IRAN: LA TREGUA PER ORA REGGE, “MA CHI STA PAGANDO IL PREZZO PIÙ ALTO DELLA CRISI È IL POPOLO IRANIANO”
Situazione in stallo tra Stati Uniti e Iran, o almeno in apparenza visto il
quadro di tensione crescente – sia politica sia economica – che tra minacce
incrociate e trattative sottobanco continua a paralizzare mezzo mondo.
Gli ultimi scambi sono tra il portavoce della Commissione per la sicurezza
nazionale iraniana, Ebrahim Rezaei, per il quale “se Usa e Israele riprenderanno
gli attacchi, l’Iran accelererà sull’atomica”, e Donald Trump, che incontrando i
vertici dell’esercito Usa ha affermato di “valutare la ripresa dei raid”.
Per ora, però, gli Usa tengono in piedi la tregua, che ha quanto meno il
vantaggio – rispetto alla guerra – di costare di meno. Da fine febbraio a oggi,
il Pentagono ha infatti speso quasi 30 miliardi di dollari, senza riuscire né a
ribaltare il regime iraniano, né a interrompere la catena dell’uranio iraniana.
L’Iran continua inoltre a mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz,
tutt’ora chiuso esternamente dagli Usa, ma internamente in mano a Teheran.
Nella capitale iraniana, però, si sono verificate nel corso della
giornata piccole scosse di terremoto che potrebbero essere preludio di un sisma
ben più significativo. Per Siamak, attivista iraniano, parte del Collettivo
rivoluzionario Jina, “un terremoto in questo momento sarebbe il colpo finale,
perché aggraverebbe la grave situazione di crisi, economica e sociale, con cui
sta già facendo i conti la popolazione”. È infatti proprio “la popolazione
iraniana quella che sta pagando, e pagherà, il prezzo più alto della situazione
innescata in Iran dall’aggressione israelo-statunitense, soprattutto quella
parte di popolazione che stava lottando contro il regime” – aggiunge Siamak.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intanto arrivato a Pechino dove
domani, giovedì 14 maggio, incontrerà Xi Jinping. Sul tavolo, anche un accordo
sulla guerra in Iran, – che secondo Siamak sarebbe quello che occorre ora al
popolo iraniano – ma la Cina non sembra avere tutta questa fretta.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Siamak, attivista iraniano parte del
Collettivo rivoluzionario Jina Ascolta o scarica