Il Primo Ministro indiano Modi in Italia
Il 19 e 20 maggio il Premier indiano sarà a Roma, alla fine di un tour mondiale
ed europeo. L’appello di Sikhs For Justice al Governo italiano: «L’Italia non
chiuda gli occhi sulla repressione transnazionale operata dal Governo Modi».
Con l’imminente arrivo in Italia del Primo Ministro indiano Narendra Modi,
l’organizzazione Sikhs For Justice (SFJ) – movimento Khalistan Referendum con
sede negli Stati Uniti – richiama l’attenzione del governo italiano e della
premier Giorgia Meloni su episodi di sorveglianza, minacce e intimidazioni nei
confronti di attivisti sikh che vivono nel Paese. «La rete di repressione
transnazionale di Modi» ha dichiarato il consigliere legale del gruppo,
Gurpatwant Singh Pannun «sta bussando alla porta dell’Italia, così come ha già
fatto in Canada, negli Stati Uniti e nel Regno Unito».
Al centro delle denunce vi sarebbero tentativi di monitoraggio e minacce nei
confronti dei promotori del referendum per l’indipendenza dello Stato del
Punjab, che sarà rinominato “Khalistan”, sostenuto dall’associazione Sikhs For
Justice. In particolare, l’avvocato statunitense Pannun segnala una presunta
registrazione audio di una conversazione con un diplomatico indiano a Milano,
ove si farebbe riferimento a minacce di morte nei confronti di due Sikh
promotori del Khalistan referendum, solo pochi mesi prima dell’omicidio in
Canada di Hardeep Singh Nijjar, organizzatore del Khalistan referendum canadese.
Polizia e Carabinieri in Italia hanno ricevuto alcune denunce per minacce di
morte, rivolte a promotori del Referendum per l’indipendenza dello Stato del
“Khalistan”. In particolare, l’associazione Sikhs For Justice ha sottolineato
che due attivisti del Khalistan Referendum Group, Jagroop Singh e Gurpal Singh,
cittadini italiani, hanno recentemente ricevuto minacce di morte in Italia da
parte di individui presumibilmente legati al Consolato indiano.
La SFJ ha sollevato serie preoccupazioni sulla sicurezza degli attivisti
politici Sikh che risiedono in Italia. Il comunicato trasmesso dall’associazione
fa riferimento anche a un più ampio schema di repressione transnazionale contro
i promotori del referendum per il nuovo Khalistan a livello internazionale, ove
si registra: l’omicidio di Shaheed Hardeep Singh Nijjar in Canada: minacce e
azioni mirate contro i promotori del Referendum per l’indipendenza del Khalistan
in Canada, un piano organizzato per l’omicidio dell’avvocato statunitense
Gurpatwant Singh Pannun (cfr.
https://www.theguardian.com/us-news/2026/feb/13/nikhil-gupta-assassination-plot-pleads-guilty), le
minacce e gli avvertimenti rivolti a Paramjeet Singh Pamma, promotore
anch’egli del Referendum sul Khalistan nel Regno Unito
cfr. (https://www.theguardian.com/uk-news/2026/jan/12/sikh-activist-uk-increase-security-hindu-nationalist-threats).
L’associazione SFJ chiede alle autorità italiane di accertare se le reti
diplomatiche e consolari indiane in Italia vengano utilizzate per attività di
sorveglianza, intimidazione e persecuzione contro la minoranza dei sikh ed in
particolare contro i sikh promotori del Khalistan Referendum.
In particolare, il gruppo pro-Khalistan ha esortato il Primo ministro Meloni a
garantire che l’Italia non diventi il prossimo territorio ove possano
intensificarsi le minacce e le intimidazioni provenienti dall’India, con il
rischio di passare «dalla sorveglianza e dalle minacce agli omicidi». Il gruppo
Sikhs For Justice conclude chiedendo che la cortesia diplomatica italiana non si
trasformi in protezione della repressione transnazionale. C’è un comunicato
stampa del gruppo, che riportiamo qui in calce per una lettura completa.
