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CATERINA LA RACCATTACANZONI
TRACCIA 1: Caterina Bueno – Tutti mi dicon ch’io canti (La Brunettina EP del 1964, I Dischi del Sole) Cantava di core Caterina, mossa da una passione viscerale per la ricerca di canti del popolo, nasce nel 1943, proprio il 2 Aprile a San Domenico di Fiesole.  Viene da una famiglia di intellettuali e artisti, il padre Xavier era un artista spagnolo cresciuto in Svizzera, e la madre Julia Chamorel «È una scrittrice ginevrina. Comunista, molto legata a Sartre e Simone de Beauvoir, un legame di profonda amicizia». Nasce in una bellissima villa a San Domenico di Fiesole, all’inizio della collina toscana ove esisteva da sempre un’interazione molto forte tra l’aristocrazia e la borghesia ricca che lì vive, molto spesso di taglio intellettuale e nei campi poco lontano, ancora il mondo era rurale. A quei tempi c’era la mezzadria, le tate che andavano a lavorare nelle case degli aristocratici venivano veramente dalla realtà contadina della zona. La sua prima tata, l’Albina, era mugellana e le intona arie d’opera e stornelli fin da piccola;  AUDIO 01_Le tate toscane Le tate sono sempre rimaste a vivere lì. Giocavano con lei e con i suoi fratelli e cugine, con la lingua, con quel forte dialetto toscano cantavano ninnananne e stornelli; anche i suoi compagni di scuola vengono dalla campagna. E sentiva cose come questa:  Ninna Nanne Filastrocche e storie per bambini…di tutte le età (Canti e racconti della terra toscana) : 19 – Cecco bicecco Questa traccia appartiene ad una raccolta in omaggio a caterina bueno, nel 2010, curata dall’Associazione Le Radici Con Le Ali (prov.Siena). “Le varianti erano una caratteristica della “poesia popolare” cantata dove non valeva la regola della poesia d’autore. Diritto dunque a cambiare e dovere di far circolare in un ambito sociale aperto, senza Società degli Autori e degli Editori (SIAE)“ AUDIO_02 Caterina si appassiona Nessuno della famglia di caterina era di origine toscana ma fa parte di una famiglia composta da artitsti e intellettuali milleleuropei, conosce il francese e lo spagnolo, ma lìitaliano non è la sua lingua madre. E si appassiona profondamente alla lingua e il dialetto del posto in cui nasce e vive. Caterina frequenta il liceo classico Michelangelo, è molto brillante, ma lascia gli studi dopo i primi due anni. I suoi cugini sono tutti laureati, lei, invece, decide di fare il suo percorso fuori dai circuiti formativi canonici e a sedici anni comincia a esplorare la strada dell’etnomusicologia, mettendo in pratica un percorso da studiosa che utilizza fonti atipiche, all’epoca poco riconosciute. Le sistematizza e le reinterpreta, salvando un patrimonio immenso. I genitori, artisti benestanti l’hanno sempre supportata e finito il liceo il padre le regala un registratore, così lei comincia a percorrere diverse zone della Toscana in cerca di testimonianze.  AUDIO03_Il primo registratore Caterina Bueno – La Mea (La veglia, 1968, I Dischi del Sole) AUDIO04_Nata nelle case del popolo AUDIO05_Le parole dell’insider torinese pt.1 “Andavano in giro come pazzi, hanno visto tutte le case del popolo…” Inizia a girare per le case del popolo e da lì ottiene le prime direttive per cercare in lungo e in largo, con la famosa 500 rossa, dal Valdarno alla Maremma Caterina Bueno – Mamma mamma mi sento un gran male AUDIO 06_Le parole dell’insider torinese pt.2 “Lei ha dato la vita per questa roba…per trovare le canzoni” Caterina Bueno – Battan l’otto Battan l’otto, raccolto da Caterina a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, nei primi anni 60 ha origine nei sanguinosi scioperi delle acciaierie di Terni, che ebbero luogo nel 1907 e provocarono episodi di repressione da parte delle forze dell’ordine. Di qui un’ondata di scioperi in tutta Italia. Tutto il repertorio della musica popolare toscana, quello che oggi è cantato, lo ha recuperato Caterina…Si addentra in cantine, bar e campi documentando stornelli, canti in ottava rima, ballate, ninne nanne, canti di tragedie e canti di feste. AUDIO07_Timidezza, ricerca e i pericoli di una ragazza che girava sola_Le donne in osteria “Ero timida – dice Caterina –. E chiedere una canzone a un contadino toscano… Be’: c’era da farsi rider dietro per un’ora. Sa, nessuno mi conosceva, e il mestiere praticamente inesistente, e dover spiegare tutto dapprincipio: perché ci andavo, cosa volevo, con quali scopi […], insomma, mi vergognavo da morire”  «Girava per questi paesi con una vecchia Cinquecento, girava, girava e si avvicinava alla gente – racconta Giorgi –. Non ha mai osato entrare dal barbiere, le donne in campagna a quell’epoca non entravano nei locali pubblici. È la Toscana degli anni Sessanta e il barbiere per le donne era tabù. Però entrava nelle osterie, lì aveva coraggio. Ma forse anche perché accompagnata da qualcuno di fiducia. E così riusciva, chiacchierando, chiacchierando a convincere le persone a cantarle qualcosa. Allora tirava fuori il suo registratore. Girava anche nei mercati, col registratore certe volte nascosto». Caterina Bueno – La leggera delle donne AUDIO_08 – Le parole dell’insider torinese pt.3 Cantacronache è stato un collettivo di musicisti, letterati e poeti formatosi a Torino nel 1957 con lo scopo di valorizzare il mondo della canzone di protesta attraverso l’impegno sociale. Era formato da Sergio Liberovici e Michele L. Straniero, fondatori, cui si aggiunsero Fausto Amodei e Margot, moglie del citato Liberovici. Sono considerati tra i precursori del cantautorato italiano. Al progetto musicale parteciparono anche intellettuali dell’epoca come Gianni Rodari, Giorgio De Maria, Emilio Jona, Italo Calvino e Umberto Eco nelle vesti di autori dei testi. L’attività del gruppo era orientata in primo luogo alla creazione di un nuovo tipo di canzone che prendesse le distanze dai canoni della canzonetta di consumo dell’Italia nel dopoguerra e ben espressa dal nascente Festival di Sanremo. Canzoni a cui non spettava il compito di intrattenere un pubblico indistinto, ma farsi strumento per mostrare la realtà e ricostruire criticamente fatti di cronaca, consegnandoli così alla memoria collettiva. Le canzoni dovevano assolvere a una funzione educativa. ” Delle canzonette leggere in sé e per sé non ce ne importava molto: il nostro interesse non era mercantile, ma precisamente sociologico e ideologico, e decisamente contenutistico”. Per la prima volta emergeva con chiarezza la differenza tra “canzonetta” (bene di consumo nella nascente cultura di massa: “oggetto d’uso”, prodotto “gastronomico” slegato dal reale, come lo definì Umberto Eco) e canzone d’impegno (canzone d’autore, in cui riconoscere una poetica, un personale sguardo sulle cose). Evadere dall’evasione, infatti, era il motto scelto dai torinesi. Il primo folk festival si svolse proprio a torino nel 1965, mosso dai cantacronache. Il collettivo fu tra i primi a occuparsi di ricerca sul campo e restituzione di canti del passato, raccolti poi in diversi album.  Margot (Cantacronache) – Canzone triste Dopo i Cantacronache incontra Sandra Mantovani, altra cantante folk; siamo nel pieno del folk revival, che riporta in auge la canzone popolare con tutte le sue potenze e contraddizioni, questioni di classe, coloniali e di svuotamento di significato rispetto al valore originario . [Meriterebbe approfondimenti la questione, magari sarà per le prossime] Caterina Bueno – Tutti mi dicon maremma   Una canzone terribile, di maledizioni lanciate da fidanzate, mogli, amanti, rimaste senza il loro uomo, costretto a quel destino per non far morire di fame la famiglia. «La generazione di intellettuali in cui si colloca Caterina è caratterizzata dalla critica alla società capitalista. Lei, infatti, dà voce ai senza voce, alle masse popolari di un’Italia ancora paese rurale, ma ormai in via di trasformazione. Una trasformazione di cui, nell’inconsapevolezza, molti erano vittime.  La società industriale avanzava, la meccanizzazione in agricoltura avanzava, i processi di urbanizzazione erano sempre più marcati, le forme di impoverimento della campagna, anche la campagna toscana, quella più pettinata, quella di San Domenico, erano visibili. Il mondo mezzadrile spariva. Così, questi intellettuali diedero voce a chi non l’aveva». In questa fase dell’etnomusicologia si trova il lavoro di tante altre studiose che in quegli anni si dedicavano alla riscoperta del canto popolare; e cantanti che le ricantano, molto spesso erano sia ricercatrici che cantanti. “Non hanno mai fatto gregge le donne, si contraddistinguono sempre. Anche tra le mondine ci sono quelle che alzano la voce, che fanno la prima voce e al di sotto c’è la potenza delle voci basse che fanno il coro. E si alternano. Ma ognuna ha la sua individualità. Questo lo abbiamo trovato dappertutto. C’è una cosa però che voglio far notare. Anni fa siamo andate a Maglie a registrare, zona depressa, poverissima. Lì si scende dal pullman