Josi Della Ragione: perché la spiaggia di Bacoli non può essere un privilegio per pochi Dall’esperienza di Free Bacoli alla battaglia sui lidi militari di Miseno, il
sindaco racconta la sua idea di legalità, beni comuni e diritto al mare.
Chi è davvero Josi Gerardo Della Ragione?
A Bacoli lo conoscono tutti. Ma fuori dai Campi Flegrei non tutti sanno davvero
da dove comincia la sua storia pubblica. Prima di essere il sindaco che oggi
guida una delle battaglie più discusse del territorio, Josi Gerardo Della
Ragione viene da un percorso di attivismo civico nato nel 2008 con Free Bacoli:
liberare Bacoli dall’apatia e dalla rassegnazione.
Da lì prende forma una linea precisa, tradotta negli anni in un’idea
riconoscibile di impegno pubblico: legalità, beni comuni, trasparenza, tutela
dell’ambiente e valorizzazione culturale del territorio. Una visione che a
Bacoli tiene insieme mare, paesaggio, archeologia, memoria e diritto dei
cittadini a vivere pienamente i luoghi della propria comunità.
Dentro questo percorso si inserisce oggi anche la battaglia sui lidi militari di
Miseno. In un tratto di costa tra i più simbolici e frequentati dell’area
flegrea, il Comune contesta da tempo il fatto che una porzione enorme di arenile
resti sottratta alla cittadinanza, tra stabilimenti militari, basi logistiche e
concessioni che, secondo l’amministrazione, non corrispondono più alla realtà
effettiva dell’uso di quegli spazi.
A rendere ancora più forte lo scontro è stato, in questi giorni, il cartello
comparso sulla spiaggia di Miseno con la scritta “Divieto di accesso” e il
riferimento alla “sorveglianza armata”. Un’immagine che ha colpito profondamente
l’opinione pubblica e che, più di ogni altra cosa, ha reso visibile la frattura
tra due idee opposte di mare: da una parte uno spazio pubblico, aperto e
condiviso; dall’altra un’area percepita come sottratta alla collettività.
Per capire meglio il senso di questa battaglia, abbiamo rivolto a Josi Gerardo
Della Ragione alcune domande semplici ma precise, cercando di far emergere non
solo la polemica del momento, ma anche la visione di città che si muove dietro
questa vicenda.
Josi Della Ragione risponde
Quando hai capito che legalità, beni comuni e trasparenza sarebbero diventati il
centro del tuo impegno per Bacoli?
Nasce tutto dal mio impegno di attivista, che parte nel 2008. Ho iniziato a fare
attivismo sul territorio con le associazioni e, in particolar modo, abbiamo
fondato un’associazione che si chiama Free Bacoli, cioè liberare Bacoli
dall’apatia e dalla rassegnazione.
Indubbiamente le matrici che hanno mosso il mio impegno sono la legalità e i
beni comuni, la trasparenza, ma anche e soprattutto la tutela dell’ambiente e la
valorizzazione culturale del nostro territorio. Sono le leve che permettono a
questa città di potersi affrancare, di poter essere protagonista, non solo per
Bacoli ma per l’intero tessuto campano e meridionale, e di caratterizzarsi
attraverso la valorizzazione delle risorse paesaggistiche, naturalistiche e
archeologiche, dentro un percorso di legalità che non dia adito a dubbi, cioè
stare dalla parte della giustizia sociale e del rispetto delle regole.
Se devo immaginare un momento in cui inizia tutto questo, sicuramente è il 2008,
quando abbiamo fondato l’associazione. Ma in realtà l’impegno civico c’era già
anche prima, quando ho avuto il piacere e l’onore di svolgere il ruolo di
rappresentante degli studenti al liceo di Bacoli. Quindi già da giovane c’era
questo approccio risolutivo e di impegno civico verso le questioni.
Bacoli custodisce anche un patrimonio archeologico sommerso straordinario, dai
mosaici ai resti dell’antica Baia. Quanto conta, nella tua idea di città, la
valorizzazione di questo patrimonio?
Bacoli è per eccellenza una città ad altissima densità archeologica. In un
territorio di appena 13 chilometri quadrati, oltre ai due laghi, custodisce siti
monumentali di epoche diverse, da quella greca a quella romana, fino a quella
aragonese e borbonica, dalla Casina Vanvitelliana alla Piscina Mirabilis.
