Conferenza internazionale di Santa Marta: tagliare le armi per salvare la vita
Durante il quinto giorno della Conferenza internazionale per l’eliminazione dei
combustibili fossili viene presentato il Rapporto Il doppio dividendo: come la
riduzione della spesa militare può finanziare una transizione giusta.
Redatto dalla Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà (WILPF) e
dalla Fossil Fuel Treaty Initiative, il Rapporto sostiene che la riduzione delle
spese militari sia una delle leve più significative – e politicamente più
evitate – a disposizione per finanziare una transizione globale equa verso
l’abbandono dei combustibili fossili.
Esamina i profondi legami strutturali tra militarismo, dipendenza dai
combustibili fossili e crisi climatica. Il rapporto sottolinea che nel 2024 la
spesa militare globale ha raggiunto la cifra record di 2,7 trilioni di dollari
da parte di 100 Paesi. Nel 2025, questa cifra è salita a 2,88 trilioni di
dollari e potrebbe raggiungere dai 4,7 ai 6,6 trilioni di dollari entro il
2035. La spesa delle forze armate più grandi era 30 volte superiore ai
finanziamenti per il clima attualmente destinati alle nazioni più vulnerabili
del mondo.
Il rapporto traccia il deficit di finanziamento necessario per una transizione
globale equa, mettendolo a confronto con la spesa militare ed esaminando
l’impatto di quest’ultima sulla sicurezza umana, sulle emissioni, sulla
distruzione ecologica e sulla cooperazione internazionale. Il documento delinea
le modalità con cui la spesa militare può essere ridotta e riassegnata a favore
della giustizia climatica e della pace e formula raccomandazioni per i governi e
la società civile su come raggiungere tale obiettivo, anche attraverso un
trattato sui combustibili fossili.
Al centro del report alcuni risultati principali.
Ridurre la spesa militare per finanziare una transizione globale equa
rappresenta una soluzione vantaggiosa per tutti nell’attuale contesto mondiale.
Il pianeta si sta riscaldando a un ritmo senza precedenti e gli ultimi undici
anni sono stati i più caldi mai registrati. Allo stesso tempo, anche i conflitti
armati e gli sfollamenti forzati hanno raggiunto il livello più alto dalla fine
della Seconda Guerra Mondiale, con 62 conflitti in 36 Paesi nel 2024 e oltre 117
milioni di persone sfollate con la forza a metà del 2025. Questa cifra non
riflette nemmeno i costi umani, ecologici ed economici dei conflitti in
espansione e del genocidio in Medio Oriente e in Ucraina. A marzo 2026, più di
240.000 persone erano state uccise dalla violenza legata ai conflitti e dai
genocidi nei dodici mesi precedenti. Si tratta di una crisi di priorità, non di
risorse. I Paesi più ricchi del mondo dedicano alla guerra 30 volte più risorse
di quelle fornite ai Paesi più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti
climatici.
La guerra e le attività militari, alimentate dalla spesa militare, sono tra i
fattori più rilevanti, sistemici e sottovalutati della crisi climatica. Se
fossero un Paese, le forze armate mondiali sarebbero il quarto maggior
responsabile delle emissioni di carbonio, dopo Cina, Stati Uniti e India. Un
solo jet militare – il B-52 Stratocruiser – consuma in un’ora la stessa quantità
di carburante che un automobilista medio impiega in sette anni. Le guerre hanno
inoltre un impatto devastante sull’ambiente, compreso il degrado del suolo,
dell’acqua, del territorio e dell’agricoltura. Allo stesso tempo, il cambiamento
climatico e la distruzione ambientale stanno causando dislocazioni e disordini
che, a loro volta, impongono ulteriori spese militari come risposta.
Oltre all’inquinamento, la militarizzazione compromette le condizioni necessarie
allo sviluppo sostenibile. L’aumento delle spese militari rafforza la
competizione geopolitica, erode la fiducia, indebolisce le istituzioni
multilaterali e riduce lo spazio per la cooperazione internazionale di cui hanno
bisogno lo sviluppo sostenibile e una transizione equa verso l’abbandono di
petrolio, gas e carbone. Dare priorità alle questioni militari e di sicurezza
significa anche che le risorse vengono dirottate verso tali scopi a scapito di
altre necessità, come l’utilizzo di minerali critici per le energie rinnovabili.
Nel 2024 il costo globale della violenza per l’economia ammontava a 19,97
trilioni di dollari USA. Al contrario, si stima che porre fine alla fame nel
mondo entro il 2030 costerà solo 40 miliardi di dollari USA all’anno.
Non esiste una via credibile per rendere più ecologiche le forze armate. I
combustibili fossili sono la linfa vitale dei sistemi militari e i cicli di
approvvigionamento consolidano questa dipendenza per decenni.
Il rapporto traccia il deficit di finanziamento necessario per una transizione
globale equa, mettendolo a confronto con la spesa militare ed esaminando
l’impatto di quest’ultima sulla sicurezza umana, sulle emissioni, sulla
distruzione ecologica e sulla cooperazione internazionale. Il documento delinea
le modalità con cui la spesa militare può essere ridotta e riassegnata a favore
della giustizia climatica e della pace, e formula raccomandazioni per i governi
e la società civile su come raggiungere tale obiettivo, anche attraverso un
trattato sui combustibili fossili.
Francesca Palmi, GEA – Giustizia Ecologica e Ambientale
Link agli articoli precedenti:
https://www.pressenza.com/it/2026/04/dal-24-al-29-aprile-si-terra-in-colombia-la-prima-conferenza-internazionale-per-labbandono-dei-combustibili-fossili/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/carovana-ecologista-emilia-romagna/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/la-conferenza-di-santa-marta-e-il-legame-tra-combustibili-fossili-armi-e-guerre/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/e-iniziata-a-santa-marta-in-colombia-la-conferenza-internazionale-per-leliminazione-dei-combustibili-fossili/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/conferenza-di-santa-marta-il-trattato-sui-combustibili-fossili-come-nuova-frontiera-politica-globale/
https://www.pressenza.com/it/2026/04/a-santa-marta-le-donne-indicano-la-trasformazione-oltre-il-fossile/
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Redazione Italia