Mentre Tajani sfila con gli studenti palestinesi, il governo lascia i costi all’Unical
In questi mesi abbiamo lavorato sottotraccia, al fianco dell’Università della
Calabria e di PASS – Palestine Student Support, per consentire a oltre 165
studenti palestinesi vincitori di borse di studio in Italia (di cui 5 destinati
all’Unical) di lasciare Gaza e proseguire i propri studi.
Dopo un lungo stallo durato da dicembre a maggio, il Ministero degli Esteri ha
finalmente concesso i visti: quattro dei cinque studenti sono già arrivati nella
nostra università.
Vogliamo ringraziare di cuore chiunque abbia contribuito a questo risultato.
Sappiamo che si tratta di una goccia nell’oceano, ma resta un segno di profonda
speranza per il popolo palestinese e un atto di necessaria umanità.
Mentre celebriamo questo arrivo, il genocidio non si ferma. I palestinesi
continuano a vivere e morire in condizioni atroci, tra le tende e le macerie di
Gaza. Proprio per questo, oggi più che mai, servono azioni concrete.
La denuncia: solidarietà dal basso, speculazione dall’alto
Ciò che contrasta violentemente con la grande risposta umanitaria è, ancora una
volta, il comportamento del Governo. Denunciamo il fatto che il Ministero degli
Esteri e il Ministero dell’Università e della Ricerca non abbiano speso un solo
euro per questa evacuazione, scaricando l’intero costo sulle università aderenti
al progetto.
Questi ragazzi sono stati costretti a lasciare Gaza senza alcun effetto
personale, con sé hanno solo i documenti e un telefono. Insieme all’Unical, ai
Coordinamenti calabresi per la Palestina e a diverse associazioni, ci stiamo
attivando per rimediare all’ennesima mancanza di questo esecutivo.
In un momento di forte difficoltà per il Governo Meloni, i ministri Tajani e
Bernini hanno pensato bene di strumentalizzare questo arrivo per raccogliere
consenso e accreditarsi come vicini al popolo palestinese.
Politica spot e complicità strutturale
Si tratta di pura politica spot. La prova è che il bando IUPALS, che finanzia le
borse di studio per gli studenti palestinesi, l’anno prossimo non verrà
rinnovato. Mentre Tajani e Bernini si scattavano selfie con gli studenti,
l’Italia continuava a rifornire Israele di armi, carburante e materie prime,
mantenendo intatti gli accordi di ricerca tra le nostre università, le aziende
belliche e Tel Aviv.
I nostri porti sono nodi strategici per il transito di materiale bellico: lo
dimostra il caso di Gioia Tauro, dove sono attualmente bloccati 16 container di
acciaio speciale diretti in Israele. A livello internazionale, inoltre, l’Italia
ha votato contro la sospensione degli accordi di collaborazione tra Unione
Europea e Israele.
A questo si aggiunge la criminalizzazione del dissenso interno: lo Stato
italiano detiene e condanna ingiustamente i palestinesi che scendono in piazza
per i propri diritti, come nei casi di Anan Yaeesh, Salem Ahmad e Mohammad
Hannoun, senza dimenticare le dure condizioni carcerarie inflitte a Reyad
Al-Bustanji. Tutto ciò dimostra che il Governo italiano non è semplicemente
complice del genocidio, ma ne è un ingranaggio essenziale.
L’ondata di solidarietà di questi giorni – la stessa che ha riempito le piazze
lo scorso autunno – dimostra una cosa chiara: mentre Meloni e i suoi ministri si
piegano a chi compie un genocidio, il popolo italiano ha già scelto di stare
dalla parte giusta della storia. Con il popolo palestinese.
UniCal per la Palestina
Redazione Italia