Mobilitiamoci contro la terza guerra mondiale e il corridoio IMEC!
Il 9 maggio, in occasione dell’81° anniversario della fine della Seconda Guerra
Mondiale, scenderemo in piazza per rivendicare con forza che non debba essercene
una terza. Mentre i fronti di guerra divampano dall’Ucraina all’Iran, passando
per la martoriata Palestina, il Libano e lo Yemen, gli interessi della macchina
bellica statunitense, occidentale
e israeliana stanno trascinando il mondo sull’orlo di un nuovo conflitto
globale. Una minaccia che passa sempre più direttamente per il Porto di Trieste.
Il percorso di militarizzazione del nostro scalo ha subìto un’accelerazione
decisiva lo scorso 17 marzo, quando il Ministro degli Esteri Antonio Tajani è
giunto in città per suggellare la candidatura
del porto come principale collegamento tra l’Europa e il regime sionista
attraverso il corridoio IMEC. Quel convegno, che ha visto la partecipazione di
esponenti diplomatici e personalità politiche di tutti i paesi coinvolti, ha
messo nero su bianco il piano di legare indissolubilmente, attraverso l’IMEC,
Trieste al porto di Haifa, la principale infrastruttura militare marittima
d’Israele.
Inoltre, l’IMEC rappresenta una sfida aperta agli interessi cinesi nel
Mediterraneo e punta a trasformare il nostro scalo, attraverso la formula
“dual-use”, in un avamposto strategico della NATO.
Queste scelte, oltre a trasformare Trieste in un legittimo obbiettivo di guerra,
violano apertamente la neutralità e la demilitarizzazione stabilite dalla
Risoluzione 16/1947 del Consiglio di Sicurezza ONU e dal Trattato di Pace di
Parigi del 1947.
NESSUN FUTURO ECONOMICO: SOLO CRISI E MILITARIZZAZIONE
A fronte di questi gravissimi rischi, la narrazione ufficiale parla di
“sviluppo”, ma la realtà è ben diversa. L’IMEC non prospetta alcuna reale
crescita per una città già in piena crisi industriale, ridotta a un cimitero di
fabbriche e con i traffici portuali di container ridotti di quasi il 20% nel
2025.
Il progressivo assoggettamento del porto alla logica della NATO e il rifiuto
sistematico della sua internazionalizzazione – statuita del Trattato di Pace –
stanno condannando il futuro economico di Trieste. Il governo Meloni, in cambio
della nostra trasformazione in base logistica bellica, offre solo uno
smantellamento del tessuto produttivo. Crisi industriale e trasformazione in
avamposto di guerra vanno di pari passo: entrambe rispondono a logiche
imperialiste estranee agli interessi della popolazione. I nostri soldi siano
spesi per la sanità, la scuola, le pensioni e i salari, non per i piani di
riarmo e i profitti dei produttori di morte.
IL COMITATO NO IMEC
Per opporsi a questa degenerazione, recentemente variegate forze politiche e
sociali hanno dato vita a Trieste a questo Comitato: il Coordinamento No Green
Pass e Oltre, il Fronte della Primavera
Triestina, i CARC, SOCIT – Socialismo Italico, il Partito Comunista, la Tavola
per la Pace del Friuli Venezia Giulia, l’associazione Multipopolare, il
movimento Risveglio Umano e l’associazione Alister.
TUTTI IN PIAZZA A SAN GIACOMO IL 9 MAGGIO ALLE ORE 10!
È il momento di mobilitarci per respingere il tentativo di trasformare il nostro
territorio in una base strategica al servizio dell’imperialismo USA, dei
sionisti e delle potenze NATO, responsabili
della deriva verso la catastrofe globale. Non vogliamo che Trieste venga
utilizzata come struttura logistica per il genocidio in Palestina, per il
conflitto con la Russia o per le aggressioni in Medio Oriente.
Il 9 maggio alle ore 10 partiremo da Campo San Giacomo – cuore della Trieste
popolare che subì i maggiori bombardamenti alleati il 10 giugno 1944, con quasi
500 vittime – per arrivare alla Torre del Lloyd dove ha sede l’autorità
portuale: uniremo il ricordo delle vittime della Seconda Guerra Mondiale alla
denuncia dei piani per il coinvolgimento del porto di Trieste nella Terza Guerra
Mondiale.
Comitato NO IMEC
Redazione Friuli Venezia Giulia