GLOBAL SUMUD FLOTILLA: PROLUNGATA LA DETENZIONE PER THIAGO E SAIF. “BLOCCO NAVALE ESTESO A TUTTO IL MEDITERRANEO”Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Global Sumud Flotilla
fermati in maniera del tutto arbitraria e illegale da Israele dopo
l’intercettazione di 22 imbarcazioni dirette a Gaza in acque internazionali a
900 km da Israele avvenuta tra il 29 e il 30 aprile , sono comparsi questa
mattina davanti al giudice nel tribunale di Ashkelon. Lo ha riferito Miriam
Azem, dell’ong israeliana per i diritti umani Adalah aggiungendo che “Israele ha
chiesto di estendere la loro detenzione per altri due giorni”.
I due attivisti sono stati oggetto di “violenze fisiche e detenzione prolungata
in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due
giorni trascorsi in mare” hanno riferito i legali. Thiago Avila è stato
trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da
perdere conoscenza due volte”. Presenta attualmente “lividi visibili sul volto,
inclusa l’area intorno all’occhio sinistro, e riferisce limitazioni nei
movimenti e forti dolori alla mano”. Dal momento della cattura fino al
trasferimento al Servizio Penitenziario israeliano, avvenuto oltre due giorni
dopo, “è stato tenuto in isolamento e bendato”. Thiago, hanno spiegato gli
avvocati della ong Adalah, ha riferito di essere stato interrogato dall’agenzia
di intelligence Shabak (Isa) e che “gli è stato detto che sarà successivamente
interrogato dal Mossad con il sospetto di ‘affiliazione a un’organizzazione
terroristica’”.
Saif Abukeshek, cittadino spagnolo-svedese di origine palestinese, e Thiago
Ávila, attivista brasiliano, sono anche al centro di un caso diplomatico. Il
ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito la detenzione di
Abukeshek illegale perché avvenuta, a suo giudizio, fuori dalla giurisdizione
israeliana. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto a Benjamin Netanyahu,
primo ministro israeliano, il rilascio del cittadino spagnolo e ha rivendicato
la difesa del diritto internazionale. Anche il Brasile ha contestato il
trasferimento del proprio cittadino.
Il team legale italiano ha presentato un ricorso urgente alla Corte europea dei
diritti dell’uomo (Cedu) contro l’Italia, sostenendo che Roma avesse
responsabilità di protezione perché l’imbarcazione sulla quale si trovavano i
due attivisti avrebbe battuto bandiera italiana. È una mossa che sposta il caso
dal Mediterraneo alla giurisdizione europea: non più soltanto cosa ha fatto
Israele, ma cosa avrebbero dovuto fare gli Stati europei mentre un’operazione
militare avveniva in acque internazionali o comunque in un’area prossima alla
competenza greca.
Israele respinge l’impostazione degli attivisti e presenta l’operazione come
applicazione di un blocco navale che considera legittimo a oltre 900 km dalle
acque territoriali. Il ministero degli Esteri israeliano ha sostenuto che
Abukeshek sarebbe legato alla Popular Conference for Palestinians Abroad (Pcpa),
cioè la Conferenza popolare dei palestinesi all’estero, organizzazione che il
Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato accusandola di agire per
conto di Hamas. Secondo la versione israeliana, anche Ávila avrebbe collegamenti
con quell’area e sarebbe sospettato di attività illegali. Finora, tuttavia, le
accuse specifiche contro i due non sono state accompagnate da un dossier
pubblico capace di chiudere il confronto politico e giuridico.
La Global Sumud Flotilla al momento è ferma in Grecia. Si sta facendo la conta
dei danni e riorganizzando la ripartenza della missione: l’obiettivo è ancora
quello di raggiugere Gaza. Altre navi si aggiungeranno alla flotta in partenza
da Grecia e Turchia.
“Dopo l’atto di pirateria commesso dall’IOF nelle acque internazionali, alcuni
attivisti rientrano in Italia, per testimoniare, recuperare il necesssario e
poter riprendere il viaggio. Tornano per testimoniare pubblicamente quanto
accaduto nel Mediterraneo e chiamare il governo italiano alle proprie
responsabilità. Le violazioni commesse ad opera degli attivisti della flotilla
sono il risultato diretto della copertura politica garantita a Israele dai
governi europei, incluso quello italiano. Il blocco imposto su Gaza si estende
ormai a tutto il Mediterraneo, nel silenzio e nella complicità delle istituzioni
europee” scrive l’ufficio stampa della GSF.
Il punto con Maria Elena Delia portavoce italiana della GSF Ascolta o scarica