Sul clima l’Italia è ferma, mentre il mondo corre.
Le rinnovabili frenano, le emissioni non calano e, nel frattempo, la dipendenza
energetica cambia faccia — con l’arrivo degli USA tra GNL e petrolio — creando
rischi nuovi, non solo climatici ma anche geopolitici.
È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dei 10 Key Trend sul clima,
il rapporto annuale con cui Italy for Climate raccoglie e analizza i principali
dati energetici e climatici dell’anno appena concluso per offrire uno sguardo
complessivo sul percorso italiano verso la transizione, dalle sfide irrisolte
agli obiettivi già raggiunti. Questi sono i 10 Key Trend sul clima 2025:
1. Crisi climatica: 13,6 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in
Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi
estremi registrati nel 2025 sono stati oltre 2.300, in calo rispetto all’anno
precedente e il terzo valore più alto dal 2019: la morsa della crisi climatica
rallenta temporaneamente, ma l’Italia resta un hotspot climatico, ovvero un’area
particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica;
2. Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimata da ISPRA,
classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del
Paese;
3. Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti
rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. Le rinnovabili erano
tornate a crescere a partire dal 2022 e questa brusca frenata non è una buona
notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di
miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di
coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la
Francia 8 GW;
4. Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025,
un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico e
che ha portato il fotovoltaico a diventare la seconda fonte per produrre
elettricità dopo il gas. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è
rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a
circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti
fossili;
5. Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di
energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE, esponendoci ad enormi
rischi in ambito sicurezza energetica e costi per l’approvvigionamento. La
dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha
subito una battuta di arresto.
Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’UNEM, 53
miliardi di € solo nel 2025. Sul fronte dei partner commerciali, gli USA sono la
novità del 2025: in un solo anno sono balzati al 3° posto tra i Paesi da cui più
dipendiamo per l’energia (dopo Algeria e Azerbaigian) e sono diventati anche
l’unico Paese da cui dipendiamo per tutti i combustibili fossili (sia gas, sotto
forma di GNL, che petrolio e carbone);
6. GAS: 33% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il GNL, il
gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra
dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era
sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import di GNL è cresciuto del 42%, soprattutto da
parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la
metà di tutto il GNL consumato. Gli altri Paesi da cui importiamo GNL sono il
Qatar (per cui le forniture sono oggi più a rischio a causa delle tensioni nello
Stretto di Hormuz), da cui abbiamo iniziato nel 2015 ad importare circa 6
miliardi di metri cubi ogni anno), e l’Algeria;
7. Petrolio: 8 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i
trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di
ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. I trasporti restano uno
dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo
sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra
dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian,
Kazakistan e Arabia Saudita e USA;
8. Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025,
un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più
climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli
USA;
9. Elettrificazione: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche
nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+44%) dopo il rallentamento del 2024. Il
dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di
Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia
elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e
industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso
anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps
Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila
unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo
mercato;
10. Accumuli: 884 mila è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti
fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021,
prima del conflitto Russia-Ucraina. È un dato particolarmente importante non
solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del
fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto
di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le
famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza
installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica
di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza
installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025
hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh, leggermente
meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di
questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a sfiorare gli
8 TWh di produzione.
> “Sul piano economico 53 miliardi di euro usciti dal Paese nel solo 2025 per
> importare combustibili fossili, sottolinea Edo Ronchi, Presidente della
> Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, una dipendenza dal GNL cresciuta del
> 42% in un anno, con gli USA diventati in dodici mesi il nostro terzo fornitore
> energetico, e le forniture dal Qatar che viaggiano attraverso uno Stretto di
> Hormuz sempre più instabile. Sul piano competitivo, mentre l’Italia installava
> 7,2 GW di nuove rinnovabili, la Germania ne installava 23, costruendo capacità
> industriale, filiere, occupazione. Sul piano dell’occasione mancata, abbiamo
> oltre 4 GW di pompaggi idroelettrici puri, batterie giganti già costruite
> nelle nostre montagne, che nel 2025 hanno prodotto un quarto di quello che
> potrebbero. L’infrastruttura esiste, è ammortizzata, non dipende da nessun
> fornitore estero. Non utilizzarla appieno è la forma più pura di inerzia.
> Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata non è neutralità, è una
> scelta. E le scelte hanno un prezzo — economico, strategico, di sicurezza
> nazionale”.
Qui il report:
https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/I-10-key-trend-sul-clima-in-Italia-2025-i-costi-dellinerzia-Italy-for-Climate.pdf.
Giovanni Caprio