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La propaganda sui dati dell’occupazione e la realtà della deindustrializzazione
Negli ultimi giorni il governo Meloni, e in particolare la ministra del Lavoro Calderone, si sono fregiati dei dati diffusi il 29 maggio dall’Istat, relativi al numero di occupati ad aprile 2026. L’istituto di statistica ha infatti fatto sapere che, sull’anno, il numero di lavoratori è aumentare di quasi 270 […] L'articolo La propaganda sui dati dell’occupazione e la realtà della deindustrializzazione su Contropiano.
June 3, 2026
Contropiano
La scuola italiana è inclusiva
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con interesse i dati contenuti nel recente Rapporto ISTAT sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità relativo all’anno scolastico 2024/2025, che restituisce l’immagine di una scuola italiana sempre più chiamata a confrontarsi con la complessità dell’inclusione e con la necessità di trasformare i principi costituzionali in opportunità concrete di crescita, partecipazione e cittadinanza attiva. Gli studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane hanno raggiunto quota 377 mila, pari al 4,8% della popolazione scolastica, con un incremento di circa 18 mila unità rispetto all’anno precedente. Il dato assume particolare rilevanza se confrontato con quello di dieci anni fa: la percentuale degli alunni con disabilità sul totale degli iscritti è infatti passata dal 2,6% al 4,8%, evidenziando una trasformazione strutturale del sistema educativo nazionale. Tale crescita non deve essere interpretata come un’emergenza, ma come il segnale di una maggiore capacità del sistema scolastico e sanitario di riconoscere bisogni educativi specifici e di garantire percorsi di inclusione all’interno della scuola di tutti. Essa impone tuttavia una riflessione profonda sulla qualità delle risposte offerte e sulla concreta esigibilità dei diritti riconosciuti dalla normativa nazionale e internazionale. I dati ISTAT mostrano segnali incoraggianti. Gli insegnanti di sostegno superano oggi le 261 mila unità, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente, mentre gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono oltre 85 mila, in aumento del 7%. Parallelamente cresce la quota dei docenti specializzati sul sostegno, passata dal 63% del 2019-2020 al 78% del 2024-2025. Accanto a tali progressi permangono tuttavia elementi di criticità che incidono direttamente sul diritto all’istruzione e sull’efficacia dei percorsi inclusivi. Circa 57 mila docenti di sostegno, pari al 22% del totale, risultano ancora privi di specifica specializzazione. Inoltre, all’inizio dell’anno scolastico oltre il 22% dei docenti di sostegno non era stato ancora assegnato, mentre dopo un mese dall’avvio delle lezioni il 10% dei posti risultava ancora vacante. Particolarmente preoccupante appare il fenomeno della discontinuità didattica. Quasi il 60% degli studenti con disabilità (59,7%) ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente e il 9,4% ha subito ulteriori cambiamenti durante lo stesso anno scolastico. La continuità educativa costituisce una componente fondamentale dei processi di apprendimento e di sviluppo relazionale; la sua fragilità rischia di compromettere il valore stesso dell’inclusione. Il Coordinamento richiama inoltre l’attenzione sul tema dell’accessibilità. Soltanto il 40% degli edifici scolastici risulta pienamente accessibile agli studenti con disabilità motoria. Ancora più limitata è la diffusione degli strumenti destinati agli studenti con disabilità sensoriali: le segnalazioni visive per alunni sordi o ipoacusici sono presenti nel 16,5% delle scuole, mentre mappe tattili e percorsi a rilievo per studenti ciechi o ipovedenti si fermano all’1,2%. Anche sul fronte dell’innovazione tecnologica emergono luci e ombre. Sebbene il 76% delle scuole disponga di postazioni informatiche adattate, il 65% degli istituti dichiara di necessitare di ulteriori dotazioni e il 31% degli studenti con disabilità avrebbe bisogno di almeno un ausilio didattico o informatico di cui non dispone. Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la partecipazione alla vita scolastica. Se il 95% degli studenti con disabilità partecipa alle uscite didattiche giornaliere, la percentuale scende al 59% per le gite con pernottamento e a meno del 50% per le attività extrascolastiche organizzate dagli istituti. Ciò dimostra come il tema dell’inclusione non riguardi esclusivamente l’accesso all’istruzione, ma anche il diritto alla piena partecipazione alle esperienze formative, culturali e relazionali che caratterizzano la vita scolastica. Merita particolare attenzione anche il tema del progetto di vita. Sebbene il Piano Educativo Individualizzato sia stato predisposto per il 97% degli studenti, soltanto per il 40% dei casi esso risulta coerente con un progetto di vita formalizzato, mentre per il 55% degli alunni tale progettualità non è ancora definita. Questo dato evidenzia la necessità di rafforzare il raccordo tra scuola, famiglie, servizi territoriali e mondo del lavoro, affinché l’inclusione non si esaurisca entro i confini dell’esperienza scolastica ma accompagni la persona verso una piena cittadinanza sociale. Di fronte a questo scenario, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che sia giunto il momento di compiere un salto culturale nell’approccio all’inclusione scolastica. La crescita degli studenti con disabilità nelle scuole italiane non può essere affrontata esclusivamente attraverso un incremento delle risorse professionali, pur necessario, ma richiede una visione sistemica capace di coniugare diritti, innovazione, partecipazione e progettualità di lungo periodo. Per tale ragione il Coordinamento propone l’avvio di un piano nazionale per la cultura dell’inclusione e dei diritti umani, finalizzato a promuovere percorsi permanenti di formazione e sensibilizzazione rivolti a studenti, docenti, famiglie e comunità territoriali. L’obiettivo è favorire il superamento di ogni forma di barriera culturale, relazionale e comunicativa, consolidando una concezione dell’inclusione come valore fondante della convivenza democratica. Accanto a tale proposta, appare strategico sperimentare nelle scuole secondarie percorsi di peer tutoring orientati all’inclusione, attraverso la formazione di studenti tutor capaci di favorire la partecipazione tra pari, contrastare fenomeni di isolamento e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità scolastica. Le relazioni rappresentano infatti il primo e più efficace strumento di inclusione. Il Coordinamento auspica inoltre la costituzione di laboratori territoriali di innovazione inclusiva che coinvolgano scuole, università, enti di ricerca, associazioni e imprese per la progettazione di strumenti digitali accessibili, soluzioni basate sull’intelligenza artificiale a supporto dell’apprendimento personalizzato e tecnologie orientate all’autonomia degli studenti con disabilità. In un contesto in cui il 31% degli alunni necessita ancora di ausili non disponibili e il 65% delle scuole richiede ulteriori dotazioni tecnologiche, l’innovazione deve diventare un diritto educativo e non un privilegio territoriale. Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alla sperimentazione di un portfolio digitale delle competenze e del progetto di vita, capace di accompagnare ogni studente con disabilità lungo l’intero percorso scolastico, valorizzandone competenze, interessi, aspirazioni, esperienze laboratoriali e orientative. La scuola deve contribuire non soltanto all’apprendimento, ma anche alla costruzione dell’autonomia personale e professionale. Risulta altresì indispensabile istituire un osservatorio permanente sulla continuità educativa e sull’inclusione scolastica, che monitori non solo gli aspetti quantitativi delle assegnazioni di sostegno, ma anche la qualità delle relazioni educative, la stabilità dei percorsi, il benessere degli studenti e la piena partecipazione alla vita scolastica. La vera sfida che emerge dai dati ISTAT riguarda infatti la trasformazione della scuola dell’integrazione nella scuola della partecipazione. Una scuola autenticamente inclusiva non si limita a garantire la presenza degli studenti con disabilità nelle aule, ma crea le condizioni affinché ciascuno possa apprendere, comunicare, costruire relazioni significative, esprimere il proprio potenziale e contribuire attivamente alla vita della comunità. L’inclusione non rappresenta una misura speciale destinata a pochi. È il parametro attraverso cui si misura la qualità democratica del sistema educativo e la capacità di una società di riconoscere il valore di ogni persona. Investire nell’inclusione significa investire nel futuro del Paese, nella coesione sociale e nella piena attuazione dei diritti umani sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
June 1, 2026
Pressenza
L’Italia del centenario Istat: svaniscono i salari, e anche il futuro
Il 21 maggio è stato presentato alla Camera il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat. L’occasione era storica, dato che questo è l’anno in cui l’istituto di statistica compie un secolo di vita, ma il quadro fatto del paese è il peggiore che ci poteva essere: l‘inflazione, l’invecchiamento della popolazione e la […] L'articolo L’Italia del centenario Istat: svaniscono i salari, e anche il futuro su Contropiano.
