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Per strada a Longare e in piazza a Livorno sulla ‘via della pace’ tracciata da Gandhi
La Giornata Internazionale della Nonviolenza viene celebrata dal 2007 nella ricorrenza di una data emblematica, il 2 ottobre, perché il giorno in cui nel 1869 in India nacque il mahatma Gandhi, la cui eredità è condensata nelle sue ultime parole: «La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. È più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire». Persino Wikipedia riferisce che la valenza del suo lascito “In Italia è stata diffusa con la prima Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza e oggi è sostenuta da diverse associazioni e alcune scuole che si sono costituite in rete per promuovere pratiche di nonviolenza nell’educazione”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il disarmo… Lo abbiamo dimostrato con i fatti. Il 25 settembre, insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, abbiamo depositato al Senato 57˙136 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare Un’altra difesa è possibile, ben oltre il quorum di 50˙000 adesioni. Un risultato storico, ottenuto nonostante le difficoltà iniziali e il silenzio dei grandi media, grazie all’impegno di gruppi locali, associazioni ed enti di servizio civile in tutto il Paese – 2 OTTOBRE 2026 Alla memoria di Gandhi è dedicato il monumento posto nel giardino del ‘Palazzo di Vetro’ a New York, la sede principale delle Nazioni Unite, che lo ritrae e con incisa la scritta Non esiste una via per la pace, la pace è la via, cioè la frase a lui attribuita perché espressiva della sua concezione di nonviolenza, che lui mise in pratica in molti modi, tra cui conducendo la ‘marcia del sale’ e praticando lo sciopero della fame. Un’idea che ha spiegato in numerose occasioni, in particolare nel 1926 – cent’anni fa… – nel suo discorso contro la guerra in cui esordì affermando “La via della pace è la via della verità…”. > la menzogna è la madre della violenza… Non esiste una via di mezzo tra la > verità e la nonviolenza da un lato, e la menzogna e la violenza dall’altro… La > verità di pochi conterà; la menzogna di milioni svanirà come pula al soffio > del vento. [War or Peace ? / My Non-violence, M.K. Gandhi / 1960] La verità a cui il mahatma si riferiva un secolo fa, nel presente viene testimoniata dalle vittime dei conflitti bellici e delle ingiustizie e persecuzioni, cioè dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità documentati nelle indagini svolte da associazioni e organizzazioni non governative e da funzionari e relatori dell’ONU. La stessa verità viene cercata, accertata e descritta o illustrata dai reporter, cronisti e film-maker, indipendenti, cioè non ‘imbavagliati’, che la rivelano facendo inchieste e, così, scoprendo i segreti di stato malcelati nei traffici d’armi e svelando le ipocrisie e le menzogne di governanti, generali e imprenditori corruttori o corrotti… mandanti o esecutori, insieme ‘soci’ in affari lucrosi illeciti e complici di interventi ferali o letali e operazioni belliche micidiali. Affari, interventi e operazioni ‘giustificati’ anche con tesi demagogiche – come la teoría de los dos demonios asserita dai dittatori argentini negli anni ’70 del XX secolo – che però, purtroppo, convincono molte persone ad assecondare e persino a ‘legittimare’ provvedimenti e decreti, come quelli recentemente adottati in molti stati per lo stanziamento di fondi pubblici al riarmo degli eserciti e alla ‘conversione’ delle produzioni industriali per la fabbricazione di armi e mezzi militari e in Italia – dopo il fallimento dell’abrogazione dal codice penale degli articoli 613-bis e 613-ter sul reato di tortura e di una riforma costituzionale – sulle norme per la sicurezza dei cittadini e di contrasto all’antisemitismo che, in realtà, sono repressive del dissenso politico e della protesta sociale. La stessa verità a cui Gandhi si riferiva nel 1926 a distanza di cent’anni viene proclamata dai numerosi gruppi pacifisti e nonviolenti che manifestano costantemente, ogni giorno o settimana, nelle piazze delle città italiane: i gruppi che praticano il silenzio per la pace, le Donne in Nero che si radunano all’insegna del motto Fuori la guerra dalla storia coniato da Lidia Menapace… il collettivo di antimilitaristi che, come ogni domenica mattina dal 21 dicembre 1986 e dal 1997 anche nelle giornate del 6 e 9 agosto, alla ricorrenze del bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki, oggi, 4 ottobre, ha presidiato la base americana