Repubblica Dominicana, migliaia in marcia fermano la miniera della multinazionale canadese
Il governo della Repubblica Dominicana ha sospeso i lavori per la miniera d’oro
affidati alla multinazionale canadese GoldQuest. Il presidente Luis Abinader ha
dato seguito alla volontà popolare manifestatasi per le strade di San Juan. Qui,
domenica scorsa, diverse migliaia di persone hanno sfilato per circa venti
chilometri, verso la diga di Sabaneta, tra le principali fonti d’acqua del
Paese. I manifestanti, dispersi poi dalla polizia a suon di idranti e
lacrimogeni, denunciavano il rischio contaminazione dato dalla realizzazione del
progetto minerario, al momento fermo alla fase esplorativa. La protesta nella
Repubblica Dominicana contro il progetto Romero si inserisce in un filone più
ampio, che dalla Bolivia all’Argentina vede protagonisti i popoli
latinoamericani contro l’estrattivismo delle multinazionali.
«Ai dominicani non interessa l’oro — dice uno dei manifestanti giunto alla diga
di Sabaneta — ma l’acqua, l’ambiente, le risorse naturali». In migliaia hanno
marciato domenica verso una delle principali fonti d’acqua del Paese, minacciata
dal progetto minerario della GoldQuest. Dal 2005 sono state affidate alla
multinazionale canadese delle concessioni esplorative, dunque di valutazione,
nell’area circostante. Nelle ultime settimane GoldQuest aveva rilanciato la
volontà di procedere con il progetto Romero, adducendo per la provincia di San
Juan dei presunti impatti positivi sull’economia. A insorgere sono stati proprio
i produttori locali, perlopiù contadini, che hanno invece denunciato i pericoli
dell’inquinamento dati dalle attività estrattive. A seguito della
manifestazione, il presidente Luis Abinader ha deciso di sospendere qualsiasi
attività legata alla GoldQuest, a partire dai permessi necessari per procedere
con l’inizio dei lavori e dunque dello sfruttamento minerario.
La vittoria ottenuta dai cittadini dominicani si inserisce in un filone più
ampio, che attraversa e unisce l’intera America Latina. In Bolivia, dove le
comunità indigene hanno visto da vicino le conseguenze ambientali
dell’estrazione dell’oro — a partire dall’uso del mercurio che inquina suolo e
falde acquifere — si è messa in moto una campagna per sottrarre braccia e
risorse al settore, puntando sull’agricoltura sostenibile. Due anni fa, a
Panama, le proteste popolari costrinsero il governo a rivedere i suoi piani
sulle concessioni minerarie. Vorrebbero ottenere lo stesso risultato anche gli
argentini, che hanno lanciato una campagna per l’abrogazione dell’ultima riforma
Milei, incentrata sull’autorizzazione delle attività minerarie e di estrazione
degli idrocarburi anche nelle aree a ridosso dei ghiacciai. La riforma aumenterà
i siti estrattivi, in uno Stato già alle prese con le conseguenze ambientali
delle miniere di litio, contro le quali si concentra la lotta di diversi popoli
indigeni, come i Kolla, che quotidianamente sfidano la repressione per provare a
salvare quel che resta dei territori ancestrali.
L'Indipendente