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Perù: secondo turno con risultato di parità
La giornata del ballottaggio presidenziale che si è tenuta in Perù domenica 7 giugno, Giorno della Bandiera per il Paese, ha portato a un pareggio tecnico tra i candidati Roberto Sánchez (Juntos por el Perú), che ha ottenuto il 50,3%, e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), con il 49,7% secondo lo spoglio rapido al 100% (compresi i voti dall’estero); secondo l’istituto di sondaggi IPSOS e l’associazione civile Transparencia. SÁNCHEZ: “DEMOCRAZIA PER IL PERÙ DI TUTTE LE ETNIE” Non appena sono stati resi noti i risultati, Roberto Sánchez, dalla Plaza San Martín, si è rivolto alla popolazione con un messaggio di integrazione e di ripristino della democrazia: “Compagni, popolo profondo, oggi in questa notte benedetta, il Perù di tutte le etnie sta anteponendo la volontà primaria della democrazia per tutto un popolo. In questo giorno della dignità del popolo, sorelle e fratelli, abbiamo scelto di porre fine al patto mafioso. Abbasso la corruzione! Stasera rendiamo grazie a nome del movimento popolare, per aver concluso in unità con i popoli aymara, amazzonici, i centri abitati, i piccoli agricoltori, i trasportatori, i commercianti, i più poveri della nostra patria, che hanno deciso di recuperare il governo per il popolo”. FUJIMORI: “QUALUNQUE SIA IL RISULTATO, LO RICONOSCEREMO” Pochi minuti dopo, la candidata Keiko Fujimori è intervenuta sottolineando il pareggio tecnico, il lavoro dei rappresentanti nella sorveglianza dei voti nella fase di conteggio finale e il ruolo degli osservatori internazionali. «Qualunque sia il risultato, lo riconosceremo, esortiamo il nostro avversario a fare lo stesso. E questo avverrà quando sarà stato conteggiato il 100% dei verbali», ha sottolineato. Con la sua lista presidenziale, Fujimori Higushi si è rivolta alla popolazione con il seguente messaggio: «Ci troviamo in un pareggio tecnico. Finora non c’è un vincitore, ci vorranno giorni lunghi per conoscerlo. E invio un messaggio ai rappresentanti, il cui lavoro è doppiamente importante. Raddoppiate i vostri sforzi. È il momento di difendere la volontà popolare. Faccio appello alla comunità internazionale affinché rimanga fino all’ultimo momento per verificare i risultati. E al popolo peruviano: non perdete la speranza, abbiamo bisogno di calma e speranza”. Va sottolineato che la candidata di Fuerza Popular presentava un leggero vantaggio nell’annuncio del flash elettorale effettuato alle 17:00, in cui otteneva il 50,7%, contro il 49,3% di Sánchez Palomino. Nel conteggio rapido delle 20:00 i risultati si sono invertiti. VOTO DIFFERENZIATO PER ZONE Secondo quanto riportato dal conteggio rapido, il voto è stato differenziato a seconda dei dipartimenti e delle regioni. Così, a Lima, Fujimori ha ottenuto un vantaggio del 66,1% dei voti, mentre nell’entroterra (dipartimenti) Sánchez ha ottenuto il 56,1% dei voti. Per quanto riguarda le regioni, sulla costa (prevalentemente urbana) Fujimori ha ottenuto il 63% dei voti, mentre nella sierra (prevalentemente rurale) Sánchez ha raggiunto il 68,7% e nella selva si è imposto quest’ultimo con il 56,2% delle preferenze. In entrambi i casi, la popolazione è scesa nelle strade di Lima Metropolitana per manifestare il proprio sostegno ai candidati, mentre le autorità invitavano ad attendere i risultati finali con molta cautela. Questi saranno resi noti a metà luglio. Redacción Perú
June 8, 2026
Pressenza
Perù: dibattito presidenziale a una settimana dal ballottaggio
