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UE, il nuovo Regolamento Rimpatri rafforza il sistema delle deportazioni
Il 1° ottobre 2026, il Consiglio dell’Unione Europea ha definitivamente approvato il Regolamento Rimpatri, ribattezzato da numerose ONG “Regolamento Deportazioni” per via del maggiore ricorso alla forza e a misure coercitive previsto dal testo. Il Regolamento andrà a sostituire la Direttiva Rimpatri del 2008 (Direttiva 2008/115/CE 1) e a integrare il nuovo Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo. Uno dei pilastri centrali di quest’ultimo è infatti la creazione di un sistema europeo comune per i rimpatri. Notizie/Regolamenti UE IL PARLAMENTO EUROPEO DÀ IL VIA LIBERA AL REGOLAMENTO SULLE DEPORTAZIONI Cosa è in gioco nelle fasi finali dei negoziati 11 Marzo 2026 Il nuovo strumento legislativo è dunque il risultato del medesimo contesto politico e ideologico che ha portato alla ratifica del Patto europeo: un quadro caratterizzato da sorveglianza e controllo stringenti, orientato a una securitizzazione dei confini crescente e a una gestione sempre più restrittiva e criminalizzante delle persone migranti. In particolare, il Regolamento Rimpatri inasprisce un approccio punitivo verso i cittadini di Paesi terzi presenti illegalmente sul territorio dell’Unione, dando vita a quella che è stata definita una vera e propria caccia alle streghe e identificando nei rimpatri l’unico mezzo per la gestione di chi risiede irregolarmente negli Stati Membri 2. STRETTA SU DETENZIONE E RIMPATRI: IL REGOLAMENTO UE E I RETURN HUBS Tra le misure più preoccupanti troviamo anzitutto un’espansione dei casi di espulsione, la quale contribuisce a rafforzare l’associazione tra persone escluse dal diritto d’asilo e la necessità di una loro rimozione immediata, criminalizzando così un numero sempre più alto di cittadini di Paesi Terzi. Vengono inoltre estesi i periodi di detenzione da sei mesi a ventiquattro, con un ampliamento dei presupposti per il trattenimento che include anche motivi di sicurezza pubblica o nazionale. Per i soggetti considerati una minaccia in questo senso è persino prevista la possibilità di prolungare la detenzione oltre la soglia dei ventiquattro mesi.  A destare particolare preoccupazione è la possibilità di trattenere minori non accompagnati e famiglie con minori, sia pure in circostanze eccezionali e come estrema ratio. Si tratta infatti di una pratica che rischia di violare gli standard internazionali relativi al principio secondo cui la detenzione non può mai tutelare l’interesse del bambino.  Non meno controversa è la misura sui cosiddetti “return hubs”: centri di rimpatrio situati al di fuori dell’Unione Europea verso cui trasferire chi è soggetto a un ordine di espulsione, prescindendo dalla presenza di un legame effettivo della persona con tali Paesi. Si tratta di un approccio che, oltre a rendere le procedure di rimpatrio fortemente dipendenti da accordi bilaterali con Stati extra-UE, rischia di eludere il principio di non-refoulement: laddove il rientro diretto nel Paese d’origine risulti inattuabile, la persona viene trasferita in un Paese terzo ritenuto sicuro 3. L’insieme delle modifiche sopra elencate, non fa che confermare l’obiettivo politico del Regolamento di massimizzare i rimpatri, nonostante le critiche e i moniti da parte della società civile e delle stesse Nazioni Unite.  