La democrazia sotto i gas della polizia
«Non ne sono sicura. Ho davvero paura che la polizia mi spruzzi addosso il gas
lacrimogeno, come è successo venerdì scorso».
Così J., una studentessa, ha risposto all’insegnante che chiedeva chi sarebbe
venuto al corso lunedì, in occasione di una nuova giornata di sciopero generale
a Bruxelles.
«Anch’io penso che sia più sicuro restare a casa e non andare in centro», ha
replicato I., una compagna.
Venerdì, i ragazzi appena usciti da scuola, al CVO Lethas di Rouppeplein, erano
stati raggiunti dai gas lacrimogeni lanciati dalla polizia contro alcuni
manifestanti, nonostante si fossero rifugiati in un caffè.
«Eravamo tutti nascosti in un bar e abbiamo respirato del gas lacrimogeno. Ho
avuto molta paura», racconta ancora J.
«Sì, è stato orribile. Ne ho avuto anche negli occhi e nel naso, perché era
nell’aria», aggiunge L., la compagna che l’accompagnava.
In una democrazia, le persone non devono avere paura delle azioni della polizia.
In una democrazia, la polizia non deve agire in modo indiscriminato, colpendo
anche passanti innocenti o semplici curiosi.
In una democrazia, la polizia non deve usare violenza né armi che possano ferire
le persone o provocare danni alla loro salute.
In una democrazia, esiste la libertà di manifestare il proprio pensiero contro
il governo, anche con durezza, senza ritrovarsi circondati da agenti di polizia
in assetto da guerra.
Perché è proprio questo il fondamento della democrazia: poter contestare
liberamente il governo. Creare disagi al traffico e alle attività commerciali,
se necessario. Fare tutto il possibile per estendere il malcontento e ottenere
ascolto da parte del governo.
Concedere il diritto di voto ogni cinque o sei anni non è, di per sé, una prova
sufficiente per affermare che un Paese sia democratico. I sistemi elettorali, le
soglie di sbarramento e alcuni ostacoli tecnici, come il numero di firme
necessarie per partecipare alle elezioni, possono ridurre la scelta tra un
candidato A e un candidato B, senza che nessuno dei due rappresenti davvero le
idee dell’elettore.
Anche un’informazione poco pluralista, concentrata nelle mani di pochi editori,
può manipolare il voto. Basta scegliere quali notizie pubblicare, quali temi
mettere in evidenza e quali lasciare nell’ombra per influenzare l’opinione
pubblica.
Al cittadino, dunque, resta soprattutto la protesta per farsi ascoltare.
Ma quando si assiste al lancio indiscriminato di gas irritanti contro studenti e
bambini — nella fotografia, un bambino di circa 8-10 anni fugge alla Gare du
Midi, circondato dal fumo delle granate lacrimogene — viene da chiedersi se ci
troviamo davvero in una democrazia compiuta.
Il giorno dopo il 9 ottobre, i giornali nazionali parlano di un migliaio di
casseurs, cioè di manifestanti violenti. Ingigantiscono gli incidenti.
Danno più spazio agli scontri e ai disagi subiti da chi doveva muoversi in città
che alle parole pronunciate durante il comizio sindacale.
Si tratta di una chiara scelta politica: cancellare o mettere ai margini il
disagio sociale e, nello stesso tempo, favorire la richiesta di strumenti
repressivi sempre più pesanti.
Io ero lì, in prima fila, alla Gare du Midi. Volevo soltanto osservare e
documentare con fotografie gli scontri tra la polizia e un paio di dozzine di
manifestanti vestiti di nero e incappucciati.
Eppure ho dovuto subire i getti degli idranti della polizia e respirare i gas
lacrimogeni.
Non ho infranto alcuna legge. Eppure sono stato punito soltanto per essere lì.
La sensazione che ho avuto è stata quella di assistere a un gioco del gatto col
topo.
Da una parte una ventina di manifestanti «violenti», dall’altra la polizia. Gli
altri, circa 500, osservavano e gridavano: «Siamo tutti antifascisti!».
Manifestanti e poliziotti si scambiavano continuamente i ruoli di aggressori e
aggrediti. Pietre contro granate lacrimogene.
La mia impressione è che, senza la presenza della polizia in assetto militare,
non sarebbe accaduto nessun incidente particolarmente grave.
I giovani incappucciati sembravano voler cercare lo scontro proprio con
l’autorità, rappresentata in quel momento dagli agenti. Se la polizia non fosse
stata presente, probabilmente gli incidenti sarebbero stati meno gravi e meno
visibili.
Ma gli incidenti sono utili all’autorità: permettono di giustificare l’acquisto
di strumenti di sorveglianza sempre più sofisticati, di nuove armi e l’adozione
di misure sempre più repressive contro la libertà.
E allora, per lo Stato, ogni provocazione può diventare una buona occasione.
Bruxelles coperta dai gas della polizia Bruxelles coperta dai gas della polizia
Bruxelles coperta dai gas della polizia Bruxelles coperta dai gas della polizia
Natale Salvo