Decine di padiglioni chiusi e cortei contro Israele. Inizia la Biennale di Venezia
Padiglioni chiusi e migliaia di persone in corteo hanno segnato la giornata di
mobilitazione contro la presenza di Israele alla Biennale di Venezia, durante il
terzo giorno di pre-apertura. Mentre lo sciopero dei lavoratori della cultura
lasciava con la serranda abbassata 27 stand nazionali — Italia esclusa — da via
Garibaldi si muovevano tremila persone, in direzione Arsenale. L’obiettivo dei
manifestanti era il padiglione israeliano, per denunciare i crimini
internazionali commessi da Tel Aviv, dal genocidio in Palestina ai recenti
assalti alla Flotilla diretta a Gaza. A impedire la contestazione democratica è
stato il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, che con scudi e
manganelli ha bloccato il corteo nei pressi di Campo della Tana.
Collettivi dei lavoratori della cultura, come Art not genocide alliance (ANGA),
e sigle sindacali, tra cui l’Unione Sindacale di Base (USB) avevano indetto per
ieri una giornata di mobilitazione contro precarietà, guerra e genocidio in
Palestina. I promotori hanno denunciato i continui tagli al settore, che rendono
incerta la vita di migliaia di operatori, mentre la spesa pubblica in
armi continua a crescere e lo farà anche negli anni a venire. Il governo Meloni,
su ordine di Donald Trump, ha infatti deciso di destinare il 5% del PIL alla
spesa militare. Mentre Israele e Stati Uniti disseminano il caos — tra
Palestina, Libano, Iran, Venezuela — le multinazionali del settore, tra cui
l’italiana Leonardo, si arricchiscono, realizzando profitti da record.
«A pochi giorni dall’apertura della Biennale, ci appelliamo a chiunque creda che
l’arte non possa diventare strumento di normalizzazione del genocidio». Con
queste parole l’Art not genocide alliance aveva rilanciato la contestazione
verso Israele, che proprio ieri ha inaugurato il suo padiglione alla Biennale di
Venezia. Chi invece oggi, dopo tre giorni di pre-apertura, non parteciperà
all’inaugurazione ufficiale è la Russia, cacciata dalla presidenza della
Biennale su pressione dell’Unione Europea che dopo gli inviti era passata
alle minacce.
Si tratta della stessa organizzazione sovranazionale che non ha invece mosso un
dito contro la presenza israeliana, scrivendo l’ennesima pagina di doppiopesismo
europeo. Sul piano economico, in due anni e mezzo l’UE non ha varato alcun
pacchetto di sanzioni nei confronti di Israele, come fatto invece 20 volte per
la Russia, alla luce dell’invasione dell’Ucraina. Pochi giorni fa, a Bruxelles,
è stata respinta la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele.
Spagna, Slovenia e Irlanda avevano chiesto di sanzionare Tel Aviv per i suoi
crimini, dalla colonizzazione della Palestina al genocidio del suo popolo,
passando per la recente invasione del Libano e gli attacchi alla Flotilla
diretta a Gaza.
Nel silenzio delle istituzioni i popoli continuano ad agire. L’appello lanciato
dai lavoratori della cultura è stato accolto a Venezia: 27 padiglioni della
Biennale sono rimasti chiusi durante l’evento di pre-apertura, con gli artisti
che hanno spiegato le proprie ragioni ai visitatori incuriositi. Anche se
l’Italia ha deciso di non aderire all’iniziativa, garantendo il massimo supporto
all’alleato israeliano, ci hanno pensato migliaia di cittadini a dare continuità
allo spirito solidale mostrato negli anni verso il popolo palestinese,
prendendosi le strade veneziane.
L'Indipendente