SORVEGLIANZA DI MASSA E MISURE INVESTIGATIVE IN STILE ICE  Nel quadro repressivo e coercitivo delineato dal nuovo strumento legislativo, un ruolo chiave è occupato dalle tecnologie di sorveglianza, che ne facilitano l’applicazione 4. Ciò è dimostrato anzitutto dall’introduzione dello “Ordine Europeo di Rimpatrio”, ossia una decisione di rimpatrio comune a livello europeo che riassume gli elementi chiave del provvedimento emesso da un singolo Stato membro e che risulta accessibile a tutti i Paesi dell’UE tramite lo Schengen Information System. In questo modo non sarà più necessario che ogni Stato emetta la propria decisione di rimpatrio se ne esiste già una predisposta da un altro Stato membro: basterà infatti il provvedimento di un solo Paese per renderlo comune a livello europeo. Ciò dovrebbe garantire maggiore rapidità ed efficienza. Approfondimenti IL PATTO UE E LA FRONTIERA DEI DATI Procedure accelerate, detenzione e sorveglianza biometrica nella Fortezza digitale Valeria Gentili 29 Settembre 2026 Tuttavia, la condivisione della decisione di rimpatrio nei database fa sì che i dati personali dei cittadini di Paesi terzi diventino accessibili a migliaia di agenti di polizia in tutta l’UE, esponendoli al rischio di violazioni e fughe di dati.  Le tecnologie di sorveglianza risultano inoltre fondamentali per l’attuazione delle cosiddette “misure investigative” volte all’intercettazione e all’identificazione delle persone migranti irregolari presenti sul territorio di uno Stato Membro. Il Regolamento rende infatti possibile l’applicazione, anche all’interno dei confini nazionali, della procedura di screening prevista dal Patto europeo per le frontiere. Lo screening si basa su un’intensa raccolta di dati biografici e biometrici e fa affidamento sull’incrocio (cross-checking) di tali informazioni con quelle presenti negli altri database europei interoperabili, al fine di identificare la persona. Questa prassi comporta un elevato rischio di facilitare la profilazione razziale, dal momento che i tratti somatici e il colore della pelle potrebbero potenzialmente essere utilizzati per dedurre la nazionalità di un individuo o il suo status migratorio. Tra le misure investigative figura poi la possibilità di effettuare perquisizioni in abitazioni private – senza necessità di un mandato – e in “altri luoghi rilevanti”. Questi ultimi potrebbero includere i locali in cui le persone migranti ricevono supporto e/o accoglienza, estendendosi potenzialmente anche gli uffici di organizzazioni umanitarie e le case dei cittadini che offrono ospitalità. È chiaro che la sorveglianza svolgerà un ruolo chiave nel localizzare abitazioni, uffici e le persone coinvolte, attraverso la raccolta di una mole enorme di dati 5.  È inoltre prevista la facoltà di ispezionare e sequestrare oggetti personali e dispositivi elettronici, con il concreto rischio di violare il diritto alla privacy e alla protezione dei dati.  Tali misure richiamano i metodi coercitivi impiegati dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE) statunitense, prendendo di mira le persone all’interno degli Stati membri, compreso chiunque offra supporto ai residenti non documentati. Metodi che, come si è già osservato negli Stati Uniti, rischiano di generare un clima di sospetto e paura, dissuadendo le persone dall’accedere ai servizi pubblici essenziali per il timore di essere scoperte o denunciate. Senza contare il notevole carico posto sulle spalle degli operatori del settore pubblico (personale sanitario, insegnanti, assistenti sociali, ecc.), obbligati a segnalare la presenza di individui senza documenti o irregolari. Ciò alimenta un’atmosfera di persecuzione – ben esemplificata dalle recenti vicende italiane che hanno visto il coinvolgimento di medici indagati – e finisce per discriminare ulteriormente comunità già marginalizzate. Dall’esame del nuovo Regolamento emerge chiaramente come l’apparato di sorveglianza dei confini previsto dal Patto sulla Migrazione e l’Asilo tenda a estendersi e a proiettarsi anche all’interno degli Stati membri, mirando ai cittadini di Paesi terzi in situazione irregolare. Il Regolamento Rimpatri adotta infatti meccanismi di sorveglianza di frontiera entro i confini nazionali, confermando la natura oramai ubiqua e mobile di un confine sempre più digitale e invisibile. FONTI Boccitto, Marco. “Rimandiamoli non a casa loro“. Il Manifesto, 2 ottobre 2026 CILD. “Regolamento UE rimpatri: stretta sulle deportazioni e detenzione migranti“. Coalizione Italiana Libertà e Diritti (CILD), 8 aprile, 2026.  