Dalla Resistenza di ieri alle “resistenze” di oggi: Adelmo Cervi incontra le scuole a Torino
> Il collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino ha
> organizzato un assemblea d’istituto in cui ha invitato Adelmo Cervi, figlio di
> uno dei sette fratelli Cervi, contadini partigiani che vennero fucilati dai
> fascisti nel 1943. L’incontro s’è sviluppato lungo un unico filo dalla
> Resistenza partigiana alle “resistenze” di oggi. Pubblichiamo qui l’articolo
> di Fabio Sarni, studente portavoce del collettivo del “Santorre”, e Irene
> Carnazza, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
> delle università.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha
come suo scopo statutario il monitoraggio e la segnalazione di tutte quelle
situazioni in cui gli ambienti dedicati allo studio e alla libera costruzione
del senso critico vengono penetrati in modi più o meno evidenti sia dalla
propaganda militarista sia dagli interessi dell’industria bellica. Tuttavia una
parte importante del nostro lavoro è anche ragionare sui percorsi alternativi
che le/i docenti e le/gli studentesse/studenti mettono in atto anche con
l’obiettivo di porre un argine nei confronti di questo fenomeno che, per quanto
dilagante, può e deve essere contenuto da quante/i nella scuola vivono e
lavorano tutti i giorni.
In questo anno scolastico caratterizzato dall’attivismo delle/dei ragazze/i, che
si sono riversate/i nelle piazze a sostegno della Flotilla, oggi nuovamente
sotto attacco, o nella partecipazione agli imponenti scioperi autunnali, appare
particolarmente importante la crescita dei tanti collettivi studenteschi che si
sono sollevati contro il genocidio in Palestina e che nella giornata del 7
maggio sciopereranno contro il riarmo e la reintroduzione della leva.
Tra i tanti gruppi disseminati in tutta Italia vogliamo qui raccontare come,
nelle giornate sempre intense a cavallo tra 25 aprile e 1° maggio, il piccolo ma
vivace collettivo dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino abbia lavorato alla
costruzione di un’assemblea di istituto che ha mutuato dalla Resistenza di ieri
una vocazione sempre più decisa verso le tante “resistenze” di oggi. Non senza
difficoltà le/gli studentesse/i hanno convocato per il 27 aprile un’assemblea di
istituto alla quale è stato invitato Adelmo Cervi.
Ecco le parole con cui uno dei rappresentanti di istituto degli studenti, Fabio
Sarni, (che il nostro collaboratore dell’Osservatorio, Stefano Bertoldi, aveva
intervistato lo scorso autunno in una puntata di “Scuola Resistente”) ha
presentato alle/i compagne/i questo importante testimone delle lotte di ieri e
di quelle di oggi:
> «Sono onorato di annunciarvi l’ospite di questa assemblea, Adelmo Cervi, che è
> venuto a trovarci direttamente dall’Emilia. Adelmo è un combattente, un uomo
> che lotta da tutta una vita seguendo le orme di suo padre Aldo e della sua
> famiglia: oggi è qui con noi per raccontarci una storia, la storia dei suoi
> sette padri, come dice lui, e di tanti altri che hanno pagato con la vita la
> loro scelta di libertà, storia di uomini che hanno avuto paura ma davanti alla
> paura non si sono mai arresi, storia di uomini che volevano lottare per
> sconfiggere le ingiustizie, una lotta cominciata la prima volta che un essere
> umano ha detto no per ribellarsi ad un’imposizione, storia di uomini che
> avevano capito che era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere
> uomini, di morire da uomini per vivere da uomini.
>
> Vi ringrazio per aver accettato il mio invito a questa assemblea, per
> ascoltare la testimonianza di una conquista, la conquista della libertà che
> come tutte le conquiste non è per sempre, c’è sempre qualcuno interessato a
> portarle via, per cui resistere ancora oggi è un dovere e una necessità di noi
> giovani ed è importante essere qui oggi.»
Adelmo Cervi ha dialogato con le/gli studentesse/i da pari a pari, con una
freschezza e una vivacità che hanno emozionato chi, tra noi docenti, ha avuto la
possibilità di partecipare all’incontro.
Nel teatro del Santorre campeggiava un enorme striscione che riportava le parole
di “Per i morti di Reggio Emilia”, scritta nel 1971 da un altro torinese, il
cantautore Fausto Amodei:
> > Sangue del nostro sangue
> >
> > nervi dei nostri nervi
> >
> > come fu quello dei fratelli Cervi.
