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“Affinché non accada mai più?” Napoli si interroga sul senso della Giornata della Memoria
Giornata della Memoria 2026. Tra cerimonie, scuole e testimonianze, Napoli vive il 27 gennaio dentro una frattura che interroga il valore stesso del ricordare. La legge 211 del 2000, che istituisce il Giorno della Memoria, non parla solo di celebrazioni. Parla di narrazione, di riflessione, di scuole. E indica uno scopo preciso: “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico periodo della nostra storia affinché simili eventi non possano mai più accadere.” È questa frase, affinché non accada mai più, che oggi pesa più di tutte. Perché a cosa serve ricordare i genocidi di ieri se non siamo capaci di riconoscere le disumanizzazioni di oggi? A cosa serve pronunciare “mai più” se resta una formula e non diventa responsabilità? È dentro questa domanda che Napoli ha attraversato il 27 gennaio. Una giornata fatta di fiori, letture, musica, studenti. Ma anche segnata da un’assenza che ha pesato più di molte parole: per la prima volta la Comunità ebraica non ha partecipato alle iniziative organizzate dal Comune. Una scelta resa pubblica attraverso dichiarazioni riportate da diversi organi di stampa locali e nazionali, che ha attraversato l’intera giornata e che impone una riflessione sul senso stesso del ricordare. La mattina si è aperta a Borgo Orefici, nella strada intitolata a Luciana Pacifici, la più piccola vittima napoletana della Shoah: una bambina di pochi mesi morta sul convoglio diretto ad Auschwitz. Alla deposizione della corona di fiori erano presenti il sindaco Gaetano Manfredi, il prefetto di Napoli Michele di Bari, le autorità civili e militari e il vicepresidente del Consiglio regionale Luca Trapanese. In quell’occasione il prefetto ha sottolineato come “questi momenti servono soprattutto a fare memoria perché ciò che è accaduto è stata la rottura del patto di civiltà in cui l’uomo ha smarrito il senso dell’umano. Noi dobbiamo doverosamente fare memoria perché sia monito affinché non accada in futuro”. Poco dopo, altri fiori sono stati deposti in piazza Bovio, davanti alle pietre d’inciampo che restituiscono identità a chi fu cancellato. Nei teatri e nei luoghi della cultura la memoria ha assunto forme diverse. Al Teatro Mercadante si è svolta una maratona di lettura integrale di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, affidata agli studenti di numerosi istituti cittadini. Al Teatro San Carlo la commemorazione istituzionale è stata accompagnata dalla musica di Verdi, mentre in altri spazi, come la Certosa di San Martino, i protagonisti sono stati ancora una volta i giovani. Durante un incontro promosso dalla Fondazione Valenzi, centinaia di ragazzi hanno partecipato alle iniziative della Giornata della Memoria, in un confronto che ha ribadito il valore educativo del ricordare. In diversi momenti della giornata, la memoria è passata anche attraverso le testimonianze. Tra queste, quella di Mario De Simone, fratello di Sergio, il bambino napoletano deportato e ucciso dai nazisti, che ha restituito volti, affetti e famiglie ai numeri dello sterminio. Accanto alle iniziative istituzionali e culturali, la Giornata della Memoria ha attraversato anche i territori. In occasione di un incontro con gli studenti alla Municipalità 5 del Vomero, nella sala consiliare, Margherita Siniscalchi ha definito la memoria “un atto di giustizia”, sottolineando il dovere di coltivarla soprattutto nelle nuove generazioni e ringraziando il mondo della scuola per essere presidio quotidiano di valori democratici. All’incontro erano presenti, tra gli altri, la scrittrice e giornalista Titti Marrone e la presidente della Municipalità Clementina Cozzolino. Un richiamo netto al fatto che dietro i numeri dello sterminio c’erano persone, volti, sogni, famiglie, e che la memoria ha senso solo se resta ancorata all’umano. Sempre oggi, anche Lucia Fortini, assessora all’istruzione della Regione Campania, ha affidato a un intervento pubblico una domanda