Per la destra europea, la remigrazione è iniziata
LUCREZIA INNOCENTI 1
Dopo forti divisioni in aula, Il testo passerà ai negoziati interistituzionali
per l’approvazione del Consiglio UE
Lo scorso 26 marzo, il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria ha
approvato il testo 2 di quello che, per l’estremismo e la violenza dei suoi
contenuti, è stato ribattezzato Regolamento Deportazioni. Infatti, il testo del
Regolamento Rimpatri – questa la sua ufficiale denominazione – comprime
radicalmente i diritti delle persone migranti e rappresenta un ulteriore
scivolamento della disciplina europea verso un approccio repressivo e
securitario alla migrazione.
La norma è stata presentata come uno strumento per far fronte all’inefficienza
del sistema dei rimpatri, ma contiene tutt’altro: inasprimento delle misure
sanzionatorie, standard di cooperazione irrealistici cui i migranti devono
attenersi, aggiramento dei diritti dei minori e della privacy.
Le cifre dell’approvazione (389 a favore, 206 contrari, 32 astenuti) parlano
chiaro: il PPE, partito di maggioranza al Parlamento Europeo, ha scelto di
consolidare un allineamento con le stesse forze della destra estrema che per più
legislature ha tentato di isolare. Ciò compone un quadro preoccupante, che ha
suscitato un’acuta divisione tra le formazioni parlamentari.
DETENZIONE INVECE DI INTEGRAZIONE, SORVEGLIANZA INVECE DI TUTELA
Approvata in Commissione Libertà Civili (LIBE) due settimane prima , la proposta
aveva già scatenato lo sdegno da parte di moltissime organizzazioni della
società civile e della sinistra parlamentare, che ha da subito condannato la
pericolosità e l’inadeguatezza della norma ad affrontare la questione della
migrazione irregolare.
Notizie/Regolamenti UE
IL PARLAMENTO EUROPEO DÀ IL VIA LIBERA AL REGOLAMENTO SULLE DEPORTAZIONI
Cosa è in gioco nelle fasi finali dei negoziati
11 Marzo 2026
Come adesso è chiaro, il peggioramento delle misure coercitive non si limita a
un ampliamento dei presupposti e della durata della detenzione (fino a 24 mesi).
Diventeranno una realtà gli hub di rimpatrio, che prevedono la detenzione in
centri localizzati in paesi non-Ue e non sottoposti alla giurisdizione europea –
centri, dunque, dove il mantenimento degli standard in diritti umani è
tutt’altro che garantito.
Diventerà una realtà anche la detenzione delle famiglie con minori e dei minori
non accompagnati, in violazione del superiore interesse del minore, un principio
che dovrebbe ispirare qualunque scelta giuridica e politica a tutela dei diritti
umani.
Secondo più esperti ed europarlamentari, la possibilità di colpire anche i
minori con la detenzione richiama pericolosamente la gestione repressiva che sta
prendendo piede oltreoceano: simili misure avvicinano sempre di più il modello
europeo a quello statunitense dell’ICE 3, dove gli abusi sono sistematici e le
tutele inesistenti.
Ma non basta: il nuovo regolamento porta anche all’erosione dei rimedi legali a
disposizione di chi si trovi destinatario di un ordine di rimpatrio. In
particolare, l’effetto sospensivo dei ricorsi varrà soltanto a discrezionalità
del giudice: ciò significa che d’ora in avanti un ricorso non provocherà
necessariamente la sospensione della procedura di rimpatrio, svuotando di fatto
l’efficacia di questi rimedi giurisdizionali.
Oltre all’acuirsi del controllo sulla mobilità e sui corpi delle persone
migranti, il regolamento pone anche il problema della sorveglianza digitale e
della diffusione di dati personali.
Ciò era già stato denunciato 4 nel 2025 da organizzazioni attive nell’ambito dei
diritti digitali, quando la Commissione Europea aveva presentato la prima
proposta del regolamento: con lo scopo di coordinare la deportazione, i dati
personali e biometrici delle persone migranti potranno essere trasferiti tra
paesi membri e con i paesi terzi di rimpatrio.
