Ermelinda, Alice e la Val di Susa, tra carcere e guerra
Una piazza invasa dal tramonto, un piccolo gazebo a protezione del tavolo colmo
dei buoni cibi portati da ognuno per condividerli con tutti: è il modo di stare
insieme del Movimento NO TAV, il segno di una partecipazione collettiva, nata
sui prati di Venaus accanto ai fuochi di resistenza del lungo inverno del 2005 e
praticata ogni volta che serve ritrovarsi, per rabbia o per allegria, e
riprendere insieme gli spazi materiali della lotta. Oggi siamo qui, nel cuore di
Bussoleno, nella piazzetta dove si fronteggiano la casa comunale e la chiesa e
ancora resiste, a sfidare i tempi, l’albero della libertà. Ci siamo per
ricordare al paese che due compagne e concittadine, Ermelinda e Alice, sono da
alcuni giorni recluse agli arresti domiciliari e richiederne l’immediata
liberazione.
La loro colpa? Essere attive e convinte antifasciste, far parte del Movimento NO
TAV e opporsi con generosità al disastro sociale e ambientale legato alla
grande, mala, inutile opera.
Alice (foto notav.info)
Restrizioni analoghe sono in atto ormai da lungo tempo anche contro Giorgio, con
l’alternarsi di arresti domiciliari e sorveglianza speciale. Su di loro lo
Stato, attraverso i suoi tribunali, applica il diritto penale del nemico per cui
diventano reato il diritto alla critica, una visione del mondo conflittuale al
sistema e l’opposizione allo stato di cose presente. Non a caso le restrizioni
sono arrivate alla vigilia del 25 aprile: quest’anno, per Ermelinda e Alice,
niente Festa della Liberazione, niente Primo Maggio né partecipazione allo
spezzone sociale del Corteo torinese…
La serata si conclude con una passeggiata collettiva per le vie del paese fino
alla casa di Ermelinda: nulla più che un breve saluto, noi in strada oltre il
cancello, Erme a distanza, sul balcone. Ci vengono incontro festanti i suoi
miti, dolcissimi cani. Alice è lontana, irraggiungibile in quest’ora che si fa
notte: per oggi, non possiamo far altro che immaginarla, affacciata alla
finestra della Meisonetta, l’antica casa di partigiani alta sul paese, tra
boschi e rocce.
Si ritorna in centro costeggiando la ferrovia, accompagnati dallo sferragliare
di un treno merci, lunga fila di pianali perfettamente vuoti, transitanti in una
stazione deserta: la smentita concreta alle menzogne della lobby del TAV che,
rappresentando la ferrovia esistente come ormai insufficiente alle necessità di
trasporto, dichiarava indispensabile una nuova linea TAV, vaticinando delle
“magnifiche sorti e progressive” di una modernità lanciata ad alta velocità
sulle dorate vie del Mercato Globale.
Oggi che il mondo va in pezzi solcato dai venti di guerra, l’Europa di
Maastricht riconverte in corridoi militari quelli che erano i progetti di
trasporto per passeggeri e merci, ed a tale scopo moltiplica i finanziamenti. Il
“Corridoio Mediterraneo per il trasporto di truppe ed armamenti da Ovest verso
Est”, di cui è segmento la Torino-Lyon, costituisce uno dei progetti prioritari.
Il NO TAV della Valle che resiste diventa così opposizione chiara, concreta e
intransigente contro la guerra del capitale ai popoli del mondo. E la lotta
presente si riconnette alle lotte del passato che in essa tornano a rivivere: il
sabotaggio partigiano al ponte ferroviario dell’Arnodera; gli scioperi dei
quattrocento ferrovieri di Bussoleno che nel ’44 bloccarono la ferrovia
Torino-Modane rendendola impraticabile ai trasporti nazifascisti; il rifiuto
unanime a fabbricare armi, messo in pratica negli anni ’70 dagli operai della
Moncenisio di Condove; le manifestazioni contro le guerre dell’Occidente
imperialista e gli aiuti solidali alle Resistenze dei Paesi aggrediti…
Dunque esiste una ragione in più di metterci in cammino, non disdegnando il
pessimismo della ragione che ci rende attenti alla via e praticando l’ottimismo
della volontà che ci spinge ad andare avanti, nella consapevolezza che non siamo
soli e che, insieme, “fermare il TAV si può, fermarlo tocca a noi”.
Centro Sereno Regis