Pluto a Longare esponendo le bandiere arcobaleno. La prima presenza all’ingresso del sito dell’AFI / American Force Italy – allora un deposito di armi tattiche nucleari – è stata organizzata da Bruno Matteo Bonato consegnando alla Questura di Vicenza la lettera in cui comunicava lo svolgimento dell’iniziativa in concomitanza alla “presenza nonviolenta dei pacifisti a Comiso”. Il testimone della staffetta è stato raccolto da numerosi altri, in seguito coordinati con gli attivisti che nell’area vicentina si sono opposti all’insediamento dell’esercito USA nell’aeroporto Dal Molin. Il gruppo pratica il presidio settimanale per chiedere che: il Governo italiano rispetti la Costituzione e in particolare l’art. 11; metodi nonviolenti e diplomazia vengano utilizzati per dirimere questioni internazionali; una commissione indipendente faccia chiarezza sui fatti dell’11 settembre 2001, a partire dal crollo dell’Edificio 7 (WTC-7); le basi militari USA su territorio italiano vengano riconvertite ad uso civile; l’Italia esca dalla NATO e aderisca al Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari e ne rispetti gli obblighi che ne derivano; la Commissione Difesa metta a calendario la proposta di legge su difesa civile e nonviolenta Un’altra difesa è possibile. Donne in Nero a Livorno: “Ieri, sabato 3 ottobre, è stato il nostro 40° presidio: 30 donne schierate CONTRO TUTTE LE GUERRE CONTRO IL GENOCIDIO. Abbiamo stretto in braccio i nostri sudari come fossero figli…”     Maddalena Brunasti
October 4, 2026
Pressenza
Il pacifismo tra Mediterraneo e Sol Levante
Le costituzioni  Italia e Giappone hanno entrambe all’interno delle loro costituzioni, entrate in vigore il 1 gennaio 1948 e il 3 maggio 1947, un articolo che promuove il rifiuto della guerra, tuttavia con sfumature differenti. Articolo 11 Costituzione italiana “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Articolo 9 Costituzione giapponese “ 1.Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinunzia per sempre alla guerra, quale diritto sovrano della Nazione, ed alla minaccia o all’uso della forza quale mezzo per risolvere le controversie internazionali. 2.Per conseguire l’obbiettivo proclamato nel comma precedente, non saranno mantenute forze di terra, del mare e dell’aria, e nemmeno altri mezzi bellici. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.” L’Italia post-seconda guerra mondiale uscì perdente ma non venne punita quanto il Giappone, il quale subì un’occupazione più o meno formale, gestita dal generale MacArthur, successivamente agli avvenimenti del conflitto mondiale. La costituzione di quest’ultimo venne scritta sotto questo controllo. Infatti, la nostra nazione evitò il destino di Germania e Giappone grazie alla collaborazione con gli Alleati, sostenuta dai Partigiani. Come il resto dell’Europa occidentale, si risollevò dopo il conflitto grazie al Piano Marshall, annunciato il 5 giugno 1947 dal segretario di Stato George C. Marshall. Inoltre, dal secondo dopoguerra al 1992 la Democrazia Cristiana,  un partito affine agli ideali americani,  governò quasi ininterrottamente, facendo sì che quegli orientamenti politici fossero percepiti non come imposizioni, ma come espressione di democrazia.  I due articoli costituzionali aspirano alla pace rinunciando alla guerra, ma divergono nei termini: l’Italia ripudia la guerra come mezzo di offesa o risoluzione di controversie, consentendo però azioni armate multilaterali, cedendo sovranità per garantire pace e giustizia internazionale. Il Giappone, invece, sotto occupazione alleata, rinuncia totalmente alla guerra come diritto sovrano, all’uso della forza e al mantenimento di qualsiasi esercito. Politicamente, entrambi i paesi sconfitti scelgono il ripudio bellico: in modo parziale e flessibile l’Italia, assoluto il Giappone. A livello pratico, come vengono applicati questi principi pacifisti? Innanzitutto, nel corso del tempo l’articolo 9 della costituzione giapponese ha subito modifiche, al fine di permettere una partecipazione più attiva a livello militare nel contesto internazionale, quindi per partecipare a missioni di peacekeeping e per sviluppare una difesa più efficiente per via delle minacce limitrofe. Con la normalizzazione del Giappone, non più il Giappone “amante della pace”, è iniziato un cambiamento del concetto di pacifismo interiorizzato nella costituzione. Con questa trasformazione, non si è passati a una politica di aggressione, ma gli otto limiti che caratterizzavano il pacifismo giapponese si stanno progressivamente superando. Di conseguenza, le forze armate giapponesi (che ancora oggi si chiamano Jeitai, ovvero Forze di Autodifesa) possono svolgere compiti che prima erano proibiti dalle norme interne, sebbene il processo di revisione costituzionale non sia ancora completo.  