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Sponz Fest, l’aquilone-sudario: imboscarsi è resistere
A Calitri, nel cuore dell’Alta Irpinia, abbiamo vissuto lo Sponz Fest di Vinicio Capossela camminando nel bosco insieme al corteo “Un sudario per Gaza”. Un lungo lenzuolo con i nomi dei bambini uccisi, portato da tante mani, che il vento ha trasformato in un aquilone: un’esperienza collettiva di memoria, partecipazione e resistenza. Eravamo in Alta Irpinia, camminavamo. Il corteo «Un sudario per Gaza» si è mosso alle 18.00 dal cimitero di Calitri: un lenzuolo bianco portato in braccio dalla gente, in silenzio, lungo un sentiero che ci avrebbe portato nel bosco. È questo il senso di Sponz Im-Bosck, la quattordicesima edizione del festival ideato e diretto da Vinicio Capossela: imboscarsi non come fuga, ma come resistenza. «Imboscarsi è cercare rifugio nella parte non in luce», ha detto Capossela presentando il tema di quest’anno. Il bosco non è un nascondiglio comodo, è il luogo da cui si torna a vedere chiaro, dove ci si fa partigiani di qualcosa. Quest’anno, a Calitri, partigiani della pace. Capossela camminava tra noi, tra la gente, con poche parole e la stessa attenzione di sempre. Per lui è ancora, prima di tutto, una festa. Ma una festa della commemorazione, del ricordo, dell’impegno: la capacità, che sembrava perduta, di stare insieme, di commuoversi, di essere dentro le cose senza il filtro di uno schermo. In serata è arrivata la voce più tagliente della giornata: quella della giornalista Francesca Fornario, con il suo talk-monologo Quando c’è il genocidio e i giornalisti parlano di Belen. Un titolo che non lascia scampo. Le sue parole erano una sintesi di quello che le anime informate già sanno, eppure ci sono arrivate in faccia come una valanga, sotto una luna che quella sera sembrava rossa di vergogna. Sotto il palco, dopo il monologo, il sudario si è disteso a terra, illuminato non da un riflettore ma dai nostri cellulari, alzati uno accanto all’altro. I bambini correvano e lo toccavano, e su quel lenzuolo c’erano scritti dei nomi, tutti nomi: in memoria dei bambini morti a Gaza. Poi il vento lo ha preso, lo ha sollevato, lo ha fatto ondeggiare sopra le teste della gente. Non più un sudario: un aquilone, tenuto teso da tante mani, con addosso il peso e i nomi di chi non c’è più. Forse è proprio nei piccoli borghi che si torna a capire il grande. Lo abbiamo visto anche altrove, quest’estate, come inviati di Pressenza: a Gesualdo, dove Saperi & Sapori ha dedicato l’intera edizione al tema Peace, illuminando l’intero borgo con i colori della bandiera arcobaleno; e ad Aliano, dove La Luna e i Calanchi, il festival della paesologia ideato da Franco Arminio, continua a insegnare che leggere bene un luogo piccolo è il primo passo per leggere il mondo. Bisogna forse ripartire dal piccolo per comprendere il grande. È imboscarsi, per continuare a essere partigiani. di Massimo Varriale e Stefania De Giovanni Non dimenticare un solo nome”, il messaggio che accompagna il corteo a Calitri. Non dimenticare un solo nome”, il messaggio che accompagna il corteo a Calitri. Il corteo attraversa il paesaggio dell’Alta Irpinia durante Sponz Im-Bosck. Fotografie di Massimo Varriale Stefania De Giovanni
August 29, 2026
Pressenza
Il futuro scritto in sogni, fantasie e speranze dei lettori più ‘piccoli’
Il tema della 38esima edizione della fiera letteraria italiana è intitolato come la raccolta di poesie di Elsa Morante e il programma di eventi collaterali all’esposizione nella serata di mercoledì 13 maggio propone lo spettacolo “L’infanzia del mondo. Innocenza, umanità, resistenza a partire dalla poetica di Dylan Thomas” di e con Vinicio Capossela. Il mondo salvato dai ragazzini Il titolo del libro, edito da Einaudi nel 1968, e di una sua sezione, la seconda della terza parte, dedicata alle canzoni popolari, sintetizza i contenuti della collezione di poesie, canti e annotazioni, e di una pièce teatrale, La commedia chimica. Un’opera singolare, che sfugge alle catalogazioni. Nella presentazione della sua ristampa nel 2012 la casa editrice spiega: “Non c’è nulla nella tradizione letteraria italiana che gli assomigli anche lontanamente. Il poemetto, il teatro, la poesia visiva, il libello sono mescolati con un’alchimia che sembra far esplodere l’oggetto libro, proiettare il testo fuori dalle pagine, anche graficamente: come un appello che esca da una gabbia e vada alla ricerca dei ragazzini di tutto il mondo. Un inno all’adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione politica per cambiare il mondo”. «In sostanza e verità – precisò Elsa Morante – tutto questo non è nient’altro che un gioco». Nel 1957 con il romanzo L’isola di Arturo la prima donna insignita del Premio Strega e autrice del romanzo La Storia, pubblicato nel 1974 e nel 2002 annoverato nella World Library, l’elenco dei cento migliori libri di tutti i tempi, con questo libro la prolifica e famosa, ma riluttante alle esaltazioni della celebrità, scrittrice italiana ha consegnato ai suoi contemporanei e posteri una testimonianza, anche il proprio testamento, che con la recensione nella rubrica Il Caos pubblicata su Tempo Pier Paolo Pasoli ha descritto “un manifesto politico scritto con la grazia della favola, con