Immigrazione, diciamo No al nuovo testo unico: dal finto gratuito patrocinio all’avvocato collaborazionista
Rilanciamo questo prezioso contributo di Giorgio Bisagna, avvocato cassazionista
del Foro di Palermo, redatto in merito al Dl sicurezza, con il quale si prevede
l’ introduzione della figura dell’avvocato collaborazionista, ovvero dei legali
che assisteranno i cittadini stranieri nel programma di rimpatrio volontario_
Faccio l’avvocato da 31 anni e sono stato tra i primi a Palermo ad occuparmi di
diritto dell’Immigrazione. Questo settore del diritto nel 1995 si può dire che
non esisteva, quantomeno a livello di produzione normativa. Esistevano
principalmente circolari, prassi e il testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza.
Le cose cominciarono a cambiare nel 1998 con l’introduzione del testo unico
sull’immigrazione il decreto legislativo 286/1998.
E anche per noi avvocati il mondo cambia, perché ci troviamo di fronte a un
sistema giuridico misto che unisce istituti del diritto penale,del diritto
processuale penale, del diritto civile e del diritto amministrativo
e,soprattutto, introduce un istituto finora sconosciuto nel nostro ordinamento
giuridico, la detenzione amministrativa.
Per la prima volta viene stabilito che un soggetto, ancorché non abbia commesso
reati, ma solo perché si trova in una condizione di irregolarità amministrativa
(perché non ha un permesso di soggiorno o comunque è irregolare sul territorio
dello Stato) possa essere espulso coattivamente dal territorio dello Stato e,
ove ciò non possa farsi immediatamente, essere trattenuto, cioè privato della
libertà personale in appositi centri, che all’epoca si chiamavano centri di
permanenza temporanea, oggi cpr centri per il rimpatrio.
Una normativa che all’epoca indignò tanti giuristi, e fece sorgere una nuova
generazione di avvocati che si approcciarono a questo nuovo sistema giuridico
che colpiva alle fondamenta i valori cui tanti di noi erano ancorati.
Ah, dimenticavo, i centri di permanenza temporanea furono una scelta legislativa
del centro sinistra. Ovviamente negli anni le cose sono andate a peggiorare.
La legislazione si è progressivamente e inesorabilmente “incattivita” verso i
migranti, rendendo difficile se non impossibile una migrazione regolare e una
consequenziale inclusione effettiva dei migranti, non legata a politiche
emergenziali o biecamente populiste, ma a realistiche e e razionali esigenze
umanitarie e, perché no, utilitariste.
Con l’ultimo Dl sicurezza, si è toccato il fondo.
Intanto è stato soppresso il gratuito patrocinio preventivo nei procedimenti di
espulsione di convalida dei provvedimenti restrittivi della libertà personale.
In pratica, il migrante che deve essere rimpatriato o che deve essere trattenuto
in un centro di detenzione, deve essere assistito da un avvocato, in quanto
questi provvedimenti, poiché restrittivi della libertà personale, devono essere
convalidati da un giudice.
Questa convalida è necessaria perché lo prevede la Costituzione. Così come, del
pari, è necessario che vi sia in procedimenti così delicati che incidono sulla
libertà personale, l’assistenza tecnica di un difensore di un difensore, di
fiducia o anche di ufficio.
Ebbene, mentre sino ad oggi proprio per garantire l’effettività del diritto di
difesa, in questi procedimenti, il gratuito patrocinio era sostanzialmente
automatico, con l’attuale decreto legge in corso di conversione, l’automatismo è
saltato, e quindi il migrante può chiedere di essere ammesso al gratuito
patrocinio, tuttavia la tempistica amministrativa, per il riconoscimento di tale
beneficio, è sostanzialmente incompatibile con i procedimenti per i quali è
richiesta l’assistenza legale.
Insomma, l’hanno studiata bene.
Non negano la possibilità astratta di ricorrere al gratuito patrocinio, ma in
concreto la rendono impossibile. Chapeau!
Ci vuole uno stomaco particolare, per lavorare così di fino, per colpire i
diritti dei più deboli. Si potrebbe pensare: si è toccato il fondo? No, perché
con un emendamento introdotto in sede di conversione si è creata una nuova
figura di Avvocato: l’avvocato collaborazionista.
La nuova norma che introduce un articolo nuovo al testo unico sull’immigrazione
prevede un “benefit” di 600 € e rotti per l’avvocato che incoraggi e assista il
proprio cliente a rimpatriare volontariamente, subordinando però l’erogazione di
questo lauto assegno all’effettivo rimpatrio del migrante.
Quindi l’avvocato che già deve lavorare gratis, non deve valutare se il migrante
che deve essere espulso può essere oggetto di persecuzione al suo paese, se è un
soggetto vulnerabile, se il procedimento di espulsione ha dei vizi formali e
sostanziali rilevanti. No, tutto questo è intralcio alle politiche di governo.
Anzi, è l’avvocato stesso che prova ad assolvere la sua missione istituzionale,
un intralcio.
L’unico  avvocato che può trovare tutela e legittimazione in questo nuovo
sistema è quello che diventa complice e appunto collaborazionista. E anche qua
chapeau!
Perché spendere milioni di euro per creare milizie armate stile ICE, quando si
può esternalizzare il lavoro sporco a cottimo?
Quindi l’avvocato diventa oltre che complice e collaborazionista anche
cottimista della remigrazione. Facendo risparmiare l’erario ed evitando i
fastidi mediatici di quegli uomini cattivi con i passamontagna che arrestano i
bambini.
Non è una novità. La storia ahimè, ricorda tanti episodi infamanti per le toghe.
Ma anche tanti momenti di gloria e di dignità. Qua non è in ballo una posizione
politica, o una visione particolare del mondo. Qua la posta in gioco è molto più
alta. E’ la dignità della nostra categoria e prima ancora la nostra umanità.
Mi resta una perplessità però.
Agli avvocati che svolgeranno questo “nobile” compito verrà assegnata la
qualifica di agente di pubblica sicurezza ? Vista la funzione che svolgeranno
sarebbe il minimo.
* AVVOCATO CASSAZIONISTA
Redazione Italia