Questo esporrà gli individui destinatari di ordini di rimpatrio a rischi
sistemici di violazioni e fughe di dati, e agevolerà l’utilizzo di tecnologie di
sorveglianza ai fini della profilazione razziale. Inoltre, PICUM e Médecins du
Monde 5 hanno evidenziato come raccogliere i dati medici ai fini della
deportazione avrà l’esito di trattenere i migranti irregolari dal richiedere
cure mediche, minacciando l’effettivo godimento del diritto universale alla
salute.
Politiche di questo genere non renderanno più efficiente il sistema dei
rimpatri, perché non intervengono sulle cause primarie dell’irregolarità, né
sono accompagnate da opzioni alternative che siano di fatto percorribili.
È estremamente allarmante che una norma così lontana dal patrimonio dei valori
europei goda del sostegno del PPE, che ha votato per la sua approvazione insieme
a tutti i gruppi della destra sovranista – Conservatori e Riformisti, Patrioti
per l’Europa e Europa delle Nazioni Sovrane.
UNA DERIVA A DESTRA SEMPRE PIÙ DEFINITIVA
Molti Eurodeputati dei gruppi contrari al regolamento – S&D, Verdi/ALE, The Left
e una porzione di Renew Europe – hanno evidenziato come i popolari europei
abbiano tradito la loro storia scegliendo di schierarsi con le forze
dell’estrema destra, e ne abbiano così legittimato le pretese.
Inserito in questa nuova coalizione di voto, il PPE starebbe smantellando ciò
che resta dei diritti fondamentali in Europa 6 insieme ai gruppi dell’estrema
destra, segnalando un posizionamento sempre più definitivo verso questa ala del
parlamento.
Il voto del 26 marzo arriva infatti a conferma e conclusione di un processo già
in atto: l’isolamento dei partiti sovranisti e la loro esclusione dalle
decisioni sostanziali del Parlamento Europeo, il cosiddetto cordone sanitario,
sembra essere giunto a una fine.
Questo slittamento della politica europea non è problematico soltanto nei
confronti del Regolamento Rimpatri: tutta la gestione del fenomeno migratorio in
Europa e la radicalizzazione del discorso politico sull’immigrazione risente già
dei suoi effetti.
Infatti, secondo il Migrant Return Policy Index (MIREX) 7, un indice elaborato
da Migration Policy Group, le politiche sul rimpatrio a livello europeo vedono
già una forte prioritizzazione della coercizione sulla tutela dei diritti.
Ulteriormente, come rilevato da PICUM, la criminalizzazione della solidarietà
verso le persone migranti è una tendenza in continua crescita nel continente
Europeo, da un buon numero di anni.
In un sistema che già fa della coercizione un elemento preponderante, un nuovo
impulso alla securizzazione andrà di conseguenza a rafforzare questo approccio e
le narrative politiche ad esso connesse.
Non sono infatti mancate dichiarazioni come quelle di Roberto Vannacci (ESN) su
un auspicato inizio della remigrazione in Europa, né parallelismi trionfalistici
tra l’adozione di questo regolamento e la vittoria della “linea Meloni”. Infatti
i return hub del Regolamento Rimpatri presenteranno, seppure con differenze,
molti tratti simili al modello italiano dei centri per il rimpatrio in Albania,
di cui però sono stati ampiamente comprovati malfunzionamenti e irregolarità.
Allo stesso modo, le potenziali inefficienze del sistema dei rimpatri
predisposto dal nuovo regolamento sono già individuabili.
E ADESSO?
Il Regolamento Rimpatri, se approvato definitivamente in questa forma, non
condurrà a quanto promesso dalle forze che lo hanno sostenuto: con molta
probabilità, risulterà piuttosto in un’erosione dei diritti dei migranti senza
concreti avanzamenti nell’efficienza del sistema.