Council of the European Union. “Council Adopts New Rules on Return for Those with No Right to Stay in the EU“. Press release, October 1, 2026. EDRi (European Digital Rights). “The EU Must Stop the Digitalisation of the Deportation Regime and Withdraw the New Return Regulation“. June 23, 2025. European Commission. Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the  Council establishing a common system for the return of third-country nationals staying illegally in the Union (Return Regulation). COM(2025) 101 final. March 11, 2025. Interinstitutional Procedure 2025/0059(COD). European Parliament and Council of European Union. “Regulation of the European Parliament and Council of European Union establishing a common system for the return of third-country nationals staying illegally in the Union, and repealing Directive 2008/115/EC of the European Parliament and of the Council, Council Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC.” Document PE-40-2026-INIT, 2026. Ferraris, Valeria. “Entangled in the technology driven borderscape: Border crossers rendered to their digital self.” European Journal of Criminology 20, No. 5 (2023): 1740-1758.  Médecins du Monde. “EU Return Regulation Adopted: Implementation Must Not Come at the Expense of Health“. 1 ottobre 2026. Pahladsingh, Aniel. “Proposal of the European Commission for a Return Regulation: Balancing Effective Return Policy and Fundamental Rights Protection of the Migrant.” ERA Forum 26 (2025): 487–508.  PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). “No to EU Law Enabling Home Raids, Policing of Public Services and Racial Profiling.” PICUM Blog. February 11, 2026. No to EU law enabling home raids, policing of public services and racial profiling (febbraio 2026) PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). “The Proposed Deportation (‘Return’) Regulation“. PICUM Blog. February 25, 2026. PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). “EU Migration Policies.” PICUM Blog. Sundberg Diez, Olivia. “The European Parliament’s Vote on Deportation Rules: Rushed Negotiations Make Dangerous Policies“. Border Criminologies (blog), Oxford Law Blogs, March 20, 2026. UN Special Procedures Mandate Holders. “Joint Communication to the Permanent Delegation of the European Union to the United Nations Office and other international organizations in Geneva“. Ref. OL OTH 166/2025. January 26, 2026. Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR). .  Valdambrini, Andrea. “Sì al regolamento rimpatri: avanza il progetto return hub“. Il Manifesto, 2 ottobre 2026. 1. Consulta la Direttiva ↩︎ 2. Andrea Valdambrini, “Sì al regolamento rimpatri: avanza il progetto return hub,” Il Manifesto, 2 ottobre 2026; PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants), “The Proposed Deportation (‘Return’) Regulation,” PICUM Blog, February 25, 2026. ↩︎ 3. Council of the European Union, “Council Adopts New Rules on Return for Those with No Right to Stay in the EU,” Press release, 1 ottobre, 2026; European Parliament and Council of European Union, “Regulation of the European Parliament and Council of European Union establishing a common system for the return of third-country nationals staying illegally in the Union, and repealing Directive 2008/115/EC of the European Parliament and of the Council, Council Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC,” Document PE-40-2026-INIT, 2026; European Commission, Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the  Council establishing a common system for the return of third-country nationals staying illegally in the Union (Return Regulation), COM(2025) 101 final, March 11, 2025, Interinstitutional Procedure 2025/0059 (COD) ↩︎ 4. EDRi (European Digital Rights), “The EU Must Stop the Digitalisation of the Deportation Regime and Withdraw the New Return Regulation,” June 23, 2025. ↩︎ 