Educazione e iniziative dal mare: soft skills, inclusione e militarizzazione
Venezia, Riva San Biasio, Sestiere Castello: il veliero – nave scuola – Amerigo
Vespucci all’ancora, mostra tutta la sua bellezza, lucido di legni, brillante di
metalli, nel candore delle vele ancora dispiegate. La folla ammira dalle
Fondamenta, i bambini e le bambine aspettano Capitan Uncino.
Ancora Venezia, l’Arsenale: i turisti che varcano il suo trionfale ingresso
governato dalle due torri, vedono l’enorme invaso protetto dalla lunga corona di
mura merlate, guardano con meraviglia le gigantesche gru, visitano il Museo.
Difficilmente volgono lo sguardo verso l’altro versante della Laguna dove, i
pinnacoli delle abbandonate industrie chimiche e metallurgiche diventano, al
tramonto, fantastici castelli di fantasmi, rivolti verso San Marco. Oggi, su
quella riva paludosa di Marghera, la Fincantieri ci costruisce le navi da
crociera, le stesse che i veneziani odiano.
Potrei continuare a dire di bellezza e di disarmonie disarmanti, ricordando il
Museo del Mare di Gaeta, ristrutturato a cura dell’Università Sapienza di Roma
che, dopo averne scempiato gli antichi spazi interni, ha abbandonato il sito al
volontariato e ai pochi fondi del Comune. Eppure, è bello, va visto. Ma, come
nelle segnalazioni che commentiamo, nelle favole, l’incanto, la meraviglia sono
apotropaici, sono funzionali a creare il clima di sospensione del giudizio, lo
stupore che blocca per un attimo il pensiero e lascia senza parola.
Insomma, la miscela emotiva che mantiene vivo il consenso verso le iniziative
formative e di orientamento (magia delle parole cangianti…) proposte alle scuole
italiane dalla Marina Militare. Aderisce al progetto della Fondazione Nave
Italia (https://www.naveitalia.org/) con il brigantino Ermes, biblica arca,
anche l’Istituto di Istruzione Superiore (IIS) Antonio Stradivari di Cremona
che, dalla terra ferma padana imbarca i suoi giovani e i suoi violini (clicca
qui per la notizia).
Le intenzioni sono al solito inclusive, pacifiste, soccorrevoli: come salvare
dal baratro della dispersione scolastica le migliaia di studenti naufraghi,
abbandonati senza giubbotti salvavita, nello sconforto che va dalla fragilità,
alla esclusione sociale e via verso la devianza della cultura del coltello e
dello spaccio. Lo spiega con orgoglio il dirigente dell’istituto padano.
Sembrano felici le professoresse e i professori di vedersi ancora una volta
scippato il lavoro educativo, di insegnamento, di costruzione di una scuola che
provi a sfidare il degrado dei quartieri periferici, lo squallore delle vite
famigliari, la violenza delle strade.
Le competenze non cognitive, le soft skill dell’affettività e della manualità
mutualistica si imparano a bordo. E qui faccio un inciso per segnalare
l’articolo di Rossella Latempa su ROARS
(https://www.roars.it/le-soft-skills-a-scuola-i-fragili-e-i-metal-detector/). I
progetti che presentano le scuole aderenti alla sperimentazione sulle abilità
soft, ex legge 19 febbraio 2026 n. 22, di cui scrive Latempa, sono simili a
quelli qui segnalati.
Passate attraverso le tre fasi previste anche da Nave Italia (momento
introduttivo al PNRR per un po’ di educazione economico-finanziaria; team
building creativo nell’ambiguità fra le skill dell’individualismo e della
cooperazione; mostra finale, ovviamente multimediale e multiverso), le attività
proposte verranno giudicate da una Commessione grazie alla restituzione operata
dall’INVALSI (e si stenta a crederlo, ma è proprio così).
Ormai si sa, noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università siamo affetti da retropensiero, pensiamo che tutto questo
navigare serva solo a coltivare i sogni di un lavoro dignitoso signorsì, siano
ancorati a una scuola che non esiste più, fatta di aule, banchi, libri, voci che
narrano, discutono, cercano. Una scuola dove si impara che – nel Seicento – il
giusnaturalista olandese Grozio (Ugo de Groot), fondò il diritto del mare
nell’ambito del più ampio diritto internazionale.
Il mare infinito, libero da ogni contrattazione profittevole, bene di tutti,
definito come inappropriabile, nel secolo in cui la proprietà privata e lo
sfruttamento dell’uomo sull’uomo trovavano i loro pensatori. Una scuola dove si
ricordi agli studenti che il mare nostrum, il Mediterraneo, è diventato un
immenso cimitero, luogo di sepoltura anonima di migliaia di persone che nemmeno
sono arrivate a popolare i nostri degradati quartieri, a gonfiare le cifre
dell’abbandono scolastico.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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