Centrale a carbone di Fiume Santo: svelati gli interessi fossili
Roma, 27 aprile 2026 – ReCommon lancia oggi la pubblicazione “Il miliardario
ceco e Fiume Santo – gli interessi di EPH (e Snam) nel business del gas, dalla
Repubblica Ceca alla Sardegna”. Il rapporto esce all’inizio degli Action Days
contro EPH, giornate di mobilitazione internazionale promosse dalla rete Stop
EPH dal 27 al 29 aprile, con azioni coordinate in diversi Paesi europei per
denunciare il ruolo della multinazionale nell’espansione delle infrastrutture
fossili, anche in Sardegna, dove opera tramite la controllata EP Produzione.
La figura di Daniel Křetínský è poco conosciuta in Italia ma la sua compagnia,
EPH, è tra le maggiori emettitrici di gas serra in Europa – nel 2022 era
addirittura terza con 69 milioni di tonnellate CO2. EPH è il quinto produttore
di energia elettrica in Italia, con una capacità installata di circa 4,6 GW e
una produzione annua di circa 13 TWh.
Il rapporto rivela i molteplici interessi di Křetínský, che spaziano dal settore
energetico all’editoria, ma soprattutto come per le centrali a carbone, gli
impianti a gas e i progetti a biomasse siano segnati da controversie e
foraggiati da abbondanti finanziamenti pubblici.
L’impianto di Fiume Santo, nei pressi di Porto Torres, nel nord della Sardegna,
è ancora alimentato a carbone e collocato in un’area SIN (sito d’interesse
nazionale) a elevato impatto ambientale e sanitario. Nonostante il phase-out
nazionale del carbone fosse previsto per la fine del 2025 (ma ora si è deciso di
spostarlo al 2038), l’impianto continuerà a operare e bruciare carbone per
produrre energia elettrica almeno fino al 2028, quando si prevede di convertirlo
a gas.
«La centrale di Fiume Santo è l’emblema delle strategie imprenditoriali di
Křetínský: acquistare a prezzi bassi aziende in crisi, mantenere la proprietà
per anni, senza spezzettarla ma senza nemmeno preoccuparsi di rilanciarla,
sfruttando dove possibile l’erogazione di fondi pubblici. Il tutto per
perpetuare un modello sempre più fallimentare, ma che i governi continuano a
sussidiare. Basta pensare ai 1,75 miliardi di euro ricevuti da EPH dal governo
tedesco come compensazioni per la graduale chiusura delle centrali a carbone in
Germania, dove nel 2023 le miniere di proprietà di EPH hanno estratto oltre 50
milioni di tonnellate di carbone» ha dichiarato Paola Matova di ReCommon,
autrice del rapporto.
«Val la pena ricordare che il passaggio da carbone a gas rappresenta un tassello
decisivo anche per Snam, che infatti fa dipendere proprio dalla conversione o
meno di Fiume Santo la seconda fase della metanizzazione della Sardegna, inclusa
la collocazione di una nave rigassificatrice a Porto Torres. Senza questa
riconversione, l’intero investimento rischierebbe di perdere giustificazione e
senso» ha concluso Matova.
Sempre nell’ambito degli Action Days contro EHP, il 28 aprile dalle ore 9:00,
nei pressi della centrale elettrica di Fiume Santo, si terranno un sit-in e una
conferenza stampa. Il 29 di aprile alle ore 18:30 a Sassari, presso la sala Arci
in Piazza Castello 11 piano A, si svolgerà un incontro-dibattito a cui
parteciperà l’esponente di ReCommon Paola Matova.
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