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Grosseto, 18 giugno: Edizione locale del Forum Scuole per un’educazione nonviolenta
Il Forum Scuole per un’educazione nonviolenta, con il quale l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha collaborato attivamente sin dalla prima edizione di Milano, avrà la sua prima edizione locale in provincia di Grosseto, grazie all’Istituto Comprensivo Roccastrada, che ha fortemente voluto questo evento. L’evento si terrà giovedì 18 giugno, dalle 9.15 alle 17.00, presso il plesso della Scuola Primaria e Secondaria di Ribolla. L’edizione locale ricalca, in formato ridotto, la struttura del Forum nazionale e si propone di favorire un sempre maggiore radicamento territoriale, affinché sia possibile sperimentare e condividere, anche in presenza, esperienze e pratiche di pace e nonviolenza nei contesti scolastici. PROGRAMMA 9.15 Registrazione 9:30 Benvenuto della Dirigente scolastica 9:35 Presentazione del «Forum nazionale permanente Scuole per un’Educazione Nonviolenta» 9:45 Tavola rotonda: Come promuovere un’educazione per la pace e la nonviolenza a scuola 10:45 pausa ore 11.00 – 13.00 Prima sessione laboratori ore 13.00 Pranzo libero ore 14.30 – 16.30  Seconda sessione laboratori ore 16.45 Plenaria ore 17.00 Chiusura Maggiori informazioni sui laboratori >Le virtù che educano. Riconoscere il meglio di sé e dell’altro per costruire relazioni educative nonviolente. – Jaqueline Mera e Stefano Colonna >Il diario autobiografico sulla Pace e la Nonviolenza. Per prendersi cura di sé stessi, degli Esseri viventi, del Pianeta, del Mondo. – Dino Mancarella >Cominciamo noi. La comunicazione generativa e le relazioni nonviolente – Annabella Coiro >Si può parlare di economia e guerra alla scuola primaria e secondaria di 1°grado? – Mario Sanguinetti >Chi educhiamo? Un laboratorio di esperienza e riflessione sull’essere che cerchiamo di educare – Solo primaria – Oliver Turquet >Lo spaventaguerra. La guerra è entrata dalle porte e dalle finestre e bimbe e bimbi se ne sono accort*: quali strumenti per parlarne insieme? Solo primarie e infanzia – Alice Moracchioli e Marta Monini La partecipazione è aperta a tutti e tutte ed è gratuita. La giornata costituisce iniziativa di formazione ai sensi della Direttiva n. 170 del 2016. Per ulteriori informazioni: Sara Conte, docente IC Roccastrada e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: sara.conte@istitutocomprensivoroccastrada.edu.it --------------------------------------------------------------------------------
Grosseto, avanza la presenza delle forze armate e delle forze dell’ordine negli spazi civili ed educativi
Non solo nelle scuole, ma anche nelle fiere, negli eventi sportivi e nelle manifestazioni pubbliche. A Grosseto, – come nel resto del Paese – continua a crescere la presenza militare in tutti quegli spazi dedicati all’educazione, alle attività di svago e scambio sociale e a quelle civiche e della società civile. Una presenza raccontata come educativa, rassicurante o perfino ludica, ma che contribuisce a normalizzare una cultura dell’obbedienza, della militarizzazione e della sicurezza come principio dominante della vita sociale (clicca qui per la notizia). L’ultimo episodio risale alla visita degli alunni della scuola primaria “P. Aldi” alla caserma dei carabinieri. L’iniziativa è stata presentata come un momento di curiosità e scoperta tra uniformi, mezzi in dotazione e cani antiesplosivo. Ma dietro questa narrazione apparentemente innocua emerge una questione pedagogica e politica molto più profonda. Non si insegnano, infatti, la convivenza, la cooperazione e la gestione non violenta dei conflitti. Il messaggio, neanche tanto implicito, è piuttosto un altro: il rispetto delle regole coincide con l’obbedienza all’autorità e la loro violazione comporta controllo, punizione e repressione. La legalità viene ridotta a disciplina. Queste attività non sono casi isolati. Open day militari, PCTO (così si chiama l’ormai famigerata alternanza scuola-lavoro) con l’esercito, incontri con le forze dell’ordine, orientamento scolastico nelle caserme e presenza di uomini in divisa negli istituti scolastici stanno diventando una componente sempre più ordinaria della scuola