semplice e radicale: a che serve? A che serve parlare, spiegare, raccontare, se non riusciamo a fermare la barbarie del presente, se “mai più” rischia di restare soltanto uno slogan. Fortini ha legato questa domanda all’esperienza di anni di viaggi ad Auschwitz con gli studenti. La risposta che si è data è netta: serve a formare coscienze. Perché nei volti dei ragazzi, davanti ai campi di sterminio, qualcosa cambia. Nasce una consapevolezza della barbarie umana. E forse è proprio questo il compito più profondo della memoria: provare a fare in modo che chi ha visto, chi ha capito, chi ha sentito, fuori faccia la differenza. La memoria ha parlato anche attraverso gesti simbolici. A Napoli, l’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon ha illuminato la propria facciata e piantato fiori bianchi nei giardini, richiamando in particolare le vittime più giovani della Shoah e la figura di Sergio De Simone, a cui è intitolato il pronto soccorso. Sempre in Campania, a Benevento, un percorso di luci bianche e rosse ha segnato il Centro Operativo della Soprintendenza nell’ex Convento di San Felice, in un’installazione pensata come spazio di silenzio, riflessione e coscienza civile. Luci accese contro il buio dell’oblio, per ricordare che la memoria non è solo parola, ma anche presenza nello spazio pubblico. Alla dimensione della luce si è affiancata quella della scrittura. Alla Biblioteca Universitaria di Napoli è stata inaugurata la mostra “Raccontare la Shoah: tra testimonianze e memoria scritta”, un percorso tra volumi rari, testi contemporanei e riproduzioni di giornali dell’epoca. Un’iniziativa che richiama il valore delle fonti, dei diari, della letteratura e della ricerca storica come strumenti fondamentali per costruire una memoria consapevole, capace di parlare al presente. Eppure, accanto a questo lavoro diffuso, si è aperta una ferita. La Comunità ebraica napoletana ha scelto di non partecipare alle celebrazioni comunali, denunciando una perdita di senso della Giornata della Memoria e una mancanza di dialogo con le istituzioni cittadine. Il sindaco ha richiamato alla necessità del confronto e alla tradizione di tolleranza della città. Ma il dato resta: oggi Napoli ha ricordato senza una parte fondamentale della propria storia viva. Ed è forse proprio questo a rendere questo 27 gennaio diverso dagli altri. Perché la memoria, quando è autentica, non è mai neutra. Non è mai solo commemorazione. Non è mai un gesto pacificato. La memoria viva non consola: interroga. Disturba. Costringe a prendere posizione. Oggi Napoli ha ricordato Luciana Pacifici, morta a pochi mesi su un treno per Auschwitz. In quella immagine c’è già tutto: la Shoah, ma anche ogni infanzia travolta dalle guerre, ogni essere umano ridotto a carico, ogni vita resa trasportabile. Forse è da qui che bisogna ripartire. Non dal rito, ma dalla responsabilità. Non dal passato, ma da ciò che il passato chiede al presente. Perché la memoria non è ciò che ricordiamo. È ciò che facciamo perché non accada di nuovo. Lucia Montanaro
January 27, 2026
Pressenza
Primo Levi e il Genocidio: proposte didattiche per il Giorno della Memoria 2026
Nessuno dei fatti è inventato: Giornata di studio Primo Levi,  27 gennaio 2026 Nel Giorno della Memoria 2026 l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e La scuola per la pace Torino e Piemonte propongono alle/i docenti di dedicare una giornata di studio a Primo Levi, perché dalla sua cristallina e integra figura di scrittore e testimone abbiamo imparato e interiorizzato che cosa sono stati i campi di distruzione, il genocidio, la disumanizzazione. Il risuonare della sua voce pacata e delle sue alte parole nelle nostre aule, come da molti decenni già avviene, è un antidoto alla macabra politica della sistematica distruzione dei popoli, all’idea che “ogni straniero è nemico”, alle pulsioni identitarie e alla logica eliminatoria nei confronti dell’”Altro”, che ha molti altri tragici esempi nella storia moderna del colonialismo e nell’attualità contemporanea. Primo Levi (1919-1987) era