e la privacy, diritti rafforzati dalla Legge n. 29733, Legge sulla protezione dei dati personali. D’altro canto, l’articolo 2, comma 4, della Costituzione garantisce le libertà di informazione, di espressione e di stampa, pilastri essenziali dello Stato costituzionale e del controllo democratico sulle questioni di interesse pubblico. Il vero problema giuridico non risiede nel riconoscere il diritto all’oblio, bensì nel determinare quale sia il meccanismo costituzionalmente adeguato per renderlo effettivo. Il principio di proporzionalità come fulcro dell’analisi La sentenza della Corte costituzionale ha optato per la misura più incisiva: ordinare la rimozione totale delle pubblicazioni digitali. Tuttavia, il principio di proporzionalità richiedeva di valutare alternative meno restrittive per la libertà di informazione, quali: La soppressione definitiva del contenuto costituisce la misura più gravosa per il diritto all’informazione e per la conservazione dell’archivio storico. * aggiornare le notizie incorporando le informazioni sull’assoluzione della ricorrente; * ordinare la deindicizzazione nei motori di ricerca; * ricorrere, in via eccezionale, a meccanismi di anonimizzazione. La legge sulla protezione dei dati personali e l’attività giornalistica Paradossalmente, la stessa legge n. 29733 contiene garanzie per l’esercizio dell’attività giornalistica. Tra queste spiccano: * l’esclusione del trattamento dei dati effettuato nell’esercizio delle libertà di informazione e di espressione; * le eccezioni al consenso in presenza di interesse pubblico; * i limiti al diritto di cancellazione quando sussistono finalità storiche o informative. * Per questo motivo, la sentenza sembra discostarsi dall’equilibrio previsto dalla legislazione peruviana tra protezione dei dati e libertà di stampa. Lo standard internazionale La decisione si discosta anche dalla giurisprudenza europea. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di giustizia dell’Unione europea distinguono chiaramente tra: i motori di ricerca, dove il diritto all’oblio può essere esercitato tramite la deindicizzazione; e gli archivi digitali, il cui valore storico merita una protezione rafforzata. Casi come Google Spain, Times Newspapers Ltd. contro Regno Unito e Hurbain contro Belgio dimostrano che la regola generale non è quella di eliminare le informazioni giornalistiche, bensì di adottare misure meno lesive per preservare contemporaneamente l’onore e la memoria storica. Conseguenze del precedente costituzionale La sentenza potrebbe generare importanti effetti istituzionali: non si tratta solo del caso di una persona specifica, ma del modello di tutela costituzionale applicabile a tutta la stampa digitale peruviana. * aumento delle azioni legali volte a richiedere la rimozione di notizie arretrate; * indebolimento del giornalismo d’inchiesta; * incentivi all’autocensura; * frammentazione degli archivi storici digitali; * lesione del diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di interesse pubblico. Conclusione La tutela dell’onore, della vita privata e della reputazione costituisce un obbligo costituzionale dello Stato. Tuttavia, tale tutela deve essere esercitata nel rispetto del principio di proporzionalità e cercando di limitare il meno possibile la libertà di informazione. La rimozione totale di pubblicazioni giornalistiche veritiere appare come una misura eccessiva rispetto ad alternative meno lesive, quali l’aggiornamento delle notizie, la deindicizzazione o l’anonimizzazione. Di conseguenza, il precedente stabilito dalla Corte Costituzionale non solo ridefinisce la portata del diritto all’oblio in Perù, ma pone anche serie sfide alla libertà di stampa, alla conservazione della memoria storica e alla certezza del diritto nel giornalismo d’inchiesta. Questo approccio trasforma il dibattito in una riflessione sull’equilibrio tra i diritti fondamentali, evitando di presentare il conflitto come un semplice scontro tra privacy e stampa. È possibile leggere un’intervista più approfondita su La Plataforma CB: https://www.youtube.com/live/nKxqR-gcRFY?si=9WXH7MpEQQwLKGH9 (*) Avvocata, ricercatrice e conciliatrice. Redacción Perú
July 27, 2026
Pressenza