5. Council of the European Union, “Council Adopts New Rules on Return for Those with No Right to Stay in the EU,” Press release, 1 ottobre, 2026; European Parliament and Council of European Union, “Regulation of the European Parliament and Council of European Union establishing a common system for the return of third-country nationals staying illegally in the Union, and repealing Directive 2008/115/EC of the European Parliament and of the Council, Council Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC,” Document PE-40-2026-INIT, 2026; PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants), “No to EU Law Enabling Home Raids, Policing of Public Services and Racial Profiling,” PICUM Blog, February 11, 2026.  ↩︎
Per la destra europea, la remigrazione è iniziata
LUCREZIA INNOCENTI 1 Dopo forti divisioni in aula, Il testo passerà ai negoziati interistituzionali per l’approvazione del Consiglio UE Lo scorso 26 marzo, il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria ha approvato il testo 2 di quello che, per l’estremismo e la violenza dei suoi contenuti, è stato ribattezzato Regolamento Deportazioni. Infatti, il testo del Regolamento Rimpatri – questa la sua ufficiale denominazione – comprime radicalmente i diritti delle persone migranti e rappresenta un ulteriore scivolamento della disciplina europea verso un approccio repressivo e securitario alla migrazione. La norma è stata presentata come uno strumento per far fronte all’inefficienza del sistema dei rimpatri, ma contiene tutt’altro: inasprimento delle misure sanzionatorie, standard di cooperazione irrealistici cui i migranti devono attenersi, aggiramento dei diritti dei minori e della privacy. Le cifre dell’approvazione (389 a favore, 206 contrari, 32 astenuti) parlano chiaro: il PPE, partito di maggioranza al Parlamento Europeo, ha scelto di consolidare un allineamento con le stesse forze della destra estrema che per più legislature ha tentato di isolare. Ciò compone un quadro preoccupante, che ha suscitato un’acuta divisione tra le formazioni parlamentari. DETENZIONE INVECE DI INTEGRAZIONE, SORVEGLIANZA INVECE DI TUTELA Approvata in Commissione Libertà Civili (LIBE) due settimane prima , la proposta aveva già scatenato lo sdegno da parte di moltissime organizzazioni della società civile e della sinistra parlamentare, che ha da subito condannato la pericolosità e l’inadeguatezza della norma ad affrontare la questione della migrazione irregolare. Notizie/Regolamenti UE IL PARLAMENTO EUROPEO DÀ IL VIA LIBERA AL REGOLAMENTO SULLE DEPORTAZIONI Cosa è in gioco nelle fasi finali dei negoziati 11 Marzo 2026 Come adesso è chiaro, il peggioramento delle misure coercitive non si limita a un ampliamento dei presupposti e della durata della detenzione (fino a 24 mesi). Diventeranno una realtà gli hub di rimpatrio, che prevedono la detenzione in centri localizzati in paesi non-Ue e non sottoposti alla giurisdizione europea – centri, dunque, dove il mantenimento degli standard in diritti umani è tutt’altro che garantito. Diventerà una realtà anche la detenzione delle famiglie con minori e dei minori non accompagnati, in violazione del superiore interesse del minore, un principio che dovrebbe ispirare qualunque scelta giuridica e politica a tutela dei diritti umani. Secondo più esperti ed europarlamentari, la possibilità di colpire anche i minori con la detenzione richiama pericolosamente la gestione repressiva che sta prendendo piede oltreoceano: simili misure avvicinano sempre di più il modello europeo a quello statunitense dell’ICE 3, dove gli abusi sono sistematici e le tutele inesistenti. Ma non basta: il nuovo regolamento porta anche all’erosione dei rimedi legali a disposizione di chi si trovi destinatario di un ordine di rimpatrio. In particolare, l’effetto sospensivo dei ricorsi varrà soltanto a discrezionalità del giudice: ciò significa che d’ora in avanti un ricorso non provocherà necessariamente la