L’università invisibile dell’accoglienza
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La bellezza è sempre stata una delle forze più potenti e pervasive nella cultura
umana, scrive Maura Gancitano. A Siena ci siamo trovati immersi nella bellezza
della città. Travolti in un tardo pomeriggio a Piazza del Campo dal corteo e
dagli sbandieratori della contrada del montone. Di notte camminando per vie
deserte, da un palazzo all’altro fino all’imponente Duomo tutto per noi. Tutto
per chi, Enrico Pusceddu, sommessamente, per non rompere quella magia, ci
descriveva dettagli. Storico dell’arte lavora a Barcellona ma è originario di
Samassi, dove è stato sindaco per diversi anni, ora a Siena come componente del
direttivo Recosol.
In quei vicoli fermare la bellezza come cura è diventata una necessità per chi
si era scaracollato in treno, in auto, in aereo, da diverse regioni, lasciandosi
alle spalle affanni e progetti in atto. Non sarà troppo? quel continuare a
tenersi addosso sfide gravose fatte di progetti complessi che si misurano su
vite altrui: minori non accompagnati, persone con alle spalle pesanti traumi.
Tutti i giorni a combattere con stupide burocrazie con forze contrarie. Percorsi
contro la tratta di donne nigeriane (Piam di Asti). Inclusione sociale e scuole
di italiano (Rete Vesuviana Solidale, Scisciano e Marigliano). Piccoli comuni
Arberesh, accolti nel 1.500 accoglienti nei nostri giorni: Acquaformosa (Ass.
Don Vincenzo Matrangolo), Infine la scommessa solidale di un territorio
difficile Crotone con l’Associazione Sabir e la Rete 26 ottobre. Fatiche e
responsabilità, ritardi enormi dei finanziamenti quasi a voler spingere a
desistere.
Eppure questo “Patrimonio invisibile” continua ad esistere. È un dietro le
quinte che non si vede, ma logora, un lavoro pesante, sempre in bilico. Lo
rappresenta plasticamente Giovanni (ex sindaco), a un certo punto della
passeggiata sfida la gravità, si arrampica su un muro e per alcuni minuti rimane
appeso, vero free climber (bisogna essere bravi a tenere duro ostinati e
contrari).
La Rete delle Comunità Solidali con alcune delle esperienze territoriali sono
state invitate all’Università degli Stranieri di Siena dal rettore Tomaso
Montanari. E siamo a casa quando nel corridoio dell’Università si trova una
targa che ricorda la strage di Cutro. Siamo a casa quando il professore riannoda
nel suo intervento ricordi e pezzi di vita dove dentro ci ritroviamo tutti. Da
Nord a Sud arrivati a Siena per un giorno, ognuno con un fardello più o meno
pesante. Ma Siena è curativa, la città dove Mauro Pagani è stato direttore del
festival la Città Aromatica, e ora ricorda anche lui la bellezza con una poesia
di Sandro Penna. Fermare la bellezza. Almeno per un momento, il tempo di
riprendere fiato. Si tornerà per altri incontri accettando l’invito del Rettorie
ed entrare a far parte della Consulta dei Portatori di Interesse.
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