No ai CPR in Toscana: la Commissione 7 dà parere favorevole
Dopo che il Ministro Piantedosi ha formalizzato il progetto di un CPR a
Pallerone, nel Comune di Aulla, il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune
chiede a Sindaca e Giunta una posizione chiara e strutturale: nessun centro di
permanenza per i rimpatri in Toscana, e un impegno concreto sul modello
alternativo dell’accoglienza diffusa”Il gruppo consiliare Sinistra Progetto
Comune ha depositato alcune settimane fa la mozione contro l’introduzione dei
Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in Toscana: è arrivata in
discussione in un momento di urgenza concreta, visto che lo scorso aprile il
Ministro dell’Interno ha scritto al Presidente della Regione Giani, comunicando
la scelta di un’area demaniale a Pallerone, nel Comune di Aulla, come sede per
un nuovo CPR toscano, avviando il relativo iter tecnico-amministrativo.
L’opposizione è stata immediata, per fortuna, vedendo contrarie anche le
istituzioni locali di Aulla. Il 28 maggio un incontro tra il Sindaco Valettini e
il Ministro ha aperto quella che è stata definita «una pausa di riflessione»,
senza però alcun impegno formale a ritirare il progetto.
La mozione di Sinistra Progetto Comune non si limita a dire no al CPR di
Pallerone. Dice no a qualsiasi CPR in Toscana (inclusa qualsiasi ipotesi sul
territorio fiorentino) e lo fa a partire da un argomento che non è NIMBY, ma
costituzionale e di diritto (o meglio di diritti). I CPR, così come sono
strutturati, non sono istituti penitenziari: sono strutture di trattenimento
amministrativo che limitano la libertà personale di persone che non hanno
commesso reati, in condizioni che numerosi studi accademici, rapporti giuridici
e lo stesso Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà
personale hanno documentato come incompatibili con la Costituzione e con gli
standard internazionali di tutela dei diritti umani. La Corte costituzionale
stessa ha rilevato criticità tali da mettere i giudici di fronte al «bivio tra
applicare una misura che comporta la privazione della libertà personale in
condizioni incompatibili con la Costituzione, o rifiutarsi di applicare la
norma».
La mozione richiama anche la storia recente di chi ha perso la vita nei CPR: il
murales in Piazza Nannotti che Florence Must Act ha dedicato a Ousmane Sylla e
Moussa Baldé testimonia come questo non sia un dibattito astratto. È una
questione di corpi, di diritti sottratti, di responsabilità politica concreta.
La Regione Toscana ha una storia di opposizione ai CPR. Il Consiglio comunale di
Firenze non può fare meno, come abbiamo sempre chiesto anche nella precedente
consiliatura. La mozione invita l’Amministrazione a proseguire nel sostegno del
modello toscano di accoglienza diffusa (rafforzando le risorse per il Sistema di
Accoglienza e Integrazione (SAI), i canali regolari di ingresso e i percorsi di
inclusione sociale e lavorativa) e a sostenere iniziative pubbliche di
informazione e confronto anche in collaborazione con il Terzo Settore.
I CPR non funzionano nemmeno rispetto ai propri dichiarati obiettivi: i tassi di
rimpatrio effettivo restano bassi, le condizioni di detenzione sono denunciate
continuamente come inumane, il sistema si regge sulla delega agli appalti. Non
ci limitiamo a dire che non vogliamo un CPR vicino a casa nostra: diciamo che i
CPR non dovrebbero esistere, e che esistono alternative praticabili che
l’Italia, e la Toscana in particolare, devono sperimentare. La questione non è
se fare accoglienza o meno, la questione è se vogliamo un sistema fondato sulla
dignità delle persone o uno fondato sul loro disciplinamento e detenzione.
Come abbiamo detto in Commissione, lasciare che ci sia questo sistema di
sfruttamento e dare la colpa a chi migra fa comodo, a chi sfrutta e a chi cerca
facile consenso in tempi di crisi della politica. Speriamo che presto arrivi
anche il voto del Consiglio comunale.
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Redazione Toscana