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Quale futuro per i piccoli Comuni italiani
Oltre il 57% dei residenti nei piccoli Comuni vive in realtà con meno di 3.000 abitanti e più di 1 milione di persone risiede in Comuni sotto i 1.000 abitanti, dove le condizioni di fragilità demografica e organizzativa risultano più accentuate. Il peso dei piccoli Comuni varia significativamente da Regione a Regione: in Valle d’Aosta il 73 per cento della popolazione vive in piccoli centri, in Molise il 51,9%, in Trentino-Alto Adige il 40,9 per cento. In termini assoluti, Lombardia e Piemonte concentrano insieme oltre 3,3 milioni di residenti nei piccoli Comuni. All’opposto, l’incidenza è più contenuta in Puglia (5,6 per cento), Toscana (7,4), Lazio ed Emilia-Romagna (7,6). Sono alcuni dei dati del dossier ANCI “Le persone che vivono nei piccoli Comuni”, presentato durante i recenti Stati Generali dei Piccoli Comuni (Roma, 19-20 febbraio). La condizione di “piccolo Comune” non coincide automaticamente con quella di fragilità, ma i dati mostrano criticità rilevanti. Sono 867 i piccoli Comuni (15,7 per cento del totale) classificati con livelli massimi o molto alti di fragilità secondo l’Indice di Fragilità Comunale Istat. In questi territori vivono oltre 1,4 milioni di persone, con una concentrazione significativa nel Mezzogiorno e in alcune aree del Centro Italia. Sul piano territoriale, i piccoli Comuni presentano una quota media di superficie a rischio frane pari al 10,3 per cento, oltre il doppio rispetto ai Comuni di dimensione maggiore. Anche l’accessibilità ai servizi essenziali – sanità, istruzione, mobilità – rappresenta uno dei principali fattori distintivi, legato alla distanza dai poli di offerta e alla dispersione insediativa. Accanto alle fragilità, emergono però elementi di forza strutturale. Nei piccoli Comuni: il consumo di suolo è nettamente più basso (6,6 per cento contro una media nazionale del 10 per cento); la quota di aree protette è più elevata (18,5 per cento); si concentra circa il 47 per cento della potenza nazionale installata da fonti rinnovabili (34.721 MW su 74.303 MW); è custodito il 93 per cento delle specialità alimentari tipiche italiane. I piccoli Comuni rappresentano dunque una componente decisiva del capitale naturale ed energetico del Paese. Sul fronte demografico, l’indice di dipendenza è elevato (69,9 per cento), segno di un forte invecchiamento e di una ridotta base attiva. Più marcata è la debolezza del capitale umano: il 36,9 per cento della popolazione tra 25 e 64 anni possiede un titolo di studio non superiore alla scuola media, quota più alta rispetto ai Comuni maggiori. Il tasso di occupazione (65,6 per cento) è tuttavia in linea con la media nazionale. Anche sul piano migratorio il quadro è articolato: l’incidenza delle migrazioni nette nei piccoli Comuni è lievemente positiva (+1,1 per mille), e in quasi un piccolo Comune su due il saldo migratorio interno è positivo. Nel 38,7% dei casi il saldo totale della popolazione risulta positivo, a dimostrazione che lo spopolamento non è un destino inevitabile né uniforme. La densità delle unità locali di industria e servizi è allineata invece a quella delle altre fasce dimensionali. La fragilità emerge invece nella qualità del tessuto produttivo: nei piccoli Comuni è più alta la quota di addetti impiegati in unità a bassa produttività (11,2 per cento), segno di imprese mediamente più piccole, meno innovative e con minore capacità di generare valore. Nonostante le criticità strutturali, i livelli di soddisfazione per la vita nei piccoli Comuni risultano in linea o superiori alla media nazionale per relazioni familiari e amicali, lavoro, tempo libero e vita complessiva. Fragilità strutturali e benessere percepito convivono negli stessi territori. È questa la questione centrale per le politiche pubbliche: rafforzare ciò che già funziona – coesione sociale, qualità ambientale, attrattività – e intervenire sulle debolezze strutturali, a partire da accessibilità ai servizi, capitale umano e capacità amministrativa. I piccoli Comuni non sono una periferia del sistema Paese, ma una sua componente strategica. Le politiche nazionali devono riconoscerne il peso demografico, territoriale ed energetico, assumendoli come leva per uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’Italia.  “Il futuro dei piccoli Comuni, si legge nei documenti elaborati durante gli Stati generali, si gioca sulla capacità di mantenere un equilibrio dinamico tra stabilità e innovazione. Da un lato, è imprescindibile garantire solidità amministrativa, continuità ed efficienza nell’erogazione dei servizi essenziali, nonché un adeguato presidio e la sicurezza del territorio; dall’altro, occorre cogliere e valorizzare le opportunità offerte dall’innovazione, dalla sostenibilità e da nuove forme di attrattività economica e sociale, capaci di rafforzare competitività e coesione. (…)” (https://www.anci.it/i-position-paper-sviluppati-dai-laboratori-tematici-del-progetto-piccoli-durante-gli-stati-generali/).   Qui il dossier dell’ANCI “Le persone che vivono nei piccoli Comuni”: https://www.anci.it/wp-content/uploads/2026/02/Dossier-Persone-finale-1-1.pdf.    Giovanni Caprio
March 4, 2026
Pressenza
I Comuni si illuminano di blu per dire “Stop alle bombe sui civili”
L’ANCI e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) rivolgono l’invito a tutti i Comuni italiani a partecipare alla Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, che si celebra il 1° febbraio di ogni anno. Istituita all’unanimità dal Parlamento con la legge n. 9 del 25 gennaio 2017, questa ricorrenza nasce con un duplice obiettivo: commemorare le vittime civili di tutte le guerre e promuovere una riflessione sull’impatto devastante che i conflitti attuali hanno sulle popolazioni civili coinvolte. Di fronte all’intensificarsi della violenza indiscriminata in numerosi contesti di guerra diventa sempre più urgente ribadire con forza l’assoluta necessità di proteggere i civili, le infrastrutture essenziali come abitazioni, scuole, ospedali e risorse idriche e salvaguardare il patrimonio culturale, attraverso l’applicazione del Diritto internazionale umanitario. In occasione della prima ricorrenza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una sua dichiarazione, sottolineò come la Giornata costituisca “un’autentica opportunità, soprattutto per i più giovani, per mobilitare le coscienze contro ogni forma di barbarie, tenere viva la memoria degli orrori delle guerre e dei conflitti, rispondendo alle grandi sfide contemporanee che minano la pace, la concordia e la prosperità dei popoli”. Nelle precedenti edizioni, centinaia di Comuni italiani, ma anche istituzioni nazionali come Palazzo Chigi, la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica e i principali Ministeri, hanno aderito alle celebrazioni della Giornata illuminando di blu le proprie sedi o monumenti simbolici ed esponendo lo striscione con lo slogan “Stop alle bombe sui civili”. Anche il Presidente della Repubblica e il Santo Padre, nei loro recenti messaggi, hanno ricordato l’immane sofferenza dei civili nei conflitti e la necessità della loro tutela. L’ANCI e l’ANVCG rinnovano con convinzione l’appello a tutti i Comuni ad unirsi alle celebrazioni della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo 2026, illuminando la facciata del Municipio o un altro edificio o monumento rappresentativo con una luce blu e/o esponendo lo striscione con il messaggio “Stop alle bombe sui civili”. Questo semplice gesto simbolico rappresenta un forte richiamo alla pace e la richiesta di protezione dei più vulnerabili, attraverso il rispetto del Diritto internazionale umanitario. Tutte le sindache e i Sindaci a dicembre scorso hanno ricevuto una lettera dall’ANCI e dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) per aderire, lettera in cui erano segnalati il sito dell’ANVCG www.anvcg.it o il sito ANCI www.anci.it per acquisire ulteriori informazioni e anche la scheda di adesione e le grafiche da scaricare. Anche quest’anno, inoltre, numerose Regioni hanno confermato la loro adesione, a testimonianza che la pace si costruisce a partire dalle comunità locali. A Roma si tingeranno di blu anche i palazzi delle principali istituzioni nazionali come Palazzo Chigi, la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica e i principali Ministeri. “La messa in crisi del sistema multilaterale, che per decenni ha assicurato la pace all’interno della comunità internazionale, sta provocando la perdita di ogni protezione per i civili che restano esposti alla brutalità della guerra, ha sottolineato Michele Vigne, Presidente Nazionale dell’ANVCG e vittima civile di guerra. Siamo convinti che per invertire questa tendenza sia necessario partire dalle nostre comunità, dove è possibile riconoscere l’altro come persona. Per questo crediamo fortemente che la partecipazione dei Comuni alla Giornata Nazionale non sia un semplice gesto simbolico ma una dichiarazione di impegno a costruire la pace ogni giorno”. Oggi nel mondo sono in corso 32 guerre e 23 situazioni di crisi, il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. Gli effetti delle armi esplosive nei centri urbani sono devastanti: il 90% delle vittime sono civili, che riportano ferite complesse e traumi psicologici duraturi. “I Comuni italiani sono da sempre il primo presidio di democrazia e solidarietà, ha dichiarato il Presidente dell’ANCI e Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Abbiamo a cuore le nostre comunità, i civili non possono e non devono essere un bersaglio. Aderendo a questa Giornata, vogliamo che la luce blu che illuminerà i nostri palazzi e monumenti arrivi ovunque come un grido silenzioso ma potente. Ogni Comune si fa così portavoce di una diplomazia delle città che mette al centro il diritto alla vita e la dignità umana, ribadendo che la pace è un bene comune che va difeso con azioni concrete e consapevolezza collettiva”. Qui la lettera congiunta: https://www.anci.it/wp-content/uploads/2025/12/145_Lettera-ANCI_ANVCG-2026.pdf. Giovanni Caprio
January 31, 2026
Pressenza
ANCI: 2,5 milioni € a giovani imprenditori per servizi agli anziani nelle aree interne
“L’avviso su imprenditorialità giovanile e silver economy che ANCI ha pubblicato nei giorni scorsi è un vero ponte tra le generazioni, un progetto che coniuga la creazione di nuova imprenditorialità giovanile con la risposta alle esigenze della popolazione più anziana. Protagonisti saranno i Comuni delle aree interne e dei territori fragili del Paese. È una sfida che guarda al futuro”, dichiara Roberto Pella, vice presidente nazionale ANCI e delegato ad Aree interne, Politiche giovanili, Salute e Sport, a proposito dell’avviso che impegna 2,5 milioni di euro del Fondo per le politiche giovanili, rivolto essenzialmente ai Comuni e alle Unioni delle aree interne. Le domande scadranno il 14 gennaio 2026. “Questo progetto rende concreta l’esortazione che nella 42° Assemblea Anci di Bologna è venuta ancora una volta dalla voce autorevole del presidente Mattarella – prosegue Pella – Il Capo dello Stato ha invitato tutti a tenere stretti e anzi rinsaldare i legami di solidarietà tra le generazioni, le comunità e i territori della Repubblica, soprattutto quelli più fragili, che stanno subendo la sfida dello spopolamento e della riduzione di opportunità e servizi. Una tendenza che può e deve essere invertita e che ANCI sta contrastando attivamente anche con la rinnovata Agenda controesodo per i piccoli Comuni e le aree interne. Ringrazio monsignor Vincenzo Paglia che sostiene l’Associazione in questo percorso con la sua grande esperienza e competenza”. “Esprimiamo piena soddisfazione per il