Tag - libertà di stampa

Democrazia in tempo di guerra: l’Italia ai tempi della censura, della responsabilità e del riarmo
“Occorre silenziare i dissenzienti, far tacere il pensiero critico, annullare il dissenso ancor prima che venga espresso, impedire che il dibattito politico venga connotato dalla conoscenza storica, che rende più difficile la costruzione della menzogna” Con queste parole il Professor Angelo d’Orsi fa una fotografia della democrazia nel nostro Paese, con la propaganda di guerra e la militarizzazione in ogni ambito della società, con la scuola e l’università che diventano sempre più terreno dove fare propaganda militare per inculcare nei giovani e futuri cittadini la figura del “soldato”, in divisa o in borghese, che esegue senza obiettare gli ordini dell’Autorità. Il tutto in contrasto con gli articoli 11 (“L’Italia ripudia la guerra”) e 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”) della nostra Costituzione. Le decisioni politiche orientate al riarmo e alla guerra hanno ricadute negative non solo sulle condizioni economiche dei cittadini, con il carovita, i salari fermi, i tagli ai servizi sociali, ma anche sulla nostra democrazia con la concentrazione del potere nelle mani di un’esigua minoranza senza contrappesi e organi di controllo, con la riduzione dei diritti e degli spazi politici e sociali. Per invertire la tendenza prima che si arrivi al punto di non ritorno è necessario mobilitarsi partendo dalla presa di coscienza della condizione in cui viviamo. Per questo ci troviamo al Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano (C.so di Porta Vittoria 43) venerdì 13 marzo alle ore 20:30 dove interverranno di presenza Angelo d’Orsi ed Elena Basile e da remoto Alessandro Di Battista e Moni Ovadia. Per info e contatti: coordinamentoperlapacemilano@gmail.com https://linktr.ee/coordinamentopacemilano Evento Facebook: https://www.facebook.com/share/1D27k4rCBt/ Cristina Mirra
February 28, 2026
Pressenza
Italia-informazione: democrazia loquace ma in gabbia
Mario Sommella (*) ragiona sul 49° posto nella classifica di RSF sulla libertà di stampa. Questo titolo – il 49° posto – fa notizia, ma soprattutto mi fa male. Mi fa male perché somiglia a un paradosso: accendo la tv, scorro i giornali, sento qua e là domande anche dure, e per un attimo mi verrebbe da pensare “ma allora
January 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Perù, il 2025 l’anno più letale per il giornalismo
> Nel 2025 si sono verificati 458 attacchi contro giornalisti e mezzi di > comunicazione, tra cui quattro omicidi di giornalisti, rendendo l’anno appena > terminato il più letale per l’esercizio del giornalismo in questo secolo. Il > rapporto annuale dell’Ufficio per i diritti umani (OFIP) dell’Associazione > Nazionale dei Giornalisti del Perù (ANP) rivela un quadro persistente di > violenza, intimidazioni e restrizioni al diritto di informare e di essere > informati. I dati mostrano che le minacce e gli atti di intimidazione (127) e le aggressioni fisiche e verbali (114 casi) hanno costituito la maggior parte degli attacchi. A ciò si aggiunge il ricorso ricorrente a meccanismi legali e amministrativi come forma di pressione: sono stati registrati 46 casi di intimidazione giudiziaria e 4 sanzioni o pressioni amministrative, una tendenza che evidenzia l’uso dell’apparato statale per scoraggiare le indagini giornalistiche. La media è di 38 attacchi al mese, più di un attacco al giorno. Il bilancio annuale è particolarmente grave per l’impatto letale della violenza. Quattro giornalisti sono stati uccisi nel 2025 (Gastón Medina, a Ica; Raúl Célis, a Iquitos; Fernando Nuñez a Pacasmayo e Mitzar Castillejos, ad Aguaytía), a conferma del fatto che l’esercizio della professione continua ad essere un’attività ad alto rischio nel Paese. Questi crimini sono avvenuti in un contesto di impunità strutturale, in cui le indagini non procedono con la rapidità e la diligenza necessarie. Il mese più critico è stato settembre, con 75 attacchi registrati, seguito da ottobre (48) e luglio (47), il che rivela picchi di conflittualità associati a situazioni politiche e sociali di forte tensione. FUNZIONARI E FORZE DI SICUREZZA I PRINCIPALI AGGRESSORI L’analisi per tipo di aggressore mostra che i funzionari pubblici sono in cima alla lista, con 217 attacchi, seguiti dagli agenti di sicurezza (121). Nel complesso, questi attori statali concentrano oltre il 70% delle aggressioni registrate, un dato che accende i campanelli d’allarme sul ruolo dello Stato non solo come garante, ma anche come protagonista