May 23, 2026
Contropiano
L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa
In Italia, l’inflazione torna a correre a livelli che non si registravano dai picchi del 2023, trasformando la spesa quotidiana in una sfida per le tasche dei lavoratori e dei pensionati. Secondo gli ultimi dati certificati dall’Istat, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,1% su base […] L'articolo L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
I saperi e il mercato del lavoro
L’ultimo rapporto Ocse “Fondamenti della crescita e della competitività” richiama l’Italia a rafforzare il capitale umano, denunciando l’elevato numero di giovani Neet e il basso tasso di laureati. L’organizzazione sottolinea come il debole livello di istruzione e la scarsa qualità dell’insegnamento compromettano le competenze della forza lavoro, in particolare quelle digitali, accentuando gli effetti dell’invecchiamento demografico. L’Ocse propone di migliorare la qualità e la diffusione degli Istituti Tecnici Superiori, potenziare la ricerca universitaria e rendere la formazione più aderente ai bisogni del mercato sollecitando maggiori investimenti. In Italia solo il 22% della popolazione è laureata, contro una media Ue del 33,5%; nella fascia tra i giovani 25-34 anni la quota scende al 31,6%, con forti divari territoriali e di genere (38,5% donne contro 25% uomini). Negli ultimi dieci anni circa 100.000 laureati hanno lasciato il Paese, 21.000 solo nel 2023. Dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha abbandonato il Sud, oltre un terzo con una laurea. Solo il 66,7% dei 25-65enni possiede un diploma superiore (media Ue 80,5%) e i Neet tra 15 e 29 anni sono il 15,2%, con incidenza doppia nel Mezzogiorno. L’Italia è terzultima in Ue per spesa pubblica in istruzione, pari al 4% del Pil contro il 4,7% europeo. Nell’attuale fase di sviluppo del capitalismo finanziario e digitale, fondato sul controllo dell’informazione e sull’estrazione e aggregazione dei dati, le reti informatiche sono sia uno strumento essenziale che una forza trainante al servizio della produttività e della trasformazione digitale ed economica. Le piattaforme Hi-Tech e i grandi Data Center sono diventati strumenti di controllo sociale e infrastrutture strategiche per la competitività economica, accelerate e alimentate dal settore militare che investe risorse massicce nella ricerca e nelle sue applicazioni. Oggi circa l’80% delle infrastrutture digitali globali fa capo a società USA, e lo 0,7% degli azionisti detiene l’88% del capitale globale. La profittabilità maggiore si concentra nel settore militare e Dual-use, sostenuta e trainata da finanziamenti pubblici e privati che esercitano una forte pressione sui debiti nazionali, riducendo gli spazi per la spesa sociale, ambientale e infrastrutturale. Il capitale umano della conoscenza risulta essenziale per la produttività e la competitività economica centrata sullo sviluppo delle tecnologie innovative. Tuttavia l’attuale fase del capitalismo digitale è caratterizzata da una crescente concentrazione di ricchezza e determina drammaticamente un crescente ed inedito sistema di disuguaglianze economiche e sociali. Circa 3.000 individui detengono il 50% della ricchezza globale, mentre la metà più povera possiede appena l’1%. Dal 2000 al 2024 l’1% più ricco si è appropriato del 41% della nuova ricchezza mondiale, mentre al 50% più povero è andato solo l’1%. La ricchezza media dell’élite è aumentata di 1,3 milioni di dollari contro i soli 585 dollari della metà più povera. La disuguaglianza alimenta precarietà, genera salari di sussistenza e accresce l’insicurezza alimentare (2,3 miliardi di persone colpite). Il rapporto Oxfam 2025 rileva che la ricchezza dei miliardari è cresciuta dell’81% in