A Sigonella nuovo drone “Triton” USA: sostituisce quello precipitato nel Golfo Persico
Ancora top secret le cause della “sparizione” sui cieli del Golfo Persico del
maxi-drone MQ-4C “Triton” di US Navy, decollato il 9 aprile scorso dalla base
siciliana di Sigonella per un’operazione di spionaggio contro l’Iran. Abbattuto
dalla controaerea iraniana o precipitato al suolo per un guasto tecnico?
Il Pentagono non ha ancora rivelato cosa sia avvenuto al “gioiello” di guerra
impiegato per le attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento degli
obiettivi da colpire e distruggere, il cui hub operativo è stato realizzato
nella grande stazione aeronavale siciliana. Poco importa: oggi a Sigonella è
stato trasferito dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo
gemello.
Il sito specializzato ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di
un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” di US Navy (codice VVPE602), dalla Florida
alla Sicilia. “Si tratta di una sostituzione dopo l’incidente della settimana
scorsa”, riferiscono gli analisti. “Questa nuova dislocazione si è resa
prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile
nel Golfo Persico. Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense
di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel
teatro operativo”.
ItalMilradar ha però rilevato una “anomalia” nel codice identificativo del drone
“Triton” trasferito a Sigonella. “Durante la rotta di volo esso ha trasmesso lo
stesso hexcode con cui veniva registrato il velivolo andato distrutto qualche
giorno fa (reg. 169804). Una trasmissione anomala o un formale riciclaggio del
codice che rappresenta comunque un dettaglio decisamente inusuale”.
Secondo il sito specializzato, da oggi saranno due gli MQ-4C “Triton” di US Navy
operativi dalla base di Sigonella. L’altro velivolo è identificato con il numero
di registrazione 169661.
I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono
registrati quattro trasferimenti di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo
giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto
il 7 settembre. Da allora i velivoli senza pilota sono stati impiegati
operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo
centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in
nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a
supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia).
Il drone “Triton” di US Navy identificato con codice reg. 169804 aveva condotto
l’8 marzo 2026 una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali
iraniane, in particolare nello spazio aereo del distretto di Bushehr che ospita
una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto
per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si era poi diretto verso l’isola di
Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di
produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati
oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio
che senza il preventivo monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali
target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile
effettuare con successo gli strike.
Gli MQ-4C “Triton” sono velivoli a lungo raggio a pilotaggio remoto, basati
sulla piattaforma dell’RQ-4 Global Hawk, versione “Block 20”, prodotto
dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare,
rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi
droni montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni
meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i
volatili, ai fulmini e al ghiaccio.
Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare
entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine
massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli
godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di
una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e
tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una
superficie di quattro milioni di miglia nautiche.
Antonio Mazzeo