italiana. Adolescenti, ma anche bambini della scuola primaria, vengono progressivamente abituati a considerare naturale la presenza degli apparati militari e securitari dentro gli spazi della formazione pubblica. La stessa dinamica si ritrova anche fuori della scuola. Sempre a Grosseto, ad esempio, la 33^ edizione di Game Fair Italia, svoltasi dal 24 al 26 aprile, ha ospitato i paracadutisti della Brigata Folgore, del reggimento “Savoia Cavalleria”, trasformando così una manifestazione ricreativa e familiare in una vetrina promozionale delle forze armate. Succede così che i mezzi militari, le tecnologie e le divise vengono presentati in forma spettacolare e accattivante, soprattutto verso i più giovani, mentre scompaiono completamente gli effetti reali della guerra: morte, distruzione e devastazione sociale. SI NORMALIZZA, IN TAL MODO, LA PRESENZA MILITARE E DELLE FORZE DELL’ORDINE DENTRO LA VITA CIVILE, PRESENTANDONE GLI ELEMENTI COME NEUTRI, EDUCATIVI E PERFINO RICREATIVI. Questa narrazione entra però in contraddizione con la realtà quotidiana. Ogni volta che emergono episodi di violenza, abuso o corruzione da parte delle forze dell’ordine, il discorso pubblico parla immediatamente di casi isolati, le “mele marce”. Ma quando casi simili si ripetono, il problema non può più essere liquidato come eccezione individuale. Le vicende giudiziarie, passate e recenti, che coinvolgono appartenenti alle forze dell’ordine, e anche il dibattito sul cosiddetto “scudo penale”, mostrano il rischio di una progressiva deresponsabilizzazione degli apparati repressivi dello Stato. Parallelamente, il nuovo decreto sicurezza amplia ulteriormente i poteri coercitivi e restringe gli spazi del dissenso, spostando l’equilibrio sempre più verso il controllo sociale. In questo contesto risultano emblematiche anche le violente cariche contro gli studenti avvenute a Pisa e Firenze nel febbraio 2024. Di fronte a manifestazioni studentesche pacifiche, la risposta è stata quella della repressione fisica. Eppure, gli stessi apparati che manganellano studenti inermi vengono poi invitati nelle scuole come modelli educativi e rappresentanti della “legalità”. La questione assume un significato ancora più grave nel contesto internazionale attuale. Come ricorda il fisico Carlo Rovelli, “il mondo sta riproducendo molti dei meccanismi che precedettero le grandi guerre del Novecento: corsa al riarmo, nazionalismi, logica dei blocchi contrapposti e convinzione che la pace possa essere garantita attraverso la deterrenza armata”. È esattamente questa logica che ha accompagnato tutte le grandi guerre moderne. Con una differenza decisiva: oggi esistono migliaia di armi nucleari capaci di distruggere la civiltà umana. Continuare a normalizzare la cultura militare proprio dentro gli spazi educativi significa allora contribuire ad abituare le nuove generazioni all’idea che guerra e riarmo siano elementi inevitabili della società. Anche per questo la presenza dei militari nelle scuole entra in conflitto con l’articolo 11 della Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Eppure, la narrazione proposta agli studenti insiste spesso sul fascino della tecnica militare, del volo, delle missioni all’estero e dell’innovazione tecnologica, evitando accuratamente di affrontare il rapporto tra ricerca scientifica, industria bellica e distruzione. La militarizzazione è inoltre anche una questione economica e sociale. A Grosseto, la presenza di militari e forze dell’ordine viene stimata intorno alle quattromila unità in una città di circa ottantamila abitanti: una proporzione altissima. Mancano studi specifici per Grosseto su quanto questa presenza possa incidere sull’assetto sociale ed economico della città, ad esempio sul mercato immobiliare. Ma il fatto che, pur non essendo una città economicamente “ricca” come Firenze o Milano, mantiene canoni relativamente sostenuti e domanda stabile come avviene per altre città a forte connotazione militare (La Spezia, Taranto, Vicenza) o addirittura per paesi come Aviano, in provincia di Pordenone, dove il canone suddetto si estende nelle aree limitrofe interessando più municipalità. Dando uno sguardo più generale, cresce costantemente la spesa militare del pianeta e l’Italia non fa eccezione. Si