cinque anni, mentre la metà della popolazione mondiale vive in condizioni indegne, in contesti di erosione democratica e rafforzamento di dinamiche autoritarie. Inoltre, negli ultimi anni la eccezionale capacità di elaborazione di dati, e la potenza delle infrastrutture tecnologiche dirette dalla piattaforma Palantir, è stata utilizzata anche per la elaborazione di sistemi di controllo sociale e a fini di “repressione preventiva” e mostrando una disponibilità di interconnessione e funzionalità alle attività di militari nelle guerre. Il sistema produttivo tradizionale, privo di autonomia tecnologica, resta ai margini del processo produttivo. Le politiche europee oscillano tra l’adesione alla “dottrina tecnocratica” dettata dagli oligopoli finanziari e il tentativo di differenziarsi dagli Stati Uniti, oggi in declino per la perdita di supremazia nel mercato globale e con un forte e crescente debito pubblico, ma con un’alta concentrazione di capitale finanziario privato ancora dominante sul piano economico. Il Rapporto Draghi sulla competitività europea (2024) punta a un mercato unico dei paesi UE fondato su sovranità energetica, autonomia digitale e difesa comune europea, con un investimento previsto di 500 miliardi in dieci anni oltre al 2% del Pil per la Nato. Tuttavia persistono tensioni geopolitiche e militari con gli Usa e interessi divergenti tra Paesi membri. L’Italia, con un debito pubblico tra i più alti dell’area Ocse e una struttura industriale arretrata e poco competitiva rimane ancorata e subalterna al sistema politico-militare degli USA. Il Paese importa la gran parte dell’energia che consuma e registra salari reali tra i più bassi d’Europa. L’occupazione cresce quasi esclusivamente negli over 50 e nei servizi a bassa produttività, in particolare turismo e commercio, dove i redditi sfiorano la soglia di sussistenza. Aumenta la povertà, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne, segnate da spopolamento e invecchiamento. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo restano scarsi e concentrati in progetti legati alla difesa e alla sicurezza, spesso condizionati da interessi privati e militari (come nel caso di Leonardo). La formazione secondaria e tecnica è indirizzata a sostenere un’industria di supporto a basso valore aggiunto, legata soprattutto alla manifattura del Nord e all’indotto tedesco. Nella formazione la cultura umanistica è stata progressivamente marginalizzata a favore di competenze tecniche standardizzate, riducendo la capacità critica e logico-analitica delle nuove generazioni. L’Italia, appesantita e resa vulnerabile dal forte debito pubblico si trova in una posizione fragile: dipendenza energetica, incapacità di affrontare i dissesti ambientali, bassa qualità dei servizi sociali, scarsa qualità dell’istruzione e della ricerca pubblica, bassa capacità di innovazione, una distribuzione diseguale delle opportunità costituiscono meccanismi strutturali profondi che non consentono l’accesso alle nuove frontiere della geoeconomia della conoscenza e del potere digitale. Il sistema politico nazionale non riesce ad individuare alcuna via di uscita. Impaurito dalla crescente pressione sociale, generata dalla perdita della capacità di acquisto dei redditi, dalla richiesta di migliori servizi sociali e sanitari, per le recenti scelte politiche complici delle guerre in atto, sia in Ucraina come in quelle genocide in Palestina, il Governo risponde con leggi finanziarie da economie di guerra e provvedimenti securitari e repressivi, senza riuscire ad affrontare i problemi reali delle persone. La soluzione di riserva sembra presentarsi nella possibilità di convergere verso la proposta della ricomposizione degli interessi dei diversi paesi in uno