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Le edicole dismesse tornano a parlare: affissioni in cinque città contro i rapporti tra Eni e Israele
Ieri, a Milano, Ravenna, Roma, Napoli e Salerno, decine di attivisti hanno realizzato una serie di affissioni su edicole dismesse per denunciare le relazioni economiche tra Eni e Israele. L’iniziativa si inserisce in una mobilitazione nazionale che, per la prima volta, ha coinvolto contemporaneamente cinque città italiane, portando nello spazio urbano una riflessione pubblica sul ruolo dell’azienda e sui suoi rapporti con Israele. L’azione è stata realizzata dal gruppo LIBERI, progetto artistico-editoriale nato a Napoli con l’obiettivo di riattivare le edicole abbandonate come luoghi di informazione e partecipazione. Attraverso queste installazioni le serrande abbassate vengono trasformate in spazi di racconto, confronto e dibattito pubblico. In questa occasione, il collettivo napoletano ha sostenuto la campagna di boicottaggio contro Eni promossa da BDS Italia, Ultima Generazione ed Extinction Rebellion, contribuendo a diffonderne i contenuti nelle strade delle cinque città italiane. Secondo i promotori della campagna di boicottaggio, nonostante il recente passo indietro di Eni rispetto al progetto di esplorazione al largo di Gaza, persistono elementi di continuità nelle relazioni industriali e nei flussi energetici riconducibili alla multinazionale che alimentano accuse di complicità con il sistema economico legato all’occupazione dei territori palestinesi e alle operazioni militari genocidarie di Israele nella Striscia di Gaza. Tra i casi segnalati vi è l’accordo societario della filiale britannica di Eni con Ithaca Energy, società controllata al 50,5% da Delek Group, inserita nella blacklist dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per il coinvolgimento in attività economiche connesse alle colonie israeliane nei territori occupati. A ciò si aggiungono le segnalazioni relative a spedizioni di greggio partite dal terminal ENI di Taranto verso Israele: circa 30.000 tonnellate. «Il passo indietro di Eni è un risultato importante, ma non sufficiente», affermano i promotori della campagna. «Finché resteranno attivi rapporti economici e strategici con soggetti coinvolti nell’occupazione e nell’economia di guerra israeliana, continueremo a chiedere trasparenza, disimpegno e responsabilità. Boicottare, isolare e costringere al disimpegno resta, oggi, lo strumento più efficace per interrompere queste complicità». La denuncia delle complicità di Eni con il regime di occupazione israeliano trova così spazio oggi in luoghi dismessi, abbandonati. In questo modo, le edicole recuperate dal collettivo napoletano Liberi tornano a “parlare” riattivando lo spazio urbano come dispositivo di informazione critica, ma anche come strumento di pressione e mobilitazione collettiva, capace di trasformare luoghi dimenticati della città in presìdi di discussione pubblica e consapevolezza politica. Per informazioni: BDS ITALIA Email: bdscomunicazione@gmail.com sito:https://bdsitalia.org/ IG: https://www.instagram.com/bdsitalia/ LIBERI EDIZIONI Email: liberiedizioni@gmail.com sito: https://liberiedizioni.it/ IG: https://www.instagram.com/liberi_edizioni/ ULTIMA GENERAZIONE Telefono/Whatsapp: +39 379 188 6195 Email: stampa@ultima-generazione.it sito: https://ultima-generazione.com/ IG: https://www.instagram.com/ultima.generazione?utm_source=ultima-generazione.com BDSItalia
June 28, 2026
Pressenza
nuova SLAPP di ENI a ReCommon sulla questione delle licenze della multinazionale fossile in acque palestinesi