di Torino e coloro che ne hanno avuto la fortuna lo hanno ascoltato quando andava nelle scuole a parlare: proprio dall’incontro con lui molte/i hanno cominciato a sviluppare una coscienza politica antifascista. E moltissime/i di noi hanno imparato dai suoi libri, e hanno poi instancabilmente insegnato, che cosa è stata la disumanizzazione nei “campi di distruzione”. Scrive Primo Levi: «Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno (…) tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte, al di fuori di ogni senso di affinità umana». In altri termini, deprivati della loro cultura, gli esseri umani sono vuoti simulacri alla mercé dei loro aguzzini. Perché appunto noi esseri umani siamo esseri sociali e culturali, la cultura è la nostra natura, è la nostra umanità, e deprivare della cultura è disumanizzare. Ma come si arriva al Lager? Una limpida risposta di Primo Levi è nella breve introduzione a Se questo è un uomo: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo». Primo Levi vuole dirci che quando ogni straniero diventa nemico per un’intera società, quando si affermano fascismo e nazismo, la logica conseguenza è il lager, il genocidio. In un breve e pregnante video del 1975 egli infatti individua un filo conduttore tra le azioni delle squadre d’azione fasciste dei primi anni Venti a Torino e in Italia con i campi di concentramento e con il fascismo attuale, «a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era, cioè la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza». Questo pericolo non era scongiurato per sempre e Levi non si stancava di ripetere nelle scuole e ovunque: «Fate attenzione, alla fine del fascismo c’è il Lager». Invitiamo dunque docenti delle scuole di ogni ordine e grado a dedicare il 27 gennaio 2026 a riflettere e ripensare, costruendo i propri originali percorsi didattici in base alle loro classi, quanto Primo Levi ha insegnato, consapevoli che già molto lavoro didattico è stato fatto nel tempo. PER QUESTO CHIEDIAMO A COLORO CHE DISPONGONO DI MATERIALI DIDATTICI, BIBLIOGRAFIE O RIFLESSIONI ORIGINALI DA CONDIVIDERE DI INVIARLI AL SEGUENTE INDIRIZZO EMAIL: OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. SARANNO INSERITI IN UN DRIVE, INSIEME CON I MATERIALI QUI DI SEGUITO ELENCATI, E MESSI A DISPOSIZIONE DI TUTTE/I A SCOPO DI CONOSCENZA E ISPIRAZIONE. Un importante approfondimento e aggiornamento storiografico sul Genocidio nella didattica della storia è l’intervento di Marco Meotto al convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università tenuto online il 4 novembre 2025, che consente di rileggere criticamente “il genocidio come un fenomeno strutturale e ricorrente nella modernità”. Qui il link al video (dal minuto 27’): https://www.youtube.com/watch?v=hDRJ__CI2Vs Materiali audio e video Se questo è un uomo (1947), Audiolibro, https://www.youtube.com/watch?v=ypfCf2vRUJI Documentari di Rai Cultura, Primo Levi. L’uomo, lo scrittore, il testimone https://www.raicultura.it/webdoc/primo-levi/index.html#welcome Contiene tre documentari: Gad Lerner racconta Primo Levi (1997); Gli sci di Primo Levi; La storia editoriale di Se questo è un uomo; Numerose interviste a Primo Levi, tra cui: Levi si racconta; Il mestiere di raccontare: Se questo è un uomo, EP 1, EP 2, EP 3; Scrivere sul campo di concentramento, 25 gennaio 1975; Auschwitz, la lunga ombra, 16 maggio 1979; Il veleno di Auschwitz, 1984; Ritorno ad Auschwitz, 1983.   Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
January 17, 2026
Pressenza
Lettera aperta al Ministro del MIM a proposito di contraddittorio, pluralismo e ispezioni