Stato-Sovrano UE. Una sovranità economica federata finalizzata alla affermazione di una geopolitica alternativa agli USA e della Cina. Una riorganizzazione dell’imperialismo europeo che resta ancorato alla supremazia del capitale finanziario delle Big-Tech e si affida al rilancio settore bellico come strategia per lo sviluppo tecnologico, con una previsione di investimento per il riarmo di circa 500 MLD nei primi 10 anni, a gravare sul debito pubblico, già alto, degli stati membri e con scarsissima attenzione verso il sociale Una proposta alternativa è possibile se si riesce ad organizzare e far crescere il movimento antagonista al sistema dell’autocrazia finanziaria a partire dalla ricomposizione degli interessi sociali e di classe, un movimento che definisce chiaramente come obiettivi la riduzione del divario sociale e ambientale e che riesce a fare rete con tutti i movimenti e le popolazioni già in rivolta a livello globale che rivendicano i propri diritti all’autodeterminazione. Una rete solidale basata sui diritti civili e sull’eguaglianza economica e sociale, contro ogni forma di autocrazia politica o religiosa. In questo contesto, il controllo pubblico e la condivisione delle infrastrutture digitali a livello globale che combinano innovazione, riduzione dei costi dei beni di consumo, il potenziamento dei servizi pubblici e l’autonomia energetica delle comunità locali, possono svolgere un ruolo fondamentale per l’eguaglianza economica, sociale ed ambientale. I lavoratori digitali e cognitivi sono i soggetti centrali nell’attuale fase dell’economia digitale, in quanto attore sociale in grado di coagulare e dare sviluppo ai processi di antagonismo sociale, ma soprattutto come soggetto politico (“proletariato instabile o nomade”) con un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle tecnologie innovative e con un portato di conoscenze e competenze in grado di avviare un processo per contrastare il dominio delle autocrazie finanziarie. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E STATISTICI RAPPORTO OXFAM 2026 RAPPORTO “G20 EXTRAORDINARY COMMITTEE OF INDIPENDENT EXPERTS ON GLOBAL INEQUALITY”2025 RAPPORTO DRAGHI SUL FUTURO DELLA COMPETITIVITÀ EUROPEA 2024 FONDAZIONE OPENPOLIS OCSE EUROSTAT ISTAT E,BRANCACCIO, LIBERALCOMUNISMO, FELTRINELLI 2025 ZHAO ZICHEN E LIU HAIJUN, IL PROLETARIATO DIGITALE, RIVISTA CONTROPIANO, GENNAIO 2026   CARLO SIMONETTI È ARCHITETTO, HA COORDINANDO IN QUALITÀ DI RICERCATORE SENIOR ATTIVITÀ DI REPORTING AMBIENTALE, AGENDA 21 LOCALE, PIANI DI AZIONE LOCALE E ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DI LABORATORI PARTECIPATI. HA SVOLTO ATTIVITÀ DI PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E PAESAGGISTICA ED HA COORDINATO LA REDAZIONE DI PROGRAMMI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA E COLLABORATO ALLA REDAZIONE DI NUMEROSI PIANI STRATEGICI DI CITTÀ E DI AREA VASTA   Redazione Italia
May 7, 2026
Pressenza
Tassare i grandi patrimoni: dal 15 maggio parte…
… la raccolta di firme per una proposta di legge. (*)   Dal 15 maggio al 15 novembre FIRMA LA PROPOSTA DI LEGGE Imposta Grandi Patrimoni 1%EQUO è una campagna nazionale per una legge di iniziativa popolare. Propone un contributo dall’1 al 3,5% sui patrimoni di meno dell’1% più benestante della popolazione, che ha più di 2 milioni di € oltre alla
UTILI MONSTRE PER BANCHE E AZIENDE ENERGETICHE, PAGANO I CONSUMATORI. SCHETTINO: “UN’ECONOMIA CHE SI BASA SULL’ANTAGONISMO DI CLASSE”