In Italia, l’articolo 11 inizia con “L’Italia ripudia la guerra”, ma solo nella forma offensiva e di risoluzione delle controversie, come previsto dall’articolo 2.4 della Carta ONU.  Tale articolo introduce il fatto che l’Italia possa partecipare militarmente su richiesta della Nato e dell’Onu.  Per cui, nel 2026 è previsto il 3,26% delle spese militari sul PIL nazionale, pari a circa € 32,9 miliardi, secondo l’Osservatorio Milex, con un aumento di 2,8%. Come reagiscono i civili a questo?  Innanzitutto, in Giappone il più antico gruppo che va contro il militarismo, in particolare all’uso del nucleare, è l’Associazione dei sopravvissuti alle bombe atomiche, Nihon Hidankyō, fondata nel 1956.  È vincitore di un Nobel per la pace nel 2024 e collabora per fare pressione politica affinché l’uso di armi nucleari sia visto come un’azione grave e amorale. Al tempo stesso diffonde testimonianze storiche dei sopravvissuti e ne difende i diritti sociali ed economici richiedendo migliori cure sanitarie e indennizzi statali. Diverse sono le marce e le proteste che sottolineano la necessità di battersi contro il crescente militarismo e in generale contro tutte le azioni di governo contrarie  a ciò che l’Articolo 9 sostiene, senza che questo venga cambiato nella sua struttura. L’ultima notizia risale al 19 aprile 2026 quando circa 36.000 persone sono scese in piazza a Tokyo opponendosi all’intenzione del governo di Takaichi di modificare la clausola pacifista della Costituzione.  In Italia la stessa onda pacifista si muove da tempo su numerosi fronti, da quello religioso a quello sociale. Storicamente l’Italia ha avuto una presenza di movimenti pacifisti costante e ad oggi gli eventi e le manifestazioni sono sempre maggiori, tant’è che è stata creata una mappa che mostra la presenza di iniziative pacifiste (per consultarla), e ad oggi Rete Pace e Disarmo, nata nel 2020, unisce molte associazioni che fanno riferimento al movimento nonviolento. L’associazione pacifista più longeva risale al 1948 con il Movimento per la Pace ideato da Aldo Capitini, che inaugurò anche la prima Marcia per la Pace nazionale Perugia-Assisi nel 1961. Questa ha ispirato migliaia di attivisti, i quali a loro volta lottano affinché la nonviolenza sostituisca l’ideale militarista diffuso da sempre dai governi. Conclusione Si è dimostrato quanto Italia e Giappone siano simili in apparenza dal punto di vista storico ma differenti all’interno per motivi politici, sociali ed economici. Nonostante tali grandi differenze, è evidente come vi sia in entrambe le nazioni una visione interna formata da due poli opposti: quello voluto dal governo e quello voluto dai cittadini. Un confronto simile con altri paesi potrebbe rivelare dinamiche analoghe.   -Melissa Kalemaj, tirocinante presso il Centro per la Pace Forlì Fonti https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/principi-fondamentali/articolo-11 https://mondointernazionale.org/post/larticolo-pacifista-della-costituzione-giapponese-1 https://www.archiviodisarmo.it/view/bUlibTJXWUF0RExFVm1GNForL0ZBdz09OjpiRNn1dZRAaYC5vq3iRErG/0524-s-censi-il-riarmo-giapponese-.pdfhttps://www.ispionline.it/sites/default/files/pubblicazioni/Tosi.pdf https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2025/05/introduction-evaluating-japans-new-grand-strategy/#:~:text=3,facto%20armed%20forces)%20in%201954. https://www.questionecivile.it/2024/03/26/l-articolo-9-pacifismo-costituzionale-giappone/ https://www.japan-experience.com/it/plan-your-trip/to-know/japanese-history/postwar-japan-history?market=it https://fondazionenenni.it/eventi/le-critiche-di-nenni-al-piano-marshall https://www.milex.org/2025/10/28/spesa-militare-previsionale-pura-in-crescita-di-un-miliardo-nel-2026-per-litalia/ https://www.peacelink.it/pace/a/51179.html https://www.treccani.it/enciclopedia/eol-nihon-hidankyo/ https://www.avvenire.it/mondo/il-giappone-sempre-meno-pacifista-apre-alla-vendita-di-armi_107250 https://www.runipace.org/aree-tematiche/movimenti-per-la-pace/#:~:text=I%20movimenti%20per%20la%20pace%20costruiscono%20campagne%20nazionali%20e%20internazionali,attivit%C3%A0%20educative%20alla%20non%2Dviolenza. https://forumpace.consiglio.provincia.tn.it/notizia/articolo?id=953 https://retepacedisarmo.org/le-reti-fondatrici-di-ripd/ Redazione Romagna
May 4, 2026
Pressenza