Gentile ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, L’Educazione Civica, secondo le linee guida, «favorisce il riconoscimento di valori e comportamenti coerenti con la Costituzione attraverso il dialogo e il rispetto reciproco, volti a incoraggiare un pensiero critico personale, aperto e costruttivo». Tutti obiettivi che, a nostro avviso, dovrebbero sempre caratterizzare i processi educativi. Non a caso la nostra Costituzione (art. 33) mette al centro la libertà di insegnamento per garantire la formazione di cittadine/i libere/i e consapevoli. La scuola pubblica statale italiana, a partire dal reclutamento dei docenti, garantisce professionalità e pluralità di presenze, diversamente dalle scuole private (abbondantemente finanziate dal governo di cui Lei è un autorevole esponente) che assumono il personale con altri criteri privatistici e di omogeneità ideologica. Comprenderà, quindi, il nostro stupore (e la nostra indignazione) di fronte alle ispezioni decise dal “Suo” ministero in seguito all’intervento, in alcune scuole, di un’alta carica dell’ONU. Ispezioni apparentemente giustificate dalla necessità di verificare delle ipotesi di reato legate ad alcune dichiarazioni rilasciate dalla Relatrice Speciale. Ispezioni che sono state immediatamente seguite da una circolare che alludeva alla necessità del rispetto del pluralismo che ha avuto come effetto immediato la cancellazione di diverse iniziative educative già programmate. Una censura, in evidente contrasto con il citato art. 33, avvenuta, peraltro, senza rispettare quanto previsto dalla normativa vigente (OOCC). Una censura che non accettiamo anche perché in evidente contrapposizione con un corretto metodo educativo che deve abituare gli studenti ad ascoltare, a valutare argomenti diversi, a documentarsi e a formare una propria opinione ragionata. Educare, infatti, non significa incoraggiare uno scontro fra opposte fazioni, ma imparare a contrastare i pregiudizi, non a promuoverli. Il corpo docente deve, infatti, guidare gli studenti nella valutazione delle fonti e delle argomentazioni, sempre nel rispetto della scientificità dei ragionamenti e della dignità della persona. Nel caso specifico, non vorremmo che il suo intervento fosse stato motivato soltanto dalla preoccupazione che la Relatrice delle Nazioni Unite avrebbe potuto condannare alcuni comportamenti dello Stato o dell’Esercito israeliani. D’altro canto non ci risultano interventi da parte del Ministero da lei diretto intesi a garantire la presenza di un contraddittorio pacifista o antimilitarista nei numerosissimi casi, denunciati dall’Osservatorio, di presenza di esponenti delle Forze Armate con funzioni didattiche o di orientamento nelle scuole. Peraltro, se queste Sue preoccupazioni fossero reali, Ella dovrebbe proporre di affiancare, ogni giorno, accanto a ciascun docente un “controllore ministeriale”, per verificare che nel lavoro quotidiano nessuno/a si dedichi alla propaganda e all’indottrinamento, ipotesi decisamente improbabile, poiché, al contempo, anticostituzionale e irrealizzabile, visto che il Suo governo predilige le spese militari e non quelle sociali. Ci avviciniamo al 27 gennaio, con tutto il carico storico e emotivo che questa data comporta. Immaginiamo che Lei non proporrà, per garantire il pluralismo, che nelle attività programmate siano presenti relatori sostenitori della validità del programma di distruzione degli ebrei d’Europa praticato dal regime nazista e dai suoi alleati. Nel Giorno della Memoria preferiamo ricordare Primo Levi. Pensiamo, infatti, che sia decisivo andare oltre la dicotomia annientatrice (carnefici da una parte e vittime dall’altra), perché solo una logica capace di cogliere la complessità può evitare di farci ricadere nella disumanizzazione: ieri con il programma segreto di eutanasia della Germania nazista (Aktion T4) e i successivi campi di concentramento, oggi con il genocidio nella Striscia di Gaza. Questo è per noi il compito fondamentale della scuola della Repubblica, censure e imposizioni fanno parte di un passato di cui non andare fieri. Cordiali saluti. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università           1.                                             Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
January 17, 2026
Pressenza
Primo Levi e il Genocidio: proposte didattiche per il Giorno della Memoria 2026