e c’è una chiesa evangelica, non la chiesa cattolica, perché ci sono tanti discendenti degli Ugonotti, figli della strage della notte di San Bartolomeo, il massacro dei protestanti che avvenne in Francia nel XVI secolo. Da allora molti sono scappati, se ne sono venuti in Italia e si sono acquattati in Molise, in Calabria e in altre zone impervie. Hanno circumnavigato la Città Vaticana e si sono sistemati lì. Cantano molto più severamente, per il fatto di essere protestanti. Hanno dei divieti, per esempio non possono cantare il pettegolezzo, i fatti del paese. Una mentalità diversa. C’era una donna con un viso completamente immobile, cantava benissimo con dei melismi di una difficoltà enorme. Le abbiamo chiesto se potevamo andare a casa a registrarla. Sul caminetto c’era una sfilza di antidepressivi. Li prendeva lei. Anche altre donne lo facevano. Prima lavoravano tutte insieme, poi quei lavori in campagna non si sono fatti più e loro non volevano rassegnarsi a stare a casa. Per questo soffrivano. Lavorando insieme cantavano. “Ci avete portato la gioia”, ci hanno detto, “non cantavamo più da tanto tempo, non ci vedevamo neanche più”. Gli uomini avevano il predominio su tutto. Suonavano la zampogna, la surdulina, tutta una serie di strumenti fatti da loro. Anche i cori li intonavano loro e le donne erano messe in disparte. È chiaro che era caduto in disuso un po’ tutto. “ Sandra Mantovani, Giovanna Marini, Rosa Balistrieri, entra in contatto con molte altre donne con le quali realizza anche spettacoli furono insieme a Caterina figure chiave chiave del Nuovo Canzoniere Italiano; fondato a Milano da Roberto Leydi e Gianni Bosio. Il NCI si proponeva di studiare la canzone popolare italiana, con lo scopo di recuperare una narrazione delle vicende storiche del Paese attraverso la voce del popolo. Per lei quell’esperienza rappresenta un momento forte di militanza, cantare la protesta, risvegliare nella gente che l’ascolta la voglia di reagire a ingiustizie e soprusi. AUDIO08_Tutte donne Coro delle mondine di Medicina – Sebben che siamo donne AUDIO09_Bella Ciao 1964 Nel 1964 col Nuovo Canzoniere Italiano partecipa allo spettacolo Bella ciao (a cura di Roberto Leydi, Michele Straniero, Franco Fortini), in scena al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Che fu anche teatro di un claboroso episodio di censura e disturbi di gruppi fasciscti. Rimasto nella storia, con grande successo di pubblico e critica, anche per il clamore dello scandalo suscitato in occasione di una replica.  In quella serata, a causa di un’indisposizione di Sandra che solitamente eseguiva Gorizia tu sei maledetta, canzone di trincea della Grande Guerra, è Michele Straniero a cantarla, intonando anche una strofa, vietata secondo gli accordi, che scatenerà un vero e proprio putiferio. Quei versi erano un’accusa per niente velata al mondo militare: Traditori signori ufficiali/che la guerra l’avete voluta/scannatori di carne venduta/e rovina della gioventù. Spoleto era da sempre una platea di gente per bene, «quelli che aspettavano di ascoltare l’operetta o la cantante di successo», dice Anna. Quella sera, poi, diversi ufficiali e militari riempivano la sala e mal sopportarono quell’affronto. Successe, infatti, “l’ira di Dio”, come da racconto di Giovanna Marini: “Una voce si leva dalla platea: «Evviva gli ufficiali» seguita da cori di «Evviva l’Italia». Dal loggione arriva una risposta immediata e viene lanciata in platea una sedia, mentre si intona Bandiera Rossa. Dal basso rispondono con Faccetta Nera […]. Spintoni a destra e a sinistra […]. Giorgio Bocca, da sotto il palco, urla a Michele: «Andate via, andate via prima che arrivi la polizia!» […] Allora vigeva ancora il reato d’opinione: se ci coglievano sul fatto, cosa che stava per accadere […] saremmo finiti direttamente in prigione, in attesa del processo, così era la legge dell’epoca” [Marini, Una mattina mi son svegliata, pp. 170-171]. Il clamore fu tale che due giorni dopo Straniero venne raggiunto, insieme ai responsabili della manifestazione, da una denuncia per vilipendio alle forze armate italiane. Fu a partire da questo spettacolo, però, che in Italia cominciò la stagione del folk–revival. Ne verrà poi tratto il disco Le canzoni di Bella ciao del 1965, in cui è proprio Sandra a cantare Gorizia tu sei maledetta. Proprio in occasione del Bella Ciao 1964, Caterina canta e rende popolare Maremma amara. E poi anche Partire partirò, canto dell’epoca delle guerre napoleoniche quando venne istituita la leva obbligatoria anche nelle terre italiane conquistate. I soldati dovevano partire abbandonando i loro amori. Caterina Bueno – Partire partirò, partir bisogna AUDIO10_In piazza a Santo Spirito “Ma voi mettere te, seimila persone, che cantano in coro ì grillo e la formiha, eh?!