Utili milionari per i colossi energetici e bancari. Profitti record anche per le aziende italiane, come Italgas che chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1%, cioè 661milioni. Per quanto riguarda le banche, Banco Bpm ha chiuso i primi 3 mesi del 2026 con un utile di 480 milioni di euro, in crescita del trimestre prcedente del 15%. Unicredit invece chiude i primi 3 mesi dell’anno con un utile di 3,2 miliardi di euro. Al contempo arriva l’allarme del Fondo Monetario Internazionale sul caro energia: “con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”. Va peggio per l’Italia, dopo la fine del taglio delle accise, dove la benzina è arrivata a sfiorare i 2 al litro al self. Quasi 10 euro in più per fare il pieno. Oltre i carburanti, a svuotare i redditi italiani sono anche i rincari su trasporti e generi alimentari. Il Codacons, elaborando gli ultimi dati Istat sul rincaro dei prezzi, ha provato a quantificare i danni per l’economia reale italiana. “Un’inflazione al +2,8% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia tipo (2 adulti e un figlio) che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli”, scrive oggi l’associazione dei consumatori. Il commento sugli ultimi dati economici di Fmi e Istat con Francesco Schettino, economista e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ascolta o scarica
La truffa del salario giusto
dossier di Mario Sommella (*) Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per
Misurare la povertà educativa. I risultati del lavoro della Commissione scientifica ISTAT
Il 16 e il 17 aprile scorsi, presso la Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli, si è svolto per iniziativa dell’ISTAT il Convegno “Misurare la Povertà Educativa: Risultati e prospettive del lavoro della Commissione Scientifica Interistituzionale”. La Commissione scientifica interistituzionale sulla povertà educativa è stata istituita nel 2023 dall’Istat con il coinvolgimento della comunità scientifica, della società civile, di esponenti di governo e delle istituzioni. Il Convegno, che ha riunito esperti, rappresentanti delle Istituzioni e del mondo educativo, è stato il momento finale di un percorso di studio e approfondimento su dimensioni e determinanti della povertà educativa nel nostro Paese. Nel corso della prima giornata, i lavori si sono concentrati sulla presentazione dei risultati della Commissione, analizzando le diverse dimensioni della povertà educativa. La seconda giornata ha invece esplorato le nuove prospettive della ricerca sul campo e il ruolo della cultura statistica nelle scuole. Nelle diverse sessioni tematiche sono stati approfonditi casi di studio, con un momento speciale dedicato all’esperienza laboratoriale degli studenti. Si sono inoltre svolte due tavole rotonde per creare sinergie tra ricerca, interventi e politiche territoriali. “Il nostro Paese sta facendo progressi importanti nel settore dell’istruzione che si riscontrano nell’andamento di diversi indicatori – ha sottolineato Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat – Ad esempio, nel 2025, il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce si è attestato all’8,2%, registrando un risultato migliore rispetto all’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 dell’Unione Europea (9%). Tuttavia, non possiamo ignorare le disuguaglianze che ancora persistono e che la statistica ufficiale ha il compito di illuminare. In questo senso, il lavoro svolto dalla Commissione costituisce un fondamentale benchmark di riferimento. L’aggiornamento periodico di questo sistema di indicatori contribuirà a misurare i progressi, monitorare i cambiamenti nel tempo e valutare l’impatto delle politiche attuate sul territorio.” La povertà educativa è un fenomeno multidimensionale frutto del contesto familiare, economico e sociale in cui i bambini e i ragazzi vivono. La povertà di risorse è una condizione che deriva da una carenza di risorse educative e culturali della comunità di riferimento (famiglia, scuola, luoghi di apprendimento e aggregazione) o