Queste stesse parole sono state poste in esergo al libro di Adelmo Cervi, I miei
sette padri, che l’ospite ha presentato, intervallando il racconto con la
proiezione dell’omonimo documentario di Luciana Davì, uscito nel 2023. I miei
sette padri: titolo che evidentemente fa da contraltare al celeberrimo I miei
sette figli scritto nel 1955 da Alcide Cervi, che nelle foto che scorrono sullo
schermo tiene in braccio proprio un piccolissimo Adelmo.
Nel teatro della scuola ospitante abbiamo tutte/i provato la fortissima emozione
di essere, come ha osservato Fabio Sarni, “legate/i da uno stesso filo”, che
attraversa le generazioni, che scorre attraverso il tempo e che oggi si snoda
oltre i confini di Torino e dell’Italia, e arriva alla Palestina, al Venezuela,
all’Iran, al Libano, e nella sua forza delicata travolge i confini e le barriere
e i nazionalismi.
La testimonianza di Adelmo è stata importante per le classi perché non si è
limitato a raccontare la storia della propria famiglia, ma si è posto come
esempio vivente di come si può oggi stare nella lotta e fare resistenza, nel
mondo in cui il capitale e i signori della guerra ci vogliono invece resilienti
e passive/i.
A conclusione dell’incontro, ascoltando le note di “Canzone per Delmo” di
Filippo Andreani e di “La pianura dei sette fratelli” dei Modena City Ramblers
le/i ragazze/i hanno abbracciato Adelmo, hanno scattato fotografie insieme a lui
e hanno fatto la fila per farsi autografare il libro, che è anche stato donato
alla scuola.
Ecco le parole del comunicato finale dedicato a un bilancio dell’incontro, che
il rappresentante del Santorre ha scritto a quattro mani con un altro studente
torinese, Zeno Lazzari, rappresentante presso la Consulta Provinciale degli
Studenti del Liceo “Gobetti-Segrè” (il terzo istituto superiore di Torino che,
insieme al “Santorre” e al Liceo “Einstein”, ha ospitato Cervi):
> > > > «Ieri mattina, all’assemblea d’istituto, è venuto a trovare gli studenti
> > > > Adelmo Cervi, figlio di un uomo che diede la vita per il suo sogno di
> > > > libertà.
> > > >
> > > > È stata una giornata di resistenza, in cui gli studenti hanno ricordato
> > > > sette fratelli che ebbero paura ma, davanti ad essa, non si arresero
> > > > mai: sette fratelli contadini che lavorarono per tutta la vita la terra
> > > > emiliana e che decisero di partecipare attivamente alla Resistenza
> > > > contro il nazifascismo.
> > > >
> > > > Nel novembre del 1943 qualcuno denunciò l’intera famiglia per le loro
> > > > attività antifasciste; la loro casa fu circondata da più di cento
> > > > fascisti e venne data alle fiamme. I fratelli e il loro padre, Alcide,
> > > > vennero arrestati e, il 28 dicembre, i sette fratelli furono fucilati a
> > > > Reggio Emilia. Alcide riuscì a fuggire di prigione pochi giorni dopo,
> > > > durante un bombardamento.
> > > >
> > > > È stata ricordata una conquista: la conquista della libertà ottenuta
> > > > grazie ai partigiani. Ma, come tutte le conquiste, non è per sempre: c’è
> > > > sempre qualcuno interessato a togliercela. Gli spazi di democrazia
> > > > dentro le scuole sono necessari per cogliere questo esempio e continuare
> > > > la lotta contro le barbarie di questo sistema, con l’obiettivo di una
> > > > scuola libera non dalla politica, ma dai soprusi di chi ci vorrebbe
> > > > passivi e senza libertà.
> > > >
> > > > II 7 maggio scioperiamo, spalla a spalla con i lavoratori, continuando a
> > > > lottare contro tutti coloro che vogliono la guerra per i loro sporchi
> > > > interessi e che vorrebbero piegare le scuole al profitto!»
La percezione che la memoria sia energia viva e che il ricordo non debba restare
un’operazione inerte ma vivere nelle lotte di oggi è evidente nelle ultime
parole del comunicato, in cui si rivendica una scuola in cui la politica non sia
censurata o ridotta a teatrino dalla logica del contraddittorio. Quanto questi
temi siano importanti per le studentesse e gli studenti emerge anche da una
piccola intervista che abbiamo proposto al rappresentante di istituto del
“Santorre”: si tratta di un piccolo esempio di come le/i docenti e le/gli
studentesse/studenti possano insieme lavorare su questioni che rappresentano il
cuore pulsante di un’autentica “educazione alla cittadinanza”.