“ Caterina Bueno – Storia del grillo e della formica, filastrocca di un amore infelice. AUDIO11_La leggera Caterina qui nell’audio parla della stima che ha per le attività de La Leggera, associazione con cui negli ultimi anni di vita ha collaborato, condividendone la passione e l’approccio alla ricerca; il suo è un approccio fatto di “collaboraborazione e partecipazione”, stava in basso, conosceva le persone e si integrava con le comunità che valicava, ne diventava parte integrante, si faceva accogliere. La leggera è un’associazione che ha sede nel Comune di Rufina, Toscana (Italia). Si occupa di cultura immateriale in Val di Sieve e Casentino, attraverso la ricerca, la documentazione, lo studio, l’apprendimento, la pratica e la diffusione dei linguaggi della musica, della danza, del canto, della narrazione, dell’immagine e del teatro di tradizione orale, di origine contadina e artigiana. Caterina Bueno – La Leggera Così era chiamato il treno che agli inizi del secolo portava i lavoratori stagionali fino in Maremma. “Leggera” era un termine dispregiativo e aveva a che fare i disoccupati, gli stagionali, gli emigranti che, poverissimi, viaggiavano “leggeri” con poche cose per campare: un bagaglio fatto di niente. Su quel treno, però, nonostante la miseria, si cantava tutti. Fanfara della Leggera – Quadriglia di Acone Caterina è mancata a Firenze il 16 luglio 2007. «È morta in sei mesi di malattia per un tumore, era giovane, aveva 64 anni. Era il periodo in cui ricominciava ad avere dei riconoscimenti, le stavano ripubblicando le opere, era ripartito il revival del folk. Ma se ne è andata in fretta. Aveva quel suo modo molto solitario di vivere la vita. Amava andare a trovare i suoi fratelli in campagna, aveva tanti amici, le piaceva organizzare la cena degli avanzi del dopo Natale, ma alla fine era una solitaria. Non so some sarebbe stata per lei la vecchiaia. Alla sua morte volle essere avvolta dalla bandiera anarchica, la dice lunga sulla sua scelta di vita». Dodi Moscati ft. Mazapegul – Maremma in dub ——————————————————————— Chi è la nostra insider torinese? Classe 1943, nota sovversiva, atea miscredente, queste le parole candide con cui si definisce ad oggi, alla veneranda età di 82 anni con alle spalle una vita intera di militanza ed attivismo; suo nonno arrivò a Torino esule da Milano per aver votato contro Mussolini negli anni ’20; finì operaio all’Ansaldo, fabbrica di armi, così come operaio fu il padre, alla fiat. Che piuttosto di comprarsi una macchina, le comprò i libri, permettendole di studiare fino all’Università; si laurea in lettere scegliendo poi di insegnare nelle periferie di Torino, a ragazzi delle medie, alcuni dei quali ancora analfabeti e figli delle migrazioni operaie. Donna forte, sola e indipendente viaggia ovunque riesce, senza nessun compagno – cosa non usuale all’epoca – e spesso con un’amica, deputata comunista; si sposa quasi per disgrazia a 51 anni con un capace sindacalista con cui condividono l’attivismo e l’impegno politico, appassionato di musica le porta i racconti di una Torino ribelle che canta le canzoni impegnate, dei Cantacronache e di Caterina… Altre fonti, libri & siti utili Articoli scritti da Chiara Ferrari su patriaindipendente.it/ , in particolare quello su Caterina Bueno, ma ne ha scritto molti altri sulla musica popolare, con un focus particolare sulle donne, di cui ha pubblicato pure un libro “Le Donne del Folk” Cultura di classe e consumo del folk, il Nuovo Canzoniere Italiano terza serie n.1 , Edizioni Bella Ciao, aprile 1975 Le Radici con Le Ali https://www.leradiciconleali.org L’intervista è stata realizzata a Firenze nel 2004, in occasione delle riprese per il film documentario su I dischi del Sole di Luca Pastore, è stata condivisa online preziosamente da La Leggera che ha collaborato alla realizzazione. La Leggera: https://www.laleggera.eu/wordpress/ Istituto Ernesto De Martino: https://www.iedm.it/ Il folk music revival e la canzone politica (Umberto Eco, Storia della civiltà europea) https://www.treccani.it/enciclopedia/il-folk-music-revival-e-la-canzone-politica_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/