Processo per la strage di Cutro: per la prima volta la parola alle vittime
Le parti civili nel processo chiedono verità e giustizia: “Oltre che per le
vittime, il pieno accertamento di fatti e responsabilità è necessario per
evitare nuove Cutro”.
Le ONG parti civili – EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans,
Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE – sollecitano il pieno accertamento
di fatti, decisioni e sottovalutazioni che la notte del 26 febbraio 2023 hanno
portato il caicco Summer Love a naufragare a poche decine di metri dalla costa
di Steccato di Cutro: “Fare piena luce su ritardi, omissioni e negligenze che
ebbero come esito la strage è il solo modo che abbiamo per fare giustizia e
restituire dignità alle 94 vittime accertate, ai dispersi e ai loro familiari”.
La coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) costituitesi
parti civili nel processo penale per il naufragio di Cutro era presente
all’udienza di oggi, 5 giugno, presso il Tribunale di Crotone con una
delegazione ed era rappresentata dai propri legali.
Era in udienza come osservatore internazionale, inoltre, Amnesty International
Italia.
L’udienza di oggi era molto attesa perché per la prima volta il processo ha dato
la parola proprio alle vittime. Finalmente una sopravvissuta, che ha anche perso
un familiare nel naufragio, ha potuto testimoniare quanto ha visto e il terrore
vissuto sulla propria pelle, contribuendo con la sua voce alla ricostruzione
degli eventi a bordo della barca. Insieme a lei hanno testimoniato altre due
familiari della stessa vittima.
La coalizione di organizzazioni SAR ricorda che nella notte tra il 25 e il 26
febbraio 2023 non venne attivato nessun piano di ricerca e soccorso e il caso
del caicco Summer Love fu trattato come un’operazione di law enforcement per la
protezione delle frontiere.
Inoltre la Guardia di Finanza – che avrebbe potuto chiedere la collaborazione
della Capitaneria di porto, attrezzata per stare in mare anche in condizioni
meteo avverse – non si avvalse di questa possibilità.
Ulteriori elementi utili sono emersi anche dai funzionari della Guardia Costiera
ascoltati sempre oggi, oltre che dalle udienze precedenti da cui si evince, tra
l’altro, che il caicco Summer Love non venne monitorato come avrebbe potuto e
dovuto essere neanche via radar.
Ecco perché non si può assolutamente dire che il naufragio è stato una fatalità.
Le autorità italiane sono accusate di aver dato priorità all’operazione di
polizia e poi considerato l’intervento di soccorso, ma con grave ritardo e con
scarso coordinamento a livello locale tra i due corpi di forze dell’ordine
coinvolti. Tanto che l’intervento di soccorso non è stato proprio prestato e
l’esito che ne è scaturito è stato drammatico.
“Capire esattamente quale sia stata la serie di decisioni e sottovalutazioni che
hanno portato al naufragio è importante sia per individuare tutte le
responsabilità, risalendo la catena di comando delle decisioni, sia per evitare
si ripetano stragi simili in futuro” spiegano le ONG parti civili.
Esigenza drammaticamente attuale: solo nei primi cinque mesi del 2026 l’OIM ha
censito lungo la rotta del Mediterraneo centrale ben 826 persone morte o
disperse.
“Soccorrere chi è in difficoltà in mare è un dovere prioritario – ricordano
infine le ONG parti civili nel processo – e per il buon esito degli interventi
di salvataggio la tempestività è un fattore fondamentale”.
Sea Watch