Irene: Perché proprio nel corso di questo anno scolastico voi studenti avete
ritenuto importante tornare sul tema della Resistenza?
Fabio: Abbiamo iniziato scendendo in piazza in autunno con gli scioperi del
“blocchiamo tutto” per la Palestina, in quel momento abbiamo notato che la
repressione contro le varie forme di dissenso continuava ad aumentare, ogni
sciopero si concludeva con scontri con la polizia e nelle settimane successive
seguivano una serie di arresti soprattutto di studenti che impedivano loro di
frequentare la scuola. Questa situazione ci ha fatto pensare che fosse
necessario parlare agli studenti, dai più grandi ai più piccoli, di cosa è stata
la resistenza e come anche oggi bisogna continuare questa lotta. L’incontro con
Adelmo Cervi è stato fondamentale per ribadire questo concetto, lasciando lo
spazio agli studenti di esprimersi.
Vi siete posti il problema di come reagire a eventuali richieste di
contraddittorio?
Ci abbiamo pensato, perché Adelmo è una persona molto esposta politicamente,
però sarebbe stato assurdo se qualcuno avesse chiesto il contraddittorio quando
si parla di resistenza contro la pagina più oscura della storia del nostro paese
quale è stata il nazifascismo. Vedendo i tempi in cui viviamo il problema ce lo
siamo posti, ma fortunatamente almeno tra i banchi il fascismo è ancora
considerato come la morte di tutte le idee nonostante qualcuno stia cercando di
legittimarlo.
Che rapporto c’è tra la giornata con Adelmo e lo sciopero del 7 maggio?
Durante l’incontro, Adelmo ha parlato di come la sua famiglia, i suoi 7 padri
come dice lui, lottarono contro il nazifascismo ma anche contro le guerre nel
senso più ampio della parola, ha trasmesso un messaggio pacifista che noi stiamo
portando avanti da mesi, per questo torneremo in piazza giovedì 7 maggio per
ribadire il nostro dissenso nei confronti della campagna di militarizzazione che
sta portando avanti il nostro governo e il resto dell’Europa, ci opporremo alla
leva militare che sta tornando in molti paesi europei e coglieremo l’occasione
per ribadire la nostra ferma condanna alla riforma 4+2 per gli istituti tecnici.
In che senso le scuole possono essere dei presidi di libertà anche in
riferimento alla situazione di una città come Torino?
Credo che le scuole possano essere dei presidi di libertà lasciando agli
studenti la possibilità di prendere la parola perché gli studenti hanno molta
voglia di esprimere le loro idee e le loro opinioni. Spesso si dice che a scuola
non bisogna fare politica; io credo che questa affermazione sia completamente
sbagliata perché gli studenti proprio a scuola devono imparare a confrontarsi,
devono imparare a dibattere e ad interessarsi su ciò che gli accade attorno, non
si può pensare che la scuola si debba isolare da tutto ciò che ci circonda,
sarebbe profondamente sbagliato, verrebbe a meno la volontà degli studenti che
invece a scuola vogliono proprio fare politica, vogliono confrontarsi, vogliono
interessarsi e lo abbiamo visto quando centinaia di studenti si sono riversati
in corso Regina Margherita dopo lo sgombero dell’Askatasuna, sgombero che ha
tolto nuovamente un luogo di aggregazione per i ragazzi e non solo. I ragazzi
hanno voglia di fare, di interessarsi, bisogna solo dar loro la possibilità di
farlo.
Qual è la parte dell’ intervento di Adelmo che ti ha più emozionato?
Quando abbiamo ascoltato “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani, io mi ero
seduto a fianco ad Adelmo che nel mentre fotografava lo striscione che avevamo
fatto per l’occasione e devo dire che quel momento mi ha davvero commosso. È
stato in quel momento che ho compreso che eravamo riusciti a fare ciò che ci
eravamo prefissati, avevamo creato uno spazio di democrazia all’interno delle
scuola, è stata una grande soddisfazione.
Nel fare il bilancio di questa esperienza, chi scrive ha avuto modo di
confrontarsi con le/i colleghi rispetto al ruolo della scuola nella trasmissione
della memoria e vorrei concludere queste considerazioni con le parole di una mia
collega, che scrive:
Abbiamo tramandato a questi ragazzi sensibili come noi quello che in passato ci
aveva toccato al punto di orientare il nostro percorso. Io direi che abbiamo
fatto un bel lavoro. L’unico che devono fare gli insegnanti…
Fabio Sarni, portavoce del collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di
Santarosa” di Torino
Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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