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Studenti in piazza contro gli Stati Generali della Scuola Siciliana: i loro corpi, le loro voci
Mentre ai Cantieri Culturali alla Zisa iniziano i lavori delle due giornate destinate agli Stati generali della scuola  della Regione Sicilia, con la presenza delle istituzioni, centinaia di studenti si concentrano dietro la cattedrale di Palermo e a Piazza Politeama per partire in corteo ed esprimere il loro dissenso nei confronti di quella scuola che lì viene celebrata e delle istituzioni, Comune, Regione e Stato, che la celebrano. Con i loro corpi le loro voci, tra slogan, interventi, striscioni e cartelli. > LOTTA SOCIALE RIVOLUZIONE > VALDITARA ATTENTO ANCORA FISCHIA IL VENTO > CI VOGLIONO PIÙ SCUOLE E NON PIÙ BOMBE > SI VEDE SI SENTE LA SCUOLA È QUI PRESENTE > EHI TU SCENDI GIÙ MANIFESTA ANCHE TU > CI CHIAMANO BANDITI CI CHIAMANO TEPPISTI IERI PARTIGIANI OGGI ANTIFASCISTI > GLI STUDENTI SCRIVONO LA STORIA SCIOPERO SCIOPERO FINO ALLA VITTORIA > CONTRO LA SCUOLA DELLA REPRESSIONE DIECI CENTO MILLE MANIFESTAZIONI > DA PALERMO AD AGRIGENTO ANCORA FISCHIA IL VENTO > FASCISMO SIONISMO NESSUNA DIFFERENZA ORA E SEMPRE RESISTENZA > GIÙ LE MANI DA CUBA SOCIALISTA “Gli stati generali della scuola che dovrebbero essere pubblici sono blindati perché il ministro ha paura delle contestazioni.” Dicono. “Ha paura di noi perché ci siamo ribellati e questo è solo l’inizio.” “Siamo qui a manifestare contro gli stati generali dell’istruzione che assomigliano sempre più a Palermo Comix.” “Il ministro dovrebbe occuparsi degli studenti e invece gli interessa solo privatizzare.” “Non siamo qui per chiedere il permesso di parlare ma siamo qui per farci sentire.” “Basta alla scuola che rischia di dare più spazio alla repressione che all’ascolto.” “Rispetto non significa obbedienza cieca, la scuola deve educarci alla democrazia non all’obbedienza.” ” Vogliamo una scuola che consegni i nostri diritti e ci permetta di sbagliare.” “Scuola pubblica finanziata perché studiare è un diritto e deve essere garantito a tutti senza distinzione.” “Vogliamo una scuola pubblica democratica antifascista inclusiva e libera.” E, arrivati alla fine del percorso autorizzato il corteo si ferma, discute, esprime differenti posizioni, contratta per mandare una delegazione. E continua a parlare. “Siamo in piazza accanto ai nostri compagni francesi, accanto ai nostri compagni italiani che vengono arrestati.” “Vogliamo i fondi per la scuola e non per finanziate la guerra in Ucraina e in Russia e le guerre in tutto il mondo e il genocidio in Palestina.” “Contrastiamo la scuola che ci impedisce di sviluppare il pensiero critico per farci lavoratori pronti ad essere sfruttati.” “Nessun rappresentante delle consulte provinciali è entrato e questa è repressione.” “Siamo noi il futuro di questo paese.” “Noi la guerra non la vogliamo.” “La lotta nelle scuole non ci fa paura.” “Ogni scuola sarà occupazione, ogni piazza sarà rivoluzione.” “Il presente si cambia con la lotta.” “In guerra non ci voglio andare per questo continuo a lottare.” “Oggi il ministro è scappato ma noi lo vogliamo incontrare e lo vogliamo guardare in faccia.” Poi, mentre l’assemblea permanente appena proclamata si disperde pacificamente per riconvocarsi da domani mattina in ogni scuola della città, ascoltiamo dalla voce e dagli appunti di uno studente che è riuscito ad intrufolarsi, quello che pare si siano detti dentro, nello spazio riservato unicamente ai e alle docenti. Il presidente della Regione Schifani parla, poco, delle risorse economiche e dei finanziamenti destinati alla scuola durante il suo mandato, delle palestre e dei fuori sede. Dei 364 cantieri aperti parla l’Assessore regionale alla scuola e alla cultura. Ci tengono molto, tutti, a ripetere più volte come si registri una forte diminuzione della dispersione scolastica, a partire dal sindaco della città, l’ex rettore dell’Università La Galla, UDC. Poi parla Valditara, quello che non vuole ascoltare la piazza, fuori, e che la piazza invita ad andarsene, tra un coro e l’altro. Cita l’assessore nel racconto della maestra eroina di Marsala e gli studi di Pisa, ricordando che l’Italia fa riferimento alla Finlandia che, secondo le ultime statistiche, abbiamo superato in qualità del sistema di istruzione. Oggi, dice, fascismo e comunismo stanno fuori dall’Occidente e fanriferimento a Gerusalemme, Roma e Atene legate alle origine della Sicilia. Siamo il paese che ha conquistato il mondo, incalza. Pare, dentro i Cantieri, che la Sicilia stia superando la Germania per contenimento della dispersione e che la struttura scolastica italiana abbia superato ampiamente per qualità quella francese, americana e svedese. Fuori una ragazza alza un cartello invocando il tetto del trenta per cento alle “minchiate” del governo mentre la deputata regionale Valentina Chinnici, PD, uscendo dagli Stati Generali, li definisce una vomitevole propaganda elettorale del governo. Pare che alla fine una delegazione sia riuscita a dare un documento (forse per mano della Digos) al segretario di Valditara che intanto se ne era andato, ma io non l’ho visto: mi è stato raccontato mentre tornavo per strada.     Maria La Bianca
