No alla guerra e no alla corsa agli armamenti: insieme per la pace, la libertà e una vita dignitosa
Viviamo in un’epoca in cui coloro che detengono il potere impongono le proprie
leggi in ogni settore della società. Nella sua ricerca del massimo profitto, la
modernità capitalista ha distrutto i valori dell’umanità, approfondito
l’individualismo e l’egoismo, e portato la vita sull’orlo dell’abisso attraverso
la devastazione ecologica. Né la società né la natura possono più sopportare
questo sistema di sfruttamento. È quindi necessario costruire un modo di vivere
democratico, comunitario, egualitario, libero ed ecologico. Il cammino verso
questo obiettivo passa per l’unità e la solidarietà nello spirito del Primo
Maggio, così come per l’organizzazione collettiva della lotta dei lavoratori,
delle donne e dei popoli.
La questione curda e la questione palestinese non sono problemi casuali, ma il
prodotto e uno strumento di dominio della modernità capitalista. La questione
curda è infatti il risultato della Prima guerra mondiale e della creazione, da
parte delle potenze occidentali, di Turchia, Iran, Iraq e Siria. Oggi, a più di
un secolo di distanza, questi Stati-nazione stanno entrando sempre più in crisi.
Il loro attaccamento a dittatura, autocrazia e teocrazia li ha condotti in un
profondo vicolo cieco.
Nonostante ciò, decenni di privazione dei diritti, negazione e oppressione non
sono riusciti a mettere a tacere il popolo curdo. I 47 anni di lotta per la
libertà del popolo curdo hanno dimostrato che un popolo può affermarsi anche
senza l’aiuto degli Stati.
I curdi in tutte le parti del Kurdistan si stanno impegnando per una soluzione
democratica e pacifica. Il riconoscimento della realtà curda può aprire la
strada alla democratizzazione e alla stabilità interna in Turchia, Iran, Iraq e
Siria, indebolendo al contempo le basi dell’intervento esterno. Infatti, la
questione curda irrisolta è al centro della crisi politica e sociale di questi
Stati.
Mentre questi Stati avanzano in una folle corsa agli armamenti, Abdullah Öcalan,
insieme al Movimento di Liberazione Curdo, ha posto fine alla lotta armata e
messo al centro la strategia della politica democratica. Nell’ultimo anno, si è
assunto una grande responsabilità storica per aprire la strada a una pace giusta
attraverso il dialogo con lo Stato turco. La pace tra il popolo curdo e lo Stato
turco può dare nuova speranza all’intero Medio Oriente. Il successo di questi
sforzi di pace avrebbe infatti effetti positivi anche su Iran, Iraq e Siria. Il
Kurdistan ha il potenziale per cambiare il corso distruttivo del Medio Oriente.
La lotta dei lavoratori è anche una lotta contro l’oppressione delle donne, la
distruzione ambientale, l’ostilità verso i rifugiati, lo sfruttamento dei popoli
e la repressione di fedi, culture e identità. La lotta per il socialismo
democratico, con la libertà delle donne al suo centro, costituisce la
continuazione viva dell’eredità del Primo Maggio.
Per questo oggi dobbiamo unirci con più forza, agire insieme e costruire
un’alleanza internazionale degli oppressi contro la modernità capitalista. La
lotta comune per la pace, la libertà e una vita dignitosa è la via fondamentale
del nostro tempo.
Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia
1° maggio 2026
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