bando Anci che promuove l’imprenditorialità giovanile attorno ai Comuni delle aree interne ed alla popolazione anziana – dichiara da parte sua monsignor Vincenzo Paglia, presidente dell’Osservatorio sulla salute bene comune dell’Università cattolica -Una formula che susciterà moltissime sinergie sui temi della silver economy, della connettività nei piccoli centri, del recupero del suolo, del cohousing  e del turismo lento. Il bando rappresenta un passo avanti ulteriore nella piena implementazione della Legge 33, dimostrando ancora una volta, speriamo, che misure di sostegno ai giovani, integrate con provvedimenti di telemedicina e mobilità dei servizi sociosanitari rappresentano la soluzione ideale in aree a bassa densità abitativa, isolate e con alta prevalenza di anziani. Questo progetto rappresenta la risposta alla complessità storica e geografica dell’Italia, a bisogni diversi ma convergenti, che ci aiuterà a recuperare un’ampia porzione del Paese”. L’iniziativa è finanziata con 2,5 milioni di euro dal Fondo per le politiche giovanili. La scadenza per la presentazione delle domande à il 14 gennaio 2026. INFORMAZIONI : Avviso ANCI su imprenditorialità giovanile e silver economy nei territori fragili   Redazione Italia
November 25, 2025
Pressenza
UNICEF Italia e ANCI: oltre 260 Comuni hanno aderito a “Go Blue”: sensibilizzare sul tema dei diritti dell’infanzia
L’UNICEF Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI celebrano insieme la Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza (20 novembre) con l’iniziativa “Go Blue” per sensibilizzare la cittadinanza sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Ad oggi oltre 260 Comuni – piccoli e grandi – hanno aderito all’iniziativa, tra cui i capoluoghi: Arezzo, Bari, Benevento, Brescia, Carrara, Catania, Catanzaro, Como, Crotone, Fermo, Firenze, Iglesias, L’Aquila, La Spezia, Latina, Livorno, Lodi, Mantova, Messina, Napoli, Pesaro, Pescara, Pisa, Pistoia, Ravenna, Reggio Emilia, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Treviso, Trieste   L’iniziativa Go Blue è rivolta in particolare alle amministrazioni comunali che sono invitate a illuminare di blu un monumento o un edificio significativo della propria città per richiamare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sull’importanza di conoscere, diffondere e dare reale applicazione ai diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite 36 anni fa. “La luce blu vuol essere un potente richiamo visivo alla necessità di garantire la piena attuazione dei diritti di ogni bambino, bambina e adolescente, in Italia e nel mondo. Come amministrazioni comunali abbiamo un ruolo insostituibile nel promuovere questi diritti a livello locale e sensibilizzare l’intera cittadinanza, per ribadire la volontà delle istituzioni di tradurre in azioni concrete i principi sanciti dalla Convenzione ONU. Ogni monumento illuminato sarà un segno tangibile che la nostra comunità si impegna per un futuro in cui i diritti dei minorenni siano pienamente riconosciuti e rispettati”, ha dichiarato Gaetano Manfredi, Presidente dell’Anci e sindaco di Napoli. “Anche quest’anno celebriamo la Giornata Mondiale dell’Infanzia con l’iniziativa Go Blue insieme con l’ANCI, con cui recentemente abbiamo rinnovato un Protocollo d’intesa, rafforzando la decennale collaborazione sulle tematiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Gli amministratori locali sono per noi interlocutori prioritari nella promozione di politiche a favore dei minorenni.”, ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. “La proposta di illuminare di blu un monumento o un edificio è un invito a richiamare in maniera simbolica l’importanza di garantire l’attuazione dei diritti di tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti e a ricordare l’indispensabile ruolo svolto dalle amministrazioni comunali nel promuovere la Convenzione ONU e i diritti in essa sanciti”. L’iniziativa “Go Blue” rientra tra le azioni di sensibilizzazione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rivolte ai Comuni, previste dal Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti. Per conoscere l’iniziativa e l’elenco aggiornato dei Comuni che aderiscono: www.unicef.it/goblue UNICEF
