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I minori nei servizi residenziali sono il doppio di quelli in affido familiare
Di minori fuori famiglia si parla – quasi sempre a sproposito o con eccessi di retorica – soltanto quando diventano casi di cronaca, come quello recente dei “bambini nel bosco”. Eppure, dati alla mano, i bambini e i ragazzi seguiti dai servizi sociali territoriali sono ben altro che “un buco nero”. A dircelo è l’ultima fotografia del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, una rilevazione che ha coinvolto il 98,2% degli ambiti territoriali sociali, che vale la pena riprendere in mano a distanza di qualche mese dalla sua pubblicazione (è stata presentata a dicembre scorso) per cercare di superare le confusioni e le strumentalizzazione che sembrano caratterizzare anche il dibattito di queste settimane. Al 31 dicembre 2024 gli under 18 in carico al servizio sociale professionale risultano 345.083, compresi i minorenni stranieri non accompagnati. Considerando anche il numero di dimessi nel corso dell’anno, i minorenni in carico al servizio sociale beneficiari di qualche tipo di intervento sono pari a 374.327. Al netto dei bambini e degli adolescenti stranieri soli, si registrano 330.884 minorenni in carico ai servizi a fine anno e 355.844 nel corso del 2024. Per quanto riguarda l’affidamento familiare, al 31 dicembre 2024 risultano 15.870 under 18 inseriti in una qualche forma di affidamento, compresi i minorenni stranieri non accompagnati; nel corso dell’anno il valore sale a 17.315. Al netto dei bambini e degli adolescenti stranieri soli, invece, si segnalano 15.075 minorenni in affidamento familiare al 31 dicembre e 16.246 beneficiari nel corso dell’anno. Altri dati rivelano che gli under 18 accolti nei servizi residenziali sono, includendo i minorenni stranieri non accompagnati, 30.237 al 31 dicembre e 38.139 nel corso dell’anno (escludendo i bambini e degli adolescenti stranieri soli, invece, i numeri scendono a 20.592 a fine anno e 25.033 nel corso del 2024). I neomaggiorenni in carico ai servizi sociali territoriali sono, includendo i minorenni stranieri non accompagnati, 26.053 al 31 dicembre e 35.752 nel corso dell’anno (escludendo i bambini e degli adolescenti stranieri soli se ne registrano 21.841 presenti a fine anno e 28.136 presenti nel corso dell’anno). I neomaggiorenni in affidamento familiare sono 821 al 31 dicembre e 1.158 nel corso dell’anno (al netto dei minorenni stranieri non accompagnati i numeri scendono a 719 a fine anno e 930 durante l’anno). I neomaggiorenni accolti nei servizi residenziali risultano invece 3.112 a fine anno e 6.556 nel corso del 2024. Gli stessi dati al netto dei minorenni stranieri soli si riducono a 1.412 presenti al 31 dicembre e 2.226 presenti nel corso dell’anno.  In relazione alla popolazione minorile residente, per quanto riguarda l’affidamento familiare, il tasso è pari a 1,8 per mille. L’affidamento familiare si conferma particolarmente attivato in Piemonte (tasso pari a 4,4 a fine anno; 4,8 nel corso del 2024), con una significativa diffusione di forme di affido diverse da quella residenziale. Seguono l’Umbria con valori intorno al 3 per mille e il Molise, la Liguria e la Toscana con valori compresi tra il 2,2 per mille e il 2,7 per mille. Nella Provincia autonoma di Bolzano si conferma un tasso di attivazione superiore alla media nazionale dell’affidamento per meno di 5 notti la settimana o diurno. I tassi più bassi, inferiori all’1,5 per mille, si registrano in Veneto, in Calabria, in Friuli-Venezia Giulia, nel Lazio, in Abruzzo e in Campania. Per quanto concerne invece i tassi relativi ai minorenni accolti nei servizi residenziali, si osserva una riduzione dei valori medi nazionali dal 3,5 per mille al 2,4 per mille. A livello regionale la Liguria conferma il tasso di attivazione più elevato rispetto alla popolazione residente, seguono la Sardegna, l’Umbria e la Provincia autonoma di Trento con tassi intorno al 3 per mille al 31.12 e compresi tra il 3,6 per mille e il 4,4 per mille nel corso del 2024. Il Molise, la Sicilia e il Friuli-Venezia Giulia, che nei dati comprensivi 22 dei MSNA registravano dei valori molto superiori alla media nazionale, vedono una netta riduzione dei tassi. La Basilicata, il Veneto e la Calabria registrano invece tassi pari o inferiori al 2,0 per mille. Come si vede da questi numeri, i minori nei servizi residenziali sono il doppio di quelli in affido familiare e i servizi residenziali accolgono più minori anche se togliamo i minori stranieri non accompagnati: sono 15.075 i minori in affidamento familiare e 20.592 i minori accolti in servizi residenziali. Quindi, in questi anni sono i servizi residenziali a venire maggiormente incontro alle difficoltà e alle fragilità delle famiglie. E ciò nonostante la legge 149/2001, che all’articolo 2 fa espresso riferimento alla preferenza per l’affido: “ove non sia possibile l’affidamento nei termini di cui al comma 1, è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato”. Prima