Metro C e il “miracolo” degli alberi: perché i conti non tornano
via Barletta da google maps Screenshot 2026-04-22
Ancora a proposito di “alberi e Metro C” con un commento della risposta
dell’Assessora Alfonsi alle associazioni * riguardo le “compensazioni arboree”
per le alberature che si dovranno eliminare
di Paola Loche
L’analisi della nota di risposta dell’Assessora Alfonsi (*) alle associazioni
territoriali, tra cui Tutti per Roma. Roma per tutti, offre lo spunto per alcune
riflessioni necessarie sulla gestione delle mitigazioni e compensazioni
ambientali che verranno adottate.
Sebbene i numeri vengano spesso utilizzati per narrare una realtà ideale, nel
caso della Metro C la “matematica del verde” rischia di rivelarsi un’illusione.
Sostituire 33 alberi maturi con 259 nuovi esemplari potrebbe sembrare una
vittoria ambientalista, ma la scienza insegna che la natura non segue
l’aritmetica elementare. Accettare questa sostituzione, insieme a 142 trapianti
dall’esito incerto, significa contrarre un debito ecologico destinato a durare
almeno vent’anni: il tempo minimo necessario affinché le nuove piante
raggiungano una maturità funzionale tale da mitigare il calore e purificare
l’aria.
L’attuale strategia poggia su un presupposto fragile: l’idea che la quantità
possa supplire alla qualità. In ecologia urbana, il valore di un albero non si
misura in unità, ma attraverso la sua biomassa e la superficie fogliare. Un
esemplare secolare è un ecosistema complesso e operativo; un giovane alberello è
solo una promessa biologica.
Scientificamente, per pareggiare la resa ecologica attuale, servirebbe una
superficie utile alla forestazione urbana molto vasta. La disparità è evidente
nei dati:
* Filtrazione delle polveri (PM10): L’efficacia dipende dalla chioma. Un albero
maturo può avere una superficie fogliare fino a 200 volte superiore a quella
di un giovane impianto. Teoricamente, servirebbero oltre 6.000 alberelli per
filtrare la stessa quantità quotidiana di polveri e inquinanti, invece dei
259 previsti, i quali rappresentano meno del 4% della capacità filtrante
perduta. In pratica, il 96% del lavoro di pulizia dell’aria viene
semplicemente cancellato per i prossimi due decenni
* Stoccaggio di CO2: Un grande esemplare sano sequestra annualmente una
quantità di carbonio 15-20 volte superiore rispetto a una pianta giovane o
appena trapiantata, il cui metabolismo è rallentato dallo stress adattativo.
Maggiore è la densità del legno e maggiore è la capacità di stoccaggio del
carbonio. Occorrono 150-300 alberelli per eguagliare la biomassa di un solo
grande esemplare sano.
I 259 “nuovi arrivati” — alti 4 metri e con un diametro di 35 cm
(presumibilmente riferiti alla circonferenza e non al diametro, vista la
metratura) — sono ancora esemplari in fase di sviluppo. Per decenni, la loro
capacità di depurazione e di raffrescamento dell’asfalto sarà marginale,
lasciando i residenti esposti a più afa e più smog.
Sorge, comunque, spontanea una domanda: perché scegliere esemplari di tali
dimensioni, notoriamente più difficili da far attecchire rispetto a piante più
piccole? La scelta è puramente funzionale all’estetica. Si insegue il cosiddetto
“pronto effetto”, sacrificando la resilienza della pianta sull’altare della
gratificazione visiva immediata. Il risultato sono alberi più fragili che
richiedono cure costanti, costose e spesso insufficienti.
Un altro punto critico riguarda la localizzazione degli interventi. Spesso le
compensazioni avvengono lontano dal sito del taglio. Se questo può (forse)
bilanciare il computo globale della CO2, fallisce totalmente nel proteggere il
microclima e la salute di chi vive nel quartiere colpito. Le ‘Tiny Forest’
proposte si configurano come interventi puntiformi e frammentati, del tutto
insufficienti a ripristinare la continuità delle infrastrutture verdi lineari e
dei corridoi d’ombra precedentemente esistenti.
Infine, incombe l’incognita della sopravvivenza. Senza un piano di soccorso
idrico blindato per almeno i primi cinque anni, quei 259 alberi rischiano di
trasformarsi rapidamente in “monumenti secchi” sotto il sole delle estati
romane. Il progetto parla di “messe a dimora”, ma resta il dubbio su chi
garantirà l’irrigazione una volta spenti i riflettori del cantiere.
Infine c’è il capitolo dei 142 trapianti. Per mitigare l’impatto visivo degli
abbattimenti, si è scelto di ricorrere al trapianto di molti esemplari adulti:
una pratica complessa e dai costi elevatissimi che però nasconde insidie
biologiche profonde. Durante il trasloco, l’albero perde gran parte del suo
apparato radicale sottile — i ‘capillari’ necessari per l’assorbimento idrico —
entrando in una sorta di terapia intensiva biologica che può durare anni. Il
rischio concreto è la mortalità differita: la pianta non muore subito, ma
subisce un declino lento e inesorabile. È un paradosso ecologico: l’albero
scompare dalle statistiche dei tagli immediati, ma rischia di spegnersi poco
dopo, lasciando comunque un vuoto nel paesaggio e nel bilancio ambientale della
città.
Pur riconoscendo il valore strategico della Metro C, il piano di gestione del
verde non può essere definito un successo. Si tratta di una sostituzione
asimmetrica che scambia benefici certi e immediati con promesse future ad alto
rischio di fallimento agronomico, lasciando alla città un debito ecologico che
nessuna statistica potrà, per ora, colmare.
Paola Loche
> Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano
22 aprile 2026
Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
note
(*) vedi Vedi Tutti per Roma La risposta dell’assessore Alfonsi sugli alberi e
il cantiere della metro C 16 Aprile 2026
vedi anche Metro e alberi (le risposte dell’Assessora Alfonsi) 17 aprile 2026 di
Anna Maria Bianchi