delle violazioni della libertà di stampa. Sono stati registrati anche attacchi perpetrati da civili (71) e soggetti non identificati (45), nonché casi attribuibili ai datori di lavoro, che riflettono la precarietà lavorativa e la mancanza di protezione interna in alcuni ambienti di lavoro. IL GIORNALISMO DIGITALE È IL PIÙ ATTACCATO Per tipo di mezzo di comunicazione, il giornalismo digitale è stato il più colpito, con 219 attacchi, molto al di sopra della stampa televisiva (108), scritta (66) e radiofonica (65). Il dato conferma che lo spazio digitale, fondamentale per l’indagine e il monitoraggio, è diventato uno dei principali bersagli di aggressioni, discorsi stigmatizzanti e minacce. Per quanto riguarda l’impatto per genere, gli uomini hanno subito 231 attacchi, mentre le donne hanno subito 93 aggressioni, molte delle quali caratterizzate da violenza simbolica, molestie e diffamazione. UN DETERIORAMENTO CHE COLPISCE LA DEMOCRAZIA Il bilancio del 2025 porta a una conclusione chiara: gli attacchi alla stampa non sono fatti isolati, ma fanno parte di un modello sistematico che cerca di mettere a tacere le voci critiche, inibire l’inchiesta giornalistica e limitare il dibattito pubblico. In un contesto di crescente polarizzazione e debolezza istituzionale, il deterioramento delle condizioni per l’esercizio del giornalismo ha un impatto diretto sulla qualità democratica del Paese. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Redacción Perú
January 7, 2026
Pressenza
Siamo in una pericolosa spirale totalitaria: tra necropotere e morte dello stato di diritto
Da alcuni anni siamo pienamente entrati in una pericolosa spirale totalitaria: operazioni di guerre biologiche; guerra USA-NATO contro la Russia per interposta Ucraina – ancora in corso e verso rapidi orizzonti di guerra mondiale, voluta dalle elite corrotte e guerrafondaie europee, sempre più lontane e scollegate dai popoli che governano e da cui sono profodamente disprezzate. E, dal 2023 in poi, siamo spettatori impotenti del genocidio gazawi e dell’espansione del colonialismo di insediamento israeliano in tutta la Palestina storica, in Libano e in Siria… Mentre il Sud globale si stacca dall’Occidente egemonico e strutturalmente bellico e violento e non ne vuole più sapere di guerre, massacri, furti e pirateria di risorse, il Sistema-mondo imperniato sui disvalori di 500 anni di colonialismi brutali e genocidari volge gli artigli repressivi e totalitari verso tutte le forme di dissidenza, di difesa dei popoli oppressi e di informazione indipendente. E il passo verso la persecuzione politica è breve o immediato. Sistema-Italia e vassallaggio. Il Sistema-Italia, vassallo della più ampia struttura egemonica occidentale e sionista in declino (il sionismo niente altro è se non un’emanazione del colonialismo occidentale, e suo braccio armato nell’Asia occidentale e non solo), scatena l’inferno, aiutato da un giornalismo disinformativo e sempre più ridicolo e immorale, contro associazioni umanitarie e contro giornalisti engagé, in senso gramsciano, nella denuncia delle atrocità israeliane a Gaza e in Cisgiordania. Per tappare la bocca all’informazione libera e alle pratiche di assistenza umanitaria a quasi due milioni di sfollati gazawi, ha tirato fuori la collaudata – da tutti i regimi totalitari passati e presenti – accusa di “terrorismo” e minaccia alla democrazia – in una palese proiezione freudiana – contro chi non si allinea o dissente. La libertà di stampa è dunque finita, in cambio della libertà di mentire, denigrare, distruggere antropologicamente e svilire l’altro, su ordini e veline straniere. Il tutto, mentre è ancora in corso il lento sterminio di un popolo, che questi stessi giornali fanno finta di non vedere, sempre per ordini esteri. Stato di diritto e necropotere. Lo stato di diritto è morto. Non esiste più. Prendiamone atto. L’Italia è una povera colonia di Poteri e Entità Straniere. Lo era già prima e lo è ancora di più oggi. Rappresentanti, forze politiche e tutto il resto, vengono mossi, non muovono o quando lo fanno è per eseguire ordini che sanciscono la morte sociale, economica e politica dei cittadini scomodi o “eretici”. Non ci sono più i roghi della Santa Inquisizione, ma c’è la morte decretata dai media asserviti al potere. E asserviti al Potere supremo: Israele. Israele è, di fatto, il nostro governo, le nostre istituzioni, il nostro giornalismo e tutto il resto? Uomini e donne perbene sono strasformati in terroristi per lo schioccare del dito del padrone? Ma siamo tornati al Feudalesimo? Esiste