Niscemi e le responsabilità dal sen fuggite
Niscemi frana, oltre un centinaio di famiglie vengono fatte sfollare, diverse
centinaia di persone rimangono senza tetto, ma non è il 25 gennaio di
quest’anno: è, invece, il 12 ottobre 1997 quando vi fu un primo significativo
evento franoso del comune in provincia di Caltanissetta, secondo soltanto al
catastrofico rivolgimento tellurico del 1790 che aprì un baratro tra i terreni
di sabbia e argilla a testimonianza dell’alto livello di instabilità della zona.
La frana del 25 gennaio scorso è stato un evento altrettanto se non più
drammatico di quello del 1997, considerata l’estensione di quattro chilometri di
lunghezza, il dislivello creatosi che in alcuni punti ha raggiunto i 55 metri e
la massa di detriti creata superiore a quella del Vajont, ma non imprevedibile,
proprio a causa del precedente che risale a quasi trent’anni fa.
Negli anni passati sono state emanate una serie di ordinanze di protezione
civile per la messa in sicurezza del territorio che sono rimaste lettera morta.
Sul sito della Protezione Civile nazionale è possibile ricostruire la sequela
dei provvedimenti adottati, a partire dall’ordinanza 2703/1997 con la quale
l’Assessore regionale con delega alla protezione civile è stato a suo tempo
nominato commissario per l’attuazione degli interventi d’emergenza.
È proprio a causa di questa trentennale situazione di sostanziale inerzia negli
interventi di consolidamento, finanziati per un importo pari a circa 12 milioni
di euro, che la Procura di Gela ha iscritto nel registro degli indagati 13
persone fra cui gli ultimi quattro Presidenti della Regione, da Raffaele
Lombardo fino a Renato Schifani passando per Rosario Crocetta e Nello Musumeci,
attuale ministro con delega alla protezione civile che aveva tuonato contro “gli
sciacalli anche in giacca e cravatta” all’indomani dell’evento franoso.
Il reato contestato è disastro colposo e danneggiamento a causa di frana per non
aver eseguito i lavori e non aver applicato le ordinanze della Protezione civile
nazionale sulla mitigazione del rischio. Nell’inchiesta, che in questa prima
fase avrebbe individuato responsabilità a partire dal 2010, sono coinvolti anche
i responsabili della Protezione civile regionale succedutisi nello stesso
periodo Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvatore Cocina, i dirigenti preposti
agli uffici contro il dissesto idrogeologico Vincenzo Falgares, Salvatore Lizio,
Maurizio Croce, Sergio Tumminello e Giacomo Gargano nonché la responsabile
dell’associazione temporanea di imprese che doveva eseguire le opere di
mitigazione Sebastiana Coniglio.
Ovviamente i politici coinvolti hanno da subito messo le mani avanti esprimendo
piena fiducia nell’operato della magistratura (certo, dopo la mazzata del
referendum qualche correzione nella linea di condotta andava apportata!), ma
dichiarando la propria estraneità verso qualsiasi responsabilità ascrivibile
agli eventi calamitosi.
Schifani, attuale Presidente, è “convinto che la magistratura accerterà i fatti
in tempi brevi” e affronta questa situazione “con tranquillità, consapevole di
aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni”. Musumeci è
sereno come Schifani se non di più e parla di “atto dovuto” da parte della
Magistratura: “quello che dovevo dire l’ho già detto in Parlamento”, facendo
riferimento alle comunicazioni rese all’Aula ai primi di febbraio con le quali è
parso scaricare tutte le responsabilità sugli amministratori locali piuttosto
che assumersene in prima persona. Anche Lombardo, manco a dirlo, parla di atto
dovuto e dichiara la sua estraneità ai fatti.
Rosario Crocetta, unico fra gli indagati ad essere stato Presidente di una
coalizione di centrosinistra, rivendica addirittura la propria azione contro il
dissesto: “il mio governo ha stanziato ben 500 milioni finanziando tutti i
progetti segnalati e riguardo a Niscemi non abbiamo ricevuto alcuna richiesta”.
Siamo alle solite: chi ha responsabilità di governo cerca sempre di tirarsene
fuori quando viene chiamato in causa, salvo poi individuare qualche capro
espiatorio da offrire in pasto all’opinione pubblica.
Inutile dire che i commenti della politica alla vicenda sono tutti orientati in
ragione degli schieramenti di appartenenza, con espressioni di massima
solidarietà da parte del centrodestra (anche per Crocetta!) e, al contrario,
richieste di dimissioni da parte del centrosinistra.
Qui torniamo su un punto che avevamo già trattato quando Schifani aveva invitato
i propri dipendenti ed i cittadini a denunciare i casi di cattiva
amministrazione: vuoi vedere che alla fine la responsabilità andrà a ricadere
proprio sull’incolpevole cittadino?
Di una cosa siamo sicuri, al momento: davanti a questo ennesimo scaricabarile le
conseguenze le stanno pagando coloro che hanno perso le case allora come oggi e
che ancora aspettano risarcimenti e soluzioni adeguati ai danni subiti. E
insieme a loro le pagano i siciliani che si ritrovano un territorio devastato,
le infrastrutture inadeguate e le vie di comunicazione che cadono a pezzi, ma a
cui un Ponte non si nega mai!
Enzo Abbinanti