November 19, 2025
Pressenza
Un nastro rosa contro il cancro al seno, per la prevenzione e la ricerca
Grazie ai progressi della ricerca nella prevenzione e nella cura del cancro al seno, la percentuale di sopravvivenza a questo tipo di tumore è in costante aumento: oggi l’88% delle donne sono vive dopo cinque anni dalla diagnosi. Il tumore al seno resta però la neoplasia più diffusa in Italia: ogni anno colpisce circa 53.000 donne e una donna su otto riceve la diagnosi nell’arco della vita. È quindi fondamentale intensificare gli sforzi per ridurre la percentuale del 12% di pazienti che non si riescono ancora a curare, attraverso nuove terapie più sicure ed efficaci contro i tumori più aggressivi.  Il traguardo può sembrare vicino, ma il cosiddetto “ultimo miglio” è sempre la sfida più difficile e complessa. Richiede infatti un impegno ancora maggiore da parte dei ricercatori perché è proprio qui che si affrontano gli ostacoli più ostici. Tra questi vi sono il tumore del seno triplo negativo, che risponde solo in parte ai trattamenti attualmente disponibili e colpisce soprattutto in giovane età, e il tumore del seno metastatico, che oggi riguarda circa 37.000 donne in Italia (https://www.aiom.it/wp-content/uploads/2024/12/2024_NDC-web.pdf).  Come si legge sul sito dell’AIRC: “Sono stati identificati molti fattori di rischio per questo tipo di tumore. Alcuni sono modificabili, come abitudini e comportamenti dannosi, quali un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, l’abitudine al fumo e una vita particolarmente sedentaria. Altri fattori di rischio, invece, non si possono modificare, come i fattori genetici e l’età: la maggior parte di tumori del seno colpisce donne oltre i 50 anni. Ci sono inoltre alcuni fattori legati alla vita riproduttiva della donna che possono influenzare il rischio di tumore del seno: per esempio, una prima gravidanza prima dei 30 anni e l’allattamento al seno sono protettive contro la malattia. Circa il 5-­10 per cento dei tumori della mammella sono associati a fattori di rischio ereditari, in particolare a mutazioni nel DNA che in circa un quarto dei casi interessano i geni BRCA1 o BRCA2. Secondo le stime di AIRTUM, AIOM e Fondazione AIOM, il rischio di ammalarsi nel corso della vita di tumore mammario è pari a circa il 65 per cento per le donne portatrici di mutazioni del gene BRCA1, mentre la percentuale scende al 40 per cento circa se la mutazione interessa il gene BRCA2. Pertanto, alle donne portatrici di tali mutazioni il servizio sanitario offre gratuitamente la possibilità di entrare in programmi di sorveglianza che includono anche la risonanza magnetica mammaria, a partire dalla giovane età. La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 25 anni con l’autopalpazione, affiancata alla mammografia biennale dopo i 45-50 anni. Nelle donne giovani, l’ecografia e la mammografia si eseguono solo in caso di necessità” (https://www.airc.it/).  La campagna Nastro Rosa è un’occasione preziosa per sensibilizzare le donne sull’importanza della diagnosi precoce, perché individuare un tumore in fase molto inziale aumenta notevolmente la possibilità di curarlo in modo più efficace. Nel mese di ottobre tutto il mondo si mobilita contro il cancro al seno, indossando il nastro rosa diventato negli anni il simbolo della prevenzione e della ricerca sul tumore più diffuso tra le donne. In questa occasione Fondazione AIRC unisce ricercatori, pazienti e sostenitori per affrontare insieme la sfida più grande: trovare cure sicure ed efficaci per le donne colpite dalle forme più aggressive. Per questo il nastro rosa di AIRC è diverso dagli altri: incompleto, come l’obiettivo che non è stato ancora pienamente raggiunto. Il Nastro Rosa di Fondazione AIRC invita ad affrontare insieme il grande passo che ci separa dal traguardo: curare tutte le donne. Per rendere sempre più curabili tutti i tumori al seno, Fondazione AIRC solo nel 2024 ha destinato oltre 14 milioni di euro a progetti di ricerca e borse di studio in questo ambito. Qui gli eventi che si svolgeranno sul territorio: https://nastrorosa.airc.it/eventi.  