Reggio Emilia: il viale della discordia
“Il 1° luglio 2025 la ex prefetta Antonella De Miro, in un evento del Comune di
Rubiera che le conferiva la cittadinanza onoraria, affermava: «Mi turba vedere,
arrivando a Reggio, la grande arteria di collegamento intitolata tutt’oggi alla
‘Città di Cutro’. Sarebbe bello, la prossima volta che arriverò qui, essere
accolta dal viale ‘Reggio Emilia città libera da tutte le mafie’»…” esordisce il
gruppo Agende Rosse di Reggio Emilia e provincia nel proprio comunicato:
> Abbiamo compreso bene il valore reale delle sue parole: si tratta di
> un’assunzione di impegno per la legalità per tutta la città, amministratori in
> primis.
>
> La proposta della dottoressa De Miro, che non può essere accusata certo di
> “antimeridionalismo”, è un accorato invito alla nostra città a manifestare
> decisa volontà di contrasto alle mafie attraverso un atto politico di alto
> valore simbolico: dare un segnale incisivo e inequivocabile cambiando nome a
> quella via.
>
> Non perché l’ex prefetta ritenga che ciò basti, ma per richiamare l’attenzione
> sul valore dei simboli che, come bandiere, vengono utilizzati e posti dalla
> ‘ndrangheta, accaparrandosi i territori. A Reggio Emilia è successo e sta
> succedendo.
>
> Da un anno stiamo intensificando il nostro impegno sul territorio affinché si
> comprenda l’alto profilo dell’incitamento che la dottoressa De Miro rivolge
> alla Comunità nella sua interezza.
>
> Nel nostro impegno dei mesi scorsi, si è voluto approfondire e aprire un
> dibattito pubblico sull’argomento.
>
> A tal fine, ci siamo avvalsi delle competenze di esperti di mafie a vario
> titolo, i quali hanno dedicato la loro vita allo studio e all’approfondimento
> del fenomeno dell’infiltrazione e del radicamento della ‘ndrangheta nel
> nostro territorio. Hanno confermato che la dottoressa De Miro, sollevando
> questo problema, ha centrato una questione autentica, non marginale, che
> coinvolge tutti: istituzioni, forze politiche e società civile.
>
> Del resto Antonella De Miro a Reggio Emilia (dal 2009 al 2014) è stata “il
> prefetto della svolta” nel contrasto alla ‘ndrangheta, distinguendosi per
> un’azione incisiva. Ha utilizzato tutti gli strumenti a sua disposizione – a
> partire dalle interdittive antimafia – ed ha contribuito a gettare le basi per
> il maxiprocesso Aemilia.
>
> È opportuno ricordare che l’impianto accusatorio del maxiprocesso Aemilia ha
> retto nel processo d’appello ed è stato confermato dalla Corte di Cassazione,
> mettendo in evidenza, dati alla mano, che il 99% dei condannati è di origine
> cutrese. È pertanto ragionevole pensare che nel 2009, la decisione della
> Giunta guidata da Del Rio di dedicare una via a Cutro, sia stata quanto meno
> improvvida; così come rimane improvvida e nebbiosa tutt’oggi la titubanza
> dell’Amministrazione comunale che, prendendo tempo, appare non voler
> concludere positivamente la questione.
>
> Quel nome, “Viale Città di Cutro”, assegnato al viale che dall’autostrada
> porta in città, richiama inevitabilmente le cosche cutresi che si sono
> infiltrate e radicate nel territorio, fondendosi col tessuto politico,
> economico e istituzionale e il processo Aemilia, con le sue sentenze, ne dà
> una documentata testimonianza; inoltre, il nome di quella via è stato
> preceduto da una serie di circostanze, emerse in modo chiaro durante i nostri
> dibattiti, che dovrebbero far sorgere in ognun* di noi delle domande e
> perplessità del tutto legittime. Ci sono molte resistenze da parte
> dell’Amministrazione, a cambiare quel nome e il suggerimento di De Miro è
> rimasto ad oggi inascoltato.
>
> A chi sostiene che sarebbe sbagliato eliminare quel nome dalla toponomastica
> cittadina poiché risulterebbe offensivo per i Cutresi onesti, ricordiamo
> quanto dichiarato da Antonio Valerio di Cutro, collaboratore di giustizia e
> fondamentale nel processo Aemilia: “Non sono le nostre origini la
> discriminante, ma ciò che siamo: mafiosi e ‘ndranghetisti, maledettamente
> organizzati” e ancora “ Reggio Emilia è sotto un’assedio ‘ndranghetistico
> senza precedenti”.
>
> A nostro parere il rischio di un “antimeridionalismo discriminatorio”, come
> paventato da qualcuno, rischia di diventare una teoria giustificazionista, il
> tappeto sotto al quale nascondere tutto.
>
> Riteniamo che l’unico discrimine che possa esistere sia tra i cittadini
> onesti, che non sentono necessariamente il bisogno di una via che li celebri,
> e coloro che fanno parte del clan criminale che di una via dedicata possono
> farsi vanto come simbolo di conquista.
>
> Movimento Agende Rosse – gruppo “Rita Atria” di Reggio Emilia e provincia
Redazione Italia