NESSUNO DEI FATTI È INVENTATO GIORNATA DI STUDIO PRIMO LEVI 27 GENNAIO 2026 Nel Giorno della Memoria 2026 l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e La scuola per la pace Torino e Piemonte propongono alle/i docenti di dedicare una giornata di studio a Primo Levi, perché dalla sua cristallina e integra figura di scrittore e testimone abbiamo imparato e interiorizzato che cosa sono stati i campi di distruzione, il genocidio, la disumanizzazione. Il risuonare della sua voce pacata e delle sue alte parole nelle nostre aule, come da molti decenni già avviene, è un antidoto alla macabra politica della sistematica distruzione dei popoli, all’idea che “ogni straniero è nemico”, alle pulsioni identitarie e alla logica eliminatoria nei confronti dell’”Altro”, che ha molti altri tragici esempi nella storia moderna del colonialismo e nell’attualità contemporanea. Primo Levi (1919-1987) era di Torino e coloro che ne hanno avuto la fortuna lo hanno ascoltato quando andava nelle scuole a parlare: proprio dall’incontro con lui molte/i hanno cominciato a sviluppare una coscienza politica antifascista. E moltissime/i di noi hanno imparato dai suoi libri, e hanno poi instancabilmente insegnato, che cosa è stata la disumanizzazione nei “campi di distruzione”. Scrive Primo Levi: «Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno (…) tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte, al di fuori di ogni senso di affinità umana». In altri termini, deprivati della loro cultura, gli esseri umani sono vuoti simulacri alla mercé dei loro aguzzini. Perché appunto noi esseri umani siamo esseri sociali e culturali, la cultura è la nostra natura, è la nostra umanità, e deprivare della cultura è disumanizzare. Ma come si arriva al Lager? Una limpida risposta di Primo Levi è nella breve introduzione a Se questo è un uomo: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo». Primo Levi vuole dirci che quando ogni straniero diventa nemico per un’intera società, quando si affermano fascismo e nazismo, la logica conseguenza è il lager, il genocidio. In un breve e pregnante video del 1975 egli infatti individua un filo conduttore tra le azioni delle squadre d’azione fasciste dei primi anni Venti a Torino e in Italia con i campi di concentramento e con il fascismo attuale, «a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era, cioè la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza». Questo pericolo non era scongiurato per sempre e Levi non si stancava di ripetere nelle scuole e ovunque: «Fate attenzione, alla fine del fascismo c’è il Lager». Invitiamo dunque docenti delle scuole di ogni ordine e grado a dedicare il 27 gennaio 2026 a riflettere e ripensare, costruendo i propri originali percorsi didattici in base alle loro classi, quanto Primo Levi ha insegnato, consapevoli che già molto lavoro didattico è stato fatto nel tempo. PER QUESTO CHIEDIAMO A COLORO CHE DISPONGONO DI MATERIALI DIDATTICI, BIBLIOGRAFIE O RIFLESSIONI ORIGINALI DA CONDIVIDERE DI INVIARLI AL SEGUENTE INDIRIZZO EMAIL: OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. SARANNO INSERITI IN UN DRIVE, INSIEME CON I MATERIALI QUI DI SEGUITO ELENCATI, E MESSI A DISPOSIZIONE DI TUTTE/I A SCOPO DI CONOSCENZA E ISPIRAZIONE. Un importante approfondimento e aggiornamento storiografico sul Genocidio nella didattica della storia è l’intervento di Marco Meotto al convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università tenuto online il 4 novembre 2025, che consente di rileggere criticamente “il genocidio come un fenomeno strutturale e ricorrente nella modernità”. Qui il link al video (dal minuto 27’): https://www.youtube.com/watch?v=hDRJ__CI2Vs Materiali audio e video Se questo è un uomo (1947), Audiolibro, https://www.youtube.com/watch?v=ypfCf2vRUJI Documentari di Rai Cultura, Primo Levi. L’uomo, lo scrittore, il testimone https://www.raicultura.it/webdoc/primo-levi/index.html#welcome Contiene tre documentari: Gad Lerner racconta Primo Levi (1997); Gli sci di Primo Levi; La storia editoriale di Se questo è un uomo; Numerose interviste a Primo Levi, tra cui: Levi si racconta; Il mestiere di raccontare: Se questo è un uomo, EP 