Contestazione a Napoli contro MSC tra genocidio e inquinamento
Movimenti e reti territoriali protestano contro l’impatto ambientale delle
grandi navi, il traffico di armamenti e i progetti previsti a Bagnoli in vista
dell’America’s Cup 2026.
Il 7 maggio a Napoli, a bordo della nave da crociera MSC Divina, attraccata nel
porto di Napoli, si teneva il convegno dal titolo “Prevenzione, performance e
salute – promuovere una cultura della prevenzione concreta”, promosso dalla
Fondazione Fioravante Polito.
Durante l’iniziativa, un gruppo di abitanti della città ha avviato una
contestazione contro MSC (Mediterranean Shipping Company S.A.) esponendo
cartelli e facendo speakeraggio; dal comunicato stampa diffuso dopo
l’intervento, diramato dalla rete di cui fanno parte Mare Libero, No America’s
Cup, Giardino Liberato, Ecologie Politiche, Laboratorio Iskra, Centro Handala
Ali, BDS Napoli e Salerno e altre realtà, si legge: “Una giornata di lotta
contro MSC: se si vuole parlare di salute e prevenzione, non si può prescindere
dal parlare dell’inquinamento prodotto dalle navi da crociera e dei suoi effetti
sulla salute, a partire proprio dalle gigantesche navi della compagnia di
navigazione MSC. Studi internazionali, ormai da anni, denunciano l’impatto
drammatico di queste navi sulla qualità dell’aria, e oltre a questo, abbiamo
voluto aggiungere anche l’impatto della MSC su altre persone, sull’altra sponda
del Mar Mediterraneo: la popolazione palestinese. MSC, infatti, trasporta
regolarmente materiale militare verso Israele, è dunque complice della macchina
bellica sionista responsabile di un genocidio ancora in corso, della distruzione
quasi totale della Striscia di Gaza, del suo sistema sanitario, del suo
ambiente. Questo il nostro contributo alla giornata di oggi e alla solidarietà
con tutte le persone sterminate, sfruttate e inquinate.”
Di MSC si è già parlato su questa testata, ma, purtroppo, non basta mai: la
compagnia di shipping ha molti piani su cui essere contestata, come evidenziato
dal comunicato: dalle implicazioni con il genocidio in Palestina e con
l’industria bellica mondiale alla sua condotta scellerata in materia di impatto
ambientale. Per il primo aspetto, MSC è, infatti, al centro dell’attenzione del
movimento BDS che da vent’anni denuncia le complicità delle organizzazioni e
delle attività economiche con l’occupazione israeliana della Palestina e del
sistema di apartheid che Israele ha ormai radicato in tutta la Cisgiordania.
MSC agisce su vasta scala, operando su 520 porti di scalo in 155 Paesi, ma,
nonostante sia oggi la prima compagnia di gestione di linee cargo a livello
mondiale, è una società privata controllata dalla famiglia Aponte, originaria di
Napoli. La proprietà comprende anche la MSC Cruises.
Il suo coinvolgimento nel trasporto di armi impiegate dalle forze militari
israeliane nella Striscia di Gaza e in Asia occidentale è diretto: come
riportato dalla giornalista d’inchiesta Linda Maggiori in varie sue indagini sul
tema, riguarda ormai non solo le navi ma anche i terminal. Nell’articolo apparso
su Altreconomia il 20 marzo scorso, Maggiori scrive: “Gli otto container
arrivati a Gioia Tauro fanno parte di una partita più grande di 23 carichi di
acciaio balistico partiti dall’India tra dicembre e gennaio su quattro diverse
navi cargo della compagnia Mediterranean Shipping Company (MSC). I porti di
transhipment sono appunto Gioia Tauro e il Pireo di Atene, da dove i container
dovrebbero essere trasbordati su altre navi e dirigersi poi nell’Hadaron
Terminal del porto di Ashdod, in Israele. Il ruolo di MSC in questa storia è
preponderante visto che non solo le navi sono tutte sue ma anche i terminal: sia
l’Hadaron sia il Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro sono entrambi nelle
mani del gruppo di Gianluigi Aponte.”
Altre fonti autorevoli inchiodano la compagnia marittima. Sempre a marzo 2026,
il network Embargo for Palestine ha presentato alla Camera il dossier “Made in
Italy per l’industria del genocidio”. Nel rapporto si legge che “dall’inizio del
genocidio in corso a Gaza nell’ottobre 2023, l’Italia ha mantenuto un flusso
strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche
verso Israele, favorendo direttamente l’infrastruttura tecnica dell’aggressione
(…). Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e
infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di
carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti
dall’Italia – quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che
rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei
trasferimenti.”
MSC è stata coinvolta in questo traffico con molti dei suoi natanti, tra cui la
MSC MELANI III, la MSC EAGLE III e la MSC ALBANY, che, dopo un trasbordo presso
il Vizhinjam International Seaport, ha condotto il suo carico al Medcenter
Container Terminal di Gioia Tauro il 14 dicembre 2025 e da lì è ripartito il 19
dicembre a bordo della MSC DORADO VIII, sempre con destinazione IMI Systems.
Un altro aspetto da considerare: l’azienda è anche sponsor dell’America’s Cup
2026, progetto che prevede un intervento a Bagnoli giudicato negativamente da
tanti studiosi poiché estremamente impattante sulla congestione di un’area già
fragile sotto il profilo geologico e sociale, provata da anni di speculazioni
immobiliari che non hanno tenuto in conto i diritti alla salute, alla casa, al
lavoro delle popolazioni locali.
Questi elementi descrivono solo parzialmente il quadro delle gravi complicità
della MSC con l’industria della morte e con le attività responsabili
dell’inquinamento e dello sfruttamento delle nostre coste (interessato anche il
litorale di Napoli Est, al centro di un piano di espansione della darsena di cui
MSC è inclusa), che chiariscono, quindi, le solide motivazioni della
contestazione.
Nel pomeriggio del 7, i manifestanti si sono poi spostati a piazza Municipio,
invitando la cittadinanza a una pubblica assemblea, per discutere di come
avviare azioni ulteriori in cui possa essere rappresentata la voce delle persone
che i territori li vivono. L’accento è stato messo in modo incisivo sulla
necessità di connettere la lotta per il diritto all’abitare dei Napoletani con
le ingiustizie che i grandi capitali finanziano nel mondo, ad esempio,
attraverso la produzione di armi.
MSC incarna pienamente la forma e la sostanza con cui agisce il neoliberismo in
questa fase storica: da un lato racconta di assunzioni e grandi investimenti;
dall’altro contribuisce a distruggere vite, diritti, ambiente. Gli attivisti lo
hanno sottolineato fortemente e lanciato un calendario di mobilitazioni in
collegamento con le iniziative dei comitati di quartiere di Bagnoli.
FONTI
Altreconomia – Il porto di Gioia Tauro e il traffico d’armi verso Israele
Dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”
Instagram – Reel sulla contestazione
BDS Italia – Il coinvolgimento di MSC nella logistica di guerra
BDS Italia – Block the Boat
Ottopagine – Napoli, protesta sulla MSC Divina
Nives Monda