Nella corsa elettorale, ieri, domenica 31 maggio, si è tenuto il dibattito presidenziale tra i due candidati che sono passati al ballottaggio per la presidenza della Repubblica del Perù, Keiko Fujimori (partito Fuerza Popular) e Roberto Sánchez (partito Juntos por el Perú). I candidati hanno esposto le loro principali strategie di governo su temi chiave per la popolazione: sicurezza dei cittadini, rafforzamento dello Stato democratico e diritti umani; istruzione e sanità, economia, occupazione e riduzione della povertà. Perché dovrei diventare presidente del Perù? In un primo momento, la candidata Keiko Fujimori ha fatto un resoconto degli effetti della crisi socioeconomica del Paese (con insicurezza dei cittadini, salari insufficienti, paura dell’estorsione, sanità carente, ecc.) e ha sottolineato che il Paese non deve ripetere la “ricetta che ha già fallito nel 2021”. Ordine o caos sono le due opzioni che il Paese ha. Il nostro Paese ha bisogno di essere messo in ordine, non di essere distrutto come propone la formula Castillo–Sanchez-Antauro; noi abbiamo una grande differenza: siamo riusciti a costituire una squadra con esperienza e capacità per risolvere questi problemi”, ha indicato inizialmente. Da parte sua, Roberto Sanchez ha sottolineato le sue umili origini e i valori ancestrali della famiglia, affermando: «Non deluderò il mio popolo, sono un uomo di fede. Sono stato ministro, ho lavorato tutta la vita. Capisco la sfiducia della popolazione nei confronti dei politici, e hanno tutte le ragioni per averla, ma non possiamo perdere la speranza. Conosco le necessità del Perù perché mi sono formato per questo. Costruiamo insieme un futuro migliore. Insieme lavoreremo per salvare la nostra democrazia dalle grinfie di coloro che da più di 10 anni hanno preso in ostaggio il Paese, sovvertito il sistema giudiziario, e questi sono Fuerza Popular e la signora Keiko Fujimori. Compatrioti, insieme recupereremo la democrazia per tutti i peruviani”. Team e strategie Entrambi i candidati hanno messo in evidenza il team tecnico che li affiancherà in un probabile governo, composto da figure con una notevole esperienza in diversi settori strategici. Tra le figure principali spiccano Luis Carranza e Pedro Francke (economia), Carlos Neuhaus e Gustavo Guerra García (infrastrutture), Sinecio Lopez e Vladimiro Huarocc (riforma dello Stato), tra gli altri; questi si sono confrontati in un primo dibattito la scorsa settimana. Tra scambi e accuse sullo stato attuale del Paese, i due candidati hanno esposto proposte in materia di sicurezza: “Piano di pacificazione nazionale, uso delle Forze Armate alle frontiere” (Fuerza Popular); mentre Juntos por el Perú ha sottolineato “ripulire e professionalizzare la Polizia Nazionale, eliminare le leggi a favore del crimine”. Per il rafforzamento dello Stato democratico e dei diritti umani, sono stati sottolineati il “referendum e la decentralizzazione” (Juntos por el Perú) e “opere infrastrutturali come le strade” (Fuerza Popular). In materia di istruzione e sanità, “la telemedicina, fondi per le malattie ad alto costo, programmi di sostegno scolastico (colazioni)” (Fuerza Popular) e “budget per borse di studio, uno psicologo per scuola” (Juntos por el Perú); mentre in materia di economia, “maggiori fondi per il Programma Juntos, industrializzazione del Paese” (Juntos por el Perú) e “tassazione zero per le micro e piccole imprese e accesso a crediti agevolati” (Fuerza Popular). Al termine, Keiko Fujimori ha riconosciuto gli errori commessi nella sua carriera politica e ha chiesto l’opportunità di governare; mentre Roberto Sánchez ha invitato a un consenso per sconfiggere il fujimorismo e trasformare il Paese con giustizia ed equità. Redacción Perú
June 1, 2026
Pressenza
Perù: manifestazione «Keiko No Va!»