tratta di miliardi di euro destinati a riarmo, missioni militari e apparati di sicurezza, ma anche alla ricerca in settori duali in cui la linea di confine fra spesa militare e civile è inesistente. Il bilancio della difesa di numerosi paesi riporta solo una parte delle spese effettuate lasciando fuori capitoli di bilancio che risultano a carico di altri ministeri. La conseguenza è che scuola, sanità e servizi pubblici continuano a soffrire tagli cronici. In questo quadro, emerge anche la debolezza crescente della scuola e del corpo docente. Sempre più schiacciati da burocrazia, precarizzazione e conformismo istituzionale, molti insegnanti faticano a esercitare una reale funzione critica e autonoma. Le decisioni sull’ingresso dei militari negli istituti spesso aggirano persino il collegio docenti, mentre la partecipazione alle mobilitazioni sindacali diminuisce. Una scuola impoverita culturalmente e resa sempre più passiva diventa più permeabile alla propaganda militarista e securitaria. La domanda finale allora è inevitabile: la scuola deve formare cittadini critici, capaci di cooperazione e partecipazione democratica, oppure individui educati principalmente all’obbedienza, alla gerarchia e alla normalizzazione della guerra? Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Grosseto, stand dell’Esercito Italiano al “Game Fair Italia”
La 33^ edizione di Game Fair Italia, aperta dal 24 al 26 aprile presso il Centro Fiere del Madonnino di Braccagni a Grosseto, ha ospitato i paracadutisti della Brigata Folgore. Nello specifico era presente il reggimento “Savoia Cavalleria” con i propri assetti promozionali (clicca qui).  Come possiamo leggere sul sito web della fiera, al “Game Fair Italia”: «I visitatori possono avvicinarsi al mondo delle armi sportive e del tiro, del mondo venatorio, e della vita all’aria aperta, partecipando in modo attivo a prove pratiche, ed assistendo a show e spettacoli a ciclo continuo, partecipando a gare, visitando il villaggio con tutti i prodotti delle discipline rappresentate». Viene descritta come una manifestazione per la famiglia che permette di passare un’intera giornata immersi nell’ambiente della maremma e tra le passioni rappresentate dalle discipline outdoor. Tra gli stand di attrezzature per la caccia e la pesca, per il tiro con l’arco e la falconeria, l’Esercito disponeva di uno stand, nel quale informava il pubblico sulle modalità di arruolamento e promuoveva le opportunità di carriera in mimetica, e di postazioni all’interno delle quali erano esposti i materiali tecnici adatti alle esigenze operative militari, indossare un paracadute, seguire una dimostrazione pratica del Metodo di Combattimento Militare (MCM).  Seppure il Game Fair Italia sia dedicato al mondo venatorio e quindi anche alle armi, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università registriamo con preoccupazione la presenza in quella sede dell’Esercito Italiano. Siamo contrarie e contrari alle armi e agli strumenti di morte, quando vengono imbracciati per attività sportive ma ancora di più quando è lo Stato che lo chiede ai cittadini, per influenzare le sorti internazionali e/o spegnere il consenso politico interno. Lo stato di polizia, la mistificazione del soldato e della guerra non devono mettere radici nel sentire popolare, per questo continueremo come Osservatorio a monitorare eventi dentro e fuori le scuole che contribuiscono alla propaganda militarista e che suggeriscono di intraprendere la carriera militare.  Grosseto, foto da https://www.fieradelmadonnino.it/11839_esercito-lesercito-al-game-fair-25/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Grosseto, 14 aprile: studenti in caserma, la scuola incontra le armi