umorismo, con gioia”. Nel 2026, mentre il mondo è dilaniato da tante guerre e molte problematiche, il Salone Internazionale del Libro di Torino è una rassegna culturale che si svolge all’insegna di questo libro-manifesto e il cui manifesto grafico è opera di Gabriella Giandelli, illustratrice e fumettista milanese che con i propri disegni ha raffigurato i testi de La mia intifada, il libro scritte da Susan Abulhawa incluso nel ‘catalogo’ Invicta Palestina. In questa edizione della fiera torinese le case editrici presenteranno numerosi saggi, romanzi e libri illustrati di ogni genere, anche di didattica e letteratura per bambini e ragazzi, che propongono riflessioni sul futuro dell’umanità e organizzano molteplici eventi in sintonia con il titolo della rassegna, un programma in cui spicca lo spettacolo di Vinicio Capossela, e tantissimi incontri tra autori e lettori. La casa editrice per la pace, la nonviolenza e i diritti umani Multimage presenta l’iniziativa, intitolata Il futuro conteso: giovani tra violenza e bellezza, che si terrà presso la Casa Umanista di Torino (Lungo Dora Firenze, 31) nel pomeriggio di sabato 16 maggio e in cui verrà presentato, a cura di Giorgio Mancuso, il Quaderno di Pressenza 2025 – Moltitudini ribelli. Un’alternativa possibile alla guerra permanente. L’infanzia del mondo. Innocenza, umanità, resistenza a partire dalla poetica di Dylan Thomas. Mercoledì 13 maggio, serata inaugurale della rassegna, all’Auditorium Rai di Torino alle 20:30 va in scena lo spettacolo che il Salone Internazionale del Libro insieme a Rai Radio3 presenta annunciando: “L’evento unisce musica e parole e prende ispirazione da Dylan Thomas. Al centro, Sotto il bosco di latte, opera scritta per la radio che racconta un villaggio attraverso i sogni dei suoi abitanti. Capossela sarà sul palco insieme a Pietro Del Soldà”. La rappresentazione, a cui partecipano anche Nada e Paolo Rossi, anticipa la trasmissione del radiodramma che verrà trasmesso da Rai Radio3 a puntate, cinque episodi, in onda dal 25 al 29 maggio alle ore 17 all’interno del programma Ad Alta Voce e integralmente a Radio 3 Suite di mercoledì 3 giugno alle 20:05 e a seguire su Raiplay. Oltre che dall’autore, Vinicio Capossela, e Paolo Rossi nel ruolo di ‘voci narranti’, la performance è interpretata anche da Alessandro Bergonzoni, Enzo Bianchi, Stefano Bollani, Ermanno Cavazzoni, Geppi Cucciari, Mauro Ermanno Giovanardi, Marisa Laurito, Luciana Littizzetto, Ermanna Montanari, Nada, Roy Paci, Daniela Pes, Patty Pravo, Johnson Righeira e Ornella Vanoni. Questa trasposizione della commedia Under Milk Wood che Dylan Thomas scrisse nel 1954, per la prima volta trasmessa dalla radio inglese BBC nel 1957 e nel 1968 recitata da Richard Burton, in cui è narrata un’intera giornata della vita quotidiana in paesino gallese sito ai margini di un bosco e gli eccentrici e stravaganti protagonisti raccontano tante storie divertenti o tristi che ne compongono una tragicomica, è stata ideata dal dj e speaker radiofonico torinese Renato Striglia. Dopo la sua morte, avvenuta il 23 novembre 2020, Vinicio Capossela ha deciso di concretizzare il progetto, la cui realizzazione è stato “un lavoro lungo, intenso e partecipativo che ha coinvolto una polifonia di 56 voci, raccolte tra amici della comunità torinese di Striglia e artisti e compagni di viaggio”. « Il bosco di latte è il canto alla vita dell’umanità – spiega il cantautore – Copre tutte le generazioni e le classi sociali.  L’arco ciclico di una giornata rimanda alla ciclicità del tempo naturale e universale. Non c’è trama. C’è solo il brulicare della vita che non porta alla felicità, ma alla vita stessa, alla sua generazione e alla sua decomposizione. I morti si confondono con i vivi. I sogni con il reale. È per questo che Sotto il Bosco di Latte è doppiamente dedicato a Renato: per la sua intima relazione con l’umanità e perché i morti in questo racconto, come gli annegati di Capitan Gatto, tornano nei ricordi dei vivi reclamando la memoria. Affinché, come nel passo più toccante del poema, come Rosie, non ci si dimentichi anche di essere nati». Nel presentare Sotto il Bosco di Latte, Vinicio Capossela anticipa anche che lo spettacolo messo in scena per l’inaugurazione del Salone Interazionale del Libro, cioè la rappresentazione che, mediante il dialogo con il giornalista Pietro Del Soldà, ripercorre il lungo viaggio creativo dell’opera, “è il primo, fondamentale tassello di un nuovo percorso creativo che, dopo le trasmissioni radiofoniche, culminerà nei prossimi mesi in una trasposizione teatrale che debutterà a Romaeuropa Festival il 3 e 4 ottobre, e in un nuovo progetto discografico”. La crociata dei bambini Nella biografia e carriera artistica di Vinicio Capossela il percorso tracciato dalle sue interpretazioni della commedia di Dylan Thomas prosegue nel solco della composizione della canzone ispirata al dramma La crociata dei bambini del 1939 scritto da Bertolt Brecht nel 1941. Un brano musicale anche illustrato con disegni in gesso bianco su carta nera di Stefano Ricci assemblati a cura di Ahmed Ben Nessib e in questa versione presentato nella ‘cornice’ della mostra esperienziale Polvere di Guerra – dalle macerie alla costruzione di pace.   Maddalena Brunasti
May 13, 2026
Pressenza