Secondo Amnesty International, la situazione dei diritti umani in India nel
2025-2026 è «drammaticamente peggiorata». Le autorità di Nuova Delhi continuano
a usare leggi su sedizione e antiterrorismo per reprimere giornalisti, studenti,
attivisti e oppositori politici. Le minoranze religiose – in particolare
musulmani e sikh – sono colpite da discriminazioni istituzionalizzate, violenze
e demolizioni punitive
(cfr. https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2026/asia-e-pacifico/india/).
Amnesty denuncia, inoltre, l’espulsione illegale di rifugiati rohingya, la
persecuzione delle minoranze etniche nello stato di Assam e i crescenti rischi
ambientali dovuti a un modello economico basato sul carbone. L’organizzazione
interazionale accusa il governo Modi di «criminalizzare il dissenso» e di avere
«chiuso lo spazio civico più di qualsiasi altro governo democratico nella storia
moderna del Paese».
Human Rights Watch conferma un modello strutturale di repressione in India. Il
suo rapporto 2026 documenta arresti arbitrari, violenze custodiali e pressioni
sui media indipendenti, descrivendo un sistema di controllo che si estende ben
oltre i confini nazionali. HRW cita episodi di sorveglianza e intimidazione
contro cittadini indiani all’estero, compresi sikh, attivisti kashmiri e critici
del governo BJP. In particolare, il rapporto menziona l’uso politico della
revoca del visto Overseas Citizenship of India per punire studiosi e giornalisti
della diaspora che denunciano abusi (cfr. https://www.hrw.org/asia/india).
Lo studio del Parlamento Europeo Transnational Repression of Human Rights
Defenders (2025) dedica un capitolo all’India, segnalando atti di repressione
transnazionale ai danni di militanti e difensori dei diritti umani. Lo studio
richiama il caso di Hardeep Singh Nijjar, ucciso nel 2023 in Canada, e il
tentato omicidio dell’attivista Gurpatwant Singh Pannun a New York,
sottolineando «elementi credibili di coinvolgimento di apparati collegati ai
servizi segreti indiani». Classifica inoltre l’India come l’unico Paese che
abbia perpetrato azioni di persecuzione oltreconfine, raccomandando ai governi
ospitanti – inclusi quelli europei – di rafforzare i meccanismi di protezione
per le comunità vulnerabili.
La USCIRF (U.S. Commission on International Religious Freedom) esprime «profonda
preoccupazione» per la repressione transnazionale indiana e le politiche interne
che colpiscono musulmani, sikh e cristiani. Nel suo rapporto 2025, la
Commissione chiede l’inserimento dell’India nella lista dei “Paesi di
particolare preoccupazione per la libertà religiosa” e denuncia «l’uso di
strumenti diplomatici e d’intelligence per silenziare dissidenti all’estero». La
USCIRF invita i governi occidentali a non sacrificare i principi dei diritti
umani sull’altare delle relazioni economiche o strategiche con Nuova Delhi.
L’associazione Sikhs For Justice chiede al governo italiano di indagare sulle
presunte attività dei funzionari indiani in Italia, di proteggere gli attivisti
sikh residenti in Italia e di non ridurre la visita di Modi a «un mero atto di
cortesia diplomatica».
Alla luce delle gravi denunce documentate da Amnesty, Human Rights Watch, dal
Servizio ricerche del Parlamento Europeo e dalla Commissione americana per la
libertà religiosa, l’associazione Sikhs For Justice invita l’Italia (Paese
fondatore dell’Unione Europea e firmatario delle principali convenzioni a tutela
dei diritti umani) ad assumere un ruolo attivo nel monitoraggio della
repressione transnazionale e a riaffermare i valori fondamentali di libertà di
espressione, libertà di culto e libertà di associazione, prevenendo e
sanzionando ogni forma di repressione nei confronti dei Sikhsul territorio
italiano.
Redazione Italia