Sabato 30 maggio si è tenuta una grande manifestazione nel centro di Lima, in Perù, con centinaia di manifestanti che all’unisono gridavano «Mai più Fujimori», «Viva la lotta del popolo peruviano» e «Il sangue versato non sarà mai dimenticato». Diverse associazioni civili si sono auto-organizzate per esprimersi contro la candidatura di Keiko Fujimori, che si candida per la quarta volta alla presidenza della Repubblica. I vari striscioni e volantini riflettevano le innumerevoli denunce e il totale rifiuto nei confronti di Fujimori Higushi, «perché il fujimorismo rappresenta impunità, corruzione, autoritarismo, approvazione di leggi a favore del crimine, protezione degli interessi mafiosi e aggravamento della crisi politica, sociale ed economica che affligge il Paese», come indicato nell’appello. I manifestanti provenivano da diversi distretti e zone di Lima (con oltre otto milioni di elettori), che si sono organizzati in fronti e collettivi per difendere il proprio voto. Hanno partecipato così la Piattaforma per la Democrazia, le Coordinatrici delle Organizzazioni di Sinistra e Progressiste – COIP, il Fronte Patriottico Popolare, il Fronte Patriottico per la Democrazia, Mundo Verde, il Fronte Popolare delle Donne del Perù, il Fronte Democratico Cittadino – SMP. Hanno partecipato anche l’Università Nazionale di Ingegneria – UNI, i partiti Nuevo Perú, Venceremos e Juntos por el Perú, il Partito Comunista del Perù – Patria Roja, Ahora Nación, CENAJUPE, la Centrale Generale dei Lavoratori del Perù – CGTP, Las Micaelas de Huaycán, il Consiglio Plurinazionale del Tawantinsuyo e l’Accordo Storico Cittadino – AHC. I cittadini continuano a mobilitarsi nella capitale Lima e nelle province sono state segnalate manifestazioni simultanee in città come Arequipa, Cusco, Chiclayo, Ica, Huancayo, Huaraz, Tacna, Trujillo, Huánuco e Pasco, che appartengono alle zone nord, centro e sud del Paese. Redacción Perú
May 31, 2026
Pressenza
Dibattito tecnico in Perù: i partiti all’altezza delle aspettative sociali?
A sole due settimane dal ballottaggio, domenica 24 il Giurì Nazionale Elettorale (JNE) ha organizzato un dibattito tecnico tra i team di esperti dei due partiti qualificatisi al ballottaggio: Juntos por el Perú (con il candidato Roberto Sánchez) e Fuerza Popular (con Keiko Fujimori). L’incontro ha permesso di conoscere entrambe le proposte, presentate nei seguenti ambiti: istituzioni democratiche, gioventù e sport, agricoltura, infrastrutture, economia e sanità. Entrambi i team si sono confrontati non solo con proposte, ma anche con accuse di responsabilità per l’attuale crisi. Da un lato, Fuerza Popular (FP) ha accusato il proprio omologo di “generare disordine”; a sua volta, Juntos por el Perú (JP) ha ricordato che “negli ultimi 10 anni Fuerza Popular ha guidato il governo e ha provocato la crisi che il Paese sta vivendo oggi”. Ecco le principali proposte: Nel blocco Riforma dello Stato, Sinesio López (JP) ha sottolineato la necessità dell’indipendenza dei poteri e della partecipazione della società civile, mentre Vladimiro Huaroc (FP) ha proposto una riforma dello Stato attraverso la digitalizzazione. Nel blocco Gioventù e Sport, Ernesto Zunini (JP) ha sottolineato la creazione del programma “Mi primera chamba” che andrà a beneficio di oltre 100 giovani che riceveranno un importo in denaro per la loro formazione accreditata, mentre Rosangella Barbarán (FP) ha proposto corsi di formazione e capitale di avviamento per i giovani. Nel blocco Agricoltura e Ambiente, César Milton Guarniz (JP) ha proposto il «programma