Abbiamo il Museo archeologico dei Campi Flegrei, tra i più importanti del Sud
Italia dopo quello di Napoli. Per questo il nostro patrimonio archeologico e
culturale è fondamentale, sia per la promozione della città sia per generare
occupazione e lavoro.
Noi lavoriamo costantemente perché i siti siano sempre più aperti, collegati tra
loro e realmente visitabili, così da permettere alle persone di conoscerli e,
nello stesso tempo, di creare sviluppo.
Il patrimonio di Bacoli, però, non è solo archeologico: è anche naturalistico.
Penso ai laghi, alla costa, ai percorsi ambientali. Per noi l’ambiente va
tutelato non solo perché è giusto farlo, ma anche perché rappresenta un unicum e
perché attraverso la sua valorizzazione si può costruire uno sviluppo
sostenibile.
Sui lidi militari, qual è il punto essenziale della contestazione del Comune, su
quali atti si fonda e che cosa non coincide, secondo voi, tra ciò che risulta
nelle concessioni e ciò che accade concretamente su quel tratto di spiaggia?
In realtà la questione è duplice.
La prima è un’istanza che portiamo avanti da anni: la rivendicazione affinché la
comunità possa riavere spazi che le sono stati negati. Parliamo non di un solo
lido militare, ma di cinque lidi militari, uno dietro l’altro, tutti concentrati
a Miseno, a cui si aggiungono altre basi strategiche presenti nella stessa zona.
Complessivamente parliamo di almeno 100.000 metri quadrati tra lidi e basi
logistiche che occupano il lungomare di Miseno, cioè più dell’80% della
superficie di un’area di grandissimo valore storico, paesaggistico e sociale, un
luogo straordinariamente bello che potrebbe essere anche un motore turistico e
che invece viene frenato da questa presenza così massiccia dei militari.
Questa è una riflessione generale che portiamo avanti da anni. Io ho iniziato a
rivendicare queste istanze da giovane attivista, con il megafono, gli striscioni
e facendo le manifestazioni in città, e continuo oggi da sindaco nelle sedi
istituzionali. Ma se sarà necessario torneremo anche in strada, insieme ai
cittadini, per rivendicare questi diritti.
Sul piano burocratico, poi, ci sono delle gravi incongruenze. Innanzitutto si fa
riferimento a dispositivi degli anni ’90 che, secondo noi, sono superati dalle
norme successive, perché oggi la competenza sulle aree demaniali viene gestita
direttamente dai Comuni e non più dallo Stato. Ma anche quei dispositivi degli
anni ’90 prevedevano che queste aree fossero gestite per finalità istituzionali
militari, che siano esercitazioni, la difesa della nazione, così come si evince
anche da quei cartelli. Ma tutto questo stride con la realtà.
Oggi i lidi militari sono diventati veri e propri stabilimenti balneari, dove si
fa business, economia, dove ci sono privati che li gestiscono. C’è un’attività
che nulla ha a che fare con la difesa della nazione, a meno che non si immagini
che la nazione si difenda con l’asciugamano, le ciabatte, i secchielli. Tutto
questo si pone in contraddizione con le motivazioni che all’epoca spinsero a
individuare quegli spazi per attività militari.
A ciò si aggiunge un altro elemento importante: quelle aree non sono state mai,
e dico mai, consegnate dal Demanio e dalla Capitaneria di porto alle strutture
militari. C’è quindi una difformità amministrativa di grande rilevanza, che pone
ulteriormente nell’amministrazione comunale l’attenzione affinché, nel rispetto
delle regole, si possano bilanciare gli interessi militari creando un unico
stabilimento, un unico lido interforze, che tenga dentro tutti, e il resto della
spiaggia sia restituito alla comunità.
Perché non è accettabile creare aree di privilegio in cui i dipendenti delle
strutture militari abbiano il privilegio di andare in spiaggia e abbiano quindi
più diritti dei parenti del salumiere, del parente dell’operaio, del parente del
disoccupato. Questo è assolutamente inaccettabile.
Oggi, concretamente, che cosa chiede il Comune su quel tratto di arenile?
Noi chiediamo che l’intera area venga liberata. Però siamo anche pronti a un
punto d’incontro: che vi sia una struttura interforze, un unico lido che possa
tenere insieme tutti, mentre il resto della spiaggia venga restituito alla
comunità.
