NATO per difendersi, speciale TG5 in onda dopo Amici di Maria De Filippi
Le ragazze e i ragazzi che sabato 18 aprile, intorno all’una di notte, avevano
appena finito di disperarsi o di esultare per l’ultima eliminazione di “Amici”,
si sarebbero fatti andar bene di tutto per scaricare la tensione magistralmente
creata dal genio televisivo di Maria De Filippi, anche la più canonica delle
televendite sui materassi. E, invece, si sono ritrovati davanti NATO per
difendersi, lo speciale del TG5 incentrato sulle esercitazioni belliche dei
soldati italiani e dei loro alleati.
Il titolo del programma è già di per sé abbastanza evocativo: attraverso un
sottilissimo calembour gioca sul vecchio adagio sempreverde delle guerre che
vengono combattute per necessità esclusivamente difensive. Gli antichi romani
del parcere subiectis, debellare superbos erano forse un po’ più sinceri, ma in
tempi in cui «il diritto internazionale conta fino a un certo punto» confidiamo
di poterci avvicinare ai picchi già raggiunti dai nostri antenati.
Il servizio dura circa quaranta minuti, ma vi facciamo un rapido riassunto per
risparmiarvi la visione. Viene documentata l’esercitazione Cold Response 2026,
una delle più importanti al confine nord della NATO tra Svezia, Norvegia e
Finlandia, che ha coinvolto più di trentamila uomini da quattordici paesi
differenti, Italia compresa. Si tratta di un’operazione multi-dominio:
terrestre, marittima, cibernetica, aerea. E la telecamera segue il contingente
italiano: uomini e donne che per settimane dormono e lavorano in mezzo e, in
condizioni decisamente ostiche, affrontano “fasi d’appostamento in attesa del
nemico”.
Sul perché lo facciano gli interrogativi sarebbero innumerevoli, ma basta citare
le parole del servizio stesso per farsi un’idea: «le crescenti tensioni
geopolitiche e l’imprevedibilità degli attori in campo impongono alle forze
armate dei 32 paesi del patto atlantico di essere più che mai preparate a
entrare in azione», o anche «la sfida è essere pronti a difendere il territorio
degli alleati e operare in qualsiasi situazione». Insomma, al termine del
servizio si ha la netta sensazione che la guerra sia davvero imminente. In
agguato dietro l’angolo per rovinarci le esistenze.
E il fatto che operazioni di questo tipo si svolgano dagli anni ’60, ma che
approfondimenti televisivi su di esse arrivino solo ora, fornisce una chiara
traccia sull’orientamento che sta prendendo l’immaginario generato dal
palinsesto televisivo. In più, arriva in coda ad un programma che notoriamente
attira le fasce più giovani di telespettatori e questo desta ulteriori sospetti:
sono le nuove generazioni quelle che devono essere intercettate da NATO per
difendersi? Sono loro che devono abituarsi a vivere le atmosfere belliche? Ad
arrivare a percepire la guerra come vitale strumento di difesa?
A tali nuove generazioni, auguriamo soltanto di passare un sabato sera lontano
dai talent show che mettono i giovani in competizione per guadagnarsi una fetta
di notorietà (spesso effimera), ma se proprio devono cedere al fascino della tv
defilippiana, gli auguriamo di spegnerla subito dopo.
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difendersi
Orazio Francesco Lella
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