October 14, 2026
Pressenza
L’arbitro fischia: cartellino rosso per Schifani
Whistleblowing è un termine inglese che tradotto letteralmente significa “soffiare nel fischietto”, richiamando l’azione dell’arbitro che fischia per sanzionare un fallo di gioco e sta ad indicare l’azione di chi, all’interno di un’organizzazione pubblica o privata e avendo garantito una tutela di riservatezza e di salvaguardia contro ogni forma di ritorsione, segnala fatti illeciti compiuti da altri funzionari. Da alcuni anni anche in Italia esiste una forma di tutela per chi denuncia condotte illecite all’interno delle pubbliche amministrazioni riferendone agli organi giudiziari, all’ANAC o anche al proprio superiore gerarchico: è stata introdotta dalla legge 6 novembre 2012, n. 90 Legge anticorruzione nella P.A. (cosiddetta legge Severino) e con il più recente decreto legislativo 24/2023 è stato introdotto l’obbligo di introdurre sistemi di whistleblowing adeguati alle direttive europee in materia. La Giunta della Regione Siciliana, presieduta dal forzista Renato Schifani, ha emanato da circa due anni e mezzo le linee di indirizzo politico (delibera 353/2023) per dotare anche gli uffici regionali di una piattaforma funzionale a questo genere di segnalazioni interne: il sistema è funzionante in rete da circa un anno, come ha sottolineato lo stesso Presidente della Regione in un video pubblicato l’1 aprile scorso nel quale invitava i dipendenti a fare il proprio dovere “in difesa della Sicilia”, spingendosi fino a lanciare un accorato appello rivolto a tutti i cittadini affinché contribuiscano a contrastare il malaffare nella pubblica amministrazione. Fin qui tutto normale, se solo ci trovassimo in un Paese normale e se il richiamo al senso civico fosse preceduto da una piena assunzione di responsabilità da parte di chi governa rispetto alle condotte illecite dei propri stessi sodali di coalizione nonché dei dirigenti e funzionari che ne sono parimenti responsabili. Le inchieste giudiziarie che dall’inizio della legislatura hanno coinvolto esponenti autorevoli della maggioranza in Sicilia, sia a livello di governo che di rappresentanza parlamentare, raccontano un’altra storia: ci parlano della diffusione di un fenomeno criminale di portata tale da mortificare “gli sforzi di quanti adempiono invece con regolarità agli obblighi imposti dalla legge”, come ha scritto il giudice per le indagini preliminari sul recente caso di corruzione all’assessorato Infrastrutture che ha visto coinvolto un funzionario regionale e un imprenditore già condannato per mafia. E a questo proposito viene spontanea una domanda: come si fa a lanciare appelli per richiamare al senso civico i cittadini ed i propri dipendenti quando poi proprio quei funzionari che sono oggetto di inchieste non solo non vengono rimossi dai propri incarichi, ma addirittura vengono persino trattenuti in servizio nonostante i raggiunti limiti di età non si sa bene sulla base di quali meriti acquisiti? E che dire di assessori e deputati che ancora continuano tranquillamente a svolgere il proprio ruolo e che, forse, solo a causa della sconfitta al referendum costituzionale corrono il rischio di vedersi sfilare la poltrona da sotto? Tonino Frisina, per decenni operatore e sindacalista in ambito sanitario, ha avuto parole forti nei confronti di questa iniziativa mediatica di Schifani: sul sito del movimento civico NOI CHE ha parlato di “un’offesa per tutti quei siciliani che vivono onestamente ogni giorno, tutti i giorni, nonostante il cattivo esempio che proviene dal governo, travolto dagli scandali, che lei presiede. Gli appelli producono effetti positivi quando provengono da persone autorevoli e affidabili e questo appello non sembra che abbia questi requisiti”. E cita la vicenda della professoressa Maria Cristina Gallo, morta dopo aver denunciato i ritardi nella consegna degli esami istologici da parte dell’ASP di Trapani e per cui a pagare fu solo il responsabile dell’Azienda Provinciale senza che nessuno dei responsabili ai più alti livelli in ambito regionale venisse toccato. Sempre sul video, la ex parlamentare M5S Martina Ardizzone in un reel pubblicato su Instagram arriva a parlare di pesce d’aprile, sostenendo che chi ha suggerito a Schifani di farlo “deve aver sbattuto la testa” mentre avrebbe fatto bene a suggerire al Presidente della Regione, prima di pubblicarlo, di dimostrare lo stesso coraggio che chiede ai suoi dipendenti e ai cittadini facendo dimettere gli assessori sotto inchieste giudiziarie. Siamo di fronte all’ennesimo autogol da parte del governo regionale, anzi, per restare in tema, di fronte a un fallo da espulsione e questa volta il cartellino rosso è proprio per Schifani!   Enzo Abbinanti
April 14, 2026
Pressenza