di scagliarsi contro Assistenti sociali, Procure e Tribunali per i Minori e abbandonarsi a dichiarazioni superficiali e pericolose andrebbero innanzitutto letti i dati relativi ai minori fuori famiglia. “I dati, ha sottolineato la presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Barbara Rosina, a commento della pubblicazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non servono a difendersi, ma a capire meglio e a decidere meglio. Servono a migliorare gli interventi, a programmare politiche più efficaci e anche a riportare il dibattito pubblico su un piano di realtà, lontano dagli slogan. Si tratta di un contributo importante non soltanto per la programmazione e la valutazione delle politiche pubbliche, ma anche per il lavoro quotidiano dei servizi sociali, che troppo spesso operano in assenza di dati aggiornati e condivisi. Ogni volta in cui il lavoro dei servizi viene raccontato nello spazio pubblico in modo parziale, emotivo o strumentale, la conoscenza è essenziale anche per affrontare le criticità e restituire complessità, proporzioni e responsabilità istituzionali a interventi che coinvolgono migliaia di professionisti e di famiglie. Diffondere e utilizzare queste informazioni – conclude Rosina – significa rafforzare una cultura della tutela basata su evidenze, trasparenza e responsabilità pubblica. È anche così che si tutela il lavoro degli assistenti sociali e, soprattutto, i diritti delle persone e delle persone di minore età coinvolte”. Il compito dei giudici minorili e dei servizi sociali è alquanto delicato e una loro continua pregiudiziale delegittimazione può soltanto contribuire a peggiorare tutti il sistema, soprattutto a danno dei minori.  Qui la pubblicazione Quaderni della Ricerca Sociale 66: https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita-infanzia-e-adolescenza/studi-e-statistiche/qrs-66-report-2024.  Giovanni Caprio
March 18, 2026
Pressenza
Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi
Riceviamo e pubblichiamo dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani In occasione della Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi, il 25 maggio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani desidera esprimere profonda preoccupazione rispetto ai dati pubblicati dal dossier di Telefono Azzurro, che delineano un quadro drammatico e inaccettabile: oltre 8.000 minori scomparsi in Italia nei primi sei mesi del 2024, pari al 69,6% delle denunce di scomparsa complessive, con una prevalenza schiacciante di adolescenti tra i 16 e i 17 anni e una forte incidenza tra i minori stranieri. Si tratta di un fenomeno che non può più essere derubricato a emergenza episodica o a problema marginale: è una vera e propria emergenza educativa, sociale e culturale, che impone l’intervento sinergico di tutte le istituzioni, a partire dalla scuola, che rappresenta il primo presidio di ascolto, prevenzione e accompagnamento dei giovani nei momenti più fragili della loro crescita. Il CNDDU sottolinea con forza il ruolo strategico della scuola: – come luogo di accoglienza e inclusione, soprattutto per i minori stranieri, spesso privi di reti familiari solide; – come spazio dove costruire relazioni significative e prevenire il disagio psicologico e sociale; – come ambiente di educazione ai diritti umani, alla consapevolezza del sé, alla tutela della dignità personale e al rispetto dell’altro; – come punto di raccordo tra famiglie, servizi sociali e territorio, in grado di cogliere segnali di disagio e attivare tempestivamente forme di protezione. Il 36,5% delle scomparse è dovuto a fughe da casa, un dato che ci interroga su quanto ancora ci sia da fare per costruire contesti affettivi e comunitari capaci di proteggere, comprendere e sostenere i minori, specialmente nella delicatissima fascia adolescenziale. Il CNDDU chiede: – l’inserimento sistematico nei curricoli scolastici di percorsi formativi sui diritti dei minori, l’educazione affettiva, il benessere psicologico e il contrasto alla dispersione scolastica; – un potenziamento della figura dello psicologo scolastico e di équipe multidisciplinari stabili in ogni istituto, soprattutto nelle aree ad alta fragilità sociale; – una rete nazionale permanente tra scuola, servizi sociali, forze dell’ordine e realtà del Terzo Settore impegnate nella tutela dei minori, per una risposta integrata e tempestiva ai segnali di rischio; – una maggiore valorizzazione del numero europeo per i minori scomparsi (116.000), ancora troppo poco conosciuto, nonostante la sua importanza vitale. La società ha il dovere morale e civile di non voltarsi dall’altra parte. Ogni minore scomparso è una storia spezzata, una domanda di aiuto non ascoltata, una responsabilità collettiva mancata. Il CNDDU ribadisce il proprio impegno per una scuola sempre più attenta, inclusiva e proattiva nella difesa dei diritti fondamentali dell’infanzia e dell’adolescenza. Non può esserci educazione senza protezione. Non può esserci scuola senza umanità. . Redazione Italia
May 26, 2025
Pressenza