un limite alla Barbarie politico-mediatica? Scrivere di Palestina, di genocidio a Gaza, raccontare di morti e feriti, di bambini fatti a pezzi, di donne e uomini stuprati nelle prigioni israeliane vale l’accusa di terrorismo, a quanto pare. Per renderla più credibile, viene nominato Hamas – il movimento di resistenza islamica palestinese che lotta, secondo quanto garatito dall’ONU, per la liberazione dal colonialismo israeliano in terra nativa palestinese -, e mi si trasforma, da giornalista e ricercatrice, nientepopodimeno nella portavoce o nell’addetta alla propaganda ufficiale. Tutto ciò, su informative di Israele, entità genocida e coloniale, che, come consueto, proietta e attribuisce agli altri gli strumenti e le azioni che lui utilizza: in questo caso la hasbara, ricca e potente propaganda. Chiariamo, dunque, alcune cose: 1) non sono, non siamo, la propaganda o il megafono di Hamas, ma del popolo palestinese oppresso e schiacchiato, e informiamo sugli effetti, ben visibili a tutti, ma occultati da Israele e dai media ad esso connessi, che il colonialismo di insediamento ha prodotto in oltre 100 anni nella Palestina storica, e negli ultimi tre nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania – stiamo parlando di qualcosa come 300-400 mila morti e dispersi da ottobre 2023, oltre a un numero spaventoso di feriti e mutilati, tra cui decine di migliaia di bambini e donne. Stiamo svolgendo un ottimo e seguito lavoro di controinformazione, contrastando, per come possiamo, la milionaria hasbara israeliana e i suoi valvassini in Italia: per questa ragione, Israele ci ha inseriti nella sua mappa del “terrorismo” – di nuovo, una proiezione freudiana del crimine di cui si macchia e che è condannato dal mondo intero. 2) L’agenzia InfoPal è edita dall’omonima associazione, che provvede a sostenerla materialmente: non sono soldi di Hamas o da Hamas, ma dei musulmai italiani, che, come tradizione islamica, si tassano periodicamente per la zakat e altre forme di offerte. A me spetta il compito di gestire il lavoro di informazione, come qualsiasi altro giornalista di testate piccole o grandi, mainstream o indipendenti. Inoltre, come giornalista, storica e antropologa del Nord Africa e del Medio Oriente, ho viaggiato, studiato, ricercato, incontrato, intervistato chi mi pareva più interessate e utile, raccogliendo materiale, fotografie, registrazioni, badge, cartoline, spillette, collane, bracciali, simboli, vessilli, gadget vari, di popoli, organizzazioni e fazioni politiche, culture, religioni e tradizioni, o ricordi associati a interviste e incontri professionali. E’ un mio diritto, fa parte della mia libertà di ricerca e lavoro, e non deve essere oggetto di speculazioni o accuse, o di attacco della macchina del fango. Sono una giornalista professionista, umanamente coinvolta nel mio lavoro, ma anche una ricercatrice, una storica e un’antropologa, con titoli accademici e pubblicazioni da far invidia alla media del giornalismo italico. Sono anche un’intellettuale politicamente e socialmente impegnata, non organica al Sistema, cosa di cui vado assolutamente fiera. Pertanto, lo squallido sbertucciamento di articoli, uno clone dell’altro, in stile gossip, contro di me, rappresenta una palese manifestazione di un giornalismo degno della scadente posizione in cui si trova nelle classifiche internazionali: la più recente, sulla libertà di stampa nel 2025, lo colloca al 49° posto globale, secondo Reporters Without Borders (RSF), la peggiore dell’Europa occidentale, indicando una salute precaria dell’informazione nel nostro Paese…  Un Paese, inoltre, che sta precipitando rapidamente in forme totalitarie di tragica memoria, insieme alla sempre più devastante situazione economica, e che ha bisogno più che mai di politici, di uomini e di donne, etici e dediti al bene della Nazione e dell’Umanità. di Anna Lano articolo originale: https://www.infopal.it/siamo-in-una-pericolosa-spirale-totalitaria-tra-necropotere-e-morte-dello-stato-di-diritto/ InfoPal
December 29, 2025
Pressenza
In Italia le “minacce alla democrazia” non esistebbero. Il Parlamento europeo si defila
Le istituzioni europee, come prevedibile, vanno sempre più a destra. A confermarlo è la notizia che fine anno la prevista missione del Parlamento europeo sul monitoraggio dello stato di diritto in Italia non si farà. La proposta era stata avanzata dalla commissione Libertà Civili (Libe) del parlamento di Strasburgo, ma […] L'articolo In Italia le “minacce alla democrazia” non esistebbero. Il Parlamento europeo si defila su Contropiano.
