Sulmona: azione diretta nonviolenta nei cantieri SNAM
Un gruppo di attivisti del coordinamento Per il clima Fuori dal fossile è
entrato all’interno del cantiere Snam a Case Pente di Sulmona e, con vernice
bianca, ha dipinto delle scritte sia sui mezzi dell’impresa che sui grandi tubi
che la multinazionale del gas sta interrando nell’area della centrale in
costruzione. Sempre sui tubi sono stati attaccati manifesti a lutto.
Nelle scritte frasi come: “Fuori la Snam dal nostro Territorio”, “Sulmona
collassa, la Snam ingrassa”, “Snam killer di Sulmona”, “No Snam”, “Sulmona Non
Accetta Morire”, “Case S…pente, profitti spinti”, “Dove passa la Snam non cresce
più l’erba”, “Qui giace Sulmona, la Snam, felice, ringrazia”, “Villaggio di 4200
anni fa seppellito per sempre per i profitti della Snam”, “La salute e la
dignità del popolo peligno non sono in vendita”.
“La nuova azione diretta nonviolenta – spiegano gli attivisti – è stata messa in
atto per denunciare la prepotenza con cui la Snam si è insediata a Sulmona e
continua ad operare attraverso un cantiere illegale, per costruire un’opera
nello stesso tempo devastante e inutile. Infatti, centrale e metanodotto Linea
Adriatica, il mega gasdotto di 425 km da Sulmona a Minerbio (Bo), sono stati
giustificati con la presunta necessità di sopperire alla eliminazione del gas
russo in seguito alla guerra in Ucraina. E’, questa, una motivazione palesemente
falsa perché già prima dell’inizio dei lavori il ministro Pichetto Fratin, in
una intervista rilasciata il 15 aprile 2023 al Corriere della Sera, ha
affermato: “abbiamo già sostituito il gas russo con quello africano”.
“Perché allora – aggiungono – si spendono 2 miliardi e 500 milioni di euro per
costruire una infrastruttura della quale lo stesso Governo riconosce
l’inutilità? Lo fanno esclusivamente per il profitto della Snam che, anche se
nei tubi non passerà neppure un metro cubo di gas, avrà comunque garantito sia
l’ammortamento dell’intera opera che un utile fisso annuo. A pagarne il costo
saranno i cittadini italiani attraverso l’aumento della bolletta energetica per
i prossimi 50 anni. E questo mentre dovremmo abbandonare da subito le fonti
fossili causa di guerre e disastri climatici”.
Non è la prima volta che gli attivisti no Snam entrano nel cantiere di Case
Pente. Sono entrati con striscioni e cartelli; hanno distribuito volantini agli
operai e si sono anche incatenati all’ingresso del cantiere. Ma la Snam continua
tenere un comportamento molto strano: non li denuncia. Come mai? Eppure, lungo
tutta la recinzione del cantiere di ben 15 ettari, circondato da telecamere, i
cartelli parlano chiaro: “E’ vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori”.
“Forse gli ambientalisti godono di uno speciale lasciapassare che noi non
conosciamo? – si domandano gli attivisti-. Oppure sarà che la Snam, portandoci
in tribunale, teme che possano emergere in quella sede le illegalità e la
distruzione del nostro patrimonio ambientale e archeologico? Che si parli
finalmente di un cantiere aperto senza adempiere a tutte le prescrizioni ante
operam previste per legge e che continua ad andare avanti con una autorizzazione
decaduta? Che si parli della soppressione di un importante corridoio faunistico
dell’Orso bruno marsicano? Che si parli dell’abbattimento illegale di centinaia
di alberi di ulivo? Oppure di gravi crimini culturali qual è il seppellimento,
sotto tonnellate di cemento e acciaio della centrale, di un villaggio risalente
all’Età del Bronzo e di una strada glareata di epoca romana?”.
“La parola alla Snam – concludono -. Oppure, se preferisce, ricorra pure alla
carta bollata. Non abbiamo paura. L’occupatore abusivo è la Snam, noi stiamo
difendendo il territorio in cui siamo nati e in cui vogliamo che continuino a
vivere quanti verranno dopo di noi”.
di Mario Pizzola
Redazione Italia