“Ri-umanizzare l’educazione”, con le pedagogie del rispetto
Mettere al centro l’allievo e accompagnarlo nel suo divenire: è questa la
missione profonda della scuola “come luogo dove si impara COME pensare, non CHE
COSA pensare” e il cuore della conferenza in programma il 16 e 17 maggio a
Verona, presso la Casa Madre Opera Don Calabria (via San Zeno in Monte, 23),
svolta nell’ambito del progetto europeo Let’s Care e organizzata dal Polo
Europeo della Conoscenza IC Bosco Chiesanuova in collaborazione con MCE e CEMEA
e con patrocinio del Comune di Verona.
Al centro delle due giornate il tema dell’indipendenza di pensiero: la scuola
come spazio in cui ogni studente viene sostenuto non solo nell’acquisizione di
conoscenze, ma soprattutto nello sviluppo della propria identità e della
capacità critica.
Educare significa infatti prendersi cura del percorso di crescita della persona,
rispettandone tempi, bisogni e unicità. Per realizzare questa visione, diventa
fondamentale guardare al patrimonio pedagogico del passato e applicarlo con
consapevolezza nella scuola di oggi.
Le pedagogie attive, sviluppate dai più grandi pedagogisti a livello
internazionale come Montessori, Freire, Piaget, Vygotsky, Freinet, Korczak,
Dewey, Don Milani, Brunner, non sono semplicemente attuali: sono strumenti
vitali per costruire un’educazione capace di rispondere alle sfide
contemporanee.
Un approccio che mette al centro l’esperienza, la partecipazione e la relazione,
restituendo alla scuola il suo vero ruolo formativo.
Un panel di autorevoli pedagogisti contemporanei approfondirà come i modelli
educativi delle pedagogie del rispetto possano contribuire a costruire una
società più umana, inclusiva e rispettosa delle diversità.
In linea con lo spirito del progetto Let’s Care, l’obiettivo è quello di fornire
agli studenti – dalla scuola primaria all’università – gli strumenti cognitivi
ed emotivi per navigare la complessità del mondo, comprenderlo e agirvi in modo
responsabile e trasformativo.
“La nostra rete, invitata all’UNESCO di Parigi per il sesto incontro annuale
della Global Education Coalition del 23 e 24 marzo scorsi, ha potuto toccare con
mano i problemi derivanti dalla digitalizzazione forzata del mondo educativo e
di osservare come molti paesi europei stiano riscoprendo pratiche del passato,
senza alcun timore di perdere competitività – spiega Stefano Cobello,
coordinatore del Polo Europeo della Conoscenza I.C. Bosco Chiesanuova che ha
organizzato l’iniziativa. “Abbiamo organizzato questo evento sulle pedagogie
attive per richiamare l’attenzione sul ruolo della scuola, il cui obiettivo non
è istruire sempre più in accelerazione, ma rispettare i tempi degli studenti
aiutandoli a crescere in armonia, in ambienti emotivamente protetti“.
Si affronteranno temi come il pensiero critico come forma di autodifesa civile
in una società segnata dal sovraccarico informativo, dove la scuola deve
insegnare a decodificare la realtà e a resistere alla manipolazione; di
argomentazione e democrazia come presupposto per una cittadinanza attiva e
deliberativa per insegnare, attraverso il dibattito strutturato, a sostenere le
proprie idee nel rispetto dell’interlocutore e a cercare un accordo mediato;
del nuovo ruolo del docente come regista e facilitatore dei processi
cognitivi attraverso la capacità di ascolto e la “pazienza impaziente” nel
gestire i tempi di crescita degli alunni; del superamento dell’aula tradizionale
a favore di spazi modulari, flessibili e polifunzionali per favorire il
coinvolgimento attivo e la cooperazione; della valutazione formativa e
orientativa e, soprattutto, autovalutativa (come sosteneva Freinet) che
valorizzi il potenziale unico di ogni studente e lo aiuti a migliorare, invece
di limitarsi a sanzionare l’errore con voti numerici stressanti.
“In tempi in cui imperano conformismo e pensiero dominante, la scuola ha il
compito di insegnare, invece, il pensiero indipendente – spiega Alessio
Perpolli, dirigente scolastico dell’I.C. Bosco Chiesanuova presso cui ha sede
amministrativa la rete Polo Europeo della Conoscenza – E per farlo non bisogna
inventarsi niente di nuovo, ma avere la volontà e il coraggio di applicare nella
scuola di oggi lo straordinario patrimonio delle pedagogie del rispetto. Solo
così la scuola può assolvere al suo compito più alto: formare cittadini liberi,
consapevoli, democratici e capaci di contribuire al miglioramento della
società“.
Programma e iscrizioni: https://www.europole.org/ri-umanizzare/
Redazione Italia