Scompare l’antitetanica: la salute sacrificata alle logiche di mercato
Eliminato il vaccino monovalente, resta l’obbligo di accettare soluzioni
combinate: meno scelta, più imposizione
Non è un’indiscrezione, non è un complotto, è una manovra di mercato scritta
nero su bianco, eseguita con la freddezza di chi considera i pazienti non come
persone, ma come numeri di serie su una catena di montaggio.
Il vaccino antitetanico monovalente (IMOVAX TETANO) sparirà dall’Italia entro il
2026.
Non lo tolgono perché non funziona, lo tolgono perché non rende abbastanza. E la
cosa più insopportabile è la spocchia con cui questa decisione viene servita al
pubblico.
Si sono dotati di un alibi, la “Scienza” è usata come scudo. L’azienda
produttrice ha il coraggio di dichiarare che il vaccino è sicuro, efficace e
privo di difetti qualitativi, ma lo ritira comunque. Perché? Per “allineamento
alle raccomandazioni”.
Siamo davanti a un esercizio di ipocrisia senza precedenti: usano il prestigio
della scienza per nascondere una banale operazione di upselling. L’upselling è
quella tecnica commerciale in cui un venditore sprona il cliente ad acquistare
una versione più costosa, sofisticata o “premium” del prodotto che intendeva
comprare inizialmente. E’come se un concessionario smettesse di venderti un
pezzo di ricambio perché “la scienza consiglia l’acquisto dell’intera auto“.
Vogliono venderti tre vaccini al prezzo di uno, e ti dicono che lo fanno per il
tuo bene.
La logica è tanto semplice quanto spietata:
* Produrre un vaccino singolo costa e frammenta il mercato.
* Vendere il pacchetto “3 in 1” (Difterite-Tetano-Pertosse) semplifica la
logica industriale e massimizza i profitti per singola iniezione. Nessun
supermercato arriva a tanto.
Ma la salute non è un menu fisso dove non puoi cambiare il contorno. Questa è
un’offesa alla libertà terapeutica, l’arroganza della ditta sta nel decidere,
unilateralmente, che le tue esigenze cliniche specifiche sono meno importanti
della loro ottimizzazione dei costi.
Se hai bisogno solo del tetano, ti becchi anche il resto, prendere o lasciare.
Decidono loro cosa deve entrarti in corpo.
La manovra è meschina: in Italia, la vaccinazione antitetanica è obbligatoria
per tantissime categorie di lavoratori.
Togliendo il monovalente, la ditta (col silenzio assenso delle
istituzioni) mette milioni di persone in trappola:
1. La Legge ti obbliga a proteggerti dal tetano.
2. La Ditta ti toglie l’unico strumento mirato per farlo.
3. Il Risultato: sei costretto a subire somministrazioni superflue di
antigeni contro malattie che non ti riguardano o per cui sei già protetto,
solo per poter lavorare.
È una coercizione sanitaria indiretta alimentata dall’avidità. Un lavoratore che
chiede solo di essere in regola con la sicurezza sul lavoro diventa l’ostaggio
di un consiglio di amministrazione che vuole pompare i margini di guadagno.
L’arroganza si trasforma in ridicolo quando guardiamo oltre il confine:
in Germania, Svizzera, Polonia e Paesi Bassi, per esempio, la “scienza” (che
dovrebbe essere universale) permette ancora l’uso del monovalente. Perché lì sì
e qui no? Forse perché all’estero i cittadini non accettano di essere trattati
come consumatori passivi?
La soluzione proposta è un insulto: “Potete sempre importarlo dall’estero”.
Quindi, lo Stato e l’azienda distruggono la distribuzione interna per poi
costringerti a implorare un farmaco tramite procedure burocratiche estenuanti.
È disorganizzazione spacciata per razionalizzazione.
Se oggi accettiamo che una multinazionale possa decidere di eliminare un farmaco
essenziale e mirato solo per spingere versioni “multitasking” più redditizie,
abbiamo rinunciato al concetto stesso di medicina.
Domani ci toglieranno altre opzioni: ci abitueranno a protocolli standardizzati
dove il parere del medico e la volontà del paziente contano zero di fronte ai
grafici di vendita. La salute dei cittadini è trattata come la gestione del
bestiame: meno scelta, più profitti.
Non è progresso, è un ritorno al medioevo dei diritti. Difendere il vaccino
monovalente è una battaglia per la dignità umana contro l’arroganza di chi vuole
decidere cosa deve scorrere nelle nostre vene in base al prezzo delle azioni in
borsa.
Basta maschere, questa non è scienza, è solo business sulla nostra pelle.
AsSIS