Il patriarcato è sempre esistito? Sulle tracce delle antiche madri
A questa domanda la Casa delle Donne di Viareggio prova a rispondere in due
incontri, il 9 e 24 aprile. Nel primo la dotta conferenza della prof. Maria
Amelia D’Agostino, socia fondatrice della Casa, ricostruisce, testi
specialistici alla mano, gli habitat sociali della preistoria scavando nel
passato più lontano alla ricerca di archetipi pre-patriarcali.
Studiosi e archeologi non avevano “visto” questa lettura poi evidenziata da
ricercatrici che hanno guardato con occhio diverso reperti molto antichi,
risalenti al Paleolitico, al Mesolitico e al Neolitico. Forme e incisioni, le
figure femminili steatopigie, le posizioni nelle tombe, la simbologia: si arriva
così a ricostruire gruppi sociali matrilineari in cui la discendenza è tracciata
in linea femminile. L’ocra rossa significa il sangue mestruale sacro e mai
impuro; viene celebrata la ciclicità della vita e la rinascita; protetti,
accettati e considerati come sciamani appaiono i disabili. Non si tratterebbe di
civiltà matriarcali nel senso di comando femminile, ma nel senso ugualitario e
cooperativo dove la centralità sociale e sacrale è posta sulla figura della
madre.
Nel secondo incontro “Donne, principio materno e nonviolenza: l’esperienza del
popolo Moso” (a cura della prof. Francesca Rosati Freeman, profonda conoscitrice
dei Moso) compiamo un viaggio in una cultura tuttora viva e presente per
esplorare radici di pace e partecipazione femminile. La ricercatrice si è recata
sul posto più volte, ha scritto tre libri e prodotto tre documentari (visibili
su YouTube); l’ultimo libro è “Ritorno al Lago Madre”, scritto dopo 10 anni di
assenza. Una cultura millenaria che sopravvive in una comunità di 40mila persone
a 2.700 metri di altitudine nella punta sud-ovest della Cina, dove vivono altre
24 minoranze etniche delle 55 riconosciute dalla Cina.
Il turismo (sviluppatosi con la costruzione delle strade), sia paesaggistico che
culturale e la diffusione delle tecnologie (portate dai giovani andati a
studiare nelle città cinesi) non hanno scalfito le caratteristiche di questo
popolo, che tramanda oralmente i propri saperi ed è matriarcale non come opposto
femminile al patriarcato, ma perché è basato su altri valori: non c’è comando o
dominio, non ci sono abusi, né stupri, né possesso individuale e la guerra non
esiste perché il conflitto si previene. Viene venerata la Madre Terra (non ci
sono dei maschili), l’acqua come grembo che accoglie e nutre, il focolare sempre
acceso al centro della casa quale simbolo di purificazione, l’altare degli
antenati perché la vita è ciclo continuo (reincarnazione buddhista), dove la
donna è ponte: una filosofia dell’esistenza con al centro la cura e la
continuità della vita.
Le categorie di tipo occidentale quali famiglia, matrimonio, maternità e
paternità non esistono. Il principio materno non è legato al generare
biologicamente ma al prendersi cura, alla relazione. La famiglia è matrilineare,
si vive nella casa materna tutta la vita, il matrimonio non è codificato, ma è
una libera relazione e i figli rimangono nella casa materna, pur visitati e
seguiti anche dal padre, che a sua volta vive nella sua casa materna. La donna
anziana guida e orienta, ma non comanda, ogni decisione è presa con il metodo
del consenso. I diversi lavori hanno lo stesso valore, la cassa di famiglia è
comune e nessuno può arricchirsi a scapito di un altro.
Quindi no, il patriarcato non è esistito dagli albori della razza umana, ma è
stato preceduto da altri modelli che in qualche angolo del pianeta tuttora
perdurano pervicacemente, vestigia di un lontanissimo passato. Possiamo quindi
farne tesoro. Ci serve saperlo o poterlo immaginare per aiutarci a decostruire
gli stereotipi che ci portiamo dentro, per lo più inconsapevolmente e che minano
la volontà di uguaglianza e cooperazione che pure ci abita.
Redazione Toscana