Martedì 14 aprile le classi quarte del polo tecnologico “Manetti–Porciatti” di Grosseto parteciperanno a una visita guidata presso il museo e le officine meccaniche del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3º). Presentata come attività formativa e di orientamento, questa iniziativa si inserisce in una sequenza ormai sempre più fitta di eventi analoghi che, dall’inizio dell’anno, hanno visto la presenza costante di forze armate e forze dell’ordine dentro e intorno alle scuole del territorio. Non si tratta più di episodi isolati. In pochi mesi si contano già diversi casi: progetti come “Train to be cool” della Polfer nelle scuole, attività di orientamento tecnico collegate all’industria militare, incontri con personale delle forze armate, fino alle visite dirette in basi e strutture operative. Una continuità che segnala un cambio di passo: la presenza delle istituzioni armate nel mondo scolastico non è più straordinaria, ma sempre più normalizzata. L’iniziativa conferma la proposta dell’ambiente militare come opzione caldeggiata per accogliere i ragazzi all’uscita dalla scuola superiore, evidentemente in linea con quanto previsto dal progetto dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana dal titolo Conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite scolastiche presso le Unità dell’Esercito per l’anno scolastico 2025-2026. Il linguaggio utilizzato – “educazione”, “cultura della sicurezza”, “orientamento” – contribuisce a rendere neutra e quasi invisibile la natura di queste attività. Ma è proprio questa neutralizzazione a sollevare interrogativi. Quando la presenza è costante, smette di essere una proposta tra le altre e diventa parte del contesto educativo stesso. La scuola, da spazio critico e pluralista, rischia di trasformarsi in un luogo di legittimazione simbolica di quelle specifiche istituzioni dello Stato, atte alla repressione e controllo. Particolarmente delicato è il tema dell’orientamento. Le iniziative vengono spesso presentate come opportunità per conoscere percorsi professionali. Ma quanto è realmente libera una scelta quando una sola opzione – quella militare o delle forze dell’ordine – viene proposta con questa frequenza, con il sostegno istituzionale e con un forte impatto simbolico? E soprattutto: viene garantito lo stesso spazio e la stessa visibilità ad alternative civili, sociali, cooperative, culturali? A ciò si aggiunge un problema di fondo: l’asimmetria dell’informazione. Le attività tendono a mostrare aspetti tecnologici, organizzativi, persino “affascinanti” del mondo militare, mentre restano sullo sfondo – o del tutto assenti – le implicazioni reali dell’uso della forza, della guerra, della violenza istituzionalizzata. Il punto non è negare il ruolo delle forze armate o delle forze dell’ordine in uno Stato, ciò meriterebbe un approfondimento a parte. Il punto è distinguere tra conoscenza critica e promozione implicita. Tra educazione civica e costruzione del consenso. Una scuola pubblica dovrebbe offrire strumenti per comprendere la complessità, non indirizzare verso una visione univoca. Non è un caso che una presenza così pervasiva delle istituzioni armate nei percorsi educativi sia storicamente tipica di contesti autoritari o fortemente militarizzati, così come di quelle “democrazie” che hanno costruito la propria identità attraverso guerre, espansioni e violenze sistemiche. In questi contesti, la scuola diventa uno degli strumenti principali per normalizzare la dimensione militare nella società, fin dalle età più giovani. Il caso di Grosseto, da questo punto di vista, è emblematico. La città rappresenta uno dei principali poli militari della Toscana: ospita il 4º Stormo dell’Aeronautica Militare, tra le basi aeree più rilevanti del Paese, reparti dell’Esercito come il Savoia Cavalleria e il Cemivet, oltre a una presenza significativa di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Locale. Si stima che circa 4.000 persone lavorino in questi comparti, su una popolazione di circa 80.000 abitanti. Una proporzione molto alta. Questo dato ha anche un riflesso sociale diretto: è plausibile che in molte classi siano presenti studenti e studentesse con genitori impiegati in questi settori. Una condizione che rende più complesso, e talvolta più delicato, introdurre uno sguardo critico sul tema. Il rischio è che il dibattito venga implicitamente disinnescato, non per mancanza di questioni, ma per la difficoltà di metterle in discussione in un contesto così fortemente interconnesso. C’è poi un ulteriore elemento da considerare: la trasformazione del concetto stesso di “sicurezza”. Da tempo, nel discorso pubblico, la sicurezza viene sempre più associata a controllo, ordine, repressione. Molto meno si parla di sicurezza