 ReCommon denuncia la volontà di ENI di intentare l’ennesima causa strumentale nei confronti dell’associazione, per provare a mettere a tacere i suoi esponenti. Una vera e propria SLAPP che introduce un nuovo contenzioso legale a pochi giorni dalla chiusura, con un accordo di mediazione, della causa che sempre ENI aveva mosso nei confronti del campaigner di ReCommon Antonio Tricarico. Lo scorso marzo, i legali di ENI hanno notificato a ReCommon la richiesta di avvio di una mediazione obbligatoria in sede civile per presunta diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo e dei social media, derivante dalle dichiarazioni rese da Eva Pastorelli nella qualità di rappresentante di ReCommon durante la trasmissione Report andata in onda su Rai 3 in data 14 dicembre 2025 e riprese nell’articolo comparso sul sito dell’associazione in data 18 dicembre 2025 e nella successiva replica del 5 febbraio 2026. Secondo ENI, il valore della controversia che si intende avviare è di 800.000 euro e le dichiarazioni “diffamatorie” di ReCommon andrebbero rimosse in quanto avrebbero alimentato sentimenti di odio e ostilità verso ENI e i suoi dipendenti, mettendo addirittura in serio pericolo l’incolumità dei lavoratori operanti in Italia e all’estero e delle loro famiglie. La mediazione obbligatoria fa seguito a una analoga diffida con richiesta di rettifica recapitata a inizio gennaio e a cui ReCommon ha risposto punto su punto sul suo sito web.   Durante la trasmissione Report, Eva Pastorelli aveva dichiarato che «ENI ha all’attivo due partnership con società o istituzioni israeliane: la prima con il ministero dell’energia israeliano, che il 29 ottobre 2023 ha assegnato licenze di esplorazione al largo delle coste di Gaza a due consorzi di compagnie energetiche nazionali. La seconda partnership ENI l’ha stabilita con una società  israeliana di nome Delek Group che si trova nella lista nera delle Nazioni Unite perché opera nei Territori Palestinesi occupati e opera illegalmente in questi». ReCommon ha ribadito che le affermazioni sulla assegnazione delle licenze esplorative del Blocco G erano suffragate da una comunicazione apparsa sul sito del ministero dell’Energia israeliano e su organi di stampa (Times of Israel e Reuters), l’associazione aveva anzi riportato anche su un articolo comparso sul suo sito web l’intenzione espressa da ENI in risposta alla sollecitazione di Report di “di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro”. Negli ultimi giorni dello scorso marzo, un articolo apparso sul quotidiano finanziario israeliano Globes riportava la notizia che ENI era uscita dal consorzio costituito per le attività di esplorazione del tratto di Mar Mediterraneo all’interno della zona economica esclusiva palestinese. Sollecitata da vari organi di stampa, la multinazionale italiana ha avvalorato la notizia, dichiarando quanto segue: «ENI conferma il suo ritiro dal consorzio aggiudicatario del ‘Blocco G’ deciso nel quadro della razionalizzazione e diversificazione strategica delle proprie attività upstream e prende atto della decisione degli altri membri del consorzio di completare il processo di aggiudicazione» In merito alla relazione di ENI con Delek Group, ReCommon ha già ribadito che la locuzione “lista nera” è stata usata più volte in ambiti giornalistici, e che in ogni caso la lista stilata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani comprende la stessa Delek Group ed evidenzia come le attività della società israeliana abbiano “sollevato particolari preoccupazioni in materia di diritti umani”.   «ENI sembra intenzionata a mantenere il suo primato in Europa per numero di liti temerarie, rivolgendoci pesanti e infondate accuse con l’obiettivo di silenziare l’attività di informazione condotta dall’associazione su questioni di indiscutibile pubblico interesse. Il tutto per aver riportato dati inconfutabili, tra cui le dichiarazioni della stessa ENI! Non ci faremo zittire, continueremo a portare avanti le istanze e le voci delle comunità impattate dalle attività estrattive di ENI, in Palestina e ovunque ce ne sarà bisogno» ha dichiarato Eva Pastorelli di ReCommon. A questo punto, archiviata la fase della mediazione, ReCommon è pronta ad affrontare un’eventuale nuova citazione in giudizio da parte di ENI. Re: Common
April 15, 2026
Pressenza