November 22, 2025
Contropiano
A rischio chiusura la radio dell’esercito israeliano
Il Ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato l’intenzione di proporre al Parlamento Israeliano la chiusura di Galei Tsahal, la seconda radio più ascoltata nel paese; secondo il ministro la radio “mina lo sforzo bellico e il morale dell’esercito”. Galei Tsahal, la radio dell’esercito nata nel 1950 per raggiungere anche le aree più remote dello Stato Ebraico è diventata, fin dagli anni ‘70, una radio indipendente ed è oggi uno dei pochi spazi di riflessione ancora liberi con la possibilità di criticare le scelte del governo. Recentemente la radio aveva dato voce anche al malcontento dei soldati ed anche di alti graduati sull’operazione di genocidio a Gaza. Il direttore Tal Lev Ram ha denunciato che la chiusura sia «un drammatico colpo alla libertà di stampa e alla società israeliana» e dichiarato una forte azione contro il provvedimento, in questo supportato dal Consiglio della Stampa israeliana. Pressenza IPA
November 19, 2025
Pressenza
Una non insolita disavventura nella ‘piazza’ di ‘Remigrazione e Riconquista’
Il reporter di un quotidiano locale a Novara è stato aggressivamente invitato a non fare il suo lavoro: non scattare fotografie, non fare riprese filmate, non scrivere… non testimoniare e documentare la manifestazione nazi-fascista. È accaduto sabato 1° novembre nella piazza cittadina letteralmente dominata da un centinaio di militanti piemontesi sostenitori del comitato formato da CasaPound Italia e * Rete dei Patrioti, che si autodefinisce “un insieme di movimenti, associazioni, comitati, circoli, comunità umane e politiche che si collegano e si saldano tra di loro per coordinarsi, aiutarsi, agire e perseguire una strategia comune nell’interesse superiore del nostro popolo”, * il “comitato apartitico senza scopo di lucro” Brescia ai Bresciani, * Veneto Fronte Skinheads, dal 1990 un’associazione culturale, che il 15 novembre prossimo a Brescia presenterà la proposta di legge per il controllo dei flussi migratori e delle ONG che assistono i migranti, l’espulsione dei immigrati irregolari e incriminati, l’abolizione del ‘Decreto Flussi’ e l’introduzione del ‘patto di remigrazione volontaria’, corredato di un fondo con cui incentivare la natalità italiana e il ritorno in madre-patria degli italo-discendenti e degli extra-comunitari al paese d’orogine e l’assegnazione di case e posti all’asilo nido con criteri di priorità che favoriscono gli italiani DOC. Come documentano un video e la sua testimonianza, il reporter Luca Galluppini è stato “avvicinato e intimidito verbalmente da uno dei partecipanti, con indosso una collanina raffigurante la svastica, che lo ha seguito per impedirgli di scattare foto e riprendere la manifestazione”. A Novara la piazza che non tollera chi racconta Il direttore responsabile de LA VOCE DI NOVARA E LAGHI ha commentato la vicenda in un editoriale intitolato Chi ha paura di essere raccontato? Novara e quel confine sottile tra opinione e propaganda. La referente del quotidiano pubblicato online da Editrice Broletto s.r.l., una testata registrata presso il Tribunale di Novara (n. 638/17), Cecilia Colli esordisce affermando “C’è una frase che ogni giornalista conosce bene: la piazza è di tutti. È lo spazio pubblico per eccellenza, quello in cui si esercita il diritto di manifestare, ma anche il dovere di raccontare. Ieri mattina, invece,…” e conclude: > … la piazza di ieri non è solo un episodio locale: è uno specchio che ci dice > che certe parole e certi simboli hanno trovato spazio, e che troppo spesso chi > governa – per calcolo o convenienza – sceglie di non vedere. > > Chi ha gridato «non puoi riprendere» forse non se ne rende conto, ma ha detto > una cosa molto più ampia: non puoi guardare, non puoi sapere. È la negazione > del principio su cui si regge una società libera. > > Il giornalismo serve proprio a questo: a garantire che anche ciò che dà > fastidio venga visto, registrato e raccontato. E la libertà di informazione > non si difende solo quando ci riguarda direttamente: si difende sempre, anche > quando ci mette a disagio. Nel proprio discorso di apertura del convegno Il Diritto di Cronaca nel conflitto tra etica, riservatezza e libertà di pensiero sul diritto di cronaca che si è svolto lunedì 3 novembre a Novara, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, ha