Il contenuto della norma è stato infatti costruito su un presupposto fallace e
con una metodologia debole. In primis, perché non c’è evidenza sufficiente 8 per
ritenere che l’esternalizzazione delle procedure di rimpatrio e il loro
inasprimento agisca da deterrente per i migranti futuri; in secondo luogo perché
nella fase di redazione della proposta sono mancate valutazioni d’impatto e
consultazioni 9 che potessero renderla effettivamente incisiva e adeguata
all’area di intervento.
Sandro Gozi (Renew Europe), nel commentare l’esito della votazione in plenaria,
ha sottolineato un punto cruciale nell’attuazione futura del regolamento: una
simile norma, più propagandistica che efficace, sarà probabilmente oggetto di
una serie di contenziosi che renderanno la sua applicazione frammentata e
gravosa.
Ad ogni modo, il testo legislativo dovrà essere sottoposto ai negoziati
interistituzionali (i cosiddetti triloghi) per l’approvazione del Consiglio Ue.
Si prevede che lo svolgimento dei negoziati non incontrerà grandi difficoltà: la
maggioranza degli Stati membri è a favore di un inasprimento della politica
migratoria, e molti paesi stanno già lavorando 10 per predisporre le loro
infrastrutture per il rimpatrio in questa direzione. In vista dei triloghi, il
Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (ECRE) ha rivolto un appello alle
istituzioni europee 11, sollecitando un intervento per mantenere la disciplina
del rimpatrio in linea con i principi fondamentali dell’Unione.
L’Unione Europea potrà difficilmente continuare a vantare garanzie e tutele
universali, se persisterà nel normalizzare la detenzione delle persone
vulnerabili, la deportazione verso paesi terzi, la discrezionalità delle
autorità in decisioni di simile spessore. È indispensabile che le politiche
migratorie cessino di costituire veicoli di propaganda, per strutturarsi invece
su un’impostazione evidence-based e conforme all’impianto valoriale europeo.
1. Sono laureata in Scienze Politiche e Studi Internazionali presso
l’Università di Firenze, dove attualmente frequento la laurea magistrale in
Relazioni Internazionali. Come attivista di Amnesty International mi occupo
di diritti umani, con particolare attenzione ai temi della migrazione e dei
conflitti. Ho trascorso un periodo di formazione in Spagna in una
fondazione impegnata nella cooperazione e salute globale, e collaboro come
ambasciatrice con una fondazione dedicata all’integrazione e all’impegno
europeo ↩︎
2. Regolamento sui rimpatri: il Parlamento pronto ad avviare i negoziati,
Comunicato stampa ↩︎
3. The Return Regulation will ‘ICE-ify’ the EU’s migration policy, Ceps (26
marzo 2026) ↩︎
4. The EU must stop the digitalisation of the deportation regime and withdraw
the new Return Regulation, Access Now (giugno 2025) ↩︎
5. Unprotected: How proposed EU rules on deportation threaten the universal
right to health, PICUM e Medecins du Monde (ottobre 2025) ↩︎
6. Aula divisa ma sull’immigrazione vince il ‘sì’ alla stretta, il Parlamento
UE approva il controverso regolamento rimpatri, EUNews (26 marzo 2026) ↩︎
7. New Migrant Return Policy Index reveals major human rights gaps in European
return policies, Migration Policy Group (6 marzo 2026) ↩︎
8. The EU’s New Approach on Returns: More Externalisation, Less Protection and
Safeguards, Action Aid (13 marzo 2025) ↩︎
9. More than 200 Organisations: Inhumane Deportation Rules Should be Rejected,
Action Aid (15 settembre 2025) ↩︎
10. Il parlamento europeo approva la creazione di “hub di rimpatrio” per
migranti, Afp (26 marzo 2026) ↩︎
11. ECRE Statement: European Parliament Vote on the Return Regulation (26 marzo
2026) ↩︎