economica, sociale, abitativa, sanitaria. Eppure è proprio su questi piani che si gioca la qualità della vita delle persone. Portare nelle scuole quasi esclusivamente una visione securitaria legata alle divise significa contribuire a restringere l’immaginario collettivo su cosa significhi davvero “vivere in sicurezza”. Di fronte a questa tendenza, alcune domande diventano inevitabili. Chi decide queste iniziative? Con quali criteri vengono approvate? Qual è il ruolo degli organi collegiali delle scuole? Esiste un equilibrio tra le diverse proposte educative? Viene garantito il pluralismo? La visita del 14 aprile al Savoia Cavalleria non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesimo tassello di un processo più ampio. Un processo che merita attenzione, discussione pubblica e, soprattutto, trasparenza. Una comunità democratica non teme il confronto tra punti di vista diversi. Ma proprio per questo ha bisogno di scuole che restino luoghi autonomi, critici e aperti, capaci di distinguere con chiarezza tra educazione e influenza, tra conoscenza e indirizzo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Orientamento al Liceo “Aldi” di Grosseto: corsi “Dignità” e “Fermezza” dell’Accademia militare
Segnaliamo l’ennesimo intreccio tra mondo militare e mondo della scuola sotto l’etichetta della presentazione alle studentesse e agli studenti di indicazioni per l’orientamento al termine della scuola superiore. Stavolta si tratta di un’iniziativa del Polo Liceale “Aldi” di Grosseto, che nei prossimi giorni farà incontrare le e gli studenti delle classi quarte e quinte con un ex studente dell’Istituto, ora allievo dei corsi “Dignità” e “Fermezza” (!) dell’Accademia militare di Modena, affinché le e gli studenti possano essere invogliati a seguirne le orme. Questi incontri di orientamento – occorre tenere presente – cercano di trasformare i luoghi della formazione in luoghi di addestramento, in contrasto col dettato costituzionale che esalta invece il ruolo sociale che deve avere essenzialmente la scuola. Nella circolare che informa dell’attività, si dice che essa rappresenta «un’importante opportunità per approfondire le prospettive di carriera in ambito militare». Come ripetutamente denunciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, il ripetersi di queste collaborazioni tra mondo della scuola e Forze Armate, sia nel campo di singole discipline, sia attraverso esperienze di Formazione scuola-lavoro, sia attraverso visite a strutture militari (aeroporti, basi navali, ecc.), è diventato particolarmente ricorrente in tutt’Italia in questi ultimissimi anni e rivela l’intenzionalità di un avvicinamento, una familiarizzazione con il mondo militare, per l’appunto quando le forze armate italiane (come quelle dei vari Stati europei) sono alla ricerca di nuove giovani reclute ed incombe la possibilità di una reintroduzione della leva militare. Stiamo dunque assistendo, anche attraverso operazioni come quella della scuola grossetana, a quella che è stata definita una “socializzazione” della cultura militarista, un suo avvicinamento alla quotidianità esistenziale delle nuove generazioni. Nel caso specifico, la presentazione dello studente-militare sottintende la sua lettura come esposizione di un modello, di un esempio di successo che, in virtù della propria esperienza professionale, può costituire un punto di riferimento per tante ragazze e tanti ragazzi. Questo peraltro in una fase in cui l’incertezza di molte e molti di loro di fronte al proprio futuro e lo smarrimento di fronte alla responsabilità di una scelta determinante può spingerle e spingerli a vedere nell’esercito un approdo rassicurante. Ma la scelta di una carriera militare non è una scelta qualsiasi, perché, oltre alle responsabilità che condivide con qualsiasi altra professione, aggiunge la possibilità (oggi molto più concreta che in altri periodi) di trovarsi impegnati in azioni di guerra, in operazioni di belligeranza dove le conseguenze si hanno sulla propria vita e su quella degli altri. E, inoltre, se l’orientamento non è solo informazione elencativa, ma è formazione di una coscienza di sé capace di trovare motivazioni autentiche per un proprio progetto di futuro, non sarebbe più opportuno proporre prospettive che più abbiano a che fare con la cultura della vita, con la promozione della solidarietà, dell’impegno per il bene comune e per la pace? L’Istituto “Aldi”, nella sua lunga vita, avrà avuto certamente studenti che si sono distinte e distinti in molti ambiti professionali di questo tipo e che certamente per gli alunni più giovani potrebbero costituire una testimonianza altrettanto illuminante ed offrire loro informazioni, indicazioni, spunti di riflessione… Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cassiera licenziata per un flacone da €2,90. La Pam di nuovo sotto accusa