nazionale per le risorse idriche» a garanzia della sicurezza idrica, oltre al «programma per le dighe dell’Altopiano andino»; Marco Antonio Vinelli (FP) ha invece sottolineato la necessità di rilanciare il Pronamachcs e di avviare lavori di riforestazione, soprattutto nelle zone di testa dei bacini idrografici. Per quanto riguarda le infrastrutture, l’esperto Gustavo Guerra García (JP) ha proposto il collegamento tra i porti di Chancay e Callao con Pucallpa, mentre Carlos Neuhaus ha sottolineato l’importanza delle infrastrutture di prevenzione. Nel blocco Economia, Pedro Francke (JP) ha proposto l’abrogazione delle otto leggi pro-crimine e finanziamenti per le famiglie imprenditrici; a sua volta, Luis Carranza (FP) ha sottolineato l’importanza degli investimenti pubblici e degli incentivi agli investimenti privati. Nel blocco Sanità, invece, gli esperti Hernando Cevallos (JP) e José Recoba (FP) hanno affrontato ancora una volta le riforme nel settore sanitario volte a garantire un’assistenza di qualità. Il prossimo dibattito presidenziale si terrà tra i due candidati domenica 31 maggio alle 20:00 a Lima. La popolazione attende con trepidazione di sapere quale candidato si impegnerà con determinazione a risolvere le questioni fondamentali: il ripristino dello Stato di diritto, l’indipendenza dei poteri, l’abrogazione delle leggi pro-crimine (per la sicurezza dei cittadini) e di protezione dell’ambiente (Legge Antiforesta), l’istruzione inclusiva e altre. È possibile visualizzare il dibattito tecnico al seguente link del JNE: https://www.youtube.com/watch?v=Z5Fgj8EDpCI Redacción Perú
May 27, 2026
Pressenza
Perù: ballottaggio con voto diviso
Il ballottaggio per la presidenza del Perù si terrà il prossimo 7 giugno tra i candidati Keiko Fujimori, di Fuerza Popular (con il 17,18% ottenuto al primo turno) e Roberto Sánchez, di Juntos por el Perú (che ha raggiunto il 12,03%). In quella data, oltre 27 milioni di peruviani aventi diritto si recheranno alle urne. Il panorama è diviso per entrambi i candidati. Al primo turno, Fujimori ha ottenuto consensi nei dipartimenti di Tumbes e Piura (costa) e Ucayali (foresta); mentre Sánchez ha dominato la sierra in dipartimenti come Huancavelica, Cajamarca, Apurímac e Puno. Lima e Callao (la prima con oltre otto milioni di elettori e la seconda con 860 mila) hanno votato per l’ex candidato López Aliaga. Si prevede che questi sostengano Fujimori, ma nulla è garantito. Entrambi i candidati presentano approcci diversi nelle loro proposte. Fujimori propone maggiore sicurezza, ordine istituzionale e la continuazione del modello economico;  Sanchez si concentra sulla riforma agraria, la modifica della Costituzione e ha promesso la grazia all’ex presidente Pedro Castillo, tra le altre cose. Attualmente, entrambi i candidati stanno conducendo le loro campagne in diversi dipartimenti del Paese, cercando di conquistare i voti indecisi delle candidature del primo turno. Si prevede che in queste elezioni, come in quelle precedenti, il voto dei cittadini sarà “contro” un candidato e non proprio a favore delle proposte che questi possa promuovere. Redacción Perú
May 21, 2026
Pressenza
Perù con il fiato sospeso
L’esito del primo turno presidenziale, di domenica 12 aprile, è ancora in forse a seguito del caos elettorale che costretto il governo a prolungare l’apertura dei seggi fino al giorno successivo in alcune zone di Lima. Al momento, è sicura di raggiungere il ballottaggio Keiko Fujimori, mentre si disputano il secondo posto Rafael López Aliaga, anch’esso di estrema destra, e