UE, il nuovo Regolamento Rimpatri rafforza il sistema delle deportazioni
Il 1° ottobre 2026, il Consiglio dell’Unione Europea ha definitivamente
approvato il Regolamento Rimpatri, ribattezzato da numerose ONG “Regolamento
Deportazioni” per via del maggiore ricorso alla forza e a misure coercitive
previsto dal testo.
Il Regolamento andrà a sostituire la Direttiva Rimpatri del 2008 (Direttiva
2008/115/CE 1) e a integrare il nuovo Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo.
Uno dei pilastri centrali di quest’ultimo è infatti la creazione di un sistema
europeo comune per i rimpatri.
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Il nuovo strumento legislativo è dunque il risultato del medesimo contesto
politico e ideologico che ha portato alla ratifica del Patto europeo: un quadro
caratterizzato da sorveglianza e controllo stringenti, orientato a una
securitizzazione dei confini crescente e a una gestione sempre più restrittiva e
criminalizzante delle persone migranti.
In particolare, il Regolamento Rimpatri inasprisce un approccio punitivo verso i
cittadini di Paesi terzi presenti illegalmente sul territorio dell’Unione, dando
vita a quella che è stata definita una vera e propria caccia alle streghe e
identificando nei rimpatri l’unico mezzo per la gestione di chi risiede
irregolarmente negli Stati Membri 2.
STRETTA SU DETENZIONE E RIMPATRI: IL REGOLAMENTO UE E I RETURN HUBS
Tra le misure più preoccupanti troviamo anzitutto un’espansione dei casi di
espulsione, la quale contribuisce a rafforzare l’associazione tra persone
escluse dal diritto d’asilo e la necessità di una loro rimozione immediata,
criminalizzando così un numero sempre più alto di cittadini di Paesi Terzi.
Vengono inoltre estesi i periodi di detenzione da sei mesi a ventiquattro, con
un ampliamento dei presupposti per il trattenimento che include anche motivi di
sicurezza pubblica o nazionale.
Per i soggetti considerati una minaccia in questo senso è persino prevista la
possibilità di prolungare la detenzione oltre la soglia dei ventiquattro mesi.
A destare particolare preoccupazione è la possibilità di trattenere minori non
accompagnati e famiglie con minori, sia pure in circostanze eccezionali e come
estrema ratio.
Si tratta infatti di una pratica che rischia di violare gli standard
internazionali relativi al principio secondo cui la detenzione non può mai
tutelare l’interesse del bambino.
Non meno controversa è la misura sui cosiddetti “return hubs”: centri di
rimpatrio situati al di fuori dell’Unione Europea verso cui trasferire chi è
soggetto a un ordine di espulsione, prescindendo dalla presenza di un legame
effettivo della persona con tali Paesi.
Si tratta di un approccio che, oltre a rendere le procedure di rimpatrio
fortemente dipendenti da accordi bilaterali con Stati extra-UE, rischia di
eludere il principio di non-refoulement: laddove il rientro diretto nel Paese
d’origine risulti inattuabile, la persona viene trasferita in un Paese terzo
ritenuto sicuro 3.
L’insieme delle modifiche sopra elencate, non fa che confermare l’obiettivo
politico del Regolamento di massimizzare i rimpatri, nonostante le critiche e i
moniti da parte della società civile e delle stesse Nazioni Unite.
SORVEGLIANZA DI MASSA E MISURE INVESTIGATIVE IN STILE ICE
Nel quadro repressivo e coercitivo delineato dal nuovo strumento legislativo, un
ruolo chiave è occupato dalle tecnologie di sorveglianza, che ne facilitano
l’applicazione 4.
Ciò è dimostrato anzitutto dall’introduzione dello “Ordine Europeo di
Rimpatrio”, ossia una decisione di rimpatrio comune a livello europeo che
riassume gli elementi chiave del provvedimento emesso da un singolo Stato membro
e che risulta accessibile a tutti i Paesi dell’UE tramite lo Schengen
Information System.
In questo modo non sarà più necessario che ogni Stato emetta la propria
decisione di rimpatrio se ne esiste già una predisposta da un altro Stato
membro: basterà infatti il provvedimento di un solo Paese per renderlo comune a
livello europeo. Ciò dovrebbe garantire maggiore rapidità ed efficienza.
Approfondimenti
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Tuttavia, la condivisione della decisione di rimpatrio nei database fa sì che i
dati personali dei cittadini di Paesi terzi diventino accessibili a migliaia di
agenti di polizia in tutta l’UE, esponendoli al rischio di violazioni e fughe di
dati.
Le tecnologie di sorveglianza risultano inoltre fondamentali per l’attuazione
delle cosiddette “misure investigative” volte all’intercettazione e
all’identificazione delle persone migranti irregolari presenti sul territorio di
uno Stato Membro.
Il Regolamento rende infatti possibile l’applicazione, anche all’interno dei
confini nazionali, della procedura di screening prevista dal Patto europeo per
le frontiere.
Lo screening si basa su un’intensa raccolta di dati biografici e biometrici e fa
affidamento sull’incrocio (cross-checking) di tali informazioni con quelle
presenti negli altri database europei interoperabili, al fine di identificare la
persona.
Questa prassi comporta un elevato rischio di facilitare la profilazione
razziale, dal momento che i tratti somatici e il colore della pelle potrebbero
potenzialmente essere utilizzati per dedurre la nazionalità di un individuo o il
suo status migratorio.
Tra le misure investigative figura poi la possibilità di effettuare
perquisizioni in abitazioni private – senza necessità di un mandato – e in
“altri luoghi rilevanti”.
Questi ultimi potrebbero includere i locali in cui le persone migranti ricevono
supporto e/o accoglienza, estendendosi potenzialmente anche gli uffici di
organizzazioni umanitarie e le case dei cittadini che offrono ospitalità. È
chiaro che la sorveglianza svolgerà un ruolo chiave nel localizzare abitazioni,
uffici e le persone coinvolte, attraverso la raccolta di una mole enorme di dati
5.
È inoltre prevista la facoltà di ispezionare e sequestrare oggetti personali e
dispositivi elettronici, con il concreto rischio di violare il diritto alla
privacy e alla protezione dei dati.
Tali misure richiamano i metodi coercitivi impiegati dall’Immigration and
Customs Enforcement (ICE) statunitense, prendendo di mira le persone all’interno
degli Stati membri, compreso chiunque offra supporto ai residenti non
documentati.
Metodi che, come si è già osservato negli Stati Uniti, rischiano di generare un
clima di sospetto e paura, dissuadendo le persone dall’accedere ai servizi
pubblici essenziali per il timore di essere scoperte o denunciate.
Senza contare il notevole carico posto sulle spalle degli operatori del settore
pubblico (personale sanitario, insegnanti, assistenti sociali, ecc.), obbligati
a segnalare la presenza di individui senza documenti o irregolari.
Ciò alimenta un’atmosfera di persecuzione – ben esemplificata dalle recenti
vicende italiane che hanno visto il coinvolgimento di medici indagati – e
finisce per discriminare ulteriormente comunità già marginalizzate.
Dall’esame del nuovo Regolamento emerge chiaramente come l’apparato di
sorveglianza dei confini previsto dal Patto sulla Migrazione e l’Asilo tenda a
estendersi e a proiettarsi anche all’interno degli Stati membri, mirando ai
cittadini di Paesi terzi in situazione irregolare.
Il Regolamento Rimpatri adotta infatti meccanismi di sorveglianza di frontiera
entro i confini nazionali, confermando la natura oramai ubiqua e mobile di un
confine sempre più digitale e invisibile.
FONTI
Boccitto, Marco. “Rimandiamoli non a casa loro“. Il Manifesto, 2 ottobre 2026
CILD. “Regolamento UE rimpatri: stretta sulle deportazioni e detenzione
migranti“. Coalizione Italiana Libertà e Diritti (CILD), 8 aprile, 2026.
Council of the European Union. “Council Adopts New Rules on Return for Those
with No Right to Stay in the EU“. Press release, October 1, 2026.
EDRi (European Digital Rights). “The EU Must Stop the Digitalisation of the
Deportation Regime and Withdraw the New Return Regulation“. June 23, 2025.
European Commission. Proposal for a Regulation of the European Parliament and of
the Council establishing a common system for the return of third-country
nationals staying illegally in the Union (Return Regulation). COM(2025) 101
final. March 11, 2025. Interinstitutional Procedure 2025/0059(COD).
European Parliament and Council of European Union. “Regulation of the European
Parliament and Council of European Union establishing a common system for the
return of third-country nationals staying illegally in the Union, and repealing
Directive 2008/115/EC of the European Parliament and of the Council, Council
Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC.” Document
PE-40-2026-INIT, 2026.
Ferraris, Valeria. “Entangled in the technology driven borderscape: Border
crossers rendered to their digital self.” European Journal of Criminology 20,
No. 5 (2023): 1740-1758.
Médecins du Monde. “EU Return Regulation Adopted: Implementation Must Not Come
at the Expense of Health“. 1 ottobre 2026.
Pahladsingh, Aniel. “Proposal of the European Commission for a Return
Regulation: Balancing Effective Return Policy and Fundamental Rights Protection
of the Migrant.” ERA Forum 26 (2025): 487–508.
PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). “No to
EU Law Enabling Home Raids, Policing of Public Services and Racial Profiling.”
PICUM Blog.
February 11, 2026. No to EU law enabling home raids, policing of public services
and racial profiling (febbraio 2026)
PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). “The
Proposed Deportation (‘Return’) Regulation“. PICUM Blog. February 25, 2026.
PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants). “EU
Migration Policies.” PICUM Blog.
Sundberg Diez, Olivia. “The European Parliament’s Vote on Deportation Rules:
Rushed Negotiations Make Dangerous Policies“. Border Criminologies (blog),
Oxford Law Blogs, March 20, 2026.
UN Special Procedures Mandate Holders. “Joint Communication to the Permanent
Delegation of the European Union to the United Nations Office and other
international organizations in Geneva“. Ref. OL OTH 166/2025. January 26, 2026.
Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR). .
Valdambrini, Andrea. “Sì al regolamento rimpatri: avanza il progetto return
hub“. Il Manifesto, 2 ottobre 2026.
1. Consulta la Direttiva ↩︎
2. Andrea Valdambrini, “Sì al regolamento rimpatri: avanza il progetto return
hub,” Il Manifesto, 2 ottobre 2026; PICUM (Platform for International
Cooperation on Undocumented Migrants), “The Proposed Deportation (‘Return’)
Regulation,” PICUM Blog, February 25, 2026. ↩︎
3. Council of the European Union, “Council Adopts New Rules on Return for Those
with No Right to Stay in the EU,” Press release, 1 ottobre, 2026; European
Parliament and Council of European Union, “Regulation of the European
Parliament and Council of European Union establishing a common system for
the return of third-country nationals staying illegally in the Union, and
repealing Directive 2008/115/EC of the European Parliament and of the
Council, Council Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC,”
Document PE-40-2026-INIT, 2026; European Commission, Proposal for a
Regulation of the European Parliament and of the Council establishing a
common system for the return of third-country nationals staying illegally in
the Union (Return Regulation), COM(2025) 101 final, March 11, 2025,
Interinstitutional Procedure 2025/0059 (COD) ↩︎
4. EDRi (European Digital Rights), “The EU Must Stop the Digitalisation of the
Deportation Regime and Withdraw the New Return Regulation,” June 23, 2025.
↩︎
5. Council of the European Union, “Council Adopts New Rules on Return for Those
with No Right to Stay in the EU,” Press release, 1 ottobre, 2026; European
Parliament and Council of European Union, “Regulation of the European
Parliament and Council of European Union establishing a common system for
the return of third-country nationals staying illegally in the Union, and
repealing Directive 2008/115/EC of the European Parliament and of the
Council, Council Directive 2001/40/EC and Council Decision 2004/191/EC,”
Document PE-40-2026-INIT, 2026; PICUM (Platform for International
Cooperation on Undocumented Migrants), “No to EU Law Enabling Home Raids,
Policing of Public Services and Racial Profiling,” PICUM Blog, February 11,
2026. ↩︎