1, EP 2, EP 3; Scrivere sul campo di concentramento, 25 gennaio 1975; Auschwitz, la lunga ombra, 16 maggio 1979; Il veleno di Auschwitz, 1984; Ritorno ad Auschwitz, 1983. Francesco Remotti. Letteratura e antropologia: la lezione di Primo Levi Moni Ovadia racconta Primo Levi. Incontro organizzato dall’Istituto storico della Resistenza in Toscana svoltosi a Firenze il 5 dicembre 2012, nella sede del Consiglio Regionale della Toscana. Conferenza centrata su I sommersi e i salvati Materiale didattico Primo Levi di Gabriella Giudici (docente di Scienze umane e filosofia): ttps://www.gabriellagiudici.it/primo-levi/ Per la scuola primaria:  Federico Gregotti, Sara Not, Primo Levi, una voce per non dimenticare, EdizioneEl, 2023. Per la scuola secondaria: fumetti e libri illustrati Matteo Mastragostino, Alessandro Ranghiasci, Primo Levi,, Becco Giallo, 2023 (nuova edizione). Giovanna Carbone, Franco Portinari, Deportato: Primo Levi, La Meridiana, 2019 Carlo Greppi, Le scarpe di Lorenzo, Polo Castaldi, Rizzoli, 2025. Primo Levi, Storie naturali, Einaudi, 2023. Bibliografia integrativa Primo Levi, Appendice del 1976 per l’edizione scolastica di Se questo è un uomo https://www.vocedellasera.com/arti/libri/primo-levi-se-questo-e-un-uomo-appendice Giorgio Agamben, Quel che resta di Auschwitz. L’archivio e il testimone, Bollati Boringhieri, 1998. Mario Barenghi, Marco Belpoliti, Anna Stefi, a cura di, Primo Levi, Milano, Marcos y Marcos, 2017. Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, 1998. Norman G. Finkelstein, L’industria dell’Olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei, Meltemi linee, 2024. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Le parole di Hurbinek a Pistoia quarta edizione
Sta per prendere avvio a Pistoia la quarta edizione di Le parole di Hurbinek, percorso culturale dedicato al pensiero sull’Olocausto e alle sue vittime, costruito con l’idea di tenersi lontani da commemorazioni formali e spesso troppo brevi, che rischiano di occultare invece che porre l’accento sull’oggetto e il valore della memoria. Ideato e curato da Massimo Bucciantini, realizzato da Fondazione Teatri di Pistoia, con il sostegno di Fondazione Caript, con il patrocinio del Comune di Pistoia, della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana e sponsorizzato da Unicoop Firenze, il progetto prevede una serie di lezioni civili, laboratori nelle scuole, spettacoli, secondo un programma fitto di eventi, che culmineranno il 27 gennaio. Il tema di quest’anno è la fuga. Dalla locandina di presentazione del festival leggiamo: “Siamo un’umanità in fuga, in fuga dal nostro essere umani. Se Primo Levi ci aveva insegnato a riconoscere ciò che è umano e ciò che non lo è, a ottant’anni dalla sua testimonianza e dalle sue riflessioni dobbiamo dire che la lezione la stiamo tradendo. Questa è l’aspra verità che non ci potrà essere perdonata. Chi verrà dopo di noi ci chiederà ragione del nostro comportamento, della fuga dalle nostre responsabilità di esseri umani” Di seguito riportiamo programma degli appuntamenti 10 gennaio, Libreria Lo Spazio • ore 18.30 Ingresso libero Il sentiero dei dieci. Una storia tra Israele e Gaza Presentazione del libro di Davide Lerner 18 gennaio, Piccolo Teatro Mauro Bolognini • ore 17.00 Ingresso libero Todesfuge. La guerra come malattia della specie Lezione civile di Nicola Lagioia Letture di Massimiliano Barbini 19 gennaio, Teatro Manzoni • ore 20.45 Biglietto €10 Toni Servillo Spinoza di Via del Mercato Lettura scenica, dal racconto di Isaac B. Singer 20 gennaio, Piccolo Teatro Mauro Bolognini • ore 10.30 Ingresso libero Igiaba Scego incontra le e gli studenti delle scuole superiori 21 gennaio, Saloncino della Musica, Palazzo de’ Rossi • ore 18.00 Ingresso libero Fuga dalla realtà? Fotografie della Shoah che mentono (o forse no) Lezione civile di Laura Fontana 23 gennaio, Saloncino della Musica, Palazzo de’ Rossi • ore 18.00 Ingresso libero Fuga dalla logica della guerra Lezione civile di Tommaso Greco 24 gennaio, il Funaro • ore 20.45 Biglietto €6 Django