Tra l’altro, anche gli stessi volumi utilizzati dai militari sono in uno stato
di decadenza totale e potrebbero anch’essi diventare luoghi in cui creare
economia e offrire servizi ai bagnanti delle spiagge libere. Ma, più di ogni
altra cosa, noi vogliamo la spiaggia libera, perché Bacoli, il lungomare di
Miseno e di Miliscola, non sono un lungomare qualsiasi: sono il lungomare della
provincia di Napoli, la spiaggia di Napoli.
Qui vengono centinaia di migliaia di persone ogni estate. Nei fine settimana
estivi e durante tutta la stagione, la città è stracolma di bagnanti, mentre le
spiagge libere sono sempre di meno, anche perché abbiamo questi ostacoli enormi.
Da parte nostra lo Stato è assolutamente rispettato, anche le forze dell’ordine
hanno il nostro massimo rispetto, ma questo non può conciliarsi con il fatto
che, dall’altro lato, lo Stato non garantisca i diritti dei cittadini.
Il cartello comparso a Miseno, con quel linguaggio e quell’immagine, che cosa
rappresenta secondo te in questa vicenda?
Rappresenta un atto di prepotenza da parte di chi ritiene di avere diritti
maggiori rispetto alla comunità. Questo è.
L’amministrazione locale pone una questione di rispetto della comunità, dei
diritti al mare, dei diritti alla spiaggia. Tra l’altro siamo in un tempo in cui
finalmente si attua la direttiva Bolkestein e quindi le concessioni demaniali
non saranno più intese come proprietà privata e lo Stato deve dare l’esempio.
Non è pensabile che continui questa modalità, questo approccio, tra l’altro da
strutture militari che in alcuni casi a Bacoli non pagano neanche i tributi
locali. C’è una forza armata che da sola deve al Comune oltre 120.000 euro di
Tari, loro e i loro gestori. Questo è l’esempio emblematico della mancata anche
attenzione rispetto al territorio.
Quel cartello, gravemente offensivo, mortifica una comunità che sta puntando
sempre di più su una città green, una città sostenibile, una città aperta. Per
un bambino passeggiare in battigia e trovarsi davanti quel cartello, in un tempo
così complesso e in un mondo purtroppo pieno di guerre, è qualcosa di
inaccettabile.
In questi anni ti è mai capitato di provare paura, anche sul piano personale?
Sì, ho avuto paura e mi capita ancora adesso di averne. Ma chi ha l’onore di
svolgere ruoli istituzionali deve avere il coraggio di andare oltre. Fare il
sindaco è una missione.
Fra tutte le battaglie che hai condotto, qual è quella che senti più
rappresentativa della Bacoli che volevi costruire?
L’intervento più distintivo è stato sicuramente la valorizzazione di Villa
Ferretti, un bene confiscato alla camorra. Si tratta di una villa marittima
settecentesca realizzata su una villa marittima romana, inserita in un’area che
prima era vissuta come un parcheggio abusivo e una spiaggia abbandonata.
Oggi quel bene confiscato ai clan è diventato un parco pubblico all’aperto,
vissuto gratuitamente ogni giorno dai cittadini. C’è un teatro all’aperto da
3.000 posti, un percorso archeologico, il primo parco archeologico comunale
all’interno di un bene confiscato alla camorra, con ville marittime del II
secolo d.C., cioè la parte emersa del Parco archeologico sommerso di Baia.
C’è inoltre la prima sede universitaria dei Campi Flegrei: la Federico II tiene
lezioni all’interno della struttura e la gestisce insieme alla Scuola Superiore
Meridionale, mentre vi hanno sede anche gli uffici della Soprintendenza per
l’archeologia subacquea. In più, la spiaggia è vissuta liberamente.
Per me questo è il segno più forte di ciò che volevamo costruire: un bene
confiscato ai clan che diventa davvero un simbolo di riscatto sociale,
restituito alla comunità. È l’esempio di come il degrado possa essere recuperato
attraverso l’azione del Comune, in sinergia con le altre istituzioni, e
attraverso il ripristino della legalità in un luogo che prima era nelle mani
della criminalità organizzata.
Ringraziamo Josi Gerardo Della Ragione per la disponibilità e per il tempo
dedicato a questa intervista, condividendo il valore civile delle iniziative che
porta avanti in difesa dei beni comuni, della legalità e del diritto al mare per
tutti.
La casina Vanvitelliana
Villa Ferretti
Il mosaico sommerso dell’antica Baia
La spiaggia di Bacoli tra mare e orizzonte flegreo
Barca e riflessi al lago Fusaro
Lucia Montanaro