sospensione della procedura di rimpatrio, svuotando di fatto l’efficacia di questi rimedi giurisdizionali. Oltre all’acuirsi del controllo sulla mobilità e sui corpi delle persone migranti, il regolamento pone anche il problema della sorveglianza digitale e della diffusione di dati personali. Ciò era già stato denunciato 4 nel 2025 da organizzazioni attive nell’ambito dei diritti digitali, quando la Commissione Europea aveva presentato la prima proposta del regolamento: con lo scopo di coordinare la deportazione, i dati personali e biometrici delle persone migranti potranno essere trasferiti tra paesi membri e con i paesi terzi di rimpatrio. Questo esporrà gli individui destinatari di ordini di rimpatrio a rischi sistemici di violazioni e fughe di dati, e agevolerà l’utilizzo di tecnologie di sorveglianza ai fini della profilazione razziale. Inoltre, PICUM e Médecins du Monde 5 hanno evidenziato come raccogliere i dati medici ai fini della deportazione avrà l’esito di trattenere i migranti irregolari dal richiedere cure mediche, minacciando l’effettivo godimento del diritto universale alla salute. Politiche di questo genere non renderanno più efficiente il sistema dei rimpatri, perché non intervengono sulle cause primarie dell’irregolarità, né sono accompagnate da opzioni alternative che siano di fatto percorribili. È estremamente allarmante che una norma così lontana dal patrimonio dei valori europei goda del sostegno del PPE, che ha votato per la sua approvazione insieme a tutti i gruppi della destra sovranista – Conservatori e Riformisti, Patrioti per l’Europa e Europa delle Nazioni Sovrane. UNA DERIVA A DESTRA SEMPRE PIÙ DEFINITIVA Molti Eurodeputati dei gruppi contrari al regolamento – S&D, Verdi/ALE, The Left e una porzione di Renew Europe – hanno evidenziato come i popolari europei abbiano tradito la loro storia scegliendo di schierarsi con le forze dell’estrema destra, e ne abbiano così legittimato le pretese. Inserito in questa nuova coalizione di voto, il PPE starebbe smantellando ciò che resta dei diritti fondamentali in Europa 6 insieme ai gruppi dell’estrema destra, segnalando un posizionamento sempre più definitivo verso questa ala del parlamento. Il voto del 26 marzo arriva infatti a conferma e conclusione di un processo già in atto: l’isolamento dei partiti sovranisti e la loro esclusione dalle decisioni sostanziali del Parlamento Europeo, il cosiddetto cordone sanitario, sembra essere giunto a una fine. Questo slittamento della politica europea non è problematico soltanto nei confronti del Regolamento Rimpatri: tutta la gestione del fenomeno migratorio in Europa e la radicalizzazione del discorso politico sull’immigrazione risente già dei suoi effetti. Infatti, secondo il Migrant Return Policy Index (MIREX) 7, un indice elaborato da Migration Policy Group, le politiche sul rimpatrio a livello europeo vedono già una forte prioritizzazione della coercizione sulla tutela dei diritti. Ulteriormente, come rilevato da PICUM, la criminalizzazione della solidarietà verso le persone migranti è una tendenza in continua crescita nel continente Europeo, da un buon numero di anni. In un sistema che già fa della coercizione un elemento preponderante, un nuovo impulso alla securizzazione andrà di conseguenza a rafforzare questo approccio e le narrative politiche ad esso connesse. Non sono infatti mancate dichiarazioni come quelle di Roberto Vannacci (ESN) su un auspicato inizio della remigrazione in Europa, né parallelismi trionfalistici tra l’adozione di questo regolamento e la vittoria della “linea Meloni”. Infatti i return hub del Regolamento Rimpatri presenteranno, seppure con differenze, molti tratti simili al modello italiano dei centri per il rimpatrio in Albania, di cui però sono stati ampiamente comprovati malfunzionamenti e irregolarità. Allo stesso modo, le potenziali inefficienze del sistema dei rimpatri predisposto dal nuovo regolamento sono già individuabili. E ADESSO? Il Regolamento Rimpatri, se approvato definitivamente in questa forma, non condurrà a quanto promesso dalle forze che lo hanno sostenuto: con molta probabilità, risulterà piuttosto in un’erosione dei diritti dei migranti senza concreti avanzamenti nell’efficienza del sistema. Il contenuto della norma è stato infatti costruito su un presupposto fallace e con una metodologia debole. In primis, perché non c’è evidenza sufficiente 8 per ritenere che l’esternalizzazione delle procedure di rimpatrio e il loro inasprimento agisca da deterrente per i migranti futuri; in secondo luogo perché nella fase di redazione della proposta sono mancate valutazioni d’impatto e consultazioni 9 che potessero renderla effettivamente incisiva e adeguata all’area di intervento. Sandro Gozi (Renew Europe), nel commentare l’esito della votazione in plenaria, ha sottolineato un punto cruciale nell’attuazione futura del regolamento: una simile norma, più propagandistica che efficace, sarà probabilmente oggetto di una serie di contenziosi che renderanno la sua applicazione frammentata e gravosa. Ad ogni modo, il testo legislativo dovrà essere sottoposto ai negoziati interistituzionali (i cosiddetti triloghi) per l’approvazione del Consiglio Ue. Si prevede che lo svolgimento dei negoziati non incontrerà grandi difficoltà: la maggioranza degli Stati membri è a favore di un inasprimento della politica migratoria, e molti paesi stanno già lavorando 10 per predisporre le loro infrastrutture per il rimpatrio in questa direzione. In vista dei triloghi, il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (ECRE) ha rivolto un appello alle istituzioni europee 11, sollecitando un intervento per mantenere la disciplina del rimpatrio in linea con i principi fondamentali dell’Unione. L’Unione Europea potrà difficilmente continuare a vantare garanzie e tutele universali, se persisterà nel normalizzare la detenzione delle persone vulnerabili, la deportazione verso paesi terzi, la discrezionalità delle autorità in decisioni di simile spessore. È indispensabile che le politiche migratorie cessino di costituire veicoli di propaganda, per strutturarsi invece su un’impostazione evidence-based e conforme all’impianto valoriale europeo. 1. Sono laureata in Scienze Politiche e Studi Internazionali presso l’Università di Firenze, dove attualmente frequento la laurea magistrale in Relazioni Internazionali. Come attivista di Amnesty International mi occupo di diritti umani, con particolare attenzione ai temi della migrazione e dei conflitti. Ho trascorso un periodo di formazione in Spagna in una fondazione impegnata nella cooperazione e salute globale, e collaboro come ambasciatrice con una fondazione dedicata all’integrazione e all’impegno europeo ↩︎ 2. Regolamento sui rimpatri: il Parlamento pronto ad avviare i negoziati, Comunicato stampa ↩︎ 3. The Return Regulation will ‘ICE-ify’ the EU’s migration policy, Ceps (26 marzo 2026) ↩︎ 4. The EU must stop the digitalisation of the deportation regime and withdraw the new Return Regulation, Access Now (giugno 2025) ↩︎ 5. Unprotected: How proposed EU rules on deportation threaten the universal right to health, PICUM e Medecins du Monde (ottobre 2025) ↩︎ 6. Aula divisa ma sull’immigrazione vince il ‘sì’ alla stretta, il Parlamento UE approva il controverso regolamento rimpatri, EUNews (26 marzo 2026) ↩︎ 7. New Migrant Return Policy Index reveals major human rights gaps in European return policies, Migration Policy Group (6 marzo 2026) ↩︎ 8. The EU’s New Approach on Returns: More Externalisation, Less Protection and Safeguards, Action Aid (13 marzo 2025) ↩︎ 9. More than 200 Organisations: Inhumane Deportation Rules Should be Rejected, Action Aid (15 settembre 2025) ↩︎ 10. Il parlamento europeo approva la creazione di “hub di rimpatrio” per migranti, Afp (26 marzo 2026) ↩︎ 11. ECRE Statement: European Parliament Vote on the Return Regulation (26 marzo 2026) ↩︎