Anche i Comuni italiani sono in prima linea nella sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione. E domani, lunedì 29 settembre alle ore 12, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani – ANCI (https://www.anci.it/) e la Lega Italiana per la Lotta contro i tumori – LILT (https://www.lilt.it/) presenteranno la campagna di prevenzione Ottobre Rosa 2025 dedicata alla sensibilizzazione sul tumore al seno. All’evento, patrocinato dalla Camera dei Deputati, prenderanno parte tra gli altri: Roberto Pella, vice presidente Anci con delega alla salute, la segretaria generale dell’Anci Veronica Nicotra, il presidente di Federsanità Fabrizio d’Alba, il capo Dipartimento Prevenzione, Ricerca ed Emergenze Sanitarie del ministero della Salute Maria Rosaria Campitiello, la segretaria generale della Conferenza delle Regioni e della Province autonome, Alessia Grillo, Francesco Schittulli, presidente LILT, Gaetano Manfredi, presidente Anci e il  ministro per la Salute, Orazio Schillaci. Qui l’Opuscolo della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT predisposto per l’ultima “Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica 2025”:  https://www.lilt.it/sites/default/files/guide/2025-03/ULTIMO%20OPUSCOLO%20SNPO%202025%20SINGOLE.pdf.  Giovanni Caprio
September 28, 2025
Pressenza
La violenza contro i minori. E l’iniziativa “DIRITTI IN COMUNE” di UNICEF e ANCI
L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e il Ministero della Salute, nell’ambito degli Accordi inter-istituzionali firmati il 20 novembre 2019 e il 4 maggio 2023 per “l’alimentazione della banca dati sulla violenza di genere con i flussi informativi sanitari”, hanno presentato un approfondimento sui minori vittime di violenza che si rivolgono ai servizi ospedalieri. Nel report vengono analizzati gli accessi in pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri di bambini e ragazzi di 0-17 anni con diagnosi riconducibili alla violenza. L’analisi presenta i dati per genere e classi di età (0-2, 3-10, 11-17) nel periodo 2017-2023. Questi sono i principali risultati dell’analisi: negli anni 2017-2023 sono stati 6.024 gli accessi al Pronto Soccorso (PS) di bambini e ragazzi con almeno una diagnosi di violenza, di cui 3.846 (63,8%) relativi a femmine e 2.178 (36,2%) a maschi; nello stesso periodo si sono registrati 4.245 ricoveri ospedalieri in regime ordinario, di cui 1.816 (42,8%) relativi a femmine e 2.429 (57,2%) a maschi; in entrambi i flussi sanitari sono in prevalenza pazienti di 11-17 anni: 52,8% per gli accessi in PS, 60,5% per i ricoveri ordinari; rispetto alla popolazione residente, gli accessi al PS con diagnosi di violenza di bambine e ragazze sono circa il doppio dei maschi (84,5 per 100.000 vs 45,1), mentre i tassi di ospedalizzazione sono più elevati per i maschi (46,9 minori per 100.000 residenti) rispetto alle femmine (36,3); il divario di genere è massimo nella classe 11-17 anni, ma di segno opposto nei due flussi sanitari: il tasso di accesso al PS è quasi tre volte più elevato nelle femmine (117,8 per 10.000 vs 44,4), mentre il tasso di ricovero ordinario è 1,5 volte più alto nei maschi (70,4 vs 48,0); tra i diversi ambiti della violenza considerati nell’analisi, la violenza sessuale è la causa principale degli accessi al PS (34,5% rispetto al totale degli accessi con diagnosi di violenza), in