Reinhardt: un musicista errante Lezione-spettacolo di Francesco Martinelli Musiche dal vivo di Maurizio Geri, Nico Gori, Giuseppe “Pippi” Dimonte, Kim Chomiak, Paolo Prosperini, Giacomo Tosti 25 gennaio, il Funaro • ore 17.30 Biglietto €6 Rebetiko: la colonna sonora ribelle di un popolo oppresso Lezione-spettacolo di Francesco Martinelli Musiche con la band Eví Eván e Muammer Ketencoğlu 26 gennaio, Sala Soci Coop, viale Adua 6 • ore 17.30 Ingresso libero Gaza è Auschwitz. Non è Auschwitz. Non è meno di Auschwitz Lezione civile di Paola Caridi 27 gennaio, Piccolo Teatro Mauro Bolognini  ore 10.00 riservato alle scuole Biglietto €5 Soit gentil et tiens courage! Nel cuore dell’alloggio segreto Spettacolo teatrale di Orto degli Ananassi 27 gennaio, Teatro Manzoni • ore 18.00 Ingresso libero Impotenza della parola Lezione civile di Massimo Cacciari https://www.leparoledihurbinek.it/ Redazione Toscana
January 8, 2026
Pressenza
CPR, l’anomalia dello stato di diritto: la detenzione senza reato!
I Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) rappresentano oggi una delle più gravi contraddizioni dello Stato di diritto italiano: una detenzione senza reato!_   Nati come strutture temporanee per l’identificazione e l’espulsione di migranti irregolari, si sono trasformati in luoghi di detenzione amministrativa dove persone – colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno – vengono private della libertà personale per periodi sempre più lunghi, fino a 180 giorni. Una misura sproporzionata, che viola i principi fondamentali della nostra Costituzione. L’articolo 13 della Costituzione afferma: «La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria». Eppure, nei CPR, uomini e donne vengono rinchiusi senza aver commesso alcun crimine, ma solo per una violazione amministrativa. Non si tratta di carcerazione per reati, ma di privazione della libertà per il semplice fatto di essere “indesiderati”. A Messina, durante un incontro con Ilaria Salis, attivista e parlamentare che ha denunciato più volte le condizioni disumane dei CPR , è emerso con chiarezza l’abisso tra le garanzie costituzionali e la realtà di questi centri. Salis ha parlato del CPR di Trapani, descrivendo celle sovraffollate, condizioni igieniche inaccettabili, mancanza di assistenza legale e medica. «Queste strutture», ha detto, «sono luoghi di sofferenza e disumanizzazione, dove il diritto viene sospeso». I CPR sono l’ultima incarnazione di un sistema che, dal 1998, ha progressivamente inasprito il trattamento riservato ai migranti. Nati come Centri di Permanenza Temporanea (CPT), poi diventati Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), oggi si chiamano CPR, ma la sostanza non cambia. Sono luoghi di reclusione per chi non ha commesso alcun reato. La durata della detenzione è aumentata da 30 a 180 giorni, soprattutto a causa dei decreti sicurezza (2018-2019), che hanno esteso i tempi di trattenimento senza migliorare le condizioni di vita all’interno dei centri. Questi provvedimenti, presentati come necessari per contrastare l’immigrazione irregolare, hanno di fatto normalizzato la detenzione amministrativa, rendendola più lunga e più dura, senza però risolvere i problemi strutturali del sistema. Una riflessione necessaria. Se la Costituzione italiana riconosce i diritti inviolabili dell’uomo (art. 2), se proclama l’uguaglianza davanti alla legge (art. 3), se vieta trattamenti contrari al senso di umanità (art. 27), come possiamo accettare che migliaia di persone siano rinchiuse in condizioni degradanti solo perché prive di un documento? I CPR, aggravati dai decreti sicurezza, non sono la soluzione al fenomeno migratorio, sono, piuttosto, la negazione della democrazia. Se vogliamo essere un Paese che rispetta i diritti umani, dobbiamo ripensare radicalmente queste strutture, sostituendole con politiche più giuste e umane. Perché, come scriveva Primo Levi, «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». E oggi, conoscere ciò che accade nei CPR è un dovere civico.   Redazione Sicilia
May 24, 2025
Pressenza