dichiarato: «L’aggressione della quale è stato vittima un collega rappresenta l’ennesimo grave tentativo di intimidazione nei confronti dei giornalisti». Nel comunicato che lo riferisce l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte riporta i dati che Ossigeno per l’informazione aveva raccolto e divulgato il 29 ottobre scorso. Rispetto al 2024 è stato rilevato un forte aumento delle minacce a giornalisti: nel primo semestre del 2025 sono stati registrati 361 casi di intimidazione (+78%) e 107 episodi di deliberate violazioni della libertà di informazione (+46%). Oltre alle aggressioni fisiche, crescono le azioni legali pretestuose (Slapp), la seconda forma di intimidazione più diffusa dopo gli avvertimenti diretti. In particolare preoccupano le minacce provenienti da esponenti pubblici, il 39% del totale e aumentate di dieci punti percentuali: oltre la metà da istituzioni locali (comuni e regioni), che in un terzo dei casi ricorrono a querele pretestuose, e, con un incremento del 17%, a insulti, denigrazioni e ‘moniti’ sui social-media. Le intimidazioni di origine sociale rappresentano il 33% dei casi, seguite da quelle di provenienza ignota (12%), imprenditoriale (8%), criminale (4%) e mediatica (3%). Molto allarmante è che gran parte dei giornalisti vittime di intimidazioni scelgano di non denunciare le aggressioni: nel 2025 l’81% dei casi, contro il 50% dello scorso anno. «Oltre alla solidarietà ai colleghi minacciati – ha concluso Stefano Tallia intervenendo al convegno – occorre un impegno concreto delle istituzioni per garantire che chi esercita il diritto di cronaca possa farlo in sicurezza, senza pressioni né intimidazioni. Difendere la libertà di stampa significa difendere la democrazia stessa». Il comunicato dell’Ordine dei Giornalisti piemontese inoltre riferisce che Tallia ha rivolto un appello alle istituzioni affinché vigilino sulla legittimità costituzionale dei promotori delle manifestazioni pubbliche, con particolare riferimento alle norme che vietano la ricostituzione del partito fascista. Maddalena Brunasti
November 4, 2025
Pressenza
India, preoccupazione per gli attacchi contro giornalisti
Press Emblem Campaign (PEC), l’organismo globale per la sicurezza e i diritti dei media, esprime grave preoccupazione per l’aggressione di massa ai danni di alcuni giornalisti, impegnati nel loro lavoro, nell’Assam, nell’estremo oriente dell’India, mentre stavano coprendo una manifestazione di protesta nella località di Baksa il 15 ottobre. Un gruppo di agitatori, che chiedeva giustizia per Zubeen Garg, icona culturale dell’Assam, subito dopo la sua misteriosa morte a Singapore il 19 settembre, ha preso di mira i giornalisti e i videogiornalisti mentre i cinque imputati nel clamoroso caso venivano trasferiti dal carcere di Guwahati a quello di Baksa. Gli agitatori chiedevano giustizia immediata e si opponevano con violenza al trasferimento, lanciando pietre contro il convoglio di veicoli della polizia, che ha reagito con azioni di ritorsione. Numerosi agitatori e agenti di polizia, ma anche esponenti dei media hanno riportato ferite. I giornalisti colpiti sono: Dhruba Bora, Pradip Das e Paragmoni Das (ND24), Rana Deka, Banajit Kalita e Apura Sarma (NK TV), Brajen Taluder e Krishna Deka (News Live),  Abhijit Talukder (DY365), Biricnhi Kr Deka (News 18 Assam/NE), Nokul Talukder (Pratidin Time),  Jintumoni Das (Pratham Khabar), Sourav Dey (Prag News), Akhyendra Deka (Pratibimba Live) e Dilip Kr Boro (ETV Bharat). Inoltre, un veicolo di proprietà di un canale satellitare di notizie con sede a Guwahati (DY365) è stato incendiato da un gruppo di malviventi. > “Condanniamo le aggressioni fisiche ai danni dei giornalisti in servizio, che > stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro. Le autorità dell’Assam > devono prendersi cura di tutte le persone ferite e arrestare i colpevoli per > punirli secondo la legge”, ha affermato Blaise Lempen, presidente del PEC > (pressemblem.ch). Ha sottolineato inoltre la necessità di corsi di orientamento per i reporter sul campo e i videogiornalisti, al fine di proteggerli in situazioni di rischio che potrebbero verificarsi in qualsiasi momento nella regione dell’Asia meridionale. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dall’inglese di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Nava J. Thakuria
October 23, 2025
Pressenza