A Grosseto la Pam Panorama ha licenziato una dipendente storica contestandole di non aver pagato un sapone. La donna aveva ripreso dallo scaffale un prodotto dopo che il primo era caduto a terra. Non è la prima volta che i … Leggi tutto L'articolo Cassiera licenziata per un flacone da €2,90. La Pam di nuovo sotto accusa sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Per la prima volta in Maremma l’Eirenefest
Per la prima volta in Maremma l’Eirenefest, il Festival del libro per la pace e la nonviolenza Dal 24 al 29 maggio, a Grosseto in via Varese 16 ogni giorno dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30 sarà possibile, nell’ambito dell’Eirenefest, visitare 2 mostre, mentre il 25 e il 29 sarà la volta della presentazione di 2 libri alla presenza degli autori. Il programma prevede: 24 maggio ore 10 – Inaugurazione delle mostre “Kufia. Matite italiane per la Palestina” e “Qui resteremo”, aperte al pubblico fino al 29 dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30. 25 maggio ore 17.30 – Presentazione del libro “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” con i curatori A. Bocchinfuso, M. Soldaini, L. Tosti. 29 maggio ore 17.30 – Presentazione del libro “Le guerre che ti vendono – Manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove” con l’autrice Sara Reginella. La mostra dal titolo “Kufia. Matite italiane per la Palestina” è una raccolta di disegni di Vauro, Magnum, Guido Crepax, José Munoz, Lorenzo Mattotti, Filippo Scozzari, Milo Manara, Andrea Pazienza e altri artisti italiani sul tema delle vicende palestinesi. La mostra intitolata “Qui resteremo” è una raccolta di scatti fotografici di Abdul Akim Khaled, Abu Rayash, Issam Rimawi, Muhannad Abdulwahab, Mahmoud Illean, Mohamad Al Baba, Musa Al-Sher, Wala Hatem Sabri e altri fotografi palestinesi. La poesia come atto di resistenza, la forza delle parole come tentativo di salvezza: è questo il senso più profondo delle trentadue poesie di dieci autori palestinesi raccolte nel volume “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” che sarà presentato il 25 maggio alle 17.30 alla presenza dei curatori A. Bocchinfuso, M. Soldaini, L. Tosti. Come evidenzia lo storico israeliano Ilan Pappé nella prefazione, «scrivere poesia durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata». Il libro è anche un’iniziativa concreta di solidarietà verso la popolazione palestinese. Per ogni copia venduta Fazi Editore donerà 5 euro a EMERGENCY per le sue attività di assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza. “Le guerre che ti vendono – Manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove” (con la prefazione di Luciano Canfora) sarà presentato con l’autrice Sara Reginella il 29 maggio alle 17.30. Si tratta di un libro che analizza il “marketing” di ogni guerra, attraverso testimonianze sul campo, per permettere al lettore di capire i meccanismi all’origine della propaganda sui conflitti bellici. Analizzando la guerra in Ucraina, l’autrice – psicoterapeuta e reporter, che documenta il conflitto dalle sue origini, con quattro spedizioni nell’arco di otto anni – ne scandaglia i diversi piani della manipolazione e della propaganda, mettendo in luce i meccanismi nascosti di manipolazione mediatica connessi al “marketing” di ogni guerra. L’iniziativa è promossa dal Coordinamento per la Pace di Grosseto, in collaborazione con il CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica) e con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e le università di Grosseto. OsservatorioNOMS il 26 Maggio 2025 Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
May 26, 2025
Pressenza