No alla svolta di Acerbo, la parola agli iscritti e alle iscritte di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo finalmente esplicita la linea che traspariva nel primo documento
congressuale, un cambio di postura del Partito rispetto all’analisi
internazionale, alle relazioni sociali e politiche nazionali, al ruolo che un
partito comunista deve avere nei confronti della guerra, della economia di
guerra e delle politiche neoliberiste che necessariamente alla guerra conducono.
Acerbo ha così sintetizzato il punto dirimente (che pure non vuole sottoporre
alla discussione seria e decisiva della base), pesante macigno fino ad ora
negato: alle elezioni nazionali dobbiamo proporre un fronte antifascista contro
il governo, per mandare a casa la Meloni. Non possiamo rischiare che per un
misero 0,50 la destra possa vincere le prossime elezioni.
Si sposta l’orizzonte della costruzione del socialismo oltre la dimensione
temporale delle vite dei militanti e delle masse popolari, si teorizza un
passaggio, necessario alla nostra rappresentanza elettorale, dentro al campo del
neoliberismo, per battere le destre. Andiamo a questa svolta a mani nude, poichè
essa non è alimentata da una credibile analisi teorica sulla fase e sulle
destre. Si preferisce insultare chi dissente o al massimo impartire lezioni
sulla pericolosità del socialfascismo nella storia del movimento operaio. Questa
svolta si regge sulle seguenti fragilissime basi:
1. la forza crescente della internazionale nera, come elemento centrale della
fase, mentre io penso che la chiave di interpretazione sia la guerra, la
crisi del neoliberismo a egemonia Usa che trascina verso il conflitto tutte
le élite occidentali e la possibilità oggettiva di una controtendenza a
livello internazionale; (i passi avanti del multipolarismo e i Brics)
2. una lettura dei movimenti proPal, degli scioperi generali ,della vittoria al
referendum per l’autonomia della magistratura ,che vede un ritorno dei
giovani e dei soggetti sociali alla politica così come si presenta nel
sistema bipolare; invece io penso che quelle siano state dimostrazioni della
potenza possibile della eccedenza, di chi si pensa e vuole essere fuori dal
bipolarismo E questa potenza rimane inerte se la politica non propone un
altro mondo possibile e una rottura con la vecchia politica;
3. 3) una valutazione positiva degli spostamenti a sinistra che sarebbero
avvenuti nel centro sinistra, discutibili in sé, ma soprattutto figli di
un’ottica politicista, cui sfugge la più complessa dinamica fra Partiti e
organizzazioni di massa storiche e non.
A questa il Partito ha sempre guardato come alimento della nostra pratica
unitaria e come occasione per costruirci un profilo netto e per agire l’egemonia
di un pensiero e di un orizzonte alternativo.
A tal punto la tattica del Fronte per la Costituzione ci ha già appiattiti sulle
posizioni del centro sinistra, che non abbiamo speso una parola ufficiale nel
lungo dibattito che la Via Maestra ha sviluppato nella elaborazione e messa a
punto della LIP sulla sanità, che la CGIL sta per lanciare come elemento forte
di un programma. Medicina Democratica, il Forum per la Salute ed altre
importanti soggettività attive nelle lotte sulla sanità hanno espresso severe
critiche alla fine non recepite.
La mediazione al ribasso è già avvenuta, la legge sarà presentata come
avanzatissima e noi siamo stati invisibili. Sarà difficile impegnarsi come
Partito in una campagna di massa per una legge che tiene in piedi quello che
oggi è il punto di attacco della privatizzazione del Sevizio Sanitario, e cioè
le Assicurazioni, le mutue private e soprattutto il Welfare aziendale dei
contratti collettivi nazionali, che sempre più numerosi spezzettano l’unità
della classe.
In una situazione simile di lavoro nelle organizzazioni di massa e nei movimenti
sulla autonomia differenziata noi siamo stati promotori del Comitato contro ogni
Autonomia Differenziata che ha avuto un ruolo importantissimo nel costruire una
posizione avanzata e unitaria che mettesse all’angolo chi distingueva fra le
varie materie possibili.
Questa nuova prassi è il prezzo per raggiungere l’obiettivo dell’accordo tecnico
unitario? Non so come potremmo chiamare questo silenzio. Bisogna che la parola
sia ridata alla base, come rende possibile lo statuto, scritto ben prima
dell’ultimo congresso.
Per ulteriori info:
https://infoalternative.it/italia/politica-italia/rifondazione-la-parola-torni-alle-iscritte-e-agli-iscritti/
GIOVANNA CAPELLI
Laureata in lettere classiche, è stata prima docente e poi, dal 1981 fino alla
pensione, dirigente scolastica nella scuola di base. Si è impegnata nella lotta
per la difesa della scuola pubblica, per una didattica attenta ai diritti dei
bambini e delle bambine e una pratica di lavoro docente cooperativo, luogo
privilegiato di ricerca pedagogica e di competenza relazionale. Attiva
nel Movimento Studentesco della Università Cattolica del Sacro Cuore dal 1968,
ha attraversato la storia del movimento delle donne milanesi a partire dalla
sfida dell’intreccio fra femminismo e marxismo (nel Movimento Lavoratori per il
Socialismo, nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo e nel Partito
Comunista Italiano). Nel 1991 fonda con altre compagne a Milano la sezione di
donne del PCI “Teresa Noce”. In Rifondazione Comunista dal 1992, è in relazione
con le altre donne che nel partito sperimentano spazi e pratiche di autonomia di
genere, dando vita alla esperienza del “Forum delle donne” del PRC. Eletta
senatrice alle elezioni politiche 2006 nella circoscrizione Lombardia con
Rifondazione Comunista, a Palazzo Madama è membro della 7ª Commissione
permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) fino al 2008.
Redazione Italia