RAPPORTO SUI DIRITTI UMANI DI AMNESTY INTERNATIONAL: “ORDINE MONDIALE BASATO SU RAZZISMO, PATRIARCATO, DISUGUAGLIANZE”
Martedì 21 aprile 2026 presso l’Aula Magna del Rettorato all’Universita’ Roma
Tre è stato presentato il Rapporto 2026 di Amnesty International, uno dei più
autorevoli documenti a livello globale sullo stato dei diritti umani.
L’iniziativa è stata occasione di approfondimento e confronto sulle principali
tendenze internazionali, analizzando la situazione dei diritti fondamentali in
144 Paesi. Il Rapporto – pubbicato quest’anno per la prima volta da Roma
TrE-Press, la casa editrice dell’Ateneo – rappresenta uno strumento essenziale
per comprendere le dinamiche contemporanee legate a libertà civili, giustizia
sociale e tutela delle persone.
Amnesty, nel suo rapporto pubblicato in Italia da Roma Tre Press, scrive che “il
2025 è stato segnato da attacchi predatori al multilateralismo, al diritto
internazionale e alla società civile, portatori dell’idea di un ordine mondiale
basato su razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti
umani”.
La documentazione prodotta nei primi mesi di quest’anno descrive “pervasivi
crimini di diritto internazionale e un crescente attacco al sistema della
giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del
sistema globale di protezione dei diritti umani”.
“Per tutto il 2025, voraci predatori hanno braccato i nostri beni comuni
globali, come mostruosi cacciatori che fanno razzia di trofei d’ingiustizia.
Leader politici come Trump, Putin e Netanyahu, tra molti altri, hanno portato
avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso
distruzione, repressione e violenza su larga scala. Invece di affrontare i
predatori, nel 2025 gran parte dei governi ha optato per l’acquiescenza, inclusa
la maggior parte dei paesi europei. Alcuni hanno cercato perfino di imitare il
predatore. Altri hanno abbassato la testa nascondendosi sotto la loro ombra.
Pochissimi quelli che hanno scelto di opporsi. Questo ordine mondiale predatorio
alternativo soffoca il dissenso e reprime le proteste, utilizza una retorica
disumanizzante e facilita i crimini d’odio e l’uso strumentale della legge. È
fondato non sul rispetto per la nostra umanità comune, ma sulla supremazia
commerciale e l’egemonia tecnologica”.
Il Rapporto 2026 sottolinea anche come “Le pratiche autoritarie si sono
intensificate a livello mondiale. I governi di Afghanistan, Cina, Egitto, India,
Iran, Kenya, Regno Unito, Usa e Venezuela, tra i vari paesi, hanno represso le
proteste con la violenza, criminalizzato il dissenso attraverso leggi
antiterrorismo o securitarie o hanno fatto ricorso a sparizioni forzate,
esecuzioni e tattiche poliziesche illegali. Tortura e maltrattamento, anche
attraverso l’utilizzo di armi a scarica elettrica, sono rimasti fenomeni
diffusi…”.
Una parte del Rapporto 2026 è dedicata al traffico e al commercio di armi e
strumenti repressivi di massa:” Rischiando la complicità, gli stati hanno
continuato a compiere e a facilitare trasferimenti irresponsabili di armi, anche
verso attori implicati nella commissione di crimini di diritto internazionale.
Gli Usa hanno guidato la fornitura di un massiccio sostegno militare a Israele.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito armi, compresi sofisticati armamenti di
fabbricazione cinese e mezzi blindati per il trasporto delle truppe alle Forze
di supporto rapido del Sudan, che il gruppo ha utilizzato in Darfur”. I governi
hanno utilizzato la tecnologia per mettere in pratica e rafforzare le loro
pratiche autoritarie.
Il Rapporto evidenzia come sia cresciuto anche “l’attivismo globale contro il
flusso di armi a Israele ; gli scioperi che hanno riempito le piazze in Italia e
le azioni dei lavoratori portuali in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e
Svezia, per esempio, puntavano a interrompere le rotte commerciali di armi verso
Israele”.
Una parte importante è dedicata alle violazioni dei diritti delle persone
rifugiate e migranti: ” In tutto il mondo i governi hanno messo in atto pratiche
autoritarie nel contesto dell’asilo e della migrazione. Alcuni hanno autorizzato
misure illegali o hanno aggirato processi legislativi per istituire politiche
sulla migrazione dannose. Nel 2025, gli Usa e gli stati europei, tra cui Cipro,
Finlandia, Grecia, Italia, Polonia e Ungheria, così come altri paesi, hanno
adottato o applicato misure estreme per effettuare espulsioni e altri tipi di
rimpatrio e impedire gli arrivi irregolari di persone rifugiate e migranti, in
violazione dei loro obblighi sui diritti umani. Iran e Pakistan hanno costretto
al rimpatrio o hanno espulso rispettivamente più di 1,8 milioni e 990.000
cittadini e cittadine afgani, nonostante le continue violazioni commesse dai
talebani. Tra dicembre 2024 e febbraio 2025, le autorità etiopi hanno espulso
più di 600 eritrei rimandandoli con la forza in Eritrea, dove il governo
considerava la loro richiesta di asilo all’estero una prova di tradimento”.
Non mancano discriminazione e violenza di genere: “In tutto il mondo donne e
ragazze sono state vittime di violenza di genere e hanno incontrato ostacoli
nell’accesso a protezione, giustizia e rimedio, aggravati in alcuni casi dalla
discriminazione per altri motivi, come ad esempio migrazione, casta, lavoro,
classe o religione. In Afghanistan, i decreti talebani vietavano alle donne
l’istruzione, il lavoro e la libera circolazione e alimentavano la violenza di
genere e i matrimoni infantili.
Per quanto riguarda l’Italia desta preoccupazione il cronico status di carceri e
centri di detenzione per migranti: “Le condizioni e il trattamento delle persone
detenute, sia nelle carceri sia nei centri di detenzione per migranti, hanno
destato preoccupazioni circa il ricorso a tortura e maltrattamento. I livelli di
violenza contro donne e ragazze sono rimasti elevati. È stata promulgata una
legge draconiana che ha indebitamente limitato la libertà di riunione pacifica.
Giornalisti e giornaliste hanno subìto minacce, attacchi e sorveglianza.
Persistevano gli ostacoli per accedere all’aborto. I tentativi del governo di
esaminare le richieste di asilo extra territorialmente in Albania sono stati
bloccati dai tribunali. La cooperazione in tema di migrazione con Libia e
Tunisia è proseguita nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani.
L’Italia non ha consegnato all’Icc un cittadino libico arrestato in base a un
mandato dell’Icc stessa. Quasi sei milioni di persone vivevano in povertà. I
cambiamenti climatici indotti dalle attività umane hanno causato migliaia di
morti. Almeno 1.195 persone sono morte in mare lungo la rotta del Mediterraneo
centrale nel tentativo di raggiungere l’Italia. Si sono verificati diversi
naufragi appena al di fuori delle acque territoriali italiane. Le Ong di
soccorso hanno criticato la risposta tardiva delle autorità italiane alle
segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, che ha messo a rischio la vita delle
persone”.
La presentazione con Alba Bonetti presidente di Amnesty International Italia
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