Nuova edizione di “S’Atobiu”, il festival della piccola editoria indipendente: incontri per raccontare mondi nuovi
L’edizione 2026 di “S’Atobiu”, “l’incontro” in lingua sarda, si svolgerà a
Selargiu (CA) dall’8 al 10 maggio e a Tertenia (OG – Ogliastra) dal 28 al 30
(sarà presente anche la casa editrice Multimage e la redazione di
Pressenza.com (Pressenza Sardigna). Organizzato dall’associazione A.S.C.E. –
Sardegna, il festival della piccola editoria indipendente proprone come tema “La
terra e la memoria della terra”, che vuole unire la terra di Sardegna alle
terre nel mondo che subiscono ingiustizie, ma promuovono visioni di mondi
possibili, come la Palestina, il Chiapas, il Kurdistan, attraverso le arti
visive, il paesaggio e la poesia.
“S’Atobiu”, “l’incontro” in lingua sarda, è il festival della piccola editoria
indipendente, nato nel novembre del 2022 dall’esigenza di costruire uno spazio
di confronto e di riflessione su temi che spesso vengono lasciati al margine
dall’informazione mainstream.
Ma cosa è oggi “S’Atobiu”? È un’idea divenuta certezza. È una piazza di
incontro, un crocicchio di anime. Un luogo di ritrovo capace di connettere il
Cilento a Treviso, Roma a Brescia, l’Uruguay alla Sardegna, la Turchia a Reggio
Calabria, Ginevra a Riace. È una trama tessuta a più mani e i nodi congiungono
comunità e stringono relazioni.
È il posto dove è stato possibile, durante questi anni chiacchierare con Raúl
Zibechi o Mimmo Lucano, cenare con Maria De Biase o Tiziana Barillà, ritrovarci
con personalità provenienti da varie parti e portatrici di varie esperienze,
raccontare esperienze di vita comunitaria, di autogestione, di società
matriarcali, di possibili vie alternative al capitalismo. Di idee talmente
semplici da divenire pericolose.
A “S’Atobiu” circola la libera informazione e fioriscono i libri, editi da case
editrici indipendenti, che narrano una storia diversa. Raccontando di diritti,
di uguaglianza e di pari dignità. Libri in cui si legge che la pace non si
costruisce con le bombe, che si lotta solo per una giustizia sociale, per
contrastare il potere degli uomini sulle donne, del più grande sul più piccolo,
del più forte sul più debole. La cultura si mescola con la terra rendendola più
fertile, la terra poi si mescola con la musica nutrendola di nuove sonorità.
Dal 2024 lo sforzo organizzativo delle volontarie e dei volontari ha permesso di
portare S’Atobiu in due località sarde: Tertenia e Selargius. In questa quinta
edizione, che ha come tema generale: “La terra e la memoria della terra”,
durante i due eventi parleremo, a Tertenia, delle esperienze locali, mentre a
Selargius, volgeremo lo sguardo al di là del mare.
Quindi a Selargius, l’8, 9 e 10 maggio ci confronteremo con Gianluca Carmosino
della redazione di Comune (curatore del libro Gridare, fare, pensare mondi
nuovi) su come sia possibile creare mondi altri. Rifletteremo insieme a Marco
Santopadre sulla grande tragedia che ancora sta colpendo il popolo palestinese.
Dialogheremo con le compagne e i compagni del Nodo Solidale e della rete
Kurdistan sarda di utopie realizzate: il Confederalismo Democratico e lo
Zapatismo. Presenteremo molte novità editoriali alla presenza di autori sardi
come Carlo Bellisai e Alberto S. Secchi e continentali come Carlo Ruggiero,
Gianluca Carmosino e Marco Santopadre. Impareremo anche a fare le maschere di
cartapesta con Paola Demontis. E poi tanti momenti ludici con le artiste e gli
artisti aderenti al movimento “Unione Artisti Libertari”.
Mentre a Tertenia, il 29 e 30 maggio, un’attenzione particolare verrà dedicata
alla storia, passata e presente, del territorio locale e isolano, ai diversi
saperi e linguaggi che la abitano: dalla ricerca documentaristica al muralismo
come mezzo di riflessione politica e collettiva, dalla panificazione alla poesia
come pratiche di condivisione, dall’osservazione del paesaggio della nostra
terra che cambia: dal punto di vista botanico da un lato, e dal punto di vista
naturalistico-sociale-culturale, dall’altro, relativamente alla speculazione
energetica attuale.
Faremo tutto ciò e altro ancora in sintonia con quella che ormai possiamo
definire “la nostra tradizione”.
Asce, Associazione sarda contro l’emarginazione
Redazione Sardigna