particolare nel sesso femminile (46,3%) e nella classe 11-17 anni (55,2%): la violenza di tipo psicologico spiega il 30,2% degli accessi al PS ed è la più frequente per i maschi (36,0%), in particolare a 11-17 anni (49,3%); gli accessi al PS dovuti ad episodi di trascuratezza sono più frequenti nei bambini fino a 2 anni: 49% per le femmine e 61,4% per i maschi; anche nei ricoveri ordinari la violenza sessuale rappresenta la causa principale nelle femmine, con il 14,9% rispetto al totale dei ricoveri con diagnosi di violenza, percentuale che sale al 19,7% nella classe 11-17 anni; la trascuratezza costituisce la motivazione più frequente del ricovero nei maschi (7,2%) e la seconda causa nelle femmine (13,4%), con l’incidenza è più elevata in entrambi i generi nella classe 3-10 anni; la violenza fisica rappresenta il 5,2% dei ricoveri di minori con diagnosi di violenza per i maschi e l’8,7% per le femmine, ma è la prima motivazione del ricovero in entrambi i generi nei bambini di 0-2 anni; per la violenza psicologica i valori nei ricoveri ordinari sono 5,1% nei maschi e 8,0% nelle femmine, ma salgono a 11,3% e 8,9% a 0-2 anni; tra le diagnosi che determinano il ricorso alle strutture ospedaliere per cause legate alla violenza nei minori la “Sindrome del bambino maltrattato” è all’origine di più di un accesso in PS su due (58,8%) e di un ricovero ordinario su quattro (25,8%); per il PS questa diagnosi viene riportata nel 64% degli accessi femminili e nel 48,6% di quelli maschili, mentre in caso di ricovero ordinario è riportata nel 38% dei ricoveri femminili e nel 16,7% di quelli maschili; nel 13,5% dei ricoveri ordinari di minori con diagnosi di violenza è riportata l’informazione relativa all’esecutore della violenza (17,6% per le femmine, 10,5%, per i maschi) e per oltre la metà dei casi l’esecutore è nell’ambito familiare (50,8% dei casi con indicazione dell’esecutore) e si tratta prevalentemente del padre/patrigno della vittima (37,3%) o un altro parente (13,4%). Oggi, 27 maggio, ricorre il 34° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. L’UNICEF Italia, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), ha lanciato per l’occasione l’iniziativa DIRITTI IN COMUNE: una campagna di sensibilizzazione rivolta alle amministrazioni comunali che ha l’obiettivo di favorire la conoscenza dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza tra gli amministratori e i cittadini. L’iniziativa vuole celebrare il 34° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, avvenuta con la Legge n.176 del 27 maggio 1991. Più di 160 comuni hanno comunicato l’adesione e si sono impegnati a diffonderne i contenuti attraverso il sito e i profili social istituzionali dell’amministrazione e dei singoli amministratori utilizzando l’hashtag #dirittincomune27maggio e distribuendo i materiali di comunicazione in tutti i luoghi pubblici. I Comuni possono svolgere una funzione importantissima nel garantire i diritti delle bambine e dei bambini e per favorire la partecipazione dei bambini e degli adolescenti alle scelte e alle decisioni che li riguardano e DIRITTI IN COMUNE costituisce un’opportunità per le amministrazioni comunali per comunicare alla cittadinanza il proprio impegno nel sostenere politiche e programmi che tengano conto delle richieste e delle esigenze dei minorenni. L’iniziativa è promossa nell’ambito delle azioni di sensibilizzazione realizzate dal Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti e previste dal protocollo ANCI – UNICEF Italia, per ricordare il ruolo centrale svolto dai Comuni nell’attuazione dei principi sanciti dalla Convenzione ONU. Qui il focus dell’ISTAT: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Violenza-contro-minori-2025-3.pdf.  Qui per maggiori informazioni su “Diritti in Comune edizione 2025”: https://www.unicef.it/media/diritti-in-comune-edizione-2025/.    Giovanni Caprio
May 28, 2025
Pressenza