da una limitazione nelle opportunità di fare esperienze utili alla crescita personale. La povertà di esiti significa, infine, non avere acquisito competenze personali, sociali e cognitive necessarie per crescere e sviluppare relazioni con gli altri; coltivare talenti e aspirazioni; sentirsi parte di una comunità, a livello collettivo, ed esercitare con consapevolezza il diritto di cittadinanza attiva. Vediamo alcuni dati relativi alla povertà educativa emersi durante il Convegno: il 20,7% di ragazzi in povertà educativa ha genitori con basso titolo di studio; il 37% vivono in abitazioni senza libri o con al massimo 25 libri; il 27,1 % sono figli di genitori che non hanno visto spettacoli fuori casa nell’ultimo anno; il 42,7% sono studenti non iscritti al tempo pieno; il 13,3% sono bambini e ragazzi che dichiarano di vivere in una zona senza spazi verdi, parchi e giardini; il 35,6% sono i bambini che non praticano sport; il 13% sono i bambini e ragazzi che invece si dichiarano poco o per niente soddisfatti della vita; il 9,5% si dichiarano poco o per niente soddisfatti delle relazioni amicali; il 14,1% dichiara che la scarsa fiducia in se stesso non gli ha permesso di superare momenti difficili; il 9,8% è uscito precocemente dal sistema di istruzione e formazione (dispersione esplicita). “Misurare la povertà educativa è fondamentale per definire politiche di contrasto e ridurre le disuguaglianze che colpiscono bambini, bambine e adolescenti – ha ribadito Save the Children, al convegno ISTAT a Napoli – In Italia il 13,8% dei minori vive in povertà assoluta e il 6,5% delle famiglie con almeno un minore si trova in grave deprivazione materiale e sociale. Dati che rendono urgente rafforzare le politiche educative nei territori più fragili. Misurare la povertà educativa è fondamentale per definire politiche di contrasto e ridurre le disuguaglianze che continuano a penalizzare l’orizzonte di migliaia di bambine, bambini e adolescenti nel nostro Paese”. Save the Children che dieci anni fa introdusse in Italia il concetto di “Povertà Educativa – definendola come “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” – e promosse il primo Indice di Povertà Educativa (IPE), per misurare le disuguaglianze educative a livello regionale:  https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/la-lampada-di-aladino.pdf. Ed è significativo che la nuova misurazione elaborata dall’ISTAT abbia adottato proprio un approccio multidimensionale, che non si limita al successo scolastico ma comprende tutte le dimensioni educative della crescita, dallo sport alle opportunità culturali. Importante anche il passaggio dalla dimensione nazionale e regionale alla mappatura dei territori, utile per individuare con maggiore precisione dove concentrare gli investimenti. Il tema degli spazi della crescita sarà centrale nella edizione 2026 di IMPOSSIBILE, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa da Save the Children, che si terrà a Roma il 21 maggio e che quest’anno sarà dedicata al tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/impossibile-2026. Giovanni Caprio
April 21, 2026
Pressenza
L’ Istat pubblica dati incompleti sulla violenza di genere. Emerge il verminaio sulle esternalizzazioni
Una grossa rogna è esplosa sulle rilevazioni statistiche dell’ISTAT e su come vengono rilevate le risposte sulle quali si fanno poi le elaborazioni. L’indagine sulla violenza di genere in Italia prodotta da ISTAT a novembre 2025 è stata pubblicata in maniera parziale escludendo i dati sulle donne migranti. Stando a quanto dichiara, […] L'articolo L’ Istat pubblica dati incompleti sulla violenza di genere. Emerge il verminaio sulle esternalizzazioni su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano