“Propal”: la parola indegna
Vorrei spiegare cosa implica e addensa la paola “Propal” e perché non fa onore a
chi la usa per il significato sotterraneo che nasconde.
Per illustrare questa tesi propongo un esperimento mentale ricorrendo alla
Shoah, l’evento genocidario che costò la vita a milioni di ebrei.
Poniamo allora che si fosse diffusa in quel tempo, la dizione “Proebreo” in
analogia con “Propal”, per indicare coloro che volevano difendere gli ebrei e si
opponevano al loro sterminio.
Non so se questo termine sia circolato davvero negli ambienti nazisti per
indicare gli “insopportabili” difensori degli ebrei ma il termine non fu mai
adottato in alcun paese. Questo perché la stragrande maggioranza della
popolazione mondiale ( salvo gli antisemiti conclamati) ha riconosciuto e
solidarizzato con le vittime del genocidio e quella solidarietà non poteva
indicare una piccola parte ma l’intera popolazione e nessuno poteva additare i
pro-ebrei con sufficienza, come si fa oggi con i “Propal”, perchè chi avesse
usato quel termine sarebbe un accecato razzista.
Il termine “ Propal” simmetricamente analogo al termine “Proebreo” si è diffuso
ma a guardare bene cosa rappresenta si scopre che si può usare solo se viene
negato non solo il genocidio dei Palestinesi ma anche i due crimini minori,
quello contro l’umanità e il semplice crimine di guerra. Infatti qualunque
popolo che subisse crimini da parte di un altro popolo e specialmente da uno
stato con un esercito potentissimo meriterebbe solidarietà mentre il termine
“propal” indica quella parte di popolo a favore dei Palestinesi ben distinta da
chi usa quel termine con l’evidente intento di ghettizzare e separare quelle
posizioni da chi Propal non è perché – questo è il ragionamento sotterraneo –
non ci sarebbe ragione di difendere i Palestinesi. Ma come si può sostenere che
in quella zona non ci sia una condotta criminale? Basterebbe guardare google
maps . Si può discutere e perfino negare il genocidio ma non si possono negare
la crudeltà, la distruzione e la violenza brutale nei confronti della
popolazione perché questo implicherebbe una colossale rimozione e distorsione
che è appunto il processo in atto presso le masse occidentali. Quando gli
esponenti più alti dello stato di Israele dicono che tutta la nazione
palestinese è colpevole e quindi sarebbe giusta la loro micidiale reazione,
anche colui che approva moralmente o politicamente dovrebbe provare qualcosa per
le vittime ma si non prova nulla e la parola “Propal” serve proprio a evitare di
provare qualcosa stabilendo una distanza sociale.
Ecco perché il termine è disonorevole per chi lo usa che lo può sostenere solo
sul negazionismo e sulla rimozione conditi col realismo geopolitico:”la vita è
così!”. I propal dunque sarebbero una minoranza che nell’immaginario dominante
dell’uomo medio occidentale, sarebbero estremisti di sinistra o filoislamici
amici dei terroristi.
Il termine è disonorevole perché implicitamente afferma che non c’è da
solidarizzare col popolo che ha il massimo mondiale dei bambini amputati e il
massimo mondiale dei minori in carcere tra altri record raccapriccianti. Chi usa
questo termine prendendo le debite distanze ( loro, i “Propal”…) afferma che è
possibile non essere “Propal”, è possibile restare neutri e quindi appoggiare la
reazione spropositata e criminale dell’ esercito israeliano.
Le parole fanno cultura e, come sanno bene gli strutturalisti, costruiscono la
realtà: ogni parola, attraverso accezioni e nuances, veicola realtà sotterranee
che il linguaggio occulta perché inconfessabili. La parola “Propal” mostra prima
di tutto la rozzezza morale di chi la usa per il negazionismo sotterraneo che
implica. E’ una parola che sintetizza il peggio dell’occidente, il noi implicito
di bianchi occidentali che non abbiamo nulla a che vedere con i Palestinesi, di
cui non vediamo la tragedia che riproduce, nel XXI secolo, le nefandezze
coloniali che ritornano dal passato dal quale si sperava di averle relegate,
quelle contro gli Herero, contro gli Armeni fino all’olocausto.
No quelle nefandezze sono attuali, rappresentate dalle bombe di 900 chili
sganciate sui civili che uccidono o feriscono in un raggio di 350 metri;
rappresentate dagli algoritmi che uccidono intere famiglie: chi subisce un
simile trattamento non merita nemmeno pietà, che è roba da “Propal”.
Comprendiamo allora come questa parola riveli quella muffa della nostra anima
che si ispessisce senza essere vista e che combatte subdolamente proprio i
valori scaturiti dall’occidente stesso: i diritti umani, la pace, la